Padre Nostro: testo italiano, latino, greco e commento

Redazione TeoCentro

Riassunto Tematico

Il padre nostro è la preghiera insegnata da Gesù nel Discorso della Montagna (Mt 6:9-13) e, in forma più breve, in Luca 11:2-4. Il testo in italiano recita: «Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; e non indurci in tentazione, ma liberaci dal male». Il testo greco — Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς — è tramandato dai codici del I-II sec.; il testo latino (Pater noster qui es in caelis) è attestato in Tertulliano (De Oratione 1) e nella Vulgata. La versione matteana ha sette petizioni, quella lucana cinque. La Mishnah Berakhot 4:1 descrive i tre tempi di preghiera quotidiana nella tradizione ebraica — struttura che la Didaché 8:3 trasferisce al Padre Nostro fin dal I sec. Tertulliano lo chiama breviarium totius evangelii: compendio dell'intero Vangelo.

Padre Nostro: testo completo in italiano, latino e greco

Il Padre Nostro (latino: Pater Noster; greco: Πάτερ ἡμῶν) è la preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli secondo Matteo 6:9-13 e Luca 11:2-4. In Matteo, la preghiera appare nel contesto del Discorso della Montagna come antidoto a due patologie del pregare: l'ostentazione pubblica e la «battalogìa» — la moltiplicazione vuota di parole (Mt 6:5-7). La forma matteana, con sette domande e dossologia finale, è quella che la Didaché 8:2-3 (fine I sec.) prescriveva di recitare tre volte al giorno, in parallelo strutturale con le tre preghiere canoniche ebraiche (Mishnah Berakhot 4:1).

Testo del Padre Nostro: italiano, latino e greco

Mt 6 e Lc 11: due contesti, una preghiera

Le due versioni differiscono nel contesto e nella struttura:

  • Matteo 6:9-13: 7 domande, nel Discorso della Montagna, con dossologia liturgica (Didaché 8:2); destinato all'assemblea cristiana
  • Luca 11:2-4: 5 domande, nasce dalla richiesta dei discepoli (Lc 11:1); contesto catechetico, senza dossologia

Gesù insegnò la preghiera in aramaico — lingua parlata in Galilea nel I sec. — e il termine Abbà (אַבָּא) esprime una familiarità filiale senza precedenti nella preghiera giudaica. Il testo greco di Matteo è la versione liturgica in uso nelle comunità ellenistiche del I-II sec., trasmessa attraverso la catena apostolica (Avot 1:1: מסר = trasmettere). La paternità divina nel Padre Nostro ha la sua radice nel Avinu Malkenu ebraico ("Padre nostro, Re nostro" — preghiera rabbinica attribuita a Rabbi Akiva, b. Ta'anit 25b, I-II sec.) e trova in Cristo il suo compimento cristologico (Gv 17:1).

Padre Nostro (Mt 6:9-13)

ItalianoLatinoGreco
Padre nostro che sei nei cieli,Pater noster, qui es in caelis,Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς,
sia santificato il tuo nome,sanctificetur nomen tuum,ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου·
venga il tuo regno,adveniat regnum tuum,ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου·
sia fatta la tua volonta,fiat voluntas tua,γενηθήτω τὸ θέλημά σου,
come in cielo cosi in terra.sicut in caelo et in terra.ὡς ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ γῆς.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie,τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον·
e rimetti a noi i nostri debitiet dimitte nobis debita nostra,καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφειλήματα ἡμῶν,
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,sicut et nos dimittimus debitoribus nostris,ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφήκαμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν·
e non abbandonarci alla tentazione,et ne nos inducas in tentationem,καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν,
ma liberaci dal male.sed libera nos a malo.ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ.

Le sette domande del Padre Nostro: commento teologico

Il Padre Nostro — testo, commento e tradizione cristiana — rivela un'architettura precisa. Le prime tre petizioni sono teocentriche (santificazione del nome, venuta del regno, compimento della volontà), le ultime quattro antropocentriche (pane quotidiano, perdono dei debiti, liberazione dalla tentazione e dal male). Questa struttura rispecchia la logica del Discorso della Montagna (Mt 5–7): il primato di Dio orienta e fonda ogni bisogno umano.

