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Gioele 4 — Il giudizio delle nazioni nella Valle di Yehoshafàt

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Gioele 4 — Il giudizio delle nazioni nella Valle di Yehoshafàt

Gioele 4,1-21·MT (OSHB) + LXX·2/2
1
Ebraico (MT)כי הנה בימים ההמה ובעת ההיא אשר אשוב אשיב את שבות יהודה וירושלם
Septuaginta (LXX)Διότι ἰδοὺ ἐγὼ ἐν ταῖς ἡμέραις ἐκείναις καὶ ἐν τῷ καιρῷ ἐκείνῳ, ὅταν ἐπιστρέψω τὴν αἰχμαλωσίαν Ιουδα καὶ Ιερουσαλημ,
Lettura OrtodossaPerché ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando farò ritornare ⓘ,
2
Ebraico (MT)וקבצתי את כל הגוים והורדתים אל עמק יהושפט ונשפטתי עמם שם על עמי ונחלתי ישראל אשר פזרו בגוים ואת ארצי חלקו
Septuaginta (LXX)καὶ συνάξω πάντα τὰ ἔθνη καὶ κατάξω αὐτὰ εἰς τὴν κοιλάδα Ιωσαφατ καὶ διακριθήσομαι πρὸς αὐτοὺς ἐκεῖ ὑπὲρ τοῦ λαοῦ μου καὶ τῆς κληρονομίας μου Ισραηλ, οἳ διεσπάρησαν ἐν τοῖς ἔθνεσιν· καὶ τὴν γῆν μου καταδιείλαντο
Lettura Ortodossaradunerò tutte le nazioni e le farò scendere nella ⓘ; là entrerò in giudizio con esse a favore del mio popolo e della mia eredità Israele, che ⓘ, e si spartirono la mia terra;
3
Ebraico (MT)ואל עמי ידו גורל ויתנו הילד בזונה והילדה מכרו ביין וישתו
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπὶ τὸν λαόν μου ἔβαλον κλήρους καὶ ἔδωκαν τὰ παιδάρια πόρναις καὶ τὰ κοράσια ἐπώλουν ἀντὶ οἴνου καὶ ἔπινον.
Lettura Ortodossasul mio popolo gettarono la ⓘ, diedero un fanciullo in cambio di una prostituta e vendettero una fanciulla per ⓘ.
4
Ebraico (MT)וגם מה אתם לי צר וצידון וכל גלילות פלשת הגמול אתם משלמים עלי ואם גמלים אתם עלי קל מהרה אשיב גמלכם בראשכם
Septuaginta (LXX)καὶ τί καὶ ὑμεῖς ἐμοί, Τύρος καὶ Σιδὼν καὶ πᾶσα Γαλιλαία ἀλλοφύλων; μὴ ἀνταπόδομα ὑμεῖς ἀνταποδίδοτέ μοι; ἢ μνησικακεῖτε ὑμεῖς ἐπ’ ἐμοὶ ὀξέως; καὶ ταχέως ἀνταποδώσω τὸ ἀνταπόδομα ὑμῶν εἰς κεφαλὰς ὑμῶν,
Lettura OrtodossaE che siete voi per me, ⓘ e tutti i ⓘ? Volete rendermi una ⓘ? Se volete ripagarmi, presto, rapidamente farò ricadere il vostro ⓘ.
5
Ebraico (MT)אשר כספי וזהבי לקחתם ומחמדי הטבים הבאתם להיכליכם
Septuaginta (LXX)ἀνθ’ ὧν τὸ ἀργύριόν μου καὶ τὸ χρυσίον μου ἐλάβετε καὶ τὰ ἐπίλεκτά μου καὶ τὰ καλὰ εἰσηνέγκατε εἰς τοὺς ναοὺς ὑμῶν
Lettura OrtodossaAvete preso il mio argento e il mio oro, e le mie cose preziose e belle le avete portate ⓘ;
6
Ebraico (MT)ובני יהודה ובני ירושלם מכרתם לבני היונים למען הרחיקם מעל גבולם
Septuaginta (LXX)καὶ τοὺς υἱοὺς Ιουδα καὶ τοὺς υἱοὺς Ιερουσαλημ ἀπέδοσθε τοῖς υἱοῖς τῶν Ἑλλήνων, ὅπως ἐξώσητε αὐτοὺς ἐκ τῶν ὁρίων αὐτῶν.
Lettura Ortodossae i figli di Giuda e di Gerusalemme li avete venduti ai ⓘ, per allontanarli dal loro territorio.
7
Ebraico (MT)הנני מעירם מן המקום אשר מכרתם אתם שמה והשבתי גמלכם בראשכם
