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Tobia 3 — Le due preghiere e la missione di Raffaele

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Tobia 3 — Le due preghiere e la missione di Raffaele

Tobia 3,1-17·LXX (greco)·1/2
1
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ λυπηθεὶς ἔκλαυσα καὶ προσευξάμην μετ’ ὀδύνης λέγων
Lettura OrtodossaE afflitto piansi, e pregai con dolore dicendo:
2
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)Δίκαιος εἶ, κύριε, καὶ πάντα τὰ ἔργα σου καὶ πᾶσαι αἱ ὁδοί σου ἐλεημοσύναι καὶ ἀλήθεια, καὶ κρίσιν ἀληθινὴν καὶ δικαίαν σὺ κρίνεις εἰς τὸν αἰῶνα.
Lettura OrtodossaTu sei ⓘ, ⓘ, e tutte le tue opere e tutte le tue vie sono ⓘ, e con ⓘ vero e giusto tu giudichi in eterno.
3
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)μνήσθητί μου καὶ ἐπίβλεψον ἐπ’ ἐμέ· μή με ἐκδικήσῃς ταῖς ἁμαρτίαις μου καὶ τοῖς ἀγνοήμασίν μου καὶ τῶν πατέρων μου, ἃ ἥμαρτον ἐνώπιόν σου·
Lettura OrtodossaRicòrdati di me e volgi a me lo sguardo; non ⓘ per i miei peccati e per le mie ⓘ e per quelli dei miei padri, che peccarono davanti a te.
4
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)παρήκουσαν γὰρ τῶν ἐντολῶν σου. ἔδωκας ἡμᾶς εἰς διαρπαγὴν καὶ αἰχμαλωσίαν καὶ θάνατον καὶ παραβολὴν ὀνειδισμοῦ πᾶσιν τοῖς ἔθνεσιν, ἐν οἷς ἐσκορπίσμεθα.
Lettura OrtodossaNon ascoltarono infatti i tuoi ⓘ; ci hai consegnati al saccheggio, alla ⓘ e alla morte, e a proverbio di obbrobrio fra tutte le ⓘ in mezzo alle quali siamo stati dispersi.
5
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ νῦν πολλαὶ αἱ κρίσεις σού εἰσιν ἀληθιναὶ ἐξ ἐμοῦ ποιῆσαι περὶ τῶν ἁμαρτιῶν μου καὶ τῶν πατέρων μου, ὅτι οὐκ ἐποιήσαμεν τὰς ἐντολάς σου· οὐ γὰρ ἐπορεύθημεν ἐν ἀληθείᾳ ἐνώπιόν σου.
Lettura OrtodossaE ora molti sono i tuoi giudizi veri da eseguire su di me per i miei peccati e per quelli dei miei padri, perché non osservammo i tuoi comandamenti e non camminammo nella verità davanti a te.
6
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ νῦν κατὰ τὸ ἀρεστὸν ἐνώπιόν σου ποίησον μετ’ ἐμοῦ· ἐπίταξον ἀναλαβεῖν τὸ πνεῦμά μου, ὅπως ἀπολυθῶ καὶ γένωμαι γῆ· διότι λυσιτελεῖ μοι ἀποθανεῖν ἢ ζῆν, ὅτι ὀνειδισμοὺς ψευδεῖς ἤκουσα, καὶ λύπη ἐστὶν πολλὴ ἐν ἐμοί· ἐπίταξον ἀπολυθῆναί με τῆς ἀνάγκης ἤδη εἰς τὸν αἰώνιον τόπον, μὴ ἀποστρέψῃς τὸ πρόσωπόν σου ἀπ’ ἐμοῦ.
