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Proverbi 10 — i Mishlè Shelomòh: le due vie e la memoria del giusto

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Proverbi 10 — i Mishlè Shelomòh: le due vie e la memoria del giusto

Proverbi 10,1-32·MT (OSHB) + LXX·3/8
1
Ebraico (MT)משלי שלמה בן חכם ישמח אב ובן כסיל תוגת אמו
Septuaginta (LXX)Υἱὸς σοφὸς εὐφραίνει πατέρα, υἱὸς δὲ ἄφρων λύπη τῇ μητρί.
Lettura Ortodossaⓘ. Il ⓘ rallegra il padre, mentre il figlio ⓘ è ⓘ per sua madre.
2
Ebraico (MT)לא יועילו אוצרות רשע וצדקה תציל ממות
Septuaginta (LXX)οὐκ ὠφελήσουσιν θησαυροὶ ἀνόμους, δικαιοσύνη δὲ ῥύσεται ἐκ θανάτου.
Lettura OrtodossaNon giovano i ⓘ, ma la ⓘ libera dalla morte.
3
Ebraico (MT)לא ירעיב יהוה נפש צדיק והות רשעים יהדף
Septuaginta (LXX)οὐ λιμοκτονήσει κύριος ψυχὴν δικαίαν, ζωὴν δὲ ἀσεβῶν ἀνατρέψει.
Lettura OrtodossaNon lascia il ⓘ patire la fame all'ⓘ del ⓘ, ma respinge l'ⓘ degli empi.
4
Ebraico (MT)ראש עשה כף רמיה ויד חרוצים תעשיר
Septuaginta (LXX)a υἱὸς πεπαιδευμένος σοφὸς ἔσται, τῷ δὲ ἄφρονι διακόνῳ χρήσεται.
Lettura Ortodossaⓘ la ⓘ, ma la mano dei ⓘ arricchisce.
5
Ebraico (MT)אגר בקיץ בן משכיל נרדם בקציר בן מביש
Septuaginta (LXX)διεσώθη ἀπὸ καύματος υἱὸς νοήμων, ἀνεμόφθορος δὲ γίνεται ἐν ἀμήτῳ υἱὸς παράνομος.
Lettura OrtodossaChi raccoglie d'estate è figlio ⓘ; chi dorme alla ⓘ è figlio che copre di vergogna.
6
Ebraico (MT)ברכות לראש צדיק ופי רשעים יכסה חמס
Septuaginta (LXX)εὐλογία κυρίου ἐπὶ κεφαλὴν δικαίου, στόμα δὲ ἀσεβῶν καλύψει πένθος ἄωρον.
Lettura Ortodossaⓘ sul capo del giusto, ma la bocca degli empi ⓘ.
7
Ebraico (MT)זכר צדיק לברכה ושם רשעים ירקב
Septuaginta (LXX)μνήμη δικαίων μετ’ ἐγκωμίων, ὄνομα δὲ ἀσεβοῦς σβέννυται.
Lettura OrtodossaLa ⓘ, ma il nome degli empi ⓘ.
8
Ebraico (MT)חכם לב יקח מצות ואויל שפתים ילבט
Septuaginta (LXX)σοφὸς καρδίᾳ δέξεται ἐντολάς, ὁ δὲ ἄστεγος χείλεσιν σκολιάζων ὑποσκελισθήσεται.
Lettura OrtodossaIl ⓘ accoglie i ⓘ, ma lo stolto di labbra ⓘ.
9
Ebraico (MT)הולך בתם ילך בטח ומעקש דרכיו יודע
Septuaginta (LXX)ὃς πορεύεται ἁπλῶς, πορεύεται πεποιθώς, ὁ δὲ διαστρέφων τὰς ὁδοὺς αὐτοῦ γνωσθήσεται.
Lettura OrtodossaChi cammina nell'ⓘ cammina sicuro, ma chi ⓘ sarà smascherato.
10
Ebraico (MT)קרץ עין יתן עצבת ואויל שפתים ילבט
Septuaginta (LXX)ὁ ἐννεύων ὀφθαλμοῖς μετὰ δόλου συνάγει ἀνδράσι λύπας, ὁ δὲ ἐλέγχων μετὰ παρρησίας εἰρηνοποιεῖ.
Lettura OrtodossaChi ⓘ causa dolore, e lo stolto di labbra sarà travolto.
11
Ebraico (MT)מקור חיים פי צדיק ופי רשעים יכסה חמס
Septuaginta (LXX)πηγὴ ζωῆς ἐν χειρὶ δικαίου, στόμα δὲ ἀσεβοῦς καλύψει ἀπώλεια.
Lettura Ortodossaⓘ è la bocca del giusto, ma la bocca degli empi cela violenza.
12