PetizioneOrientamentoParallelo ebraicoPadre della Chiesa
Sia santificato il tuo nomeGlorificatorio (passivo divino)Kiddush ha-Shem — Ez 36:23Gregorio Nissa, De Or. Dom. 2
Venga il tuo regnoEscatologico-inauguratoMalkut Hashamayim — Mc 1:15Gregorio Nissa, De Or. Dom. 4
Sia fatta la tua volontàObbedienza filialeGetsemani — Mt 26:39Gregorio Nissa, De Or. Dom. 3
Pane quotidianoMateriale/eucaristico/ontologicoParnassahCirillo Ger., Cat. mist. 5 / Gregorio Nissa
Rimetti i nostri debitiCondizionale-reciprocoPerdono interpersonale — Mt 6:14-15
Non indurci in tentazioneAscetico-spirituale (μὴ εἰσενέγκῃς: aoristo proibitivo = proibizione assoluta)Yetzer ha-Ra + Mt 26:41Gregorio Nissa, De Or. Dom. 5
Liberaci dal MalignoEscatologico-personaleDidaché 8:2

Prima tavola: le tre petizioni teocentriche

(1) «Sia santificato il tuo nome» — ἁγιασθήτω è un aoristo passivo teologico: è Dio che santifica il Suo Nome nella storia della salvezza (Ez 36:23). La formula si radica nel kiddush ha-Shem e nel Kaddish aramaico del I sec. La santificazione non è opera umana ma divina che coinvolge il credente: «Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: Padre, glorifica il tuo Figlio» (Gv 17:1).

(2) «Venga il tuo regno» — Il Malkut Hashamayim (מַלְכוּת הַשָּׁמַיִם) è inaugurato in Cristo (Mc 1:15) e si compirà alla Parusia (Dn 7:13-14). La tensione già/non ancora è la chiave ermeneutica.

(3) «Sia fatta la tua volontà» — Assente in Lc 11, è la specificità matteana. Modellata sul Getsemani (Mt 26:39), è conformazione alla volontà divina, non solo lode (Gregorio Nissa, De Or. Dom. 3).

Seconda tavola: le quattro petizioni antropocentriche

(4) «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»Epiousios (ἐπιούσιος): hapax assoluto nel greco antico. Tre letture ortodosse:

  • Materiale: il pane necessario per il giorno (Mt 6:25-34: «non preoccupatevi del cibo»)
  • Eucaristico: il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6:51-58: «il pane che io darò è la mia carne»)
  • Ontologico (il Logos): Gregorio di Nissa (De Or. Dom. 4)

(5) «Rimetti a noi i nostri debiti» — Matteo: ὀφειλήματα (debiti); Luca: ἁμαρτίας (peccati). La condizione di reciprocità (Mt 6:14-15) è strutturale: il perdono interpersonale porta a compimento il perdono divino. La stessa logica emerge nel racconto del servo spietato (Mt 18:23-35), dove il perdono ricevuto esige il perdono concesso.

(6) «Non abbandonarci alla tentazione» — Πειρασμός: prova pedagogica (Gc 1:2-3) e tentazione demonologica. Non esenzione ma protezione dal cedimento (Gregorio Nissa, De Or. Dom. 5).

(7) «Liberaci dal Maligno» — Ἀπὸ τοῦ πονηροῦ: l'articolo determinativo identifica Satana come persona, non il male astratto. Il contesto giovannino lo conferma: «Il Maligno non lo tocca» (1 Gv 5:18; cfr. Gv 17:15: «liberali dal Maligno»). La preghiera è dunque domanda di protezione personale dal nemico della vita.

Le radici aramaiche del Padre Nostro

Il Padre Nostro è una preghiera radicata nell'aramaico palestinese del I sec., la lingua parlata da Gesù e dai suoi discepoli. Anche nella forma greca tramandata da Matteo e Luca, le strutture lessicali rimandano a un originale aramaico sottostante.

Abba (אַבָּא) — L'invocazione «Padre» traduce l'aramaico Abba, parola infantile di intimità filiale che Gesù usa in modo esclusivo (Mc 14:36). Paolo la tramanda bilingue — «Abba, Padre» (Rm 8:15; Gal 4:6) — segnale che il termine era preservato nella liturgia aramaica delle prime comunità. Il Talmud babilonese (b.Berakhot 40a) attesta che i bambini piccoli chiamano il padre abba: Gesù applica questa intimità domestica al rapporto con Dio.

Qadash (קָדַשׁ) — «Sia santificato» traduce il passivo divino del verbo aramaico qaddesh, radice del Kiddush (santificazione del sabato) e del Kaddish liturgico: «Yitgaddal ve-yitkaddash shemeh rabba» («Si esalti e si santifichi il Suo grande nome»). Il Kaddish aramaico del I sec. è l'antecedente diretto della prima petizione.

