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Proverbi 25 — La raccolta di Ezechia, il miele e il nemico affamato

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Proverbi 25 — La raccolta di Ezechia, il miele e il nemico affamato

Proverbi 25,1-28·MT (OSHB) + LXX·8/8
1
Ebraico (MT)גם אלה משלי שלמה אשר העתיקו אנשי חזקיה מלך יהודה
Septuaginta (LXX)Αὗται αἱ παιδεῖαι Σαλωμῶντος αἱ ἀδιάκριτοι, ἃς ἐξεγράψαντο οἱ φίλοι Εζεκιου τοῦ βασιλέως τῆς Ιουδαίας.
Lettura OrtodossaAnche questi sono ⓘ, che trascrissero ⓘ, re di Giuda.
2
Ebraico (MT)כבד אלהים הסתר דבר וכבד מלכים חקר דבר
Septuaginta (LXX)Δόξα θεοῦ κρύπτει λόγον, δόξα δὲ βασιλέως τιμᾷ πράγματα.
Lettura OrtodossaGloria di ⓘ è nascondere una cosa, e gloria dei re è scrutarla.
3
Ebraico (MT)שמים לרום וארץ לעמק ולב מלכים אין חקר
Septuaginta (LXX)οὐρανὸς ὑψηλός, γῆ δὲ βαθεῖα, καρδία δὲ βασιλέως ἀνεξέλεγκτος.
Lettura OrtodossaIl cielo per altezza, la terra per profondità, e il ⓘ sono insondabili.
4
Ebraico (MT)הגו סיגים מכסף ויצא לצרף כלי
Septuaginta (LXX)τύπτε ἀδόκιμον ἀργύριον, καὶ καθαρισθήσεται καθαρὸν ἅπαν·
Lettura OrtodossaTogli la ⓘ dall'argento, e ne uscirà un vaso per l'orafo;
5
Ebraico (MT)הגו רשע לפני מלך ויכון בצדק כסאו
Septuaginta (LXX)κτεῖνε ἀσεβεῖς ἐκ προσώπου βασιλέως, καὶ κατορθώσει ἐν δικαιοσύνῃ ὁ θρόνος αὐτοῦ.
Lettura Ortodossatogli l'empio davanti al re, e il suo trono si fonderà nella ⓘ.
6
Ebraico (MT)אל תתהדר לפני מלך ובמקום גדלים אל תעמד
Septuaginta (LXX)μὴ ἀλαζονεύου ἐνώπιον βασιλέως μηδὲ ἐν τόποις δυναστῶν ὑφίστασο·
Lettura OrtodossaNon darti gloria davanti al re, e non startene al posto dei grandi;
7
Ebraico (MT)כי טוב אמר לך עלה הנה מהשפילך לפני נדיב אשר ראו עיניך
Septuaginta (LXX)κρεῖσσον γάρ σοι τὸ ῥηθῆναι Ἀνάβαινε πρός με, ἢ ταπεινῶσαί σε ἐν προσώπῳ δυνάστου. ἃ εἶδον οἱ ὀφθαλμοί σου, λέγε.
Lettura Ortodossaperché è meglio che ti si dica «Sali qui» che essere umiliato davanti al ⓘ. Ciò che i tuoi occhi hanno visto
8
Ebraico (MT)אל תצא לרב מהר פן מה תעשה באחריתה בהכלים אתך רעך
Septuaginta (LXX)μὴ πρόσπιπτε εἰς μάχην ταχέως, ἵνα μὴ μεταμεληθῇς ἐπ’ ἐσχάτων. ἡνίκα ἄν σε ὀνειδίσῃ ὁ σὸς φίλος,
Lettura Ortodossanon portarlo in fretta a ⓘ: che farai alla fine, quando il tuo prossimo ti svergognerà?
9
Ebraico (MT)ריבך ריב את רעך וסוד אחר אל תגל
Septuaginta (LXX)ἀναχώρει εἰς τὰ ὀπίσω, μὴ καταφρόνει,
Lettura OrtodossaDibatti la tua causa con il tuo prossimo, ma non svelare il ⓘ d'un altro,
10
Ebraico (MT)פן יחסדך שמע ודבתך לא תשוב
Septuaginta (LXX)a χάρις καὶ φιλία ἐλευθεροῖ, ἃς τήρησον σεαυτῷ, ἵνα μὴ ἐπονείδιστος γένῃ, ἀλλὰ φύλαξον τὰς ὁδούς σου εὐσυναλλάκτως.
Lettura Ortodossaperché chi ascolta non ti copra di vergogna e la tua cattiva fama non si ritragga più. ⓘ