Lettura OrtodossaE ora fa' di me secondo ciò che ti è gradito; ordina che sia tolto il mio ⓘ, perché io sia sciolto e divenga ⓘ: poiché mi giova morire più che vivere, perché ho udito falsi obbrobri e grande è in me il dolore. Ordina che io sia liberato da questa angoscia ormai, verso il ⓘ; non distogliere il tuo volto da me.
7
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)Ἐν τῇ αὐτῇ ἡμέρᾳ συνέβη τῇ θυγατρὶ Ραγουηλ Σαρρα ἐν Ἐκβατάνοις τῆς Μηδίας καὶ ταύτην ὀνειδισθῆναι ὑπὸ παιδισκῶν πατρὸς αὐτῆς,
Lettura OrtodossaIn quello stesso giorno avvenne a ⓘ, figlia di Raguel, in Ecbatana di Media, di essere oltraggiata dalle serve di suo padre,
8
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ὅτι ἦν δεδομένη ἀνδράσιν ἑπτά, καὶ Ασμοδαυς τὸ πονηρὸν δαιμόνιον ἀπέκτεινεν αὐτοὺς πρὶν ἢ γενέσθαι αὐτοὺς μετ’ αὐτῆς ὡς ἐν γυναιξίν. καὶ εἶπαν αὐτῇ Οὐ συνίεις ἀποπνίγουσά σου τοὺς ἄνδρας; ἤδη ἑπτὰ ἔσχες καὶ ἑνὸς αὐτῶν οὐκ ὠνάσθης.
Lettura Ortodossaperché era stata data a sette uomini, e ⓘ, il ⓘ malvagio, li aveva uccisi prima che si unissero a lei come si fa con le mogli. E le dissero: Non capisci che soffochi i tuoi mariti? Già sette ne hai avuti e di nessuno hai goduto.
9
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)τί ἡμᾶς μαστιγοῖς; εἰ ἀπέθαναν, βάδιζε μετ’ αὐτῶν· μὴ ἴδοιμέν σου υἱὸν ἢ θυγατέρα εἰς τὸν αἰῶνα.
Lettura OrtodossaPerché ci percuoti? Se sono morti, va' con loro; che non vediamo mai un tuo figlio o una tua figlia!
10
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ταῦτα ἀκούσασα ἐλυπήθη σφόδρα ὥστε ἀπάγξασθαι. καὶ εἶπεν Μία μέν εἰμι τῷ πατρί μου· ἐὰν ποιήσω τοῦτο, ὄνειδος αὐτῷ ἐστιν, καὶ τὸ γῆρας αὐτοῦ κατάξω μετ’ ὀδύνης εἰς ᾅδου.
Lettura OrtodossaUdito questo, si afflisse tanto da voler porre fine ai suoi giorni; ma disse: Sono l'unica di mio padre; se faccio questo, è obbrobrio per lui, e farò scendere la sua canizie con dolore allo ⓘ.
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἐδεήθη πρὸς τῇ θυρίδι καὶ εἶπεν Εὐλογητὸς εἶ, κύριε ὁ θεός μου, καὶ εὐλογητὸν τὸ ὄνομά σου τὸ ἅγιον καὶ ἔντιμον εἰς τοὺς αἰῶνας· εὐλογήσαισάν σε πάντα τὰ ἔργα σου εἰς τὸν αἰῶνα.
Lettura OrtodossaE supplicò presso la finestra e disse: ⓘ, Signore mio Dio, e benedetto il tuo ⓘ santo e venerabile nei secoli; ti benedicano tutte le tue opere in eterno.
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ νῦν, κύριε, τοὺς ὀφθαλμούς μου καὶ τὸ πρόσωπόν μου εἰς σὲ δέδωκα·