Nasa / Shvaq (נָשָׂא / שְׁבַק) — «Rimetti» traduce due verbi aramaici per il perdono: nasa (portare, sollevare il peso del debito) e shvaq (lasciare andare, condonare). Luca usa ἀφίημι (aphiemi), che in aramaico corrisponde a shvaq — lo stesso verbo della formula rabbinica del condono dei voti (Ned. 3:1).

Nisayon (נִסָּיוֹן) — «Tentazione/prova» corrisponde all'aramaico nisayon (da nasah, mettere alla prova), lo stesso termine del racconto del deserto (Mt 4:1-11) e di Abramo sul monte Moria (Gen 22:1 LXX: ἐπείραζεν). Il Padre Nostro chiede non l'assenza di prova ma protezione dal cedimento sotto la prova.

Epiousios e il problema aramaico — Il greco epiousios (ἐπιούσιος, «quotidiano» / «superessenziale») è un hapax assoluto nella letteratura greca: la sua rarità ha suggerito a molti esegeti un calco aramaico laḥmā de-maḥar («pane di domani» = pane escatologico) oppure laḥmā de-mezone («pane necessario» = pane materiale). La traduzione latina panem nostrum supersubstantialem (Girolamo, Matteo) riflette la lettura ontologica; panem quotidianum (Luca nella Vulgata) la lettura materiale. L'ambiguità è intenzionale: il pane richiesto è insieme materiale, eucaristico e escatologico.

Padre Nostro in Matteo e in Luca: due versioni, una preghiera

La tradizione sinottica ha tramandato il Padre Nostro in due forme: più lunga in Matteo (Mt 6:9-13), più breve in Luca (Lc 11:2-4). Non si tratta di varianti in concorrenza, ma di due usi pastorali e redazionali della stessa preghiera tramandata da Gesù.

ElementoMatteo 6:9-13Luca 11:2-4
Invocazione«Padre nostro che sei nei cieli»«Padre»
Numero di petizioni7 (inclusa «sia fatta la tua volontà»)5
Termine per debiti/peccatiὀφειλήματα (debiti)ἁμαρτίας (peccati)
Dossologia finaleAssente nei codici antichiAssente
Contesto narrativoDiscorso della Montagna — Mt 5-7Risposta a Lc 11:1
Polemica redazionaleIpocriti + βατταλογέω paganoAssente

Il contesto matteano: la triade della pietà

In Matteo, il Padre Nostro è il nucleo della triade digiuno-elemosina-preghiera (Mt 6:1-18), al cuore del Discorso della Montagna. La polemica è duplice: contro la preghiera ostentata degli ipocriti «che amano pregare in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini» (Mt 6:5), e contro la verbosità dei pagani — βατταλογέω (Mt 6:7): il muovere la bocca senza intenzione del cuore. Il modello alternativo è la preghiera nella stanza segreta (Mt 6:6), incontro con «il Padre che vede nel segreto». La forma matteana, con le sue sette petizioni, sviluppa l'architettura teologica completa della preghiera.

Il contesto lucano: dono catechetico

In Luca, il Padre Nostro nasce da una richiesta esplicita dei discepoli: «Signore, insegnaci a pregare come Giovanni insegnò ai suoi discepoli» (Lc 11:1). La preghiera è qui un dono catechetico comunitario. La forma abbreviata — cinque petizioni, senza dossologia, con la sola invocazione «Padre» — sottolinea l'essenziale del rapporto filiale con l'Abbà aramaico (Mc 14:36; Rm 8:15; Gal 4:6): non una formula liturgica complessa, ma la voce semplice del Figlio verso il Padre.

La dossologia e la tradizione liturgica

La dossologia finale — «perché tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli» — è assente nei manoscritti più antichi di Matteo (Codice Vaticano, Sinaitico) e in Luca. La sua prima attestazione è nella Didaché 8:2-3 (fine I sec./inizio II sec. CE), che prescrive tre recite giornaliere del Padre Nostro nella forma matteana — segno di uso eucaristico liturgico nella comunità sirio-palestinese. La dossologia riecheggia 1 Cr 29:11-13 («Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, la gloria»). Questa forma matteana arricchita dalla dossologia liturgica è quella che si è imposta nella tradizione cristiana e permane ancora nella liturgia attuale.

Padre Nostro: confronto Matteo / Luca

Mt 6:9-13Lc 11:2-4
Padre nostro che sei nei cieli,Padre,
sia santificato il tuo nome,sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,venga il tuo regno;
sia fatta la tua volonta come in cielo cosi in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,e perdonaci i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.e non abbandonarci alla tentazione.