Septuaginta (LXX)ἰδοὺ ἐγὼ ἐξεγείρω αὐτοὺς ἐκ τοῦ τόπου, οὗ ἀπέδοσθε αὐτοὺς ἐκεῖ, καὶ ἀνταποδώσω τὸ ἀνταπόδομα ὑμῶν εἰς κεφαλὰς ὑμῶν
Lettura OrtodossaEcco, io li ridesto dal luogo dove li avete venduti, e farò ricadere il vostro contraccambio sul vostro capo;
8
Ebraico (MT)ומכרתי את בניכם ואת בנותיכם ביד בני יהודה ומכרום לשבאים אל גוי רחוק כי יהוה דבר
Septuaginta (LXX)καὶ ἀποδώσομαι τοὺς υἱοὺς ὑμῶν καὶ τὰς θυγατέρας ὑμῶν εἰς χεῖρας υἱῶν Ιουδα, καὶ ἀποδώσονται αὐτοὺς εἰς αἰχμαλωσίαν εἰς ἔθνος μακρὰν ἀπέχον, ὅτι κύριος ἐλάλησεν.
Lettura Ortodossavenderò i vostri figli e le vostre figlie per mano dei figli di Giuda, e questi li venderanno ai ⓘ, a una nazione lontana: il TetraGramma ha parlato.
9
Ebraico (MT)קראו זאת בגוים קדשו מלחמה העירו הגבורים יגשו יעלו כל אנשי המלחמה
Septuaginta (LXX)Κηρύξατε ταῦτα ἐν τοῖς ἔθνεσιν, ἁγιάσατε πόλεμον, ἐξεγείρατε τοὺς μαχητάς· προσαγάγετε καὶ ἀναβαίνετε, πάντες ἄνδρες πολεμισταί.
Lettura OrtodossaProclamate questo fra le nazioni: ⓘ, destate i prodi, si avvicinino, salgano tutti gli uomini di guerra!
10
Ebraico (MT)כתו אתיכם לחרבות ומזמרתיכם לרמחים החלש יאמר גבור אני
Septuaginta (LXX)συγκόψατε τὰ ἄροτρα ὑμῶν εἰς ῥομφαίας καὶ τὰ δρέπανα ὑμῶν εἰς σειρομάστας· ὁ ἀδύνατος λεγέτω ὅτι Ἰσχύω ἐγώ.
Lettura Ortodossaⓘ e lance dalle vostre falci; il ⓘ dica: «Sono un prode!».
11
Ebraico (MT)עושו ובאו כל הגוים מסביב ונקבצו שמה הנחת יהוה גבוריך
Septuaginta (LXX)συναθροίζεσθε καὶ εἰσπορεύεσθε, πάντα τὰ ἔθνη κυκλόθεν, καὶ συνάχθητε ἐκεῖ· ὁ πραὺς ἔστω μαχητής.
Lettura OrtodossaAffrettatevi e venite, nazioni tutte d'intorno, e radunatevi là. Là, TetraGramma, fa' scendere i tuoi ⓘ.
12
Ebraico (MT)יעורו ויעלו הגוים אל עמק יהושפט כי שם אשב לשפט את כל הגוים מסביב
Septuaginta (LXX)ἐξεγειρέσθωσαν καὶ ἀναβαινέτωσαν πάντα τὰ ἔθνη εἰς τὴν κοιλάδα Ιωσαφατ, διότι ἐκεῖ καθιῶ τοῦ διακρῖναι πάντα τὰ ἔθνη κυκλόθεν.
Lettura OrtodossaSi destino e salgano le nazioni alla Valle di Giòsafat, perché là siederò a giudicare tutte le nazioni d'intorno.
13
Ebraico (MT)שלחו מגל כי בשל קציר באו רדו כי מלאה גת השיקו היקבים כי רבה רעתם
Septuaginta (LXX)ἐξαποστείλατε δρέπανα, ὅτι παρέστηκεν τρύγητος· εἰσπορεύεσθε πατεῖτε, διότι πλήρης ἡ ληνός· ὑπερεκχεῖται τὰ ὑπολήνια, ὅτι πεπλήθυνται τὰ κακὰ αὐτῶν.
Lettura OrtodossaDate mano alla ⓘ, perché la messe è matura; venite, pigiate, perché il ⓘ è colmo, traboccano i ⓘ: grande è la loro malizia.
14
Ebraico (MT)המונים המונים בעמק החרוץ כי קרוב יום יהוה בעמק החרוץ
Septuaginta (LXX)ἦχοι ἐξήχησαν ἐν τῇ κοιλάδι τῆς δίκης, ὅτι ἐγγὺς ἡμέρα κυρίου ἐν τῇ κοιλάδι τῆς δίκης.
Lettura OrtodossaFolle su folle nella ⓘ! Vicino è il ⓘ nella Valle della Decisione.
15
Ebraico (MT)שמש וירח קדרו וכוכבים אספו נגהם
