Adonai: significato del nome di Dio in ebraico

Redazione TeoCentro

Riassunto Tematico

Adonai (ebraico אֲדֹנָי, «mio Signore») è il nome con cui la tradizione ebraica pronuncia il tetragramma YHWH, ritenuto impronunciabile: dove il testo scrive YHWH si legge «Adonai». La Settanta lo rende con Kyrios, «Signore» — da cui il «Signore» di quasi tutte le Bibbie. È una sostituzione riverente del Nome, non un nome diverso.

Etimologia e semantica

Alla lettera adon significa «signore, padrone»; la forma adonài unisce la radice al suffisso che dà un senso enfatico, «mio Signore» (con un plurale di maestà). Ma il dato che conta non è lessicale: è funzionale. Adonai è la sostituzione orale del Nome divino. Il testo ebraico scrive le consonanti del tetragramma — YHWH (il ketiv, «ciò che è scritto») — ma da pronunciare (qere, «ciò che si legge») è sempre Adonai. Si chiama qere perpetuum: una lettura fissa imposta dalla riverenza.

Da questa sostituzione nasce anche un celebre equivoco. I masoreti vocalizzarono le consonanti YHWH con le vocali di Adonai, per ricordare al lettore di dire «Adonai». Chi più tardi lesse quelle consonanti con quelle vocali ottenne l'ibrido «Yehowah» → «Geova»: una parola che non è mai esistita, frutto del fraintendimento di un promemoria. Il ponte greco completa la catena: la Settanta rende il tutto con Kyrios, e così il Nome diventa, in tutte le lingue, «il Signore».

Adonai nella Scrittura

Il tetragramma YHWH ricorre migliaia di volte nell'Antico Testamento, e ogni volta la lettura tradizionale è «Adonai». Il Nome viene rivelato a Mosè al roveto (Es 3,14-15), legato al verbo «essere» (ehyeh asher ehyeh, «Io sono colui che sono»), e proprio per la sua santità diventa, col tempo, troppo sacro per la pronuncia quotidiana.

Un passaggio mostra bene la distinzione tra i due termini: Salmo 110,1, «Oracolo del Signore (YHWH) al mio signore (adonì)» — dove convivono il Nome impronunciabile e un «signore» umano/messianico. È il versetto che Gesù usa nei Vangeli (Mc 12,36) facendo leva proprio su questa differenza. Nel Nuovo Testamento il greco Kyrios — la resa di YHWH/Adonai — viene applicato a Gesù: «Gesù Cristo è Kyrios» (Fil 2,11) è, sullo sfondo, l'attribuzione del Nome divino.

Fonti:
Es 3,14-15Fil 2,11

Contesto storico-cultuale

L'uso di non pronunciare il Nome si consolida nel Secondo Tempio, dopo l'esilio: la santità di YHWH lo rende riservato. L'unica eccezione era il sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (Yom Kippur), che lo pronunciava nel Santo dei Santi — una volta l'anno, in un solo luogo. Per il resto, ovunque, si diceva «Adonai».

È in questo ambiente che nasce la Settanta (Alessandria, III-I sec. a.C.): traducendo per ebrei di lingua greca, rende il tetragramma con Kyrios, «Signore», fissando la sostituzione anche per il mondo ellenofono. Quando il Nuovo Testamento e poi la Chiesa ereditano questa prassi, il «Signore» delle Bibbie cristiane è, di fatto, l'eco di una scelta di riverenza ebraica vecchia di secoli. Capire questo contesto è ciò che impedisce di scambiare «Geova» o «Signore» per il nome stesso.

La lettura ortodossa ed ebraica

Per l'ebraismo il velamento del Nome non è superstizione ma riverenza: il Nome rivelato a Mosè è troppo santo per l'uso comune, e «Adonai» lo custodisce dicendolo senza esporlo. Nelle preghiere ebraiche più sacre si usa Adonai; nel parlare ordinario perfino HaShem, «il Nome».

La tradizione ortodossa e cristiana raccoglie questa eredità in chiave cristologica. Se il greco Kyrios traduce il Nome impronunciabile, allora confessare «Gesù è Kyrios» (Fil 2,11; Rm 10,9) significa riconoscere in lui quel Nome — non un titolo di cortesia, ma l'attribuzione della signoria divina. Nella liturgia il Kyrie eleison («Signore, pietà») invoca proprio questo Kyrios. Il velamento ebraico e lo svelamento cristiano si tengono: ciò che era impronunciabile si lascia invocare nel volto di Cristo.

Fonti:
Fil 2,11Rm 10,9

Critica e perdita di tradizione

La perdita più diffusa è proprio «Geova». In buona fede, molti lo considerano «il vero nome di Dio»; in realtà è una parola mai esistita, nata nel basso Medioevo dal leggere le consonanti del tetragramma (YHWH) con le vocali di Adonai — le vocali che i masoreti vi avevano messo per ricordare di dire «Adonai». Non è un errore da deridere — è facile incappare nell'equivoco — ma è una semplificazione che ha coperto un dato delicato.

Ciò che si è perso è il senso del qere perpetuum: adonai non è un nome alternativo, ma una sostituzione riverente; e «Signore», nelle nostre Bibbie, non è una scelta neutra ma il segno di quel velamento. Recuperare questo non impoverisce la fede: spiega perché Israele tace il Nome, perché le Bibbie scrivono «il Signore», e perché dire «Gesù è il Signore» pesa quanto pesa — è il Nome che ritorna pronunciabile in un volto.

Domande Frequenti

Cosa significa Adonai?

«Mio Signore» (da adon, signore). È il nome con cui si pronuncia il tetragramma YHWH, ritenuto impronunciabile: dove il testo scrive YHWH, si legge Adonai.

Adonai e Geova sono la stessa cosa?

No. Adonai è la sostituzione orale del Nome. «Geova» è un ibrido inesistente, nato dal leggere le consonanti YHWH con le vocali di Adonai. Il nome rivelato è YHWH; «Adonai» e «Signore» lo sostituiscono per riverenza.

Perché le Bibbie scrivono «il Signore»?

Perché la Settanta rese YHWH/Adonai con il greco Kyrios, «Signore»: le traduzioni seguono questa sostituzione riverente del Nome.

Che rapporto c'è tra Adonai e Gesù «Signore»?

Il greco Kyrios traduce il Nome impronunciabile; dire «Gesù è Kyrios» (Fil 2,11) attribuisce a lui la signoria divina, non un semplice titolo di cortesia.

Bibliografia

Adonai non è un nome alternativo di Dio, ma la sua sostituzione riverente: dove sta scritto YHWH si dice «Adonai», reso poi in greco con Kyrios e in italiano con «Signore». Capirlo dissolve l'equivoco di «Geova» e restituisce peso al «Signore» della Bibbia.

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