Uso liturgico del Padre Nostro: messa, ufficio, devozione personale

Il Padre Nostro non è solo un testo da recitare, ma una struttura orante che le principali tradizioni cristiane hanno inserito nei momenti liturgici centrali della giornata e della settimana.

TradizioneCollocazioneFunzione liturgica
Messa cattolica (rito romano)Tra Canone eucaristico e ComunionePreparazione alla ricezione del Corpo di Cristo
Liturgia delle Ore (latina)Lodi, Vespri, CompietaStruttura tripartita della preghiera quotidiana
Divina Liturgia (ortodossa)Prima della ComunioneCanto assembleare; dimensione comunitaria
Devozione personale (Didaché)Tre volte al giornoRitmo orante quotidiano

Messa cattolica. La posizione della preghiera del Signore tra la Preghiera Eucaristica e la Comunione risponde a una logica teologica precisa: chi si accosta al Corpo di Cristo ha appena chiesto il perdono dei debiti — quinto petizione — e si presenta con le mani aperte, non gravate da debiti irrisolti. L'embolismo «Libera nos, Domine, ab omnibus malis...» (Libera nos) è un'espansione liturgica della settima petizione, attestata già nel IV sec., che intreccia il «liberaci dal male» con l'attesa escatologica della venuta del Signore.

Liturgia delle Ore. La preghiera quotidiana strutturata in tre momenti — Lodi (mattino), Vespri (sera), Compieta (notte) — rispecchia la prassi orante tripartita del giudaismo del I sec. (tradizione rabbinica: shacharit, mincha, maariv). Non si tratta di dipendenza diretta, ma di continuità nella forma: anche la Didaché 8:3 prescriveva tre recite giornaliere per i credenti battezzati, indicando che la struttura tripartita era percepita come normale dall'interno del mondo biblico.

Divina Liturgia ortodossa. Nelle chiese di rito orientale, la formula orante è cantata dall'assemblea riunita prima della Comunione, sottolineando la dimensione comunitaria: nessuno prega «Padre mio», ma «Padre nostro» — scelta grammaticale che la tradizione interpretativa ha sempre letto come esclusione di una preghiera individuale sganciata dal corpo ecclesiale.

Sintesi: dalla formula alla vita. Il Padre Nostro condensa in sette petizioni l'intera logica del Vangelo — dalla santificazione del nome di Dio alla liberazione dal Maligno. L'uso liturgico traduce questa densità teologica in ritmo quotidiano: la preghiera insegnata da Gesù non è un testo da studiare, ma una struttura da abitare — mattino, mezzogiorno e sera (Didaché 8:3), in assemblea e nel segreto della stanza (Mt 6:6).

Fonti: Didaché 8:3; Mishnah Berakhot 4:1; Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogica 5.

Come pregare il Padre Nostro: kavvanah, ritmo, contesto

La preghiera più famosa del cristianesimo rischia di diventare la meno pregata. La familiarità è l'insidia: le labbra recitano, la mente è altrove. Eppure Gesù non propone il Padre Nostro come suggerimento devozionale: usa l'imperativo ποιεῖτε (Mt 6:9) — fate così — una prescrizione, il primo comandamento orante del Discorso della Montagna. I maestri della tradizione ebraica avevano un nome per questo: qeva, la preghiera ridotta a routine meccanica — il contrario di kavvanah, l'intenzione raccolta che orienta il cuore verso Dio.

La condizione della preghiera autentica. La Mishnah Berakhot 5:1 descrive i hasidim rishonim, i pii del I-II sec. (epoca Tannaim): «Non si sta in piedi a pregare se non in uno stato di gravità. I pii antichi aspettavano un'ora e poi pregavano, per dirigere il cuore verso l'Onnipresente». Non è efficientismo spirituale: è il riconoscimento che la preghiera esige un soggetto presente, non solo parole pronunciate. Lo stesso principio vale per chiunque prenda in mano il Padre Nostro.

Pausa per pausa: le sette petizioni come sette soste.

  • Sia santificato il tuo nome — pausa: chi è questo Padre che invoco?
  • Venga il tuo regno — pausa: cosa sono disposto a cedere perché arrivi?
  • Sia fatta la tua volontà — pausa: dove resisto ancora?
  • Dacci oggi il nostro pane quotidiano — pausa: panem è il pane del giorno, non la garanzia del futuro.
  • Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo — pausa: c'è qualcuno verso cui questo «come» è ancora disonesto?
  • Non ci indurre in tentazione — pausa: dove sono vulnerabile in questo momento?
  • Liberaci dal male — pausa: da quale male, oggi?