11
Ebraico (MT)תפוחי זהב במשכיות כסף דבר דבר על אפניו
Septuaginta (LXX)μῆλον χρυσοῦν ἐν ὁρμίσκῳ σαρδίου, οὕτως εἰπεῖν λόγον.
Lettura OrtodossaMele d'oro in ⓘ d'argento: tale è una parola detta ⓘ.
12
Ebraico (MT)נזם זהב וחלי כתם מוכיח חכם על אזן שמעת
Septuaginta (LXX)εἰς ἐνώτιον χρυσοῦν σάρδιον πολυτελὲς δέδεται, λόγος σοφὸς εἰς εὐήκοον οὖς.
Lettura OrtodossaAnello d'oro e ⓘ: tale è chi ammonisce con saggezza un orecchio docile.
13
Ebraico (MT)כצנת שלג ביום קציר ציר נאמן לשלחיו ונפש אדניו ישיב
Septuaginta (LXX)ὥσπερ ἔξοδος χιόνος ἐν ἀμήτῳ κατὰ καῦμα ὠφελεῖ, οὕτως ἄγγελος πιστὸς τοὺς ἀποστείλαντας αὐτόν· ψυχὰς γὰρ τῶν αὐτῷ χρωμένων ὠφελεῖ.
Lettura OrtodossaCome frescura di ⓘ nel giorno della mietitura, così è il ⓘ per chi lo manda: ristora l'anima del suo signore.
14
Ebraico (MT)נשיאים ורוח וגשם אין איש מתהלל במתת שקר
Septuaginta (LXX)ὥσπερ ἄνεμοι καὶ νέφη καὶ ὑετοὶ ἐπιφανέστατοι, οὕτως οἱ καυχώμενοι ἐπὶ δόσει ψευδεῖ.
Lettura OrtodossaNuvole e vento senza pioggia: tale è chi si vanta d'un ⓘ.
15
Ebraico (MT)בארך אפים יפתה קצין ולשון רכה תשבר גרם
Septuaginta (LXX)ἐν μακροθυμίᾳ εὐοδία βασιλεῦσιν, γλῶσσα δὲ μαλακὴ συντρίβει ὀστᾶ.
Lettura OrtodossaCon la ⓘ si piega un principe, e la lingua morbida spezza l'osso.
16
Ebraico (MT)דבש מצאת אכל דיך פן תשבענו והקאתו
Septuaginta (LXX)μέλι εὑρὼν φάγε τὸ ἱκανόν, μήποτε πλησθεὶς ἐξεμέσῃς.
Lettura OrtodossaHai trovato miele? Mangiane il necessario, affinché, saziato, non lo rigetti.
17
Ebraico (MT)הקר רגלך מבית רעך פן ישבעך ושנאך
Septuaginta (LXX)σπάνιον εἴσαγε σὸν πόδα πρὸς τὸν σεαυτοῦ φίλον, μήποτε πλησθείς σου μισήσῃ σε.
Lettura OrtodossaRendi raro il tuo piede in casa del tuo prossimo, affinché, sazio di te, non ti odii.
18
Ebraico (MT)מפיץ וחרב וחץ שנון איש ענה ברעהו עד שקר
Septuaginta (LXX)ῥόπαλον καὶ μάχαιρα καὶ τόξευμα ἀκιδωτόν, οὕτως καὶ ἀνὴρ ὁ καταμαρτυρῶν τοῦ φίλου αὐτοῦ μαρτυρίαν ψευδῆ.
Lettura Ortodossaⓘ, spada e freccia acuta: tale è chi depone il ⓘ contro il suo prossimo.
19
Ebraico (MT)שן רעה ורגל מועדת מבטח בוגד ביום צרה
Septuaginta (LXX)ὀδοὺς κακοῦ καὶ ποὺς παρανόμου ὀλεῖται ἐν ἡμέρᾳ κακῇ.
Lettura OrtodossaDente guasto e piede vacillante: tale è la fiducia nel ⓘ nel giorno dell'angoscia.
20
Ebraico (MT)מעדה בגד ביום קרה חמץ על נתר ושר בשרים על לב רע
Septuaginta (LXX)a ὥσπερ σὴς ἱματίῳ καὶ σκώληξ ξύλῳ, οὕτως λύπη ἀνδρὸς βλάπτει καρδίαν.
Lettura OrtodossaChi toglie la veste in un giorno di freddo, ⓘ: tale è chi canta canzoni a un cuore mesto. ⓘ
21
Ebraico (MT)אם רעב שנאך האכלהו לחם ואם צמא השקהו מים
Septuaginta (LXX)ἐὰν πεινᾷ ὁ ἐχθρός σου, τρέφε αὐτόν, ἐὰν διψᾷ, πότιζε αὐτόν·
Lettura OrtodossaSe il tuo ⓘ ha fame, dàgli pane; se ha sete, dàgli acqua;
