Introduzione al Salmo 86
Il Salmo 86 testo: genere del lamento, struttura e vocabolario ebraico
Il salmo 86 appartiene al genere del lamento individuale — una preghiera personale che esprime fiducia nella misericordia divina nonostante la condizione di sofferenza e abbandono. Attribuito a Davide dall'intestazione ebraica (tephillah le-David, «preghiera di Davide»), il salmo è l'unico del Libro III (Sal 73–89) con questa attribuzione, il che gli conferisce un carattere singolare nel Salterio. La struttura alterna invocazioni urgenti (vv. 1-7), confessioni di fede universale (vv. 8-10) e preghiera didattica (vv. 11-17), costruendo un movimento che va dalla supplica alla lode.
La parola ebraica 'anî («povero», v. 1: kî 'anî we-'evyôn 'anî) non designa una categoria sociologica ma teologica. Le fonti di Qumran usano i termini ebionim e anawim come sinonimi per indicare chi si è affidato completamente a YHWH, spogliandosi di ogni pretesa umana. Il 'evyôn (bisognoso, indigente) indica l'uomo che non può garantirsi da sé la propria sicurezza e che fa dell'invocazione la sua unica risorsa. Il versetto 2 introduce hasid — «devoto», colui che vive nell'orbita della hesed divina — come autodefinizione del fedele orante. La descrizione del fedele nel salmo compone quasi un ritratto ideale: gli attributi tzaddiq e chesed, propri del Dio santo e giusto, diventano la misura dell'uomo che si conforma a YHWH.
L'attributo centrale di YHWH nel salmo 86 è la hesed («bontà covenantale»): «Tu sei, Signore, buono e pronto a perdonare, ricco di hesed verso tutti quelli che ti invocano» (Sal 86:5). La radice slh («perdonare») compare raramente nei Salmi; la sua presenza qui sottolinea che l'accesso di YHWH al povero non è condizionato dalla perfezione morale del richiedente. La tradizione mishnaitica approfondisce questa intuizione: ogni uomo è obbligato a benedire Dio per il male come per il bene (Mishnah Berakhot 9:5), poiché la preghiera autentica non attende condizioni favorevoli per elevarsi.
Kavvanah e preghiera del povero: salmo 86 commento sulla tradizione mishnaitica
Il salmo 86 commento tradizionale insiste sulla disposizione interiore del fedele prima ancora che sulle parole. L'apertura — «Inclina il tuo orecchio, rispondimi» (v. 1) — presuppone un'urgenza che esclude la preghiera meccanica e formulistica. La Mishnah codifica questo principio: i hasidim rishonim si preparavano un'ora prima di pregare per orientare il cuore verso Dio, e nemmeno il saluto di un re poteva interrompere questa preparazione (Mishnah Berakhot 5:1). La kavvanah — l'intenzione del cuore — non è un requisito aggiuntivo ma la struttura portante della preghiera autentica.
Il salmo esprime questa kavvanah attraverso verbi di tensione esistenziale: qara' («invocare, gridare»), nasa' («alzare», come in «alzo la mia anima verso di te», v. 4), batah («confidare»). La ripetizione dell'invocazione — «a te grido tutto il giorno» (v. 3), «nel giorno della mia angoscia ti chiamo» (v. 7) — non è ridondanza retorica ma segnale di un orientamento totale della persona verso YHWH. Paolo porta a compimento questa prassi orante quando prescrive di presentare le proprie richieste a Dio «in ogni cosa, mediante la preghiera e la supplica con rendimento di grazie» (Fil 4:6-7), integrando la tensione del lamento con l'azione di grazie.
Universalismo e accesso covenantale nel Salmo 86
Il salmo 86 testo compie un movimento teologico significativo dai vv. 8-10: dalla supplica individuale all'affermazione universale — «tutte le nazioni che hai creato verranno a prostrarti davanti» (v. 9). La radice 'asita («che hai fatto/creato») fonda la sovranità universale di YHWH non sulla conquista ma sulla creazione. La preghiera del povero non è un atto privatistico ma si inserisce in una prospettiva covenantale che abbraccia l'umanità intera.
Paolo riprende esattamente questa universalità quando scrive che «non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, perché lo stesso Signore è Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano» (Rm 10:12-13). Il verbo greco epikaloumenous — «che invocano» — è la traduzione dei LXX di qore'im («quelli che chiamano»), il termine usato nel salmo 86:5. La catena intertestuale è precisa: chi invoca YHWH con kavvanah — sia ebreo che non — accede alla stessa hesed divina.
| Termine ebraico | Traslitterazione | Significato teologico | Ricorrenza nel salmo |
|---|---|---|---|
| עָנִי | 'anî | Povero/bisognoso come categoria teologica | v. 1 |
| חָסִיד | hasid | Devoto nell'orbita della hesed | v. 2 |
| חֶסֶד | hesed | Bontà covenantale fedele | v. 5 |
| כַוָּנָה | kavvanah | Intenzione del cuore nella preghiera | presupposto strutturale |
Ben Zoma, nel trattato mishnaitico Avot, ridefinisce la ricchezza come contentezza della propria condizione: «Chi è ricco? Colui che è soddisfatto della propria parte» (Mishnah Avot 4:1). Il paradosso teologico del salmo 86 risiede esattamente qui: il povero che si affida a YHWH possiede la vera ricchezza — non nonostante la sua condizione di 'anî, ma attraverso di essa.
Il Salmo 25 offre un parallelo strutturale che illumina la categoria degli anawim: «Volgiti a me e abbi misericordia di me, perché sono solo e povero» (Sal 25:16-18). La solitudine (yachid) e la povertà ('anî) non sono ostacoli all'ascolto divino ma le condizioni che rendono la preghiera più trasparente e urgente. La tradizione di Qumran ha compreso questo dinamismo applicando i termini ebionim e anawim alla comunità del deserto come categoria di elezione spirituale: l'abbandono radicale a YHWH — e non la ricchezza materiale o il rango sociale — costituisce il titolo di accesso alla protezione covenantale. La tradizione liturgica ebraica ha riconosciuto questo dinamismo collocando il salmo 86 tra le preghiere di Shacharit nei giorni feriali, come invocazione mattutina che orienta la giornata verso YHWH.
- La parola kavvanah indica l'intenzione del cuore come prerequisito della preghiera autentica
- Il termine 'anî (povero) designa una categoria teologica di elezione spirituale, non sociologica
- La hesed di YHWH è accessibile a «tutti quelli che lo invocano» (Sal 86:5; Rm 10:13)
- La Mishnah prescrive la benedizione di Dio anche nelle avversità (Berakhot 9:5)
- Il movimento dal lamento individuale all'universalismo cosmico è la struttura portante del salmo 86