Non si accelera verso l'«Amen». Ogni petizione merita la sua sosta.

Tre momenti del giorno. Mattino: aprire la giornata sotto la signoria del Padre. Mezzogiorno o prima del pasto: panem nostrum — il pane ricevuto, non conquistato. Sera: il tempo della rimissione dei debiti, la riconciliazione prima di chiudere il giorno. La Didaché 8:3 raccomandava già nel I-II sec. questa struttura tripartita per ogni battezzato.

Non formula, ma conformazione. Chi prega il Padre Nostro con kavvanah non ottiene risposte automatiche: si conforma a ciò che chiede. Chi dice «venga il tuo regno» inizia a desiderare ciò che il Padre desidera. Chi dice «come noi li rimettiamo» si vincola a un comportamento. La preghiera insegnata da Gesù forma chi la prega.

Studio lessicale greco-aramaico del Padre Nostro: ἐπιούσιος, ὀφειλήματα, πειρασμός

Il testo greco del Padre Nostro (Mt 6:9-13) contiene tre termini di eccezionale densità teologica che le traduzioni moderne inevitabilmente appiattiscono. Leggerli nell'originale significa scoprire uno spessore che la recita liturgica quotidiana tende a nascondere.

<strong>ἐπιούσιος</strong> (<em>epiousios</em>, «quotidiano» nella locuzione «pane quotidiano») non compare in nessun testo greco profano o pre-cristiano; nella letteratura cristiana primitiva appare solo in Mt 6:11, Lc 11:3 e Didaché 8:2. Origene nel <em>De Oratione</em> (cap. 27) propone due etimologie: da ἐπί + οὐσία («pane dell'essere/dell'essenza») oppure da ἐπί + οὖσα + ἡμέρα («pane del giorno presente»). La traduzione latina <em>supersubstantialis</em> (Girolamo, Matteo) favorisce la lettura ontologica: il pane «super-sostanziale» è il Logos stesso. La Vulgata in Luca sceglie invece <em>quotidianum</em>, ambiguità che percorre tutta la storia esegetica. <strong>Gregorio di Nissa</strong> nel <em>De Oratione Dominica</em> (4) legge <em>epiousios</em> come richiesta del pane dell'eternità prefigurato nell'Eucaristia — non il pane materiale del quotidiano, ma il nutrimento dell'anima che supera il tempo.

<strong>ὀφειλήματα</strong> (<em>opheilémata</em>, «debiti» in Matteo, contro <em>ἁμαρτίας</em>, «peccati» in Luca) è un termine giuridico-commerciale: indica un debito contratto e non saldato. La scelta di Matteo è specificamente rabbinica: il peccato come <em>chov</em> (חוֹב, debito) è la metafora dominante nel Talmud Babilonese, Yoma 87a, dove il perdono divino è liquidazione del debito. Il parallelismo con «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (<em>ἀφήκαμεν</em>, aoristo indicativo — non congiuntivo: è un fatto già avvenuto, non una condizione) implica che il perdono umano sia precondizione ricevuta, non condizione posta a Dio.

<strong>πειρασμός</strong> (<em>peirasmos</em>, «tentazione») e <strong>ῥύσαι ἀπὸ τοῦ πονηροῦ</strong> (la liberazione «dal Maligno» o «dal male») formano la clausola finale. <strong>τοῦ πονηροῦ</strong> è genitivo maschile singolare, non neutro: la stragrande maggioranza dei Padri orientali (Crisostomo, Cirillo Gerusalemme, Basilio) legge «dal Maligno» in senso personale. <strong>Giovanni Crisostomo</strong> (Omelia XIX sul Vangelo di Matteo) commenta che la richiesta «non indurci in tentazione» insegna la nostra debolezza: non dobbiamo cercare attivamente l'épreuve né precipitarci verso di essa, ma affidarci a Dio nella nostra fragilità. ῥύσαι («estrai / strappa») indica un intervento attivo di Dio che trae fuori il fedele da ciò che supera le sue forze.

Le radici ebraiche del Padre Nostro: Amidah, Kaddish e la preghiera del Secondo Tempio

Il Padre Nostro non nasce nel vuoto: si colloca con precisione nell'ecosistema della preghiera giudaica del Primo secolo. Riconoscere le sue radici non lo riduce a «variante ebraica» — lo amplifica mostrando come Gesù radicalizza la preghiera che la tradizione ha elaborato per secoli.