22
Ebraico (MT)כי גחלים אתה חתה על ראשו ויהוה ישלם לך
Septuaginta (LXX)τοῦτο γὰρ ποιῶν ἄνθρακας πυρὸς σωρεύσεις ἐπὶ τὴν κεφαλὴν αὐτοῦ, ὁ δὲ κύριος ἀνταποδώσει σοι ἀγαθά.
Lettura Ortodossacosì ⓘ, e il ⓘ ti ricompenserà.
23
Ebraico (MT)רוח צפון תחולל גשם ופנים נזעמים לשון סתר
Septuaginta (LXX)ἄνεμος βορέας ἐξεγείρει νέφη, πρόσωπον δὲ ἀναιδὲς γλῶσσαν ἐρεθίζει.
Lettura OrtodossaIl ⓘ partorisce pioggia, e la lingua calunniatrice volti adirati.
24
Ebraico (MT)טוב שבת על פנת גג מאשת מדונים מדינים ובית חבר
Septuaginta (LXX)κρεῖττον οἰκεῖν ἐπὶ γωνίας δώματος ἢ μετὰ γυναικὸς λοιδόρου ἐν οἰκίᾳ κοινῇ.
Lettura OrtodossaMeglio abitare in un angolo del ⓘ che con una donna rissosa in una casa comune.
25
Ebraico (MT)מים קרים על נפש עיפה ושמועה טובה מארץ מרחק
Septuaginta (LXX)ὥσπερ ὕδωρ ψυχρὸν ψυχῇ διψώσῃ προσηνές, οὕτως ἀγγελία ἀγαθὴ ἐκ γῆς μακρόθεν.
Lettura OrtodossaAcqua fresca a una gola arsa: tale è una buona notizia da una ⓘ.
26
Ebraico (MT)מעין נרפש ומקור משחת צדיק מט לפני רשע
Septuaginta (LXX)ὥσπερ εἴ τις πηγὴν φράσσοι καὶ ὕδατος ἔξοδον λυμαίνοιτο, οὕτως ἄκοσμον δίκαιον πεπτωκέναι ἐνώπιον ἀσεβοῦς.
Lettura OrtodossaFonte intorbidata e sorgente guasta: tale è il ⓘ che vacilla davanti all'empio.
27
Ebraico (MT)אכל דבש הרבות לא טוב וחקר כבדם כבוד
Septuaginta (LXX)ἐσθίειν μέλι πολὺ οὐ καλόν, τιμᾶν δὲ χρὴ λόγους ἐνδόξους.
Lettura OrtodossaMangiar troppo miele non è bene, né ⓘ.
28
Ebraico (MT)עיר פרוצה אין חומה איש אשר אין מעצר לרוחו
Septuaginta (LXX)ὥσπερ πόλις τὰ τείχη καταβεβλημένη καὶ ἀτείχιστος, οὕτως ἀνὴρ ὃς οὐ μετὰ βουλῆς τι πράσσει.
Lettura OrtodossaCittà spalancata e senza mura: tale è l'uomo che non domina il proprio ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Proverbi 25 apre la seconda grande raccolta salomonica del libro (capitoli 25–29) con una soprascritta storico-editoriale di rara precisione: questi proverbi furono «trascritti dagli uomini di Ezechia, re di Giuda». Il capitolo è un'antologia di mashal — brevi similitudini-enigma — che ruotano attorno alla sapienza di corte: il cuore imperscrutabile del re, la misura nell'umiltà e nell'ambizione, la disciplina della parola, della lite e dell'amicizia, e il dominio di sé. Il senso letterale è pedagogico e mondano: insegnare a un giovane funzionario o cortigiano l'arte di stare al proprio posto, parlare a tempo e governare i propri impulsi. Solo in un secondo momento, e dichiaratamente come ricezione posteriore, alcuni di questi detti sono stati riletti in chiave mistica (il miele di Pr 25:16) ed etica cristiana (i carboni di Pr 25:21-22). Il testo ebraico va ascoltato anzitutto nel suo registro sapienziale originario.

