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Tobia 5 — Raffaele in incognito e la pietà della diaspora

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Tobia 5 — Raffaele in incognito e la pietà della diaspora

1
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)Καὶ ἀποκριθεὶς Τωβιας εἶπεν αὐτῷ Πάτερ, ποιήσω πάντα, ὅσα ἐντέταλσαί μοι·
Lettura OrtodossaE Tobia rispose al padre: «Padre, farò tutto ciò che mi hai comandato;
2
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ἀλλὰ πῶς δυνήσομαι λαβεῖν τὸ ἀργύριον καὶ οὐ γινώσκω αὐτόν;
Lettura Ortodossama come potrò riavere il denaro, se non conosco l'uomo presso cui è in deposito?»
3
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἔδωκεν αὐτῷ τὸ χειρόγραφον καὶ εἶπεν αὐτῷ Ζήτησον σεαυτῷ ἄνθρωπον, ὃς συμπορεύσεταί σοι, καὶ δώσω αὐτῷ μισθόν, ἕως ζῶ· καὶ λαβὲ πορευθεὶς τὸ ἀργύριον.
Lettura OrtodossaAllora gli consegnò il ⓘ e gli disse: «Cércati un uomo che faccia il cammino con te — io gli darò il salario finché vivo — e va' a riprendere il denaro».
4
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπορεύθη ζητῆσαι ἄνθρωπον καὶ εὗρεν τὸν Ραφαηλ, ὃς ἦν ἄγγελος, καὶ οὐκ ᾔδει·
Lettura OrtodossaEd egli uscì a cercare un uomo, e trovò ⓘ, che era un ⓘ, e Tobia non lo sapeva;
5
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Εἰ δύναμαι πορευθῆναι μετὰ σοῦ ἐν Ῥάγοις τῆς Μηδίας, καὶ εἰ ἔμπειρος εἶ τῶν τόπων;
Lettura Ortodossae gli disse: «Posso venire con te a ⓘ? Sei pratico di quei luoghi?»
6
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ ὁ ἄγγελος Πορεύσομαι μετὰ σοῦ καὶ τῆς ὁδοῦ ἐμπειρῶ καὶ παρὰ Γαβαηλ τὸν ἀδελφὸν ἡμῶν ηὐλίσθην.
Lettura OrtodossaGli rispose il messaggero: «Verrò con te; conosco la strada e ho già alloggiato presso ⓘ, nostro fratello».
7
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Τωβιας Ὑπόμεινόν με, καὶ ἐρῶ τῷ πατρί μου.
Lettura OrtodossaE Tobia disse: «Aspettami, e lo riferirò a mio padre».
8
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Πορεύου καὶ μὴ χρονίσῃς.
Lettura OrtodossaE quello disse: «Va', e non tardare».
9
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἰσελθὼν εἶπεν τῷ πατρί Ἰδοὺ εὕρηκα ὃς συμπορεύσεταί μοι. ὁ δὲ εἶπεν Φώνησον αὐτὸν πρός με, ἵνα ἐπιγνῶ ποίας φυλῆς ἐστιν καὶ εἰ πιστὸς τοῦ πορευθῆναι μετὰ σοῦ.
