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Abacuc 2 — la visione, "il giusto per la sua emunàh vivrà", le cinque "hòy"

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Abacuc 2 — la visione, "il giusto per la sua emunàh vivrà", le cinque "hòy"

Abacuc 2,1-20·MT (OSHB) + LXX·1/1
1
Ebraico (MT)על משמרתי אעמדה ואתיצבה על מצור ואצפה לראות מה ידבר בי ומה אשיב על תוכחתי
Septuaginta (LXX)Ἐπὶ τῆς φυλακῆς μου στήσομαι καὶ ἐπιβήσομαι ἐπὶ πέτραν καὶ ἀποσκοπεύσω τοῦ ἰδεῖν τί λαλήσει ἐν ἐμοὶ καὶ τί ἀποκριθῶ ἐπὶ τὸν ἔλεγχόν μου.
Lettura OrtodossaSulla mia ⓘ starò, mi porrò sul ⓘ e vigilerò per vedere che cosa mi dirà e che cosa risponderò al mio ⓘ.
2
Ebraico (MT)ויענני יהוה ויאמר כתוב חזון ובאר על הלחות למען ירוץ קורא בו
Septuaginta (LXX)καὶ ἀπεκρίθη πρός με κύριος καὶ εἶπεν Γράψον ὅρασιν καὶ σαφῶς ἐπὶ πυξίον, ὅπως διώκῃ ὁ ἀναγινώσκων αὐτά.
Lettura OrtodossaE mi rispose il TetraGramma e disse: «Scrivi la ⓘ e incidila chiara sulle ⓘ, perché corra chi la legge.
3
Ebraico (MT)כי עוד חזון למועד ויפח לקץ ולא יכזב אם יתמהמה חכה לו כי בא יבא לא יאחר
Septuaginta (LXX)διότι ἔτι ὅρασις εἰς καιρὸν καὶ ἀνατελεῖ εἰς πέρας καὶ οὐκ εἰς κενόν· ἐὰν ὑστερήσῃ, ὑπόμεινον αὐτόν, ὅτι ἐρχόμενος ἥξει καὶ οὐ μὴ χρονίσῃ.
Lettura OrtodossaChé ancora la visione è per il ⓘ, e anela alla fine e non mente: se tarda, attendila ⓘ, ché venendo verrà, non mancherà.
4
Ebraico (MT)הנה עפלה לא ישרה נפשו בו וצדיק באמונתו יחיה
Septuaginta (LXX)ἐὰν ὑποστείληται, οὐκ εὐδοκεῖ ἡ ψυχή μου ἐν αὐτῷ· ὁ δὲ δίκαιος ἐκ πίστεώς μου ζήσεται.
Lettura OrtodossaEcco, ⓘ, non retta è la sua anima in lui; ma il giusto ⓘ per la sua fedeltà ⓘ vivrà.
5
Ebraico (MT)ואף כי היין בוגד גבר יהיר ולא ינוה אשר הרחיב כשאול נפשו והוא כמות ולא ישבע ויאסף אליו כל הגוים ויקבץ אליו כל העמים
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ κατοινωμένος καὶ καταφρονητὴς ἀνὴρ ἀλάζων οὐδὲν μὴ περάνῃ, ὃς ἐπλάτυνεν καθὼς ὁ ᾅδης τὴν ψυχὴν αὐτοῦ, καὶ οὗτος ὡς θάνατος οὐκ ἐμπιπλάμενος καὶ ἐπισυνάξει ἐπ’ αὐτὸν πάντα τὰ ἔθνη καὶ εἰσδέξεται πρὸς αὐτὸν πάντας τοὺς λαούς.
Lettura OrtodossaE poi, il vino tradisce: l'uomo ⓘ non avrà requie, lui che spalanca come lo ⓘ la sua gola, e come la morte non si sazia, e raduna a sé tutte le nazioni, raccoglie a sé tutti i popoli.