Ricostruzione storica

La soprascritta del v. 1 — «Anche questi sono proverbi di Salomone, che trascrissero gli uomini di Ezechia» — è uno dei rari dati editoriali espliciti dell'Antico Testamento. Essa colloca la redazione di questa collezione (Pr 25–29) presso la corte di Ezechia, re di Giuda nel tardo VIII secolo a.C., circa due secoli e mezzo dopo Salomone. Il verbo he’tiqu («trascrissero, trasportarono») indica un lavoro di copiatura e raccolta da fonti più antiche: i «sapienti di Ezechia» non sono autori ma curatori. Il dato è storicamente prezioso perché mostra il libro dei Proverbi come un'antologia composita, stratificata nei secoli, e attesta l'esistenza di circoli sapienziali scribali attivi presso la monarchia giudaita. La tradizione rabbinica ricorda questa attività editoriale: secondo b. Bava Batra 15a, «Ezechia e il suo collegio (siato) scrissero Isaia, Proverbi, il Cantico dei Cantici e Qohelet» — testimonianza antica della coscienza, interna alla tradizione ebraica, che la corte di Ezechia fu il luogo di una redazione sapienziale. Il contenuto del capitolo, denso di immagini cortigiane (il re, il nobile, il trono, la presenza davanti al potente, ai vv. 2-7), conferma l'ambiente di provenienza: una sapienza di palazzo, prudente e gerarchica.

Note testuali (TM / LXX)

Il testo masoretico di Proverbi 25 è nel complesso ben conservato, ma la versione dei Settanta presenta qui la consueta libertà che caratterizza il libro greco dei Proverbi, tra le sezioni più rielaborate della LXX. Tre divergenze meritano segnalazione. (1) Ai vv. 7-8 la LXX divide e ricompone le frasi diversamente, legando l'inciso «ciò che i tuoi occhi hanno visto, dillo» al rimprovero dell'amico anziché al consiglio sul re. (2) Tra i vv. 9-10 il greco inserisce un plus assente nell'ebraico — «grazia e amicizia liberano: conservale per te… custodisci le tue vie in modo conciliante» — tipica amplificazione etica della LXX dei Proverbi. (3) Al v. 20 il masoretico ha un'immagine doppia («chi toglie la veste in un giorno di freddo, aceto sulla soda»), mentre la LXX legge tutt'altro: «come tarma alla veste e verme al legno, così la tristezza nuoce al cuore». Infine il v. 27b ebraico («e scrutare la loro gloria è gloria») è notoriamente oscuro e quasi certamente corrotto; la LXX lo normalizza in «onorare parole gloriose è doveroso». Queste divergenze confermano che il greco non è qui traduzione servile ma rielaborazione sapienziale autonoma.

Ricezione ebraica

Nella tradizione ebraica Proverbi appartiene ai Ketuvim, gli Scritti, e fu oggetto di studio sapienziale e omiletico più che liturgico. Il capitolo 25 fornisce massime entrate nel patrimonio etico rabbinico: la misura nell'autoesaltazione (vv. 6-7) risuona nell'insegnamento talmudico sull'umiltà e sulla preferenza del posto basso; la disciplina della lingua e del segreto (vv. 9-10) confluisce nella vasta riflessione rabbinica sulla leshon ha-ra, la maldicenza. Particolarmente celebre è la lettura mistica di Pr 25:16 — «hai trovato miele? mangiane il necessario» — applicata nel celebre passo dei quattro che entrarono nel Pardes (b. Chagigah 14b): di Ben Zoma, che «guardò e fu colpito», si cita proprio questo versetto, dove il miele rappresenta la conoscenza esoterica e l'avvertimento è alla misura nella speculazione mistica. Verosimilmente il detto sul miele (ripreso anche al v. 27) circolava come monito proverbiale sul troppo che nuoce, prima di ricevere questa applicazione mistica.

Aggadah

L'aggadah trae da questo capitolo spunti morali vividi. Il midrash sui Proverbi (Midrash Mishlè) e la letteratura omiletica leggono il v. 21 — «se il tuo nemico ha fame, dàgli pane» — come paradigma del vincere il male col bene e del trasformare il nemico in amico mediante la benevolenza: i «carboni» del v. 22 sono interpretati come il fuoco della vergogna che scioglie l'inimicizia, non come maledizione. Il v. 11 («mele d'oro in cesellature d'argento») divenne immagine classica della parola detta a tempo — davar davur al ofnav — lodata nella tradizione come perla della retorica sapienziale: la forma esteriore (l'argento) preziosa, ma il contenuto (l'oro) ancor più prezioso. Il v. 28, infine, con la sua città dalle mura abbattute, è divenuto emblema aggadico del dominio di sé: chi non governa il proprio ruach è esposto come una città indifesa — immagine ripresa nella lode rabbinica dell'autocontrollo (cfr. il detto di Avot 4:1: «chi è forte? chi domina il proprio impulso»).