Lettura OrtodossaE ora, Signore, a te ho rivolto gli occhi e il volto:
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)εἰπὸν ἀπολῦσαί με ἀπὸ τῆς γῆς καὶ μὴ ἀκοῦσαί με μηκέτι ὀνειδισμόν.
Lettura Ortodossadi' che io sia liberata dalla terra e non oda più obbrobrio.
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)σὺ γινώσκεις, κύριε, ὅτι καθαρά εἰμι ἀπὸ πάσης ἁμαρτίας ἀνδρὸς
Lettura OrtodossaTu sai, Signore, che sono ⓘ da ogni peccato con uomo,
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ οὐκ ἐμόλυνα τὸ ὄνομά μου οὐδὲ τὸ ὄνομα τοῦ πατρός μου ἐν τῇ γῇ τῆς αἰχμαλωσίας μου. μονογενής εἰμι τῷ πατρί μου, καὶ οὐχ ὑπάρχει αὐτῷ παιδίον, ὃ κληρονομήσει αὐτόν, οὐδὲ ἀδελφὸς ἐγγὺς οὐδὲ ὑπάρχων αὐτῷ υἱός, ἵνα συντηρήσω ἐμαυτὴν αὐτῷ γυναῖκα. ἤδη ἀπώλοντό μοι ἑπτά· ἵνα τί μοι ζῆν; καὶ εἰ μὴ δοκεῖ σοι ἀποκτεῖναί με, ἐπίταξον ἐπιβλέψαι ἐπ’ ἐμὲ καὶ ἐλεῆσαί με καὶ μηκέτι ἀκοῦσαί με ὀνειδισμόν.
Lettura Ortodossae non ho contaminato il mio nome né il nome di mio padre nella terra della mia cattività. Sono ⓘ di mio padre, e non ha altro figlio che lo erediti, né fratello prossimo né figlio suo per cui io mi conservi sposa. Già me ne sono periti sette: a che vivere? E se non ti pare di uccidermi, ordina di volgere a me lo sguardo e di avere ⓘ di me, e che io non oda più obbrobrio.
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)Καὶ εἰσηκούσθη ἡ προσευχὴ ἀμφοτέρων ἐνώπιον τῆς δόξης τοῦ μεγάλου Ραφαηλ,
Lettura OrtodossaE fu esaudita la preghiera di entrambi davanti alla ⓘ del grande
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Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἀπεστάλη ἰάσασθαι τοὺς δύο, τοῦ Τωβιτ λεπίσαι τὰ λευκώματα καὶ Σαρραν τὴν τοῦ Ραγουηλ δοῦναι Τωβια τῷ υἱῷ Τωβιτ γυναῖκα καὶ δῆσαι Ασμοδαυν τὸ πονηρὸν δαιμόνιον, διότι Τωβια ἐπιβάλλει κληρονομῆσαι αὐτήν. ἐν αὐτῷ τῷ καιρῷ ἐπιστρέψας Τωβιτ εἰσῆλθεν εἰς τὸν οἶκον αὐτοῦ καὶ Σαρρα ἡ τοῦ Ραγουηλ κατέβη ἐκ τοῦ ὑπερῴου αὐτῆς.
Lettura Ortodossaⓘ, e fu mandato a guarire i due: a Tobìt per scrostare le macchie bianche degli occhi, e a Sara figlia di Raguel per darla in sposa a Tobia figlio di Tobìt, e per ⓘ Asmodeo il demonio malvagio, poiché a Tobia spettava di averla in eredità. In quel tempo Tobìt, tornato, entrò in casa sua, e Sara figlia di Raguel scese dalla sua stanza alta.
Approfondimento storico-halakhico

