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Proverbi 7 — la ishshàh zaràh (con avvertenza LXX≠TM)

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Proverbi 7 — la ishshàh zaràh (con avvertenza LXX≠TM)

Proverbi 7,1-27·MT (OSHB) + LXX·2/8
1
Ebraico (MT)בני שמר אמרי ומצותי תצפן אתך
Septuaginta (LXX)a υἱέ, τίμα τὸν κύριον, καὶ ἰσχύσεις, πλὴν δὲ αὐτοῦ μὴ φοβοῦ ἄλλον.
Lettura OrtodossaFiglio mio, custodisci le mie parole e i miei ⓘ riponi presso di te.
2
Ebraico (MT)שמר מצותי וחיה ותורתי כאישון עיניך
Septuaginta (LXX)φύλαξον ἐμὰς ἐντολάς, καὶ βιώσεις, τοὺς δὲ ἐμοὺς λόγους ὥσπερ κόρας ὀμμάτων·
Lettura OrtodossaCustodisci i miei comandi e ⓘ, e la mia ⓘ come la ⓘ.
3
Ebraico (MT)קשרם על אצבעתיך כתבם על לוח לבך
Septuaginta (LXX)περίθου δὲ αὐτοὺς σοῖς δακτύλοις, ἐπίγραψον δὲ ἐπὶ τὸ πλάτος τῆς καρδίας σου.
Lettura OrtodossaLegali alle tue dita, scrivili sulla ⓘ.
4
Ebraico (MT)אמר לחכמה אחתי את ומדע לבינה תקרא
Septuaginta (LXX)εἶπον τὴν σοφίαν σὴν ἀδελφὴν εἶναι, τὴν δὲ φρόνησιν γνώριμον περιποίησαι σεαυτῷ,
Lettura OrtodossaDi' alla ⓘ: «Sei mia sorella», e chiama «parente» l'ⓘ,
5
Ebraico (MT)לשמרך מאשה זרה מנכריה אמריה החליקה
Septuaginta (LXX)ἵνα σε τηρήσῃ ἀπὸ γυναικὸς ἀλλοτρίας καὶ πονηρᾶς, ἐάν σε λόγοις τοῖς πρὸς χάριν ἐμβάληται.
Lettura Ortodossaperché ti custodisca dalla ⓘ, dalla straniera che ha reso lisce le sue parole.
6
Ebraico (MT)כי בחלון ביתי בעד אשנבי נשקפתי
Septuaginta (LXX)ἀπὸ γὰρ θυρίδος ἐκ τοῦ οἴκου αὐτῆς εἰς τὰς πλατείας παρα κύπτουσα,
Lettura OrtodossaChé dalla finestra della mia casa, dietro la mia ⓘ, mi sporsi a guardare,
7
Ebraico (MT)וארא בפתאים אבינה בבנים נער חסר לב
Septuaginta (LXX)ὃν ἂν ἴδῃ τῶν ἀφρόνων τέκνων νεανίαν ἐνδεῆ φρενῶν
Lettura Ortodossae vidi fra gli ingenui, scorsi fra i giovani un ragazzo ⓘ,
8
Ebraico (MT)עבר בשוק אצל פנה ודרך ביתה יצעד
Septuaginta (LXX)παραπορευόμενον παρὰ γωνίαν ἐν διόδοις οἴκων αὐτῆς
Lettura Ortodossache passava per la via presso il suo angolo, e verso la casa di lei muoveva il passo,
9
Ebraico (MT)בנשף בערב יום באישון לילה ואפלה
Septuaginta (LXX)καὶ λαλοῦντα ἐν σκότει ἑσπερινῷ, ἡνίκα ἂν ἡσυχία νυκτερινὴ ᾖ καὶ γνοφώδης,
Lettura Ortodossaal ⓘ, sul declinare del giorno, nel cuore della notte e dell'oscurità.
10
Ebraico (MT)והנה אשה לקראתו שית זונה ונצרת לב
Septuaginta (LXX)ἡ δὲ γυνὴ συναντᾷ αὐτῷ, εἶδος ἔχουσα πορνικόν, ἣ ποιεῖ νέων ἐξίπτασθαι καρδίας.
Lettura OrtodossaEd ecco una donna venirgli incontro, in ⓘ e cuore guardingo.
11
Ebraico (MT)המיה היא וסררת בביתה לא ישכנו רגליה
Septuaginta (LXX)ἀνεπτερωμένη δέ ἐστιν καὶ ἄσωτος, ἐν οἴκῳ δὲ οὐχ ἡσυχάζουσιν οἱ πόδες αὐτῆς·
Lettura OrtodossaChiassosa è e ribelle, in casa non si posano i suoi piedi:
12
Ebraico (MT)פעם בחוץ פעם ברחבות ואצל כל פנה תארב
Septuaginta (LXX)χρόνον γάρ τινα ἔξω ῥέμβεται, χρόνον δὲ ἐν πλατείαις παρὰ πᾶσαν γωνίαν ἐνεδρεύει.
Lettura Ortodossaora è fuori, ora nelle piazze, e presso ogni angolo ⓘ.
13
Ebraico (MT)והחזיקה בו ונשקה לו העזה פניה ותאמר לו
Septuaginta (LXX)εἶτα ἐπιλαβομένη ἐφίλησεν αὐτόν, ἀναιδεῖ δὲ προσώπῳ προσεῖπεν αὐτῷ
Lettura OrtodossaE lo afferra e lo bacia, con volto sfrontato gli dice:
14
Ebraico (MT)זבחי שלמים עלי היום שלמתי נדרי
Septuaginta (LXX)Θυσία εἰρηνική μοί ἐστιν, σήμερον ἀποδίδωμι τὰς εὐχάς μου·
Lettura Ortodossa«ⓘ dovevo offrire, oggi ho sciolto i miei ⓘ;
15
Ebraico (MT)על כן יצאתי לקראתך לשחר פניך ואמצאך
Septuaginta (LXX)ἕνεκα τούτου ἐξῆλθον εἰς συνάντησίν σοι, ποθοῦσα τὸ σὸν πρόσωπον εὕρηκά σε·
Lettura Ortodossaper questo sono uscita ⓘ, a cercare il tuo volto, e t'ho trovato.
16
Ebraico (MT)מרבדים רבדתי ערשי חטבות אטון מצרים
Septuaginta (LXX)κειρίαις τέτακα τὴν κλίνην μου, ἀμφιτάποις δὲ ἔστρωκα τοῖς ἀπ’ Αἰγύπτου·