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Due detti di questo capitolo hanno avuto una notevole ricezione cristiana, che va riconosciuta esattamente come tale: ricezione posteriore, non senso primario del testo ebraico. (1) Pr 25:21-22 — «se il tuo nemico ha fame, dàgli pane… carboni ardenti sul suo capo» — è citato alla lettera da Paolo in Romani 12:20, a coronamento dell'esortazione a non rendere male per male e a non vendicarsi. È essenziale notare che Paolo non aggiunge nulla di nuovo al contenuto etico: l'amore attivo del nemico è già pienamente formulato nel testo sapienziale ebraico, e l'apostolo lo riprende come autorità scritturistica già vigente. Si tratta di continuità, non di superamento: la sapienza d'Israele insegnava già la benevolenza verso chi odia. (2) Pr 25:9 — «dibatti la tua causa con il tuo prossimo, ma non svelare il segreto d'un altro» — insieme a Deuteronomio 19:15, è verosimilmente sullo sfondo della procedura di correzione fraterna di Matteo 18:15-17 (prima a tu per tu, poi con testimoni). Anche qui la disciplina cristiana riprende e applica una norma sapienziale e giuridica ebraica preesistente. Quanto a Pr 25:6-7 («non darti gloria davanti al re… meglio che ti si dica: sali qui»), si coglie un'eco tematica nella parabola dei posti a tavola di Luca 14:8-11; ma il legame è di affinità sapienziale, non di citazione esplicita, e va presentato con cautela. In nessun caso il testo ebraico è mera profezia abolita: il suo senso etico resta integro e fondante.

Osservanza e pratica sapienziale

Trattandosi di sapienza, l'«osservanza» di questo capitolo è anzitutto etica e relazionale, non rituale. Le massime traducono in pratica quotidiana virtù precise: l'umiltà sociale (non spingersi avanti, vv. 6-7); la prudenza giudiziaria (non correre alla lite, non divulgare confidenze, vv. 8-10); la misura nei piaceri e nelle relazioni (il miele e la visita all'amico, vv. 16-17); la fedeltà nella testimonianza (contro il falso teste, v. 18); la benevolenza verso il nemico (vv. 21-22); e soprattutto il dominio di sé (v. 28), radice di ogni altra virtù. La tradizione etica ebraica (il mussar) ha fatto di questi versetti materiale di formazione del carattere: la città senza mura del v. 28 è il modello negativo da evitare, mentre la parola a tempo del v. 11 e l'erekh appaim — la lentezza all'ira del v. 15 — sono le mete positive da coltivare. La pratica consiste nell'esercizio costante di queste disposizioni: parlare al momento giusto, frenare l'impulso, perdonare attivamente, custodire il segreto altrui.

Lessico e parole-chiave

Alcuni termini reggono il capitolo. Mashal (v. 1): la similitudine-enigma, forma base della sapienza. Tzedeq (v. 5): la giustizia-rettitudine che fonda il trono. Riv e sod (vv. 8-9): la causa giudiziaria e il segreto confidato, i due poli della disciplina della parola. Tzir ne’eman (v. 13): il messaggero fedele, refrigerio come neve d'estate. Erekh appaim (v. 15): letteralmente «lunghezza di narici», idioma ebraico per la pazienza e la lentezza all'ira — lo stesso attributo che la Scrittura predica del Dio d'Israele. Gechalim (v. 22): i carboni ardenti, immagine della vergogna che converte. Ruach (v. 28): lo spirito, l'alito, l'impulso interiore che va governato. Questa concentrazione lessicale mostra come il capitolo, pur frammentario nella forma, sia unitario nel tema: la padronanza misurata di sé, della parola e delle relazioni come forma concreta della sapienza.

Domande Frequenti

Cosa rivela la soprascritta «gli uomini di Ezechia»?

È un dato storico-editoriale: i capitoli 25–29 sono la raccolta dei sapienti di corte di Ezechia. Prova che il libro dei Proverbi è un'antologia composita, stratificata nei secoli.

Cosa c'entra Proverbi 25:16 («mangia miele a misura») col Pardès?

La tradizione (b. Chagigàh 14b) lo applica ai quattro che entrarono nel Pardès: di Ben Zomà, «guardò e fu colpito», si cita questo versetto. Il miele = la conoscenza esoterica: misura nella speculazione mistica.

I «carboni sul capo» del nemico sono una vendetta?

No: è l'amore attivo del nemico (dàgli pane e acqua); i «carboni» sono vergogna che conduce al ravvedimento. Paolo lo cita in Romani 12:20: continuità con la sapienza ebraica, non novità.

Riferimenti biblici