Ebraico (MT)שנאה תעורר מדנים ועל כל פשעים תכסה אהבה
Septuaginta (LXX)μῖσος ἐγείρει νεῖκος, πάντας δὲ τοὺς μὴ φιλονεικοῦντας καλύπτει φιλία.
Lettura OrtodossaL'ⓘ suscita ⓘ, ma su tutte le colpe l'ⓘ.
13
Ebraico (MT)בשפתי נבון תמצא חכמה ושבט לגו חסר לב
Septuaginta (LXX)ὃς ἐκ χειλέων προφέρει σοφίαν, ῥάβδῳ τύπτει ἄνδρα ἀκάρδιον.
Lettura OrtodossaSulle labbra dell'ⓘ si trova sapienza, ma il ⓘ è per il dorso di chi è ⓘ.
14
Ebraico (MT)חכמים יצפנו דעת ופי אויל מחתה קרבה
Septuaginta (LXX)σοφοὶ κρύψουσιν αἴσθησιν, στόμα δὲ προπετοῦς ἐγγίζει συντριβῇ.
Lettura OrtodossaI saggi ⓘ la conoscenza, ma la bocca dello stolto è rovina imminente.
15
Ebraico (MT)הון עשיר קרית עזו מחתת דלים רישם
Septuaginta (LXX)κτῆσις πλουσίων πόλις ὀχυρά, συντριβὴ δὲ ἀσεβῶν πενία.
Lettura OrtodossaLa ricchezza del ricco è la sua ⓘ, ma rovina dei ⓘ è la loro miseria.
16
Ebraico (MT)פעלת צדיק לחיים תבואת רשע לחטאת
Septuaginta (LXX)ἔργα δικαίων ζωὴν ποιεῖ, καρποὶ δὲ ἀσεβῶν ἁμαρτίας.
Lettura OrtodossaIl ⓘ del giusto è per la vita, ma il prodotto dell'empio è per il peccato.
17
Ebraico (MT)ארח לחיים שומר מוסר ועוזב תוכחת מתעה
Septuaginta (LXX)ὁδοὺς δικαίας ζωῆς φυλάσσει παιδεία, παιδεία δὲ ἀνεξέλεγκτος πλανᾶται.
Lettura OrtodossaÈ ⓘ chi custodisce il ⓘ, ma chi abbandona il ⓘ si smarrisce.
18
Ebraico (MT)מכסה שנאה שפתי שקר ומוצא דבה הוא כסיל
Septuaginta (LXX)καλύπτουσιν ἔχθραν χείλη δίκαια, οἱ δὲ ἐκφέροντες λοιδορίας ἀφρονέστατοί εἰσιν.
Lettura OrtodossaChi nasconde odio ha labbra menzognere, e chi spande ⓘ è uno stolto.
19
Ebraico (MT)ברב דברים לא יחדל פשע וחשך שפתיו משכיל
Septuaginta (LXX)ἐκ πολυλογίας οὐκ ἐκφεύξῃ ἁμαρτίαν, φειδόμενος δὲ χειλέων νοήμων ἔσῃ.
Lettura OrtodossaNel ⓘ non manca trasgressione, ma chi ⓘ è assennato.
20
Ebraico (MT)כסף נבחר לשון צדיק לב רשעים כמעט
Septuaginta (LXX)ἄργυρος πεπυρωμένος γλῶσσα δικαίου, καρδία δὲ ἀσεβοῦς ἐκλείψει.
Lettura Ortodossaⓘ è la lingua del giusto, ma il cuore degli empi vale ⓘ.
21
Ebraico (MT)שפתי צדיק ירעו רבים ואוילים בחסר לב ימותו
Septuaginta (LXX)χείλη δικαίων ἐπίσταται ὑψηλά, οἱ δὲ ἄφρονες ἐν ἐνδείᾳ τελευτῶσιν.
Lettura OrtodossaLe labbra del giusto ⓘ molti, ma gli stolti muoiono per mancanza di senno.
22
Ebraico (MT)ברכת יהוה היא תעשיר ולא יוסף עצב עמה
Septuaginta (LXX)εὐλογία κυρίου ἐπὶ κεφαλὴν δικαίου· αὕτη πλουτίζει, καὶ οὐ μὴ προστεθῇ αὐτῇ λύπη ἐν καρδίᾳ.
Lettura OrtodossaLa ⓘ, ed Egli ⓘ.
23
Ebraico (MT)כשחוק לכסיל עשות זמה וחכמה לאיש תבונה
Septuaginta (LXX)ἐν γέλωτι ἄφρων πράσσει κακά, ἡ δὲ σοφία ἀνδρὶ τίκτει φρόνησιν.
Lettura OrtodossaÈ come un ⓘ per lo stolto compiere ⓘ, mentre la sapienza è diletto per l'uomo di senno.
24
Ebraico (MT)מגורת רשע היא תבואנו ותאות צדיקים יתן