Lettura OrtodossaDi ⓘ ho adornato il mio letto, di lini variegati d'Egitto;
17
Ebraico (MT)נפתי משכבי מר אהלים וקנמון
Septuaginta (LXX)διέρραγκα τὴν κοίτην μου κρόκῳ, τὸν δὲ οἶκόν μου κινναμώμῳ·
Lettura Ortodossaho asperso il mio giaciglio di ⓘ, di aloe e di cinnamomo.
18
Ebraico (MT)לכה נרוה דדים עד הבקר נתעלסה באהבים
Septuaginta (LXX)ἐλθὲ καὶ ἀπολαύσωμεν φιλίας ἕως ὄρθρου, δεῦρο καὶ ἐγκυλισθῶμεν ἔρωτι·
Lettura OrtodossaVieni, ⓘ fino al mattino, deliziamoci d'amore:
19
Ebraico (MT)כי אין האיש בביתו הלך בדרך מרחוק
Septuaginta (LXX)οὐ γὰρ πάρεστιν ὁ ἀνήρ μου ἐν οἴκῳ, πεπόρευται δὲ ὁδὸν μακρὰν
Lettura Ortodossaché non c'è l'ⓘ in casa sua, è andato per una via lontana,
20
Ebraico (MT)צרור הכסף לקח בידו ליום הכסא יבא ביתו
Septuaginta (LXX)ἔνδεσμον ἀργυρίου λαβὼν ἐν χειρὶ αὐτοῦ, δι’ ἡμερῶν πολλῶν ἐπανήξει εἰς τὸν οἶκον αὐτοῦ.
Lettura Ortodossail sacchetto d'argento ha preso in mano, al ⓘ tornerà a casa».
21
Ebraico (MT)הטתו ברב לקחה בחלק שפתיה תדיחנו
Septuaginta (LXX)ἀπεπλάνησεν δὲ αὐτὸν πολλῇ ὁμιλίᾳ βρόχοις τε τοῖς ἀπὸ χειλέων ἐξώκειλεν αὐτόν.
Lettura OrtodossaLo piega con la sua molta ⓘ, con la liscezza delle sue labbra lo trascina via.
22
Ebraico (MT)הולך אחריה פתאם כשור אל טבח יבוא וכעכס אל מוסר אויל
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ ἐπηκολούθησεν αὐτῇ κεπφωθείς, ὥσπερ δὲ βοῦς ἐπὶ σφαγὴν ἄγεται καὶ ὥσπερ κύων ἐπὶ δεσμοὺς
Lettura OrtodossaEgli le va dietro all'improvviso, ⓘ, come in ceppi per il castigo dello stolto,
23
Ebraico (MT)עד יפלח חץ כבדו כמהר צפור אל פח ולא ידע כי בנפשו הוא
Septuaginta (LXX)ἢ ὡς ἔλαφος τοξεύματι πεπληγὼς εἰς τὸ ἧπαρ, σπεύδει δὲ ὥσπερ ὄρνεον εἰς παγίδα οὐκ εἰδὼς ὅτι περὶ ψυχῆς τρέχει.
Lettura Ortodossafinché una freccia gli ⓘ; come l'uccello si affretta al laccio e non sa che ne va della sua vita.
24
Ebraico (MT)ועתה בנים שמעו לי והקשיבו לאמרי פי
Septuaginta (LXX)νῦν οὖν, υἱέ, ἄκουέ μου καὶ πρόσεχε ῥήμασιν στόματός μου·
Lettura OrtodossaE ora, figli, ascoltatemi, e fate attenzione alle parole della mia bocca:
25
Ebraico (MT)אל ישט אל דרכיה לבך אל תתע בנתיבותיה
Septuaginta (LXX)μὴ ἐκκλινάτω εἰς τὰς ὁδοὺς αὐτῆς ἡ καρδία σου·
Lettura Ortodossanon devii alle sue vie il tuo cuore, non smarrirti nei suoi sentieri;
26
Ebraico (MT)כי רבים חללים הפילה ועצמים כל הרגיה
Septuaginta (LXX)πολλοὺς γὰρ τρώσασα καταβέβληκεν, καὶ ἀναρίθμητοί εἰσιν οὓς πεφόνευκεν·
Lettura Ortodossaché molti ⓘ ha abbattuto, e numerosi sono tutti i suoi uccisi:
27
Ebraico (MT)דרכי שאול ביתה ירדות אל חדרי מות
Septuaginta (LXX)ὁδοὶ ᾅδου ὁ οἶκος αὐτῆς κατάγουσαι εἰς τὰ ταμίεια τοῦ θανάτου.
Lettura Ortodossaⓘ, che scendono alle camere della morte.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Proverbi 7 è un compatto ammaestramento sapienziale: un padre — il maestro — mette in guardia il figlio dalla ishshàh zaràh, la «donna estranea», e per illustrarne il pericolo racconta una scena vista «dietro la grata» della finestra: un giovane chasàr-lev, «privo di senno», che al crepuscolo si lascia adescare e attirare nella casa di lei. Il capitolo si apre con l'esortazione a custodire i precetti del maestro «come la pupilla dell'occhio», a legarli alle dita e a scriverli «sulla tavola del cuore», e si chiude con l'immagine implacabile della casa della seduttrice come «via dello Sheòl che scende alle camere della morte». Nel senso storico-letterale (peshat) la donna è insieme l'adultera concreta della società israelitica e, nel registro sapienziale, la personificazione della stoltezza, contrapposta alla chokhmàh che al v.4 il discepolo deve chiamare «sorella». Tutto il brano vive di questa polarità etica: fedeltà che dà vita contro seduzione che dà morte.