La coincidenza più discussa è con il <strong>Kaddish</strong> (קַדִּישׁ, «santificazione»): «Sia glorificato e santificato il suo grande nome nel mondo che egli ha creato secondo la sua volontà. E venga il suo regno e si stabilisca la sua regalità durante la vostra vita e i vostri giorni». La struttura è identica alle prime due domande del Padre Nostro: santificazione del Nome, venuta del Regno. Il Kaddish è scritto prevalentemente in aramaico (con la dossologia finale <em>Oseh Shalom</em> in ebraico) — e questo è significativo: Gesù parlava aramaico, e la traccia aramaica del Padre Nostro è visibile nell'<em>Abba</em> di Marco 14:36, titolo di intimità filiale raro nella letteratura sinagogale coeva (secondo la tesi classica di Jeremias, in parte ridiscussa dagli studi successivi).

La <strong>Amidah</strong> (עֲמִידָה, «stare in piedi»), nota anche come <em>Tefillah</em> o «Diciotto Benedizioni», presenta paralleli sistematici con tutto il Padre Nostro. La Quinta Benedizione (<em>Birkat ha-teshuvah</em>: «Fa' che ritorniamo a te») corrisponde alla richiesta di perdono dei debiti; la Sesta (<em>Birkat ha-selichah</em>: «Perdona a noi, nostro Padre, perché abbiamo peccato») è verbalmente prossima all'«ὀφειλήματα». La Settima (<em>Birkat ha-geulah</em>: «Guarda la nostra afflizione e difendici e affretta la nostra redenzione») risuona con «liberaci dal Maligno».

Il <strong>Talmud Babilonese, Berakhot 29b</strong> tramanda la formula <em>Havineinu</em> — una versione abbreviata dell'Amidah per situazioni di viaggio o urgenza — attribuita a Rabbi Yehoshua: «Comprendi le nostre necessità, benedici il tuo popolo Israel». Questo principio — fissità della struttura (<em>kevi'ut</em>) in tensione con l'intenzione del cuore (<em>kavvanah</em>) — è esattamente la tensione che Gesù segnala in Mt 6:7 («non moltiplicare le parole come i pagani») prima di insegnare il Padre Nostro come forma-tipo.

La <strong>Didaché</strong> (8:3), il manuale cristiano del I-II sec., prescrive la recita del Padre Nostro tre volte al giorno — esattamente la frequenza dell'Amidah. Non imitazione casuale: continuità intenzionale della struttura orante giudaica trasfigurata nella nuova alleanza.

Commento patristico al Padre Nostro: Tertulliano, Cipriano, Origene e la tradizione orientale

Il Padre Nostro è il testo evangelico con la più densa storia di commenti patristici: da Tertulliano nel II sec. fino a Gregorio di Nissa nel IV, ogni grande autore cristiano lo ha esaminato sistematicamente. Questo corpus forma la spina dorsale dell'esegesi cristiana della preghiera.

<strong>Tertulliano</strong> (<em>De Oratione</em>, fine II sec./inizio III sec.) scrive il primo commento cristiano sistematico. La sua definizione è diventata classica: il Padre Nostro è <em>breviarium totius evangelii</em> («compendio di tutto il Vangelo»). Tertulliano divide in petizioni celesti (santificazione del Nome, venuta del Regno, adempimento della volontà) e petizioni terrestri (pane, perdono, difesa). La clausola finale «dal Maligno» è commentata in chiave pneumatologica: il Maligno è identificato con lo spirito dell'orgoglio, non con un demone esterno.

<strong>Cipriano di Cartagine</strong> (<em>De Dominica Oratione</em>, 251 d.C.) aggiunge la dimensione ecclesiale: il Padre Nostro non si dice «Padre mio» ma «Padre <em>nostro</em>» — (cap. 8): Cristo insegna a pregare «noi», non «io» — la struttura plurale del Padre Nostro è teologicamente normativa, non grammaticalmente generica. La preghiera è intrinsecamente comunitaria; il plurale «noi» è teologicamente normativo, non grammaticalmente generico. La richiesta del pane «quotidiano» è interpretata eucaristicamente: è il pane della Cena che la Chiesa chiede ogni giorno per mantenere vivo il corpo di Cristo.

<strong>Origene</strong> (<em>De Oratione</em>, 233 d.C. circa) è il più sottile: distingue quattro tipi di preghiera (δέησις, εὐχή, ἔντευξις, εὐχαριστία — supplicazione, voto, intercessione, ringraziamento) e mostra come il Padre Nostro integri tutti e quattro. Il «sia fatta la tua volontà» non è rassegnazione passiva ma cooperazione attiva: «Come in cielo» significa «come fanno gli angeli», cioè con prontezza e gioia, non con costrizione.

