Introduzione al Salmo 143
Salmo 143 testo: supplica alla chesed di YHWH e il versetto della giustizia
Il salmo 143 è una lamentazione individuale davidica che articola in dodici versetti la triplice richiesta della prova: giustizia (misericordiosa), guida e liberazione. Il versetto 1 del Testo Masorético apre con l'invocazione tripartita: YHWH shema tefilati ha'azina el-tachanunai be-emunatekha aneni be-tzidqatekha — «YHWH, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alle mie suppliche; nella tua fedeltà rispondimi, nella tua giustizia» (Sal 143:1). La radice chanan (tachanunai: suppliche di grazia) indica che il salmista non invoca la propria giustizia ma la chesed di YHWH. La emunat (fedeltà) e la tzedaqah (giustizia-fedeltà) sono i due pilastri su cui si regge la risposta divina.
Il versetto 2 enuncia il principio teologico fondamentale dell'intero salmo: ve-al tavo be-mishpat et avdekha ki lo yitzdak lefanekha kol hai — «Non entrare in giudizio con il tuo servo, poiché nessun vivente è giusto davanti a te» (Sal 143:2). Questa affermazione è la base epistemica dell'intera supplica: il salmista non si appella ai propri meriti ma si rifugia nella chesed di YHWH. Il versetto parallelo Sal 51:4 sviluppa la stessa teologia: ma'an titzdak be-davreka tizke be-shoftekha — la giustizia di YHWH si manifesta proprio nell'atto del perdono, non del giudizio.
| Versetto | Testo MT | Translitterazione | Tema |
|---|---|---|---|
| Sal 143:1 | יְהוָה שְׁמַע תְּפִלָּתִי | YHWH shema tefilati | Invocazione tripartita |
| Sal 143:2 | כִּי לֹא יִצְדַּק לְפָנֶיךָ כָל חָי | ki lo yitzdak lefanekha kol hai | Nessuno giusto davanti a YHWH |
| Sal 143:5 | זָכַרְתִּי יָמִים מִקֶּדֶם | zakarti yamim miqqedem | Memoriale teologico |
| Sal 143:6 | נַפְשִׁי כְּאֶרֶץ עֲיֵפָה לְךָ | nafshi ke-eretz ayefah lekha | Anima assetata come terra arida |
| Sal 143:8 | הוֹדִיעֵנִי דֶּרֶךְ זוּ אֵלֵךְ | hodi'eni derekh zu elek | La via da percorrere |
| Sal 143:10 | רוּחֲךָ טוֹבָה תַנְחֵנִי | ruchakha tovah tancheini | Spirito buono come guida |
Salmo 143 commento: zakar, sete spirituale e ruah tov (spirito buono)
Il salmo 143 commento rivela una struttura tripartita precisa. Prima parte (vv.1-4): l'invocazione alla chesed e la descrizione della prova — il nemico ha calpestato la vita, ha fatto abitare nelle tenebre (be-machashakkim), lo spirito si sfinisce (vayyit'atef alai ruhi). Seconda parte (vv.5-6): il memoriale teologico e la sete spirituale — il zakar (ricordare, v.5: zakarti yamim miqqedem hagiti be-khol po'alekha) non è nostalgia ma atto teologico: il ricordo delle grandi opere di YHWH genera speranza nella prova presente. Il versetto 6 porta l'immagine più intensa: pareshti yadai elekha nafshi ke-eretz ayefah lekha selah — «Stendo le mie mani verso di te, la mia anima è per te come terra assetata» (Sal 143:6). La stessa metafora percorre Sal 63:2 (nafshi tzamah lekha: la mia anima ha sete di te) — nel Salterio, la sete spirituale è la forma primaria del desiderio di Dio, anteriore a ogni formulazione dottrinale.
Terza parte (vv.7-12): la supplica multipla — una serie di imperativi che articolano la richiesta concreta. Il versetto 8 chiede la derekh (la via): hodi'eni derekh zu elek ki elekha nasati nafshi — «Fammi conoscere la via che devo percorrere, poiché a te ho elevato la mia anima» (Sal 143:8). Il versetto 10 porta il culmine pneumatologico: lammedeni la'asot retzonekha ki attah Elohai ruchakha tovah tancheini be-eretz mishor — «Insegnami a fare la tua volontà, poiché tu sei il mio Dio; il tuo spirito buono mi guidi su una terra piana» (Sal 143:10). Il ruah tovah (spirito buono) è un'espressione rara nell'AT: Neh 9:20 (ruachakha hatovah natatta lehasguilam: il tuo spirito buono per istruirli) e Is 63:14 (ruach YHWH hi teniachehu: lo spirito di YHWH li ha fatti riposare). Non anticipa in modo forzato la pneumatologia cristiana ma afferma la guida concreta di YHWH nell'eretz mishor (terra piana, vita quotidiana). La Mishnah Berakhot 5:1 illumina la preghiera del salmo: la kawwanah dei chasidim rishonim — la concentrazione raccolta prima di pregare — è l'atteggiamento che il Sal 143 incarna nella supplica pura, senza formalità, nella prova assoluta.