Ricostruzione storica

Il capitolo appartiene alla prima grande raccolta del libro (Pr 1–9), una serie di istruzioni paterne che incorniciano l'antologia di sentenze successive. Il genere è quello, ben attestato nel Vicino Oriente antico, dell'insegnamento di un anziano al giovane in procinto di entrare nella vita adulta: temi ricorrenti sono il lavoro, la parola, le amicizie e, con particolare insistenza in Pr 1–9, la scelta fra due «donne», la Sapienza e la Stoltezza. La ishshàh zaràh e la nokhriyyàh («straniera») designano letteralmente la donna «altrui», la moglie di un altro o la donna fuori dal patto matrimoniale: la scena dei vv.6–23 è costruita come un piccolo racconto realistico — la finestra, l'angolo della via, il crepuscolo, il bacio sfrontato, il letto profumato di mirra, aloe e cinnamomo, l'assenza del marito partito «per una via lontana» con il sacchetto d'argento. Il dettaglio del v.14 — «sacrifici di comunione (zivchè shelamìm) dovevo offrire, oggi ho sciolto i miei voti» — colloca la donna entro la vita cultuale: dello shelamìm una parte tornava a chi offriva, perciò la donna dispone di carne fresca e vino per il convito, e usa la pietà come pretesto della seduzione. Lo sfondo sociale è quello di una cultura in cui l'adulterio era reato capitale (cfr. la legislazione di Lv 20 e Dt 22), e la posta in gioco non è soltanto morale ma vitale: la freccia che «spacca il fegato», il bue al macello, l'uccello al laccio sono metafore della rovina concreta — disonore, vendetta del marito, pena, morte.