Tobia 3 intreccia due preghiere di disperazione che salgono nello stesso giorno da due luoghi lontani: quella di Tobit, divenuto cieco e umiliato dai rimproveri della moglie, e quella di Sara a Ecbatana di Media, che ha perduto sette mariti uccisi dal demonio Asmodeo prima della consumazione delle nozze ed è schernita dalle serve di casa. Entrambi, giunti al limite dell'angoscia, domandano a Dio la morte. La narrazione mostra però che le due suppliche sono ascoltate insieme: l'angelo Raffaele — il cui nome significa «El guarisce» — è inviato a risanare l'uno e l'altra, intrecciando i due destini nel matrimonio futuro di Tobia con Sara. Il capitolo è la cerniera teologica del libro: dalla disperazione orante alla provvidenza che opera attraverso la mediazione angelica.

Ricostruzione storica

La scena è ambientata nella diaspora orientale del post-esilio: Tobit è presentato come deportato della tribù di Neftali a Ninive sotto gli Assiri, mentre Sara vive a Ecbatana, capitale della Media. Il libro, pur fingendo un'ambientazione assira del VII secolo a.C., riflette le condizioni e le preoccupazioni del giudaismo della diaspora di epoca ellenistica, databile verosimilmente tra il III e il II secolo a.C. I temi centrali — la fedeltà alla Legge in terra straniera, l'endogamia entro la parentela, la sepoltura dei morti, l'elemosina come opera di giustizia — rispecchiano le angosce identitarie di comunità ebraiche minoritarie immerse in un contesto pagano. La preghiera di Tobit (vv. 3-5) legge la sventura collettiva dell'esilio non come destino arbitrario, ma nella categoria dell'alleanza: la dispersione fra le nazioni è conseguenza del «non ascolto» dei comandamenti, secondo lo schema deuteronomistico di benedizione e maledizione. Sara, dal canto suo, incarna il dramma della donna che, fedele e pura, è colpita da una sventura immeritata e teme di trascinare nel dolore la canizie del padre privandolo dell'unica erede.

Note testuali

Tobia appartiene ai libri deuterocanonici: è presente nella Settanta greca e nel canone cristiano dell'Antico Testamento (cattolico e ortodosso), ma è assente dalla Bibbia ebraica (Tanàk) e dal canone rabbinico. La colonna «ebraico» resta perciò vuota: è un dato testuale, non una lacuna. Il testo qui tradotto è il greco della Settanta, che per Tobia presenta due principali recensioni: una forma breve (testimoniata dal Codice Vaticano e dall'Alessandrino) e una forma lunga, più ricca, conservata soprattutto dal Codice Sinaitico. La versione greca non è l'originale assoluto: l'antichità semitica del libro è confermata dai ritrovamenti di Qumran, dove sono emersi quattro manoscritti aramaici e uno ebraico (4Q196-4Q200), che attestano la circolazione del testo in lingua semitica già nel II-I secolo a.C. Diversi termini greci lasciano trasparire un sostrato semitico: eleēmosýnai kaì alḗtheia (v. 2) calca il binomio di alleanza chèsed ve-emèt; eulogētòs eî (v. 11) riproduce la formula liturgica ebraica barùkh attà; háidēs (v. 10) traduce Sheòl. Si segnala una variante di recensione al v. 16: la forma lunga riferisce la grandezza e la gloria a Dio («davanti alla gloria del grande Dio»), mentre la forma breve qui tradotta lega l'epiteto «grande» direttamente a Raffaele.

Ricezione ebraica e parallelismi

Pur non essendo stato canonizzato dai rabbini, Tobia condivide motivi che riaffiorano nella tradizione ebraica. La figura di Asmodeo (Ashmedài) ricompare nel Talmud babilonese, dove è chiamato «re dei demoni» ed è protagonista del celebre ciclo aggadico legato a Salomone nel trattato Gittin (b. Gittin 68a-b): segno che il personaggio circolava nell'immaginario giudaico ben oltre il libro di Tobia, all'interno di una demonologia post-esilica condivisa. Il nome stesso, Ashmedài, è collegato dagli studiosi all'iranico Aēšma-daēva, «demone dell'ira», indizio dei contatti tra angelologia-demonologia giudaica e mondo persiano nel periodo del Secondo Tempio. Anche la pratica dell'elemosina (tzedaqàh) come opera meritoria che «libera dalla morte» — cardine di tutto il libro — trova ampia eco nella tradizione sapienziale e rabbinica successiva. Non si deve tuttavia affermare che i maestri abbiano accolto Tobia nel canone: la sua autorità resta esterna al corpus rabbinico, e i paralleli vanno intesi come patrimonio narrativo comune, non come ricezione canonica.