Lettura OrtodossaEntrato, disse al padre: «Ecco, ho trovato chi verrà con me». Ed egli rispose: «Chiamalo da me, perché sappia di quale ⓘ è, e se è fidato per andare con te».
10
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἐκάλεσεν αὐτόν, καὶ εἰσῆλθεν, καὶ ἠσπάσαντο ἀλλήλους.
Lettura OrtodossaLo chiamò, quello entrò, e si salutarono l'un l'altro.
11
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Τωβιτ Ἄδελφε, ἐκ ποίας φυλῆς καὶ ἐκ ποίας πατρίδος σὺ εἶ; ὑπόδειξόν μοι.
Lettura OrtodossaE gli disse Tobìt: «Fratello, da quale tribù e da quale ⓘ vieni? Dimmelo».
12
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Φυλὴν καὶ πατριὰν σὺ ζητεῖς ἢ μίσθιον, ὃς συμπορεύσεται μετὰ τοῦ υἱοῦ σου; καὶ εἶπεν αὐτῷ Τωβιτ Βούλομαι, ἄδελφε, ἐπιγνῶναι τὸ γένος σου καὶ τὸ ὄνομα.
Lettura OrtodossaQuello rispose: «Cerchi una tribù e un casato, o un ⓘ che vada con tuo figlio?» E Tobìt: «Voglio conoscere, fratello, la tua ⓘ e il tuo nome».
13
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ εἶπεν Ἐγὼ Αζαριας Ανανιου τοῦ μεγάλου, τῶν ἀδελφῶν σου.
Lettura OrtodossaEd egli disse: «Io sono ⓘ, figlio di Chananyà il grande, dei tuoi fratelli».
14
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῷ Ὑγιαίνων ἔλθοις, ἄδελφε· καὶ μή μοι ὀργισθῇς ὅτι ἐζήτησα τὴν φυλήν σου καὶ τὴν πατριάν σου ἐπιγνῶναι. καὶ σὺ τυγχάνεις ἀδελφός μου ἐκ τῆς καλῆς καὶ ἀγαθῆς γενεᾶς· ἐπεγίνωσκον γὰρ ἐγὼ Ανανιαν καὶ Ιαθαν τοὺς υἱοὺς Σεμειου τοῦ μεγάλου, ὡς ἐπορευόμεθα κοινῶς εἰς Ιεροσόλυμα προσκυνεῖν ἀναφέροντες τὰ πρωτότοκα καὶ τὰς δεκάτας τῶν γενημάτων, καὶ οὐκ ἐπλανήθησαν ἐν τῇ πλάνῃ τῶν ἀδελφῶν ἡμῶν. ἐκ ῥίζης καλῆς εἶ, ἄδελφε.
Lettura OrtodossaE gli disse: «Vieni in pace, fratello, e non adirarti perché ho voluto conoscere la tua tribù e il tuo casato. Tu sei mio fratello, di stirpe buona e nobile: conoscevo Chananyà e Natàn, figli di Shemaià il grande, quando salivamo insieme a Gerusalemme a ⓘ, portando i ⓘ e le ⓘ dei prodotti; e non si smarrirono nello smarrimento dei nostri fratelli. Sei di buona radice, fratello».
15
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ἀλλ’ εἰπόν μοι τίνα σοι ἔσομαι μισθὸν διδόναι· δραχμὴν τῆς ἡμέρας καὶ τὰ δέοντά σοι ὡς καὶ τῷ υἱῷ μου;
Lettura Ortodossa«Ma dimmi: che salario ti darò? Una ⓘ al giorno e il necessario, come per mio figlio».
16
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἔτι προσθήσω σοι ἐπὶ τὸν μισθόν, ἐὰν ὑγιαίνοντες ἐπιστρέψητε.