Note testuali (TM / LXX)

La Settanta dei Proverbi è una versione notoriamente libera ed espansiva: aggiunge distici assenti dal Testo Masoretico e ne traspone l'ordine. Tre divergenze sono qui rilevanti. (1) Il v.1: nel TM legge «Figlio mio, custodisci le mie parole e i miei comandi riponi presso di te»; la LXX vi premette un distico — «Figlio, onora il Signore e sarai forte, e fuori di lui non temere altri» — che è un plus greco senza riscontro nell'ebraico. La traduzione resa qui segue il TM e segnala il distico aggiunto. (2) Al v.15 il TM ha «sono uscita a cercare il tuo volto e t'ho trovato», mentre la LXX riordina la frase («desiderando il tuo volto t'ho trovato»): è un esempio della libertà compositiva del traduttore greco. (3) Sul piano lessicale, l'ebraico conserva sfumature che il greco appiattisce: ishòn ʿenèkha («pupilla», alla lettera «il piccolo uomo dell'occhio»), lùach libbèkha («tavola del cuore»), chasàr-lev («mancante di cuore», cioè privo di intelletto, perché in ebraico il cuore è sede del pensiero e della volontà), Sheòl (il soggiorno dei morti, reso dal greco Hades). Va inoltre annotato che il TM di Proverbi 7 non contiene alcun nome divino: il «Signore» compare solo nel plus della LXX al v.1. La lettura proposta rispetta questo dato e non introduce il Nome dove l'ebraico non lo ha.

Ricezione ebraica

La tradizione rabbinica ha letto Pr 7 soprattutto come monito sul potere distruttivo dello yetzer ha-raʿ, l'inclinazione al male, e sull'antidoto della Torà e dello studio. L'immagine dei vv.2–3 — custodire i precetti «come la pupilla dell'occhio», legarli alle dita e scriverli «sulla tavola del cuore» — è stata avvicinata al gesto quotidiano dell'interiorizzazione: la stessa logica del «legare» e del «scrivere» risuona con i comandi di Dt 6 da cui derivano i tefillìn e la mezuzàh. Il principio sapienziale che la donna seduttrice rappresenta è codificato dalla massima della Mishnà: «Chi è forte? Colui che domina la propria inclinazione» (Pirqè Avòt 4,1), dove l'eroismo non è militare ma il governo del desiderio. Sul piano dell'ammonimento pratico, il trattato Avòt raccomanda di «non moltiplicare conversazione con la donna» riferendolo perfino alla propria, a maggior ragione con l'estranea (Pirqè Avòt 1,5): è la prudenza concreta che Pr 7 drammatizza. Alcuni midrashim, leggendo l'intera sezione di Pr 1–9 in chiave allegorica, hanno identificato la ishshàh zaràh con l'idolatria e con la deviazione dottrinale (la minùt), dato che «estranea/straniera» evoca nei Profeti i culti stranieri; ma questa è una derashàh sovrapposta, e il peshat resta l'avvertimento etico sulla fedeltà coniugale e sulla disciplina del desiderio.