<strong>Gregorio di Nissa</strong> (<em>De Oratione Dominica</em>, 5 omelie, 370 d.C. circa) offre il commento patristico orientale più dettagliato. La sequenza delle domande riflette l'itinerario dell'anima: dalla santificazione del Nome (theologia) alla venuta del Regno (cristologia) al compimento della volontà (pneumatologia) fino al pane, al perdono, alla difesa — un'analisi discendente dal cielo alla terra che corrisponde al movimento incarnatorio del Logos stesso. Gregorio lega il Padre Nostro alle Beatitudini (Mt 5:3-12): la povertà di spirito rende capaci di invocare il Padre, la purezza di cuore consente di vederlo.

Domande Frequenti

Qual è la differenza tra il testo del Padre Nostro in Matteo e in Luca?

In Matteo (6:9-13) il Padre Nostro ha 7 petizioni, include la dossologia ("Tuo è il regno, la potenza e la gloria") e il contesto è il Discorso della Montagna. In Luca (11:2-4) ha 5 petizioni, manca la dossologia, e viene insegnato in risposta a una richiesta esplicita dei discepoli. Le differenze riflettono usi liturgici diversi nelle prime comunità cristiane (Mt 6:9-13; Lc 11:2-4).

Cosa significa "pane quotidiano" nella preghiera del Padre Nostro?

Il termine greco epiousios — tradotto "quotidiano" — è un hapax del Nuovo Testamento, attestato solo nel Padre Nostro. I Padri della Chiesa lo interpretano come "pane per il giorno che viene" o "pane essenziale alla vita", con una dimensione sia materiale (il cibo di ogni giorno) sia eucaristica (il Corpo di Cristo ricevuto nella Messa). Origene propose la lettura "pane soprasostanziale" (De Oratione 27).

Qual è la tradizione ebraica parallela al Padre Nostro?

Il Padre Nostro presenta affinità strutturali con la preghiera ebraica del I sec. La Mishnah Berakhot 4:1 descrive i tempi della preghiera tripartita (shacharit/mincha/maariv) e la Mishnah Berakhot 5:1 insiste sulla kavvanah — l'intenzione raccolta — come condizione della preghiera autentica. La Didaché 8:3 prescriveva tre recite giornaliere del Padre Nostro, rispecchiando questa struttura. Il confronto rivela una matrice ebraica condivisa, non dipendenza diretta.

Come i Padri della Chiesa hanno commentato il Padre Nostro?

I Padri della Chiesa hanno prodotto trattati specifici sul Padre Nostro. Tertulliano lo definisce breviarium totius evangelii — compendio dell'intero Vangelo (De Oratione 1). Cipriano, Origene, Gregorio di Nissa e Cirillo di Gerusalemme commentano ogni petizione singolarmente. La Didaché 8:3 attesta che già nel I-II sec. i cristiani battezzati recitavano il Padre Nostro tre volte al giorno.

Dove si colloca il Padre Nostro nella Messa cattolica?

Nella liturgia romana, il Padre Nostro è posizionato tra la Preghiera Eucaristica (Canone) e la Comunione. La collocazione è teologicamente motivata: il fedele si prepara a ricevere il Corpo di Cristo dopo aver chiesto il perdono dei debiti (quinta petizione). L'embolismo Libera nos è un'espansione liturgica della settima petizione, attestata dal IV sec. Nella Divina Liturgia ortodossa, il Padre Nostro è cantato dall'assemblea prima della Comunione.

Cosa significa pregare il Padre Nostro con kavvanah?

La kavvanah è l'intenzione raccolta che la tradizione ebraica richiede per la preghiera valida, in contrasto con la qeva (ripetizione meccanica). La Mishnah Berakhot 5:1 narra che i pii antichi aspettavano un'ora prima di pregare per orientare il cuore verso Dio. Applicata al Padre Nostro, la kavvanah invita a fermarsi su ogni petizione — non come formula da recitare, ma come struttura da abitare e su cui interrogarsi personalmente.

Cosa significa «ἐπιούσιος» (pane quotidiano) nel Padre Nostro greco?