Septuaginta (LXX)ὁ ἥλιος καὶ ἡ σελήνη συσκοτάσουσιν, καὶ οἱ ἀστέρες δύσουσιν φέγγος αὐτῶν.
Lettura OrtodossaIl sole e la luna si oscurano, le stelle ritirano il loro splendore.
16
Ebraico (MT)ויהוה מציון ישאג ומירושלם יתן קולו ורעשו שמים וארץ ויהוה מחסה לעמו ומעוז לבני ישראל
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ κύριος ἐκ Σιων ἀνακεκράξεται καὶ ἐξ Ιερουσαλημ δώσει φωνὴν αὐτοῦ, καὶ σεισθήσεται ὁ οὐρανὸς καὶ ἡ γῆ· ὁ δὲ κύριος φείσεται τοῦ λαοῦ αὐτοῦ, καὶ ἐνισχύσει κύριος τοὺς υἱοὺς Ισραηλ.
Lettura OrtodossaIl TetraGramma ⓘ e da Gerusalemme dà la sua voce: tremano il cielo e la terra. Ma il TetraGramma è ⓘ per il suo popolo, fortezza per i figli d'Israele.
17
Ebraico (MT)וידעתם כי אני יהוה אלהיכם שכן בציון הר קדשי והיתה ירושלם קדש וזרים לא יעברו בה עוד
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπιγνώσεσθε διότι ἐγὼ κύριος ὁ θεὸς ὑμῶν ὁ κατασκηνῶν ἐν Σιων ἐν ὄρει ἁγίῳ μου· καὶ ἔσται Ιερουσαλημ πόλις ἁγία, καὶ ἀλλογενεῖς οὐ διελεύσονται δι’ αὐτῆς οὐκέτι.
Lettura OrtodossaE saprete che io sono il TetraGramma vostro Dio, che dimoro in Sion, mio monte santo; Gerusalemme sarà ⓘ, e gli estranei non vi passeranno più.
181
Ebraico (MT)והיה ביום ההוא יטפו ההרים עסיס והגבעות תלכנה חלב וכל אפיקי יהודה ילכו מים ומעין מבית יהוה יצא והשקה את נחל השטים
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσται ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ἀποσταλάξει τὰ ὄρη γλυκασμόν, καὶ οἱ βουνοὶ ῥυήσονται γάλα, καὶ πᾶσαι αἱ ἀφέσεις Ιουδα ῥυήσονται ὕδατα, καὶ πηγὴ ἐξ οἴκου κυρίου ἐξελεύσεται καὶ ποτιεῖ τὸν χειμάρρουν τῶν σχοίνων.
Lettura OrtodossaE avverrà in quel giorno che i monti stilleranno ⓘ, i colli scorreranno latte, tutti i rivi di Giuda scorreranno acqua, e una fonte uscirà dalla casa del TetraGramma e irrigherà la ⓘ.
19
Ebraico (MT)מצרים לשממה תהיה ואדום למדבר שממה תהיה מחמס בני יהודה אשר שפכו דם נקיא בארצם
Septuaginta (LXX)Αἴγυπτος εἰς ἀφανισμὸν ἔσται, καὶ ἡ Ιδουμαία εἰς πεδίον ἀφανισμοῦ ἔσται ἐξ ἀδικιῶν υἱῶν Ιουδα, ἀνθ’ ὧν ἐξέχεαν αἷμα δίκαιον ἐν τῇ γῇ αὐτῶν.
Lettura OrtodossaL'Egitto diventerà desolazione ed Edom steppa desolata, per la violenza fatta ai figli di Giuda, dei quali versarono ⓘ nel loro paese.
20
Ebraico (MT)ויהודה לעולם תשב וירושלם לדור ודור
Septuaginta (LXX)ἡ δὲ Ιουδαία εἰς τὸν αἰῶνα κατοικηθήσεται καὶ Ιερουσαλημ εἰς γενεὰς γενεῶν.
Lettura OrtodossaMa Giuda sarà abitata per sempre e Gerusalemme di generazione in generazione.
21
Ebraico (MT)ונקיתי דמם לא נקיתי ויהוה שכן בציון
Septuaginta (LXX)καὶ ἐκδικήσω τὸ αἷμα αὐτῶν καὶ οὐ μὴ ἀθῳώσω. καὶ κύριος κατασκηνώσει ἐν Σιων.
Lettura OrtodossaE ⓘ, che non avevo ancora vendicato: il TetraGramma dimora in Sion.
Approfondimento storico-halakhico