Aggadah

Sul registro narrativo, la sapienza ebraica ha spesso fatto della Sapienza personificata di Pr 1–9 (qui appena evocata al v.4, «di' alla sapienza: sei mia sorella») una figura quasi viva, sorella e sposa di chi la cerca, contrapposta alla «folle» dei capitoli paralleli (cfr. Pr 9, dove entrambe «invitano» dalla soglia di casa). La lettura aggadica accentua il contrasto fra le due case: la casa della Sapienza, che «ha imbandito la sua mensa» e dà vita, e la casa della donna estranea di Pr 7, le cui «vie scendono allo Sheòl». La scena del giovane che esce «al crepuscolo, nel cuore della notte» è stata letta come allegoria dell'anima che si avventura nelle tenebre dell'ignoranza, lontano dalla luce dello studio; e il «bue condotto al macello» del v.22 è divenuto proverbiale per chi cammina inconsapevole verso la propria rovina. La forza dell'aggadah qui non è speculativa ma morale: trasformare un episodio di strada in parabola permanente del cammino umano fra due porte.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va detto anzitutto, e con chiarezza, che il senso storico-letterale ebraico — l'ammaestramento sul governo del desiderio e sulla fedeltà — è completo in sé e precede ogni rilettura successiva: il testo non è una previsione in attesa di compimento, ma una sapienza viva nel proprio contesto. Solo in un secondo tempo, e come ricezione distinta, la lettura cristiana ha collegato la «Sapienza» dei Proverbi (specialmente la grande personificazione di Pr 8) al Logos, e ha richiamato l'esortazione contro la porneia propria della parenesi del Nuovo Testamento (cfr. la trattazione paolina sull'immoralità in 1Cor 6). La metafora dei precetti «scritti sul cuore» (Pr 7,3) è stata avvicinata alla promessa profetica di Ger 31,33 ripresa in Eb 8,10, dove la legge è «scritta nei cuori»: ma anche qui la continuità è interna alla Scrittura ebraica prima di ogni cristianizzazione, e la ripresa neotestamentaria va presentata come sviluppo e non come abolizione. Sarebbe un fraintendimento allegorizzare la donna estranea di Pr 7 nella «sinagoga», nell'«eresia» o in un'«altra religione», come a tratti la lettura penitenziale patristica (per esempio in ambito alessandrino) ha fatto: tale impiego è una sovrapposizione posteriore, estranea al peshat, e tradisce il carattere concreto e universale dell'ammonimento.

Osservanza e pratica sapienziale

Trattandosi di un testo sapienziale e non normativo, la sua «osservanza» è anzitutto etica e formativa. Tre indicazioni emergono dal brano stesso. Primo, l'interiorizzazione del precetto: «scrivili sulla tavola del cuore» (v.3) significa che la norma non resta esterna ma diventa abito del cuore — è il principio educativo che la tradizione applica allo studio quotidiano e che il gesto dei tefillìn rende visibile. Secondo, la custodia dei sensi e della parola: la scena mostra che la rovina entra «dagli occhi» (il giovane «scorto» e adescato) e «dalle labbra» (la «liscezza» della lusinga, v.21), perciò la disciplina sapienziale è vigilanza su ciò che si guarda e si ascolta. Terzo, la fedeltà degli affetti: il convito profumato, l'amore «fino al mattino», l'assenza del marito sono presentati non come avventura ma come trappola mortale, sicché la fedeltà coniugale è custodita come valore di vita. La massima di Pirqè Avòt 4,1 — «forte è chi domina la propria inclinazione» — riassume l'esercizio pratico cui il capitolo educa: non l'astrazione del precetto, ma la signoria sul desiderio, qui e ora. È in questa luce che il brano ha trovato posto nella formazione morale, come specchio in cui il giovane impara a riconoscere, prima che sia tardi, la via che «scende alle camere della morte».

Domande Frequenti

Perché la colonna greca e quella ebraica di Proverbi 7 divergono?

Perché la LXX dei Proverbi è una versione libera ed espansiva, con distici aggiunti e versetti trasposti. Il v.1 LXX ("onora il Signore") è un plus assente nel TM, dove 7,1 è "custodisci le mie parole". L'ordine di alcuni versetti (es. 7,15 LXX) diverge dal TM: la divergenza è strutturale, non occasionale.

Chi è la "donna estranea" (ishshàh zaràh)?

Nel peshat è la concreta adultera/seduttrice e, nel registro sapienziale, la figura della stoltezza contrapposta alla chokhmàh chiamata "sorella". È un ammaestramento sull'etica della fedeltà, non un'allegoria di eresia o di altre religioni: il senso resta concreto e sapienziale.

Cosa significa legare i comandi alle dita e scriverli sul cuore (vv.2-3)?

È l'immagine dell'interiorizzazione della Torah — "come la pupilla dell'occhio", sul "lùach del cuore" — alla radice anche della prassi dei tefillìn. La sapienza si custodisce facendola propria, non come nozione esterna.

Riferimenti biblici