Introduzione al Salmo 135
Salmo 135 testo: hallel, elezione di Israele e sovranità di YHWH
Il salmo 135 è un inno liturgico di straordinaria densità teologica che struttura il passaggio tra i canti delle ascensioni (Sal 120-134) e il Grande Hallel del Salterio finale (Sal 136-150). Il versetto 1 del Testo Masorético apre con la triplice invocazione: halleluYah halelu et shem YHWH halelu ovdei YHWH — «Lodate il Signore, lodate il nome di YHWH, lodate, servi di YHWH» (Sal 135:1). Questo halleluYah non è una semplice esclamazione devozionale: nella tradizione liturgica ebraica, i versetti 1-3 del salmo sono il gancio che collegano la fine del pellegrinaggio templare (Sal 134) all'inizio della grande dossologia creazionale e storica.
Il fondamento della lode è enunciato nel versetto 4 con il termine teologicamente pregnante segullah: ki Ya'aqov bachar lo Yah Israel lisgullato — «Poiché YHWH ha scelto per sé Giacobbe, Israele come sua proprietà speciale» (Sal 135:4). Il vocabolo segullah (סְגֻלָּה) riprende la terminologia dell'alleanza sinaitica — «sarete per me una proprietà speciale tra tutti i popoli» (Es 19:5) — e il linguaggio deuteronomico dell'elezione gratuita (Dt 7:6: am qadosh le-YHWH eloheicha, «popolo santo per YHWH tuo Dio»). Israele è segullah non per meriti propri ma per l'iniziativa sovrana e incondizionata di YHWH.
| Versetto | Testo MT | Translitterazione | Tema |
|---|---|---|---|
| Sal 135:1 | הַלְלוּיָהּ הַלְלוּ אֶת שֵׁם יְהוָה | halleluYah halelu et shem YHWH | Apertura: triplice lode liturgica |
| Sal 135:4 | כִּי יַעֲקֹב בָּחַר לוֹ יָהּ יִשְׂרָאֵל לִסְגֻלָּתוֹ | ki Ya'aqov bachar lo Yah Israel lisgullato | Elezione di Israele come segullah |
| Sal 135:6 | כֹּל אֲשֶׁר חָפֵץ יְהוָה עָשָׂה | kol asher chafetz YHWH asah | Sovranità assoluta di YHWH |
| Sal 135:15 | עֲצַבֵּי הַגּוֹיִם כֶּסֶף וְזָהָב | atzabbei hagoyim kesef ve-zahav | Critica antidolatrica |
| Sal 135:21 | בָּרוּךְ יְהוָה מִצִּיּוֹן | baruch YHWH mi-Tziyon | Benedizione conclusiva da Sion |
Salmo 135 commento: teologia storica, polemica antidolatrica e benedizione da Sion
Il cuore teologico del salmo 135 commento è la dimostrazione della sovranità di YHWH attraverso la storia di Israele. Il versetto 6 enuncia il principio generale: kol asher chafetz YHWH asah ba-shamayim u-va-aretz — «Tutto ciò che YHWH ha voluto ha compiuto in cielo e in terra» (Sal 135:6). Questo principio non è una affermazione filosofica astratta: i versetti 8-12 lo fondano nella storia concreta dell'Esodo e della conquista della terra. YHWH ha colpito i primogeniti d'Egitto (v.8), ha compiuto segni e prodigi contro il Faraone (v.9), ha sconfitto Sihon re degli Amorei e Og re del Basan (vv.10-12), dando la loro terra in eredità a Israele. La teologia storica del Salmo 135 è inseparabile dalla teologia dell'elezione: YHWH che sceglie Israele come segullah è lo stesso YHWH che agisce nella storia per liberarlo.
La sezione antidolatrica (vv.15-18) offre il rovescio negativo di questa teologia: atzabbei hagoyim kesef ve-zahav ma'aseh yadei adam — «Gli idoli dei popoli sono argento e oro, opera delle mani degli uomini» (Sal 135:15). Il testo riprende quasi letteralmente Sal 115:4-8 (nel Grande Hallel egiziano): gli idoli hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono, orecchie ma non odono. Chi li costruisce diventa come loro (v.18). La critica non è estetica né filosofica: è una contrapposizione radicale tra YHWH, Dio che parla, vede, ode e agisce nella storia, e gli idoli, oggetti inanimati privi di relazione con i loro adoratori. Il profeta Geremia sviluppa la stessa polemica in Ger 10:2-16; Isaia 46:1-7 la applica specificamente agli idoli babilonesi.
La Mishnah Berakhot 9:5 offre la chiave ermeneutica per comprendere la lode incondizionata del salmo: chayav adam levarekh al hara'ah keshem shehu mevarekh al hatovah — «L'uomo è obbligato a benedire per il male come benedice per il bene». Questa regola mishnaica radica la lode del Sal 135 nel più profondo del principio covenantale: Israele loda YHWH non perché le circostanze siano favorevoli o perché la storia vada bene, ma perché YHWH è fedele al suo berit (alleanza). Il salmo si chiude con la formula liturgica baruch YHWH mi-Tziyon shokhen Yerushalayim — «Benedetto YHWH da Sion, lui che abita a Gerusalemme» (Sal 135:21) — identica nella struttura a Sal 128:5 e 134:3, saldando il Grande Hallel alla teologia di Sion come luogo della presenza divina e della benedizione che si irradia verso tutto Israele.