Il capitolo conclusivo del libro di Gioele (numerato 4 nella tradizione ebraica, 3 in molte edizioni occidentali) raccoglie in un solo arco il giudizio delle nazioni che hanno fatto violenza a Giuda, la convocazione di tutti i popoli nella ʿEmeq Yehoshafàt («la valle dove Dio giudica»), il rovesciamento del destino degli esuli e, infine, la promessa di una Gerusalemme inviolabile da cui sgorga una fonte di fertilità. Il filo conduttore è il Yom del Nome proprio, il «giorno» in cui la sovranità divina si manifesta come verdetto e come rifugio per il popolo: i due volti, giudizio e protezione, restano inseparabili. Non si tratta di una geografia da localizzare, ma di un teatro simbolico in cui l'oppressione subita dai deportati trova la sua misura di contrappasso.

Ricostruzione storica

L'oracolo presuppone un torto preciso e databile: la vendita di Giudei come schiavi «ai figli dei Greci» (benè ha-Yewanìm, v. 6), insieme al saccheggio degli arredi sacri finiti nei santuari di Tiro, Sidone e della Filistia (vv. 4-5). Il riferimento agli Ioni come acquirenti del mercato di schiavi colloca verosimilmente la composizione in epoca tardo-persiana o proto-ellenistica, quando il commercio di prigionieri verso l'Egeo era una realtà attestata e i Fenici ne erano intermediari. Il libro non nomina un re né un evento bellico singolo: il quadro è quello di una comunità postesilica vulnerabile, depredata dai vicini, che invoca un riequilibrio. La «valle di Giòsafat» non corrisponde ad alcun toponimo noto del periodo; il nome stesso — costruito sulla radice š-p-ṭ, «giudicare» — è programmatico: indica il luogo in cui il contenzioso fra Israele e le nazioni viene dirimito. L'identificazione con la valle del Cèdron, a oriente di Gerusalemme, è una concrezione interpretativa posteriore, non un dato del testo.

Il finale (vv. 18-21) capovolge il registro: l'aridità di Egitto ed Edom (le potenze che avevano versato «sangue innocente») contrasta con un Giuda irrigato da una fonte che esce dal Tempio. La promessa è insieme politica e cultuale: la sicurezza del territorio dipende dalla presenza stabile del Nome in Sion. La scelta di Egitto ed Edom come emblemi della desolazione non è casuale: l'una era il nemico arcaico dell'esodo, l'altra il «fratello» ostile per eccellenza, accusato altrove (Abdia; Salmo 137) di aver gioito sulla caduta di Gerusalemme. Insieme rappresentano l'intero arco delle nazioni che hanno oppresso Giuda, dal sud al confine orientale.