Lettura Ortodossa«E aggiungerò al salario, se tornerete sani».
17
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εὐδόκησαν οὕτως. καὶ εἶπεν πρὸς Τωβιαν Ἕτοιμος γίνου πρὸς τὴν ὁδόν· καὶ εὐοδωθείητε. καὶ ἡτοίμασεν ὁ υἱὸς αὐτοῦ τὰ πρὸς τὴν ὁδόν. καὶ εἶπεν αὐτῷ ὁ πατὴρ αὐτοῦ Πορεύου μετὰ τοῦ ἀνθρώπου· ὁ δὲ ἐν τῷ οὐρανῷ οἰκῶν θεὸς εὐοδώσει τὴν ὁδὸν ὑμῶν, καὶ ὁ ἄγγελος αὐτοῦ συμπορευθήτω ὑμῖν. καὶ ἐξῆλθαν ἀμφότεροι ἀπελθεῖν καὶ ὁ κύων τοῦ παιδαρίου μετ’ αὐτῶν. –
Lettura OrtodossaE si accordarono. Disse poi a Tobia: «Sii pronto per il cammino; buon viaggio». E suo figlio preparò l'occorrente. E il padre gli disse: «Va' con quest'uomo; e ⓘ ⓘ il vostro cammino, e il suo messaggero vada con voi». E uscirono entrambi, e con loro il ⓘ del ragazzo.
18
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ἔκλαυσεν δὲ Αννα ἡ μήτηρ αὐτοῦ καὶ εἶπεν πρὸς Τωβιτ Τί ἐξαπέστειλας τὸ παιδίον ἡμῶν; ἢ οὐχὶ ἡ ῥάβδος τῆς χειρὸς ἡμῶν ἐστιν ἐν τῷ εἰσπορεύεσθαι αὐτὸν καὶ ἐκπορεύεσθαι ἐνώπιον ἡμῶν;
Lettura OrtodossaMa Anna, sua madre, pianse e disse a Tobìt: «Perché hai mandato via il nostro bambino? Non è lui il ⓘ nel suo entrare e uscire davanti a noi?
19
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ἀργύριον τῷ ἀργυρίῳ μὴ φθάσαι, ἀλλὰ περίψημα τοῦ παιδίου ἡμῶν γένοιτο·
Lettura OrtodossaDenaro a denaro non si aggiunga: sia esso il ⓘ del nostro bambino!
20
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ὡς γὰρ δέδοται ἡμῖν ζῆν παρὰ τοῦ κυρίου, τοῦτο ἱκανὸν ἡμῖν ὑπάρχει.
Lettura OrtodossaCome ci è dato di vivere da ⓘ, questo ci basta».
21
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν αὐτῇ Τωβιτ Μὴ λόγον ἔχε, ἀδελφή· ὑγιαίνων ἐλεύσεται, καὶ οἱ ὀφθαλμοί σου ὄψονται αὐτόν·
Lettura OrtodossaE le disse Tobìt: «Non darti pensiero, sorella; tornerà sano, e i tuoi occhi lo vedranno;
22
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)ἄγγελος γὰρ ἀγαθὸς συμπορεύσεται αὐτῷ, καὶ εὐοδωθήσεται ἡ ὁδὸς αὐτοῦ, καὶ ὑποστρέψει ὑγιαίνων.
Lettura Ortodossaun ⓘ andrà con lui: il suo cammino sarà prospero, e tornerà sano».
23
Ebraico (MT)[Libro deuterocanonico: testo greco della Settanta (LXX); non presente nel Testo Masoretico ebraico.]
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπαύσατο κλαίουσα.
Lettura OrtodossaE cessò di piangere.
Approfondimento storico-halakhico