Septuaginta (LXX)ἐν ἀπωλείᾳ ἀσεβὴς περιφέρεται, ἐπιθυμία δὲ δικαίου δεκτή.
Lettura OrtodossaCiò che l'empio ⓘ lo raggiunge, ma il ⓘ dei giusti sarà concesso.
25
Ebraico (MT)כעבור סופה ואין רשע וצדיק יסוד עולם
Septuaginta (LXX)παραπορευομένης καταιγίδος ἀφανίζεται ἀσεβής, δίκαιος δὲ ἐκκλίνας σῴζεται εἰς τὸν αἰῶνα.
Lettura OrtodossaAl passare della ⓘ l'empio non è più, ma il giusto è ⓘ.
26
Ebraico (MT)כחמץ לשנים וכעשן לעינים כן העצל לשלחיו
Septuaginta (LXX)ὥσπερ ὄμφαξ ὀδοῦσι βλαβερὸν καὶ καπνὸς ὄμμασιν, οὕτως παρανομία τοῖς χρωμένοις αὐτήν.
Lettura OrtodossaCome l'ⓘ ai denti e il fumo agli occhi, così il ⓘ per chi lo manda.
27
Ebraico (MT)יראת יהוה תוסיף ימים ושנות רשעים תקצרנה
Septuaginta (LXX)φόβος κυρίου προστίθησιν ἡμέρας, ἔτη δὲ ἀσεβῶν ὀλιγωθήσεται.
Lettura OrtodossaIl ⓘ, ma gli anni degli empi si accorciano.
28
Ebraico (MT)תוחלת צדיקים שמחה ותקות רשעים תאבד
Septuaginta (LXX)ἐγχρονίζει δικαίοις εὐφροσύνη, ἐλπὶς δὲ ἀσεβῶν ὄλλυται.
Lettura OrtodossaL'attesa dei giusti è ⓘ, ma la speranza degli empi ⓘ.
29
Ebraico (MT)מעוז לתם דרך יהוה ומחתה לפעלי און
Septuaginta (LXX)ὀχύρωμα ὁσίου φόβος κυρίου, συντριβὴ δὲ τοῖς ἐργαζομένοις κακά.
Lettura Ortodossaⓘ è la via del ⓘ, ma rovina per gli operatori d'iniquità.
30
Ebraico (MT)צדיק לעולם בל ימוט ורשעים לא ישכנו ארץ
Septuaginta (LXX)δίκαιος τὸν αἰῶνα οὐκ ἐνδώσει, ἀσεβεῖς δὲ οὐκ οἰκήσουσιν γῆν.
Lettura OrtodossaIl giusto non ⓘ in eterno, ma gli empi non ⓘ la terra.
31
Ebraico (MT)פי צדיק ינוב חכמה ולשון תהפכות תכרת
Septuaginta (LXX)στόμα δικαίου ἀποστάζει σοφίαν, γλῶσσα δὲ ἀδίκου ἐξολεῖται.
Lettura OrtodossaLa bocca del giusto ⓘ sapienza, ma la lingua ⓘ sarà recisa.
32
Ebraico (MT)שפתי צדיק ידעון רצון ופי רשעים תהפכות
Septuaginta (LXX)χείλη ἀνδρῶν δικαίων ἀποστάζει χάριτας, στόμα δὲ ἀσεβῶν ἀποστρέφεται.
Lettura OrtodossaLe labbra del giusto conoscono ciò che è ⓘ, ma la bocca degli empi è ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Il capitolo 10 dei Mishlè Shelomòh (proverbi di Salomone) apre la grande raccolta centrale del libro, una catena di sentenze brevi costruite quasi tutte su distici antitetici: il primo membro afferma una cosa, il secondo la rovescia. L'antitesi fondamentale è quella fra il tzaddìk (il giusto, fedele al patto) e il rashàʿ (l'empio): due tipi umani, due condotte, due destini. È la classica «teologia delle due vie» della letteratura sapienziale, un'etica concreta della parola, del lavoro, della giustizia sociale e del timore di Dio, da leggere anzitutto nel suo senso piano (peshat), senza forzature allegoriche. Non vi è qui narrazione né profezia: vi è osservazione del mondo morale, distillata in formule memorizzabili.

