Introduzione al Salmo 73
Salmo 73: Il Problema della Teodicea nella Tradizione Sapienziale
Il salmo 73 apre il Terzo Libro del Salterio (Sal 73-89) con una delle meditazioni più intense sulla teodicea dell'intera Bibbia ebraica (Sal 73:1 MT). Attribuito ad Asaf (mizmor le-Asaf), il salmo affronta il paradosso fondamentale della fede: perché gli empi prosperano mentre i giusti soffrono? L'apertura stessa rivela la struttura argomentativa del salmo 73: ak tov le-Yisrael Elohim — «Solo Dio è buono per Israele, per i puri di cuore» (Sal 73:1 MT) — affermazione che il salmista si trova immediatamente in contraddizione con l'esperienza vissuta. La Sapienza di Salomone formula la stessa risoluzione: le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessuna sofferenza le toccherà definitivamente (Sap 3:1-9).
Ak Tov: La Crisi di Fede del Salmista nel Salmo 73
La struttura del salmo 73 è una delle più sofisticate dell'intero Salterio: confessione iniziale di fede (v.1), crisi esistenziale (vv.2-16), svolta nel santuario (vv.17-20), risoluzione teologica (vv.21-28). Il salmista descrive la propria crisi con precisione clinica: ani kivsatot riglay — «i miei piedi erano quasi scivolati» (Sal 73:2 MT) — metafora della vacillazione della fede di fronte allo spettacolo degli empi. L'analogia più vicina nella Scrittura è Giobbe, che articola la stessa domanda: «Perché vivono i malvagi e invecchiano, anzi si potenziano in forza?» (Gb 21:7-15). La tradizione sapienziale biblica — Giobbe, Qohelet, Sal 73 — forma un corpus coerente di resistenza alle risposte teologiche semplicistiche.
La Mishnah risponde alla problematica della sofferenza del giusto con un principio teologico radicale: l'obbligo di benedire Dio per il male come per il bene, perché l'amore di Dio deve abbracciare entrambi gli istinti (bi-shney yetzarecha — con entrambi gli istinti, quello buono e quello cattivo, Mishnah Berakhot 9:5). Il testo Sefaria è esplicito: chayav adam levarekh al ha-ra'ah ke-shem she-hu mevarekh al ha-tovah — la benedizione sul male non è rassegnazione ma riconoscimento della sovranità divina sulla totalità dell'esistenza.
La Svolta nel Santuario: Ad Avenu l'Elohim
La chiave interpretativa del salmo 73 commento tradizionale — sia ebraico che cristiano — è il versetto 17: ad avenu el mikdeshei El avina le-aharitam — «finché entro nel santuario di Dio, comprendo la loro fine» (Sal 73:17 MT). La svolta non è intellettuale ma liturgica: il salmista comprende non attraverso l'argomento razionale ma attraverso l'ingresso nello spazio sacro. Gli empi sono come «un sogno al risveglio» (Sal 73:20 MT) — la loro prosperità è fenomeno temporale privo di sostanza ultima.
La Mishnah connette questa esperienza alla pratica della kavvanah orante: i chasidim rishonim (i pii antichi) «si raccoglievano un'ora prima di pregare per orientare il cuore verso il Luogo» (Mishnah Berakhot 5:1). Il santuario del Sal 73:17 non è solo spazio fisico ma disposizione interiore — il kovesh rosh (peso della testa, raccoglimento) come condizione per ricevere l'intelligenza spirituale che la crisi teologica da sola non produce.
La Risoluzione Teologica: Mi Yesh Li Bashamayim
Il punto culminante del salmo 73 è il versetto 25: mi yesh li bashamayim ve-'imkha lo chafatti va-aretz — «chi ho io in cielo se non te? E sulla terra non desidero nulla al di fuori di te» (Sal 73:25 MT). La risoluzione non è la spiegazione del problema della teodicea ma la sua trascendenza: il bene supremo è la comunione con Dio, non la prosperità materiale. Il salmista afferma in Sal 73:28: va-ani kirovat Elohim li tov — «per me, avvicinarsi a Dio è il bene».
La Sapienza di Salomone articola la stessa risoluzione in termini escatologici: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessuna sofferenza li toccherà» (Sap 3:1-9). Paolo in Rm 8:18 radica questa prospettiva nella cristologia: le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata, formula che riflette la struttura argomentativa del Sal 73 — crisi temporale risolta in prospettiva eterna.
| Dimensione | Sal 73 MT | Giobbe (Gb 21) | Sapienza (Sap 3) | Paolo (Rm 8) |
|---|---|---|---|---|
| Problema | Prosperità degli empi (v.3-12) | Perché vivono i malvagi? (Gb 21:7) | Sofferenza dei giusti | Sofferenze del tempo presente |
| Svolta | Santuario (v.17) | Teofania (Gb 38-42) | Mani di Dio (Sap 3:1) | Gloria futura rivelata |
| Risoluzione | Comunione con Dio (v.25-28) | Visione diretta di Dio (Gb 42:5) | Nessuna sofferenza finale | Gloria incomparabile |
| Terminologia | ak tov / mi yesh li | maddua reshaim yicheyu | dikaiōn psychai | logidzomai/doxa |
Il Salmo 73 Commento nella Tradizione Esegetica
Il salmo 73 commento nella tradizione esegetica è articolato attorno a tre questioni fondamentali, ciascuna con implicazioni teologiche precise:
- Struttura retorica: la funzione di ak (solo/certamente) all'apertura del v.1 come affermazione che sopravvive alla crisi — il salmista sa già la risposta prima ancora di formulare il problema (Sal 73:1 MT: ak tov le-Yisrael Elohim)
- Spazio teologico del santuario: il mikdash come luogo di intelligenza spirituale, non solo di rito — l'entrata liturgica come epistemologia della fede (Sal 73:17 MT)
- Definizione del bene: tov nel v.28 (kirovat Elohim li tov) redefine il bene non come prosperità materiale ma come prossimità divina — risposta all'intera crisi teologica (Sal 73:28 MT)
Il Sal 73 è l'apertura del Libro III del Salterio (Sal 73-89) non per caso: introduce la crisi teologica che i salmi successivi — incluso il Sal 89, con la sua domanda sul fallimento della promessa davidica — elaboreranno in modo sistematico. La meditazione sapienziale di Asaf sulla prosperità degli empi è dunque la chiave ermeneutica dell'intera sezione, con la risoluzione della teodicea che Paolo espliciterà in Rm 8:18.