Aggadah e temi

Il capitolo costruisce un dittico narrativo di rara simmetria. Le due preghiere, pronunciate «nello stesso giorno» (v. 7), si specchiano: Tobit confessa il peccato corporativo del popolo e chiede di essere «sciolto» per divenire «terra», con un'eco esplicita di Genesi 3,19 (il ritorno alla polvere); Sara, ingiustamente accusata di essere una vedova omicida, protesta la propria innocenza e implora di non «contaminare» il nome paterno con il suicidio. Il motivo di Sheòl/Ade attraversa entrambe le voci: la discesa al regno dei morti è temuta sia come liberazione sia come obbrobrio. Sul piano simbolico, Sara resiste verosimilmente alla tentazione del suicidio proprio per non infliggere al padre un'ulteriore vergogna, scegliendo la preghiera al posto della morte autoinflitta. Il demonio Asmodeo è figura narrativa dell'ostacolo che impedisce la vita e la generazione, non un principio dualistico cosmico: viene «legato» (dêsai, v. 17) dall'angelo e resta interamente subordinato al giudizio di Dio. Il capitolo afferma così, contro ogni dualismo, la signoria assoluta del Creatore anche sulle potenze del male.

Ricezione patristica e neotestamentaria

Tobia fu largamente accolto e citato dai Padri della Chiesa. Cipriano di Cartagine, nel trattato De opere et eleemosynis, fonda buona parte della sua teologia dell'elemosina proprio sul libro di Tobia, citando l'esortazione di Tobit al figlio. Ambrogio di Milano dedicò al patriarca un'intera opera, il De Tobia, leggendone la vicenda in chiave morale e antiusuraria. Agostino, nel De doctrina christiana, annovera Tobia tra i libri delle Scritture canoniche ricevute dalla Chiesa. La figura di Raffaele, «uno dei sette angeli che stanno davanti alla gloria del Signore» (Tb 12,15), ha alimentato l'angelologia cristiana e si riflette, secondo molti commentatori, nei «sette spiriti» dell'Apocalisse (Ap 1,4; 8,2). Il tema della preghiera che sale «davanti alla gloria» di Dio e dell'angelo che presenta le suppliche dei giusti riecheggia in Ap 8,3-4, dove un angelo offre l'incenso con le preghiere dei santi. L'insistenza del libro sull'elemosina come opera che «purifica da ogni peccato» (Tb 12,9) è inoltre vicina all'esortazione di 1 Pietro 4,8 sulla carità che «copre una moltitudine di peccati».

Osservanza e liturgia

Nelle Chiese che ne riconoscono la canonicità, Tobia ha avuto un posto stabile nella catechesi e nella liturgia, in particolare come modello di pietà familiare, di carità verso i poveri e di matrimonio vissuto nel timore di Dio. La preghiera degli sposi Tobia e Sara (Tb 8) è entrata nei riti nuziali come paradigma dell'unione coniugale orientata non alla passione ma alla santità e alla discendenza. Il capitolo 3, con le sue due suppliche, è letto come scuola di preghiera nella prova: la confessione corporativa del peccato di Tobit insegna a riconoscere la giustizia di Dio anche nella sventura, mentre la supplica di Sara mostra la fiducia che persevera nell'innocenza oltraggiata. La figura di Raffaele, «medicina di Dio», è venerata come patrono dei malati, dei viaggiatori e dei fidanzati. Sul piano spirituale, il libro insegna che l'elemosina (tzedaqàh), la sepoltura dei morti e la fedeltà coniugale sono le opere concrete in cui la fede della diaspora si fa giustizia operante, e che la preghiera dei giusti non cade nel vuoto ma è raccolta davanti alla gloria divina.

Domande Frequenti

Perché la colonna ebraica di Tobia 3 è vuota?

Tobia è deuterocanonico, non incluso nel canone masoretico: l'assenza del testo ebraico (MT) è un dato testuale, non una lacuna. A Qumran è attestato in aramaico (4Q197), proprio per i versetti 3:6 e 3:11-15.

Chi è Asmodeo?

È un demonio della demonologia post-esilica (cfr. l'iranico Aeshma-daeva): figura narrativa dell'ostacolo, non principio dualistico cosmico. Viene «legato» dall'angelo guaritore e resta subordinato al giudizio di Dio.

Perché Tobit confessa i peccati dei padri?

È la teologia dell'esilio: la sventura è letta nella categoria dell'alleanza (il non-ascolto dei comandamenti conduce alla dispersione), in confessione corporativa, non come destino arbitrario.

Riferimenti biblici