Ricostruzione storica

La tradizione attribuisce la raccolta a Salomone, re d'Israele cui 1Re 5,12 ascrive «tremila proverbi». La critica storico-letteraria distingue però più strati: la sezione 10,1–22,16 (cui appartiene il nostro capitolo), intitolata appunto «Proverbi di Salomone», è considerata uno dei nuclei più antichi e omogenei del libro, una collezione di sentenze indipendenti raggruppate spesso per parola-gancio o per assonanza più che per argomento. Il genere del mashàl — il detto comparativo, l'aforisma a due membri — affonda le radici nella sapienza del Vicino Oriente antico, e i Proverbi mostrano contatti noti con l'Insegnamento di Amenemope egiziano (in particolare nei capitoli 22–24). Il contesto sociale è quello dell'educazione del giovane («figlio») alla vita retta: la sapienza biblica è formazione del carattere, non speculazione astratta. Il versetto 1, con padre e madre, evoca proprio l'ambiente domestico e scribale in cui questi detti venivano trasmessi.

Note testuali (TM / LXX)

Il testo masoretico (TM) procede per distici nettamente antitetici. La Settanta (LXX) dei Proverbi è notoriamente espansiva e libera: aggiunge stichi, riordina, talora moralizza. In questo capitolo, tuttavia, la LXX resta relativamente più vicina al TM di quanto avvenga nei capitoli 7 e 19. Alcune divergenze meritano nota. Al v. 3 il TM ha «respinge l'havvàt (avidità/rovina) degli empi», mentre la LXX legge «rovescerà la vita (zōēn) degli empi». Al v. 4 il TM contrappone la «mano fiacca» (kaf remiyyàh) che impoverisce alla «mano dei diligenti» che arricchisce; la LXX devia su «figlio educato/servitore». Al v. 10b il TM ripete «lo stolto di labbra sarà travolto» (= v. 8b), mentre la LXX legge «chi rimprovera con franchezza fa pace» — una variante che riflette probabilmente un diverso Vorlage o un'armonizzazione greca. Al v. 22 il TM e la LXX concordano sostanzialmente sulla «benedizione che arricchisce senza affanno aggiunto». Si tratta dunque di un capitolo in cui le due colonne dialogano da vicino, pur conservando i trattivi plus e le risoluzioni interpretative tipiche del greco proverbiale.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Il versetto più celebre di questo capitolo nella tradizione ebraica è il v. 7: «zèkher tzaddìk li-vrakhàh», «la memoria del giusto è in benedizione». Da qui deriva la formula liturgica e onomastica con cui si accompagna il nome di un defunto pio (l'acronimo z\"l, «di benedetta memoria»). La Mishnah (Yomà 3,11) cita esplicitamente questo versetto, contrapponendo coloro la cui memoria è benedetta a coloro di cui «marcisce il nome» (seconda metà del v. 7): la Mishnah loda gli artigiani del Tempio che insegnarono la loro arte e biasima quelli che la tennero segreta per orgoglio, applicando a essi rispettivamente la benedizione e la maledizione del versetto. La Gemarà di trattato Yomà (38b) sviluppa il principio: ricordare il giusto è atto di santificazione, mentre del malvagio si dice yimàch shemò («sia cancellato il suo nome»). Il v. 2, «la tzedaqàh libera dalla morte», è nella riflessione rabbinica uno dei pilastri della dottrina della carità: nel giudaismo post-biblico tzedaqàh assume il senso tecnico di «beneficenza», e il versetto è letto come elogio dell'elemosina che salva. Anche il v. 22 («la benedizione del Nome proprio arricchisce e non aggiunge affanno») e il v. 27 («il timore del Signore aggiunge giorni») rientrano nell'«economia della ricompensa» delle mitzwòt, in linea con la «lunga vita» promessa a chi osserva i comandi (cf. Dt 22,7; Dt 5,16).