«<strong>ἐπιούσιος</strong>» è un hapax assoluto: non compare in nessun testo greco pre-NT. <strong>Origene</strong> propone due etimologie: «pane dell'essenza/essere» (ἐπί + οὐσία) oppure «pane del giorno presente». <strong>Girolamo</strong> traduce <em>supersubstantialis</em> in Matteo (lettura ontologica: il Logos) e <em>quotidianum</em> in Luca (lettura materiale). <strong>Gregorio di Nissa</strong> (<em>De Oratione Dominica</em> 4) legge il pane dell'eternità prefigurato nell'Eucaristia.

Quali sono le radici ebraiche del Padre Nostro? Kaddish e Amidah

Il <strong>Kaddish</strong> aramaico («Sia glorificato il suo grande nome... venga il suo regno») è strutturalmente identico alle prime due domande del Padre Nostro. L'<strong>Amidah</strong> (18 Benedizioni) presenta paralleli sistematici con ogni domanda. La <strong>Mishnah Berakhot 4:3</strong> prescrive la frequenza tre volte al giorno — esattamente quella che la <strong>Didaché</strong> (8:3) prescrive per il Padre Nostro. Gesù non crea dal niente: radicalizza e trasfigura una tradizione orante già strutturata.

Cosa insegnano Tertulliano, Cipriano e Origene sul Padre Nostro?

<strong>Tertulliano</strong> (<em>De Oratione</em>): il Padre Nostro è <em>breviarium totius evangelii</em> — compendio di tutto il Vangelo. <strong>Cipriano</strong> (<em>De Dominica Oratione</em> 8): il plurale «nostro» è teologicamente normativo — «chi prega da solo non prega davvero». <strong>Origene</strong> (<em>De Oratione</em>): integra quattro tipi di preghiera (supplicazione, voto, intercessione, ringraziamento); il «sia fatta la tua volontà» è cooperazione attiva, non rassegnazione.

Bibliografia

Fonti rabbiniche

  • Mishnah Berakhot 4:1
  • Mishnah Berakhot 4:3
  • Mishnah Berakhot 5:1

Fonti patristiche

  • Tertulliano
  • Didaché
  • Cirillo di Gerusalemme
  • Origene
  • Giovanni Crisostomo

Fonti video

Il Padre Nostro condensa in sette petizioni l'intera teologia del Vangelo: la paternità divina, il regno, la volontà, il pane, il perdono, la prova e la liberazione dal male — una struttura che la tradizione cristiana ha riconosciuto come breviarium totius evangelii fin dai Padri del II secolo. Le differenze tra Matteo e Luca non segnalano contraddizione ma contesti liturgici distinti: la forma matteana ha accompagnato la preghiera quotidiana e la liturgia eucaristica per duemila anni, dalla Didaché alle liturgie orientali e occidentali di oggi. Pregare il Padre Nostro con kavvanah — intenzione raccolta, sosta su ogni petizione — significa tornare alla sorgente della preghiera cristiana: non formula da recitare, ma struttura da abitare.

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Padre Nostro: testo completo in italiano, latino e greco

Colonne:
Italiano (CEI 2008)
Padre nostro che sei nei cieli
Latino (Vulgata)
Pater noster qui es in caelis
Greco (NA28)
Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς
Note testuali
Abbà (aramaico): familiarità filiale
Italiano (CEI 2008)
Sia santificato il tuo nome
Latino (Vulgata)
Sanctificetur nomen tuum
Greco (NA28)
ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου
Note testuali
Eco del Kaddish aramaico (I sec.)
Italiano (CEI 2008)
Venga il tuo regno
Latino (Vulgata)
Adveniat regnum tuum
Greco (NA28)
ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου
Note testuali
Assente in Lc 11:2 (forma breve)
Italiano (CEI 2008)
Sia fatta la tua volontà
Latino (Vulgata)
Fiat voluntas tua
Greco (NA28)
γενηθήτω τὸ θέλημά σου
Note testuali
Aggiunta matteana rispetto a Luca
Italiano (CEI 2008)
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Latino (Vulgata)
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie
Greco (NA28)
τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον
Note testuali
*Epiousios* = hapax greco; dimensione eucaristica (Gv 6:51-58; Cirillo Ger., Cat. mist. 5)
Italiano (CEI 2008)
Rimetti a noi i nostri debiti
Latino (Vulgata)
Dimitte nobis debita nostra
Greco (NA28)
ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφειλήματα ἡμῶν
Note testuali
Mt: *debiti* (ὀφειλήματα); Lc: *peccati* (ἁμαρτίας)
Italiano (CEI 2008)
Non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno
Latino (Vulgata)
Sed libera nos a malo
Greco (NA28)
ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ
Note testuali
Dossologia (Didaché 8:2) assente nei mss. primari