Sul piano della struttura, il capitolo si muove per contrasti speculari: la dispersione di Israele «fra le nazioni» (v. 2) è bilanciata dal raduno delle nazioni «nella valle» (v. 12); la vendita dei figli di Giuda ai mercanti (v. 6) è ribaltata dalla vendita dei figli degli oppressori per mano di Giuda (v. 8); il sangue versato impunemente (v. 19) trova compimento nel sangue finalmente vendicato (v. 21). Questa simmetria del contrappasso, ritmata dalla ripetizione martellante del termine gemùl («contraccambio», vv. 4 e 7), è la cifra retorica dell'oracolo: ciò che le nazioni hanno inflitto torna sul loro stesso capo.

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico e la Settanta divergono in alcuni punti significativi. Al v. 4 l'ebraico gelilòt Pelèshet («i distretti della Filistia») è reso dalla LXX con pâsa Galilaía allophýlōn, «tutta la Galilea degli stranieri»: il traduttore greco ha letto gelilòt come un toponimo (Galilea) anziché come «regioni/distretti». Al v. 2 il MT pizzerù («dispersero», attivo: sono le nazioni a disperdere) corrisponde al passivo greco diespárēsan («furono dispersi»), spostando l'accento dal colpevole alla condizione subita. Al v. 11 l'ebraico ha-challàsh yomàr gibbòr àni («il debole dica: sono un prode») trova nella LXX ho praÿs éstō machētḗs («il mite sia guerriero»): la versione greca rilegge la fragilità come mansuetudine. Al v. 18 l'ʿasìs ebraico (mosto, vino nuovo) diventa glykasmós (dolcezza). Il v. 21 è notoriamente difficile: we-niqqèti damàm lo niqqèti ammette la lettura «riterrò impunito il loro sangue che (finora) non avevo ritenuto impunito», cioè una dichiarazione di vendetta differita ma certa; la LXX taglia il nodo con ekdikḗsō, «vendicherò». La toponomastica teoforica (Yehoshafàt) è semplicemente traslitterata in greco (Iōsafat), senza la carica semantica che ha in ebraico.

Ricezione ebraica (tradizione rabbinica e liturgica)

Nella tradizione liturgica ebraica Gioele è il profeta per eccellenza del digiuno pubblico e della teshuvàh collettiva: la sua chiamata a «consacrare un digiuno» e a «radunare l'assemblea» (Gioele 2) struttura il modello della preghiera comunitaria nei giorni di calamità. La Mishnah Taanit 2,1-4 descrive l'ordine delle pubbliche suppliche nei digiuni — l'uscita con l'arca, le ceneri sul capo, le benedizioni aggiuntive — e questo apparato liturgico è il contesto in cui le parole di Gioele venivano risuonate come appello alla misericordia. La cornice del nostro capitolo, però, non è la penitenza ma il verdetto: la «valle di Giòsafat» fu letta dalla tradizione come immagine del tribunale finale in cui le nazioni rendono conto del sangue versato. Il Targum Jonathan ai Profeti, parafrasi aramaica di matrice antica, esplicita questa linea rendendo la valle come il luogo della resa dei conti divina; lo stesso targum, al v. 18, lega la fonte che esce dal Tempio alla benedizione futura della terra, secondo un topos di restaurazione condiviso con Ezechiele 47.