Tobia 5 mette in scena l'episodio attorno al quale ruota l'intero racconto: l'ingaggio del compagno di viaggio che si rivelerà essere l'angelo Refaèl («El guarisce»), presentatosi sotto il falso nome di «Azaryà figlio di Chananyà», parente di Tobìt. Il vecchio Tobìt, cieco e convinto di essere prossimo alla morte, invia il figlio Tobia a Rage di Media per recuperare un deposito di denaro affidato anni prima a Gabaèl. Il capitolo intreccia tre fili: la premura halakhica del padre per l'identità del compagno, l'ironia drammatica dell'incognito angelico, e il pianto della madre Anna, che teme di perdere «il bastone della propria mano». Si chiude con un dettaglio celebre e domestico — il cane che segue il ragazzo — unicum nella narrativa biblica.

Ricostruzione storica

Il libro di Tobia è ambientato nella diaspora assira del VII secolo a.C., presso la comunità deportata di Ninive e dei territori medi, ma è composizione assai più tarda, verosimilmente del III-II secolo a.C., in ambiente giudaico-orientale. Il capitolo riflette le condizioni reali della vita ebraica in esilio: i depositi di denaro affidati a connazionali fidati con ricevuta autografa (il cheirógraphon), i viaggi commerciali attraverso l'altopiano iranico, la rete di solidarietà fondata sul vincolo di «fratellanza» tra israeliti. L'interrogatorio di Tobìt sulla tribù e sul casato del forestiero (vv. 11-14) non è curiosità oziosa ma cura dell'identità etnico-religiosa: in terra straniera, riconoscere il lignaggio significa garantire l'affidabilità e preservare l'appartenenza al popolo. Il riferimento ai pellegrinaggi a Gerusalemme con primogeniti e decime colloca la famiglia di Tobìt tra i fedeli osservanti che, anche dal Nord, non «si smarrirono nello smarrimento dei fratelli» — allusione allo scisma cultuale del regno settentrionale.

Note testuali

Il testo qui tradotto è il greco della Settanta, che per Tobia ci è giunto in più recensioni: la forma breve (GI, codici Vaticano e Alessandrino) e la forma lunga (GII, codice Sinaitico), generalmente ritenuta più antica e più vicina all'originale. Questo capitolo segue la tradizione greca disponibile nell'edizione di riferimento. Tobia è libro deuterocanonico: presente nella Settanta e nel canone cristiano dell'Antico Testamento (cattolico e ortodosso), è invece assente dalla Bibbia ebraica masoretica e dal canone rabbinico. Per questo la colonna «ebraico» dei testi paralleli resta vuota: è un dato testuale, non una lacuna. L'antichità del libro e il suo sostrato semitico sono confermati dai ritrovamenti di Qumran, dove sono emersi frammenti aramaici (4Q196-199, designati 4QTobit) e uno ebraico (4Q200): tali manoscritti attestano che il greco traduce un originale semitico, aramaico o ebraico, e fanno cadere la vecchia ipotesi di una composizione interamente greca. La menzione del «cane» (v. 17), assente in alcuni testimoni latini ma presente nel greco, è una delle varianti caratteristiche di questa tradizione tessuta.

Ricezione ebraica e parallelismi

Pur fuori dal canone rabbinico, Tobia condivide un patrimonio di temi con la letteratura giudaica antica e ne trova echi nella tradizione successiva. Il motivo dell'angelo che accompagna e protegge il viaggiatore appartiene all'angelologia post-esilica che si sviluppa anche nel giudaismo: l'idea del malʾàkh custode che guida i passi del giusto trova consonanza con la preghiera del viaggio (Tefillàt ha-Dèrekh) della tradizione ebraica, che invoca la guida e la protezione lungo il cammino. Il nome stesso di Refaèl appartiene alla schiera dei sette arcangeli enumerata nella letteratura enochica (1 Enoch 20), corpus circolante in ambiente giudaico del Secondo Tempio. Centrale in tutto il libro è inoltre la tzedaqàh / elemosina e la sepoltura dei morti come opere di misericordia: temi che la tradizione rabbinica esalterà come pilastri della pietà (cfr. il principio che la carità «salva dalla morte», risonante con Proverbi 10,2 e 11,4, versetto che Tobia 4,10 e 12,9 riprendono quasi alla lettera). Va ribadito con chiarezza: i maestri rabbinici non canonizzarono Tobia; questi paralleli segnalano un comune retroterra tematico, non un'autorità riconosciuta al libro.

Aggadah e temi

Il capitolo è costruito su una raffinata ironia narrativa: il lettore sa fin dal v. 4 che il compagno è Refaèl, «El guarisce», mentre i personaggi lo ignorano. L'angelo si vela dietro il nome teoforo «Azaryà» («El ha soccorso») e «figlio di Chananyà» («El ha avuto pietà»): nomi che dicono in cifra la verità mentre la nascondono, perché ogni soccorso e ogni guarigione del racconto vengono in realtà da Dio per mezzo del suo messaggero. La premura di Tobìt per la genealogia diventa così, sul piano aggadico, una domanda senza risposta vera: il forestiero appartiene a una «tribù» e a una «radice» infinitamente più alta di quanto il vecchio possa immaginare. Il pianto di Anna (vv. 18-20) introduce la nota umana e materna: il figlio è «il bastone della nostra mano», sostegno della vecchiaia; il suo grido «il denaro non valga nulla, sia esso il riscatto del nostro bambino» usa un lessico espiatorio (perípsema) come iperbole d'affetto, non come dottrina sacrificale. La risposta di Tobìt — «un angelo buono andrà con lui» — è promessa fiduciosa che il lettore sa già adempiuta.

Ricezione patristica e neotestamentaria

I Padri della Chiesa lessero e citarono Tobia come Scrittura edificante. Cipriano di Cartagine, nel trattato De opere et eleemosynis, fa largo uso del libro come prova scritturale del valore salvifico dell'elemosina, citando esplicitamente l'insegnamento di Tobit al figlio. Ambrogio di Milano dedicò all'argomento un'opera intera, il De Tobia, polemica contro l'usura che muove dall'esempio del patriarca. Agostino, nel De doctrina christiana, richiama Tobia 4 sulla regola d'oro in forma negativa. La figura dell'arcangelo Raffaele, «uno dei sette che stanno davanti alla gloria del Signore» (Tobia 12,15), è confluita nell'angelologia cristiana e risuona nell'Apocalisse di Giovanni con i «sette spiriti» e i sette angeli davanti al trono (Apocalisse 1,4; 8,2). Sul piano neotestamentario, l'esaltazione dell'elemosina come tesoro presso Dio che caratterizza Tobia (4,9: «accumuli un buon tesoro per il giorno della necessità») offre lo sfondo all'insegnamento evangelico sul «tesoro nei cieli» (Matteo 6,20; Luca 12,33). La protezione angelica del viaggiatore innocente prefigura inoltre il tema dell'angelo custode che la tradizione cristiana fonda su Matteo 18,10 e Salmo 91,11.

Osservanza e liturgia

Tobia 5 illustra in azione una pietà domestica fatta di pratiche concrete: la fedeltà ai pellegrinaggi e alle offerte cultuali (primogeniti e decime), la solidarietà economica tra correligionari, il rispetto per il lavoro salariato («gli darò il salario finché vivo»), la benedizione del cammino affidata a «Dio che abita nei cieli». Quest'ultima espressione è la tipica circonlocuzione diasporica: nominare la trascendenza divina senza pronunciare il Nome, riverenza che il greco rende con «il Signore» (kýrios). Nella tradizione cristiana, il libro di Tobia ha avuto larga risonanza liturgica e catechetica come modello di vita familiare timorata di Dio, di carità verso i poveri e i defunti, e di fiducia nella provvidenza che cammina, in incognito, accanto a chi parte. La preghiera del padre che affida il figlio all'angelo è divenuta archetipo dell'invocazione di protezione per chi è in viaggio.

Domande Frequenti

Perché la colonna ebraica di Tobia 5 è vuota?

Tobia è un libro deuterocanonico composto in greco su sostrato aramaico, non incluso nel canone masoretico: l'assenza del testo ebraico (MT) è un dato testuale, non una lacuna. A Qumran è però attestato in aramaico (4Q197).

Chi è davvero «Azaria figlio di Anania»?

È l'angelo Raffaele («El guarisce») in incognito. I nomi che assume sono teofori e creano un'ironia narrativa: resta figura di provvidenza che accompagna, non ipostasi divina.

Perché Tobit interroga l'accompagnatore su tribù e famiglia?

È la cura dell'identità in esilio: endogamia, lignaggio, fedeltà al pellegrinaggio di Gerusalemme con primogeniti e decime, e il non «smarrirsi nello smarrimento dei fratelli», cioè l'anti-sincretismo dell'esilio.

Tobia 5 conferma l'angelologia ebraica antica?

Sì: Tb 5:4 è un testo-chiave dell'angelologia post-esilica. L'angelo è custode-accompagnatore, distinto da Dio; negli ambienti più tradizionalisti questo sviluppo non fu mai accettato pienamente.

Riferimenti biblici