Aggadah

L'aggadah amplifica il tema della «memoria benedetta». Una tradizione midrashica (cf. Bereshit Rabbà sulle generazioni dei patriarchi) collega il zèkher tzaddìk li-vrakhàh alla menzione di Abramo, Isacco e Giacobbe, i cui nomi sono pronunciati con benedizione ogni volta che ricorrono. Il contrasto fra il giusto «fondamento del mondo» (yesòd ʿolàm, v. 25) e l'empio spazzato via dalla tempesta nutre uno dei detti più noti del trattato Avot: secondo una linea aggadica, il mondo si regge sul merito dei giusti, e basta anche un solo tzaddìk a sostenerlo (il motivo del tzaddìk yesòd ʿolàm, sviluppato poi nella mistica). Il v. 12 — «su tutte le colpe l'amore stende un velo» — diviene nell'omiletica ebraica un elogio dell'ahavàh che ricompone il legame comunitario lacerato dall'odio (sinʾàh), in particolare contro la sinʾàt chinnàm (l'odio gratuito) additata dalla tradizione come causa della distruzione del secondo Tempio.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va premesso, per onestà storica, che il senso primario di questi proverbi è il senso ebraico-letterale appena descritto: sentenze sapienziali sulla retribuzione e sulla condotta, rivolte a Israele e all'uomo che teme Dio. Solo in un secondo momento, come ricezione successiva, la tradizione cristiana antica ne ha fatto letture proprie, che non aboliscono né sostituiscono il senso originario. Il caso più rilevante è il v. 12: «su tutte le colpe l'amore stende un velo». La frase è ripresa quasi alla lettera in 1Pt 4,8 («la carità copre una moltitudine di peccati») e richiamata in Gc 5,20: la lettura cristiana ne fa un principio della carità che perdona, in continuità — non in rottura — con l'ahavàh proverbiale. Anche il tema della «fonte di vita» nella bocca del giusto (v. 11) e quello della parola che nutre (v. 21) confluiscono nella riflessione neotestamentaria sulla parola edificante. Si tratta, va ribadito, di sviluppi posteriori che presuppongono e onorano il testo ebraico, non di una sua presunta abolizione: il proverbio resta pienamente leggibile e vincolante nel suo orizzonte sapienziale d'origine.

Osservanza e pratica sapienziale

Trattandosi di letteratura sapienziale, l'«osservanza» non è qui un precetto rituale ma un'etica quotidiana, fatta di disposizioni concrete che il capitolo distilla. Tre assi pratici emergono con forza. La parola: il capitolo è ossessionato dal retto uso del linguaggio — la bocca del giusto è «fonte di vita» (v. 11) e «argento scelto» (v. 20); chi modera le labbra evita il peccato (v. 19); la calunnia (dibbàh, v. 18) e l'ammiccare ingannevole (v. 10) sono condannati. Il lavoro: la diligenza arricchisce e la pigrizia impoverisce (vv. 4–5), e il pigro è irritante «come l'aceto ai denti e il fumo agli occhi» (v. 26). La disciplina: accogliere il mussàr (l'istruzione correttiva, v. 17) e i mitzwòt (i comandamenti, v. 8) è la via che conduce alla vita. Nella prassi ebraica questi versetti alimentano l'etica del derekh èretz (la «buona condotta») e lo studio sapienziale; nella ricezione cristiana, l'esortazione alla custodia della lingua e all'operosità. In entrambe le tradizioni il capitolo resta un manuale di carattere: il giusto non è definito da ciò che professa, ma da come parla, lavora e accoglie la correzione.

Domande Frequenti

Cosa significa "zèkher tzaddìk li-vrakhàh" (v.7)?

"La memoria del giusto è in benedizione": da qui la formula z"l/zatzal apposta ai nomi dei defunti giusti. La Gemarà (Yomà 38b) spiega che nominare il giusto evoca santità, mentre del malvagio si dice yimàch shemò ("sia cancellato il suo nome").

Qual è la "vera ricchezza" secondo Proverbi 10?

Il v.22: "la benedizione del TetraGramma, essa arricchisce, e non vi aggiunge affanno". La ricchezza autentica non è l'accumulo ma il dono benedetto che non porta con sé tormento; la tzedaqàh, non i tesori d'iniquità, "libera dalla morte" (v.2).

Proverbi 10 va letto in chiave allegorica?

No: è sapienza in distici antitetici (giusto/empio), da leggere nel peshat concreto — etica della parola, del lavoro, della giustizia, nel quadro della yirʾàt YHWH. Non va allegorizzato né cristologizzato; resta ammaestramento pratico delle due vie.

Riferimenti biblici

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