Aggadah

La tradizione aggadica ha colto nel binomio del v. 10 — gli aratri forgiati in spade — un'inversione voluta della profezia di pace di Isaia. Là dove Isaia (2,4) e Michea (4,3) annunciano la conversione delle armi in strumenti agricoli, Gioele comanda il contrario: è il segnale che la mobilitazione contro le nazioni oppressore appartiene a una fase del disegno, non lo abolisce. La riflessione midrashica sul «giorno del Nome» insiste sul fatto che i prodigi cosmici — sole e luna oscurati, stelle che ritirano il loro splendore (v. 15) — non descrivono la fine del creato ma il tremore della creazione davanti al suo Signore che «ruggisce da Sion» come un leone (v. 16), immagine che la tradizione collega all'incipit di Amos (1,2). La fonte che dal Tempio irriga il nàchal ha-Shittìm (v. 18), la valle delle acacie — luogo legato nei racconti del Pentateuco al peccato di Baal-Peor (Numeri 25) — viene letta come segno che persino i luoghi segnati dalla colpa saranno risanati dall'acqua che esce dal santuario.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va anzitutto fissato il senso storico-letterale ebraico: l'oracolo annuncia il giudizio delle nazioni che avevano depredato e venduto Giuda, il rovesciamento della sorte degli esuli e l'inviolabilità di Sion come dimora del Nome. Questo significato sussiste per sé, nel suo orizzonte postesilico, e non è una semplice «previsione» in attesa di essere superata. Soltanto in un secondo momento, come ricezione posteriore e distinta, alcuni testi del Nuovo Testamento e della letteratura cristiana hanno riletto tipologicamente queste immagini. La vendemmia del giudizio (vv. 13, «la messe è matura… il tino è colmo») è ripresa nell'Apocalisse (14,15-20) come figura del giudizio finale; la fonte che esce dalla casa del Signore (v. 18) confluisce, insieme a Ezechiele 47 e al Salmo 46, nel fiume della Gerusalemme rinnovata di Apocalisse 22,1-2. Queste sono letture tipologiche, stratificazioni successive che vanno tenute nettamente separate dal senso storico del profeta: il testo ebraico non è una predizione abolita o sostituita, e la sua voce resta integra. La tradizione ebraica, dal canto suo, ha sviluppato lo stesso materiale verso la propria escatologia del giudizio delle nazioni e della restaurazione di Sion, senza alcuna lettura cristologica. Le due ricezioni — ebraica e cristiana — sono linee parallele che derivano dal medesimo testo, non l'una la cancellazione dell'altra.

Osservanza e liturgia

Nella prassi sinagogale il libro di Gioele è strettamente associato alla liturgia penitenziale: il suo lessico (shuvù, «tornate»; qirʿù levavkhèm, «lacerate i cuori») nutre i formulari dei seliḥòt e dei digiuni pubblici, secondo il modello codificato in Mishnah Taanit 2. Il versetto conclusivo del nostro capitolo — «il Nome dimora in Sion» — risuona nella speranza liturgica della ricostruzione del Tempio e del ritorno della presenza divina, tema centrale delle benedizioni quotidiane che invocano il riposo della Shekhinàh in Gerusalemme. L'immagine della fonte che sgorga dal santuario e fa fiorire il deserto è entrata, infine, nel repertorio dei canti di consolazione e nelle attese messianiche giudaiche di una terra finalmente irrigata e pacificata, lette come orizzonte di fedeltà di Dio al suo popolo e alla sua eredità.

Vale infine richiamare che la doppia figura del giudizio — la mietitura della messe matura e la pigiatura dell'uva nel tino traboccante (v. 13) — appartiene a un linguaggio agricolo profondamente radicato nel calendario d'Israele: la mietitura e la vendemmia scandivano l'anno cultuale, dalla festa delle Settimane a quella delle Capanne. Trasposte sul giudizio delle nazioni, queste immagini caricano il ciclo del raccolto di una valenza ulteriore, facendo del momento più gioioso dell'anno contadino la metafora della resa dei conti definitiva. Tale risemantizzazione del lessico agricolo è coerente con la sensibilità liturgica che, nelle feste di pellegrinaggio, intrecciava costantemente memoria storica, ringraziamento per i frutti della terra e attesa della redenzione. Il capitolo si chiude così non sulla distruzione ma sulla dimora: «il Nome dimora in Sion», parola che fissa l'orizzonte ultimo dell'oracolo nella permanenza della presenza divina in mezzo al suo popolo, garanzia di ogni futura fecondità e sicurezza.

Domande Frequenti

Dov'è la «Valle di Giosafat»?

«Yehoshafàt» significa «YHWH giudica»: è nome simbolico del luogo del giudizio, non necessariamente una geografia. L'identificazione con la valle del Cèdron è ricezione post-biblica, da segnalare come tale.

Gioele 4:10 («spade dagli aratri») contraddice Isaia 2:4?

No: è il rovesciamento deliberato di Is 2:4 / Mi 4:3, registro complementare — l'appello alla mobilitazione nel giudizio sulle nazioni oppressore, accanto al registro della pace escatologica. È inversione intra-biblica voluta, non contraddizione.

Riferimenti biblici

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