6
Ebraico (MT)הלוא אלה כלם עליו משל ישאו ומליצה חידות לו ויאמר הוי המרבה לא לו עד מתי ומכביד עליו עבטיט
Septuaginta (LXX)οὐχὶ ταῦτα πάντα παραβολὴν κατ’ αὐτοῦ λήμψονται καὶ πρόβλημα εἰς διήγησιν αὐτοῦ; καὶ ἐροῦσιν Οὐαὶ ὁ πληθύνων ἑαυτῷ τὰ οὐκ ὄντα αὐτοῦ – ἕως τίνος; – καὶ βαρύνων τὸν κλοιὸν αὐτοῦ στιβαρῶς.
Lettura OrtodossaNon leveranno tutti questi su di lui un ⓘ e un enigma di derisione? E diranno: «Guai a chi accumula ciò che non è suo — fino a quando? — e si carica di ⓘ!
7
Ebraico (MT)הלוא פתע יקומו נשכיך ויקצו מזעזעיך והיית למשסות למו
Septuaginta (LXX)ὅτι ἐξαίφνης ἀναστήσονται δάκνοντες αὐτόν, καὶ ἐκνήψουσιν οἱ ἐπίβουλοί σου, καὶ ἔσῃ εἰς διαρπαγὴν αὐτοῖς.
Lettura OrtodossaNon sorgeranno all'improvviso i tuoi ⓘ, non si desteranno coloro che ti scuoteranno, e sarai loro preda?
8
Ebraico (MT)כי אתה שלות גוים רבים ישלוך כל יתר עמים מדמי אדם וחמס ארץ קריה וכל ישבי בה
Septuaginta (LXX)διότι σὺ ἐσκύλευσας ἔθνη πολλά, σκυλεύσουσίν σε πάντες οἱ ὑπολελειμμένοι λαοὶ δι’ αἵματα ἀνθρώπων καὶ ἀσεβείας γῆς καὶ πόλεως καὶ πάντων τῶν κατοικούντων αὐτήν. –
Lettura OrtodossaPerché tu hai spogliato molte nazioni, ti spoglieranno tutti i resti dei popoli, per il ⓘ e la ⓘ alla terra, alla città e a tutti i suoi abitanti.
9
Ebraico (MT)הוי בצע בצע רע לביתו לשום במרום קנו להנצל מכף רע
Septuaginta (LXX)ὦ ὁ πλεονεκτῶν πλεονεξίαν κακὴν τῷ οἴκῳ αὐτοῦ τοῦ τάξαι εἰς ὕψος νοσσιὰν αὐτοῦ τοῦ ἐκσπασθῆναι ἐκ χειρὸς κακῶν.
Lettura OrtodossaGuai a chi guadagna un ⓘ per la sua casa, per porre in alto il suo ⓘ e scampare alla mano del male!
10
Ebraico (MT)יעצת בשת לביתך קצות עמים רבים וחוטא נפשך
Septuaginta (LXX)ἐβουλεύσω αἰσχύνην τῷ οἴκῳ σου, συνεπέρανας λαοὺς πολλούς, καὶ ἐξήμαρτεν ἡ ψυχή σου·
Lettura OrtodossaHai deliberato vergogna per la tua casa, recidendo molti popoli, e pecchi contro la tua anima.
11
Ebraico (MT)כי אבן מקיר תזעק וכפיס מעץ יעננה
Septuaginta (LXX)διότι λίθος ἐκ τοίχου βοήσεται, καὶ κάνθαρος ἐκ ξύλου φθέγξεται αὐτά. –
Lettura OrtodossaChé la pietra dal muro griderà ⓘ e la ⓘ dal legname le risponderà.
12
Ebraico (MT)הוי בנה עיר בדמים וכונן קריה בעולה
Septuaginta (LXX)οὐαὶ ὁ οἰκοδομῶν πόλιν ἐν αἵμασιν καὶ ἑτοιμάζων πόλιν ἐν ἀδικίαις.
Lettura OrtodossaGuai a chi edifica una città col sangue e fonda una cittadella con l'iniquità!
13
Ebraico (MT)הלוא הנה מאת יהוה צבאות וייגעו עמים בדי אש ולאמים בדי ריק יעפו
Septuaginta (LXX)οὐ ταῦτά ἐστιν παρὰ κυρίου παντοκράτορος; καὶ ἐξέλιπον λαοὶ ἱκανοὶ ἐν πυρί, καὶ ἔθνη πολλὰ ὠλιγοψύχησαν.
Lettura OrtodossaNon è forse dal TetraGramma degli ⓘ che i popoli si affannano per il fuoco e le nazioni si stancano per il ⓘ?
14
Ebraico (MT)כי תמלא הארץ לדעת את כבוד יהוה כמים יכסו על ים
Septuaginta (LXX)ὅτι πλησθήσεται ἡ γῆ τοῦ γνῶναι τὴν δόξαν κυρίου, ὡς ὕδωρ κατακαλύψει αὐτούς. –
Lettura OrtodossaChé la terra sarà ripiena della conoscenza della ⓘ del TetraGramma, come le acque coprono il mare — il versetto riecheggia Isaia 11,9.
15
Ebraico (MT)הוי משקה רעהו מספח חמתך ואף שכר למען הביט על מעוריהם
Septuaginta (LXX)ὦ ὁ ποτίζων τὸν πλησίον αὐτοῦ ἀνατροπῇ θολερᾷ καὶ μεθύσκων, ὅπως ἐπιβλέπῃ ἐπὶ τὰ σπήλαια αὐτῶν.
Lettura OrtodossaGuai a chi abbevera il prossimo versando il suo ⓘ, e lo ubriaca per guardare le sue nudità!
16
Ebraico (MT)שבעת קלון מכבוד שתה גם אתה והערל תסוב עליך כוס ימין יהוה וקיקלון על כבודך
Septuaginta (LXX)πλησμονὴν ἀτιμίας ἐκ δόξης πίε καὶ σὺ καὶ διασαλεύθητι καὶ σείσθητι· ἐκύκλωσεν ἐπὶ σὲ ποτήριον δεξιᾶς κυρίου, καὶ συνήχθη ἀτιμία ἐπὶ τὴν δόξαν σου.
Lettura OrtodossaTi sei saziato di ⓘ più che di gloria: bevi anche tu e ⓘ! Si volgerà su di te il ⓘ della destra del TetraGramma, e ignominia sulla tua gloria.
17
Ebraico (MT)כי חמס לבנון יכסך ושד בהמות יחיתן מדמי אדם וחמס ארץ קריה וכל ישבי בה
Septuaginta (LXX)διότι ἀσέβεια τοῦ Λιβάνου καλύψει σε, καὶ ταλαιπωρία θηρίων πτοήσει σε διὰ αἵματα ἀνθρώπων καὶ ἀσεβείας γῆς καὶ πόλεως καὶ πάντων τῶν κατοικούντων αὐτήν. –
Lettura OrtodossaChé la violenza al ⓘ ti coprirà, e la devastazione delle bestie ti atterrirà, per il sangue dell'uomo e la violenza alla terra, alla città e a tutti i suoi abitanti.
18
Ebraico (MT)מה הועיל פסל כי פסלו יצרו מסכה ומורה שקר כי בטח יצר יצרו עליו לעשות אלילים אלמים
Septuaginta (LXX)Τί ὠφελεῖ γλυπτόν, ὅτι ἔγλυψαν αὐτό; ἔπλασαν αὐτὸ χώνευμα, φαντασίαν ψευδῆ, ὅτι πέποιθεν ὁ πλάσας ἐπὶ τὸ πλάσμα αὐτοῦ τοῦ ποιῆσαι εἴδωλα κωφά.
Lettura OrtodossaChe giova l'ⓘ, che l'ha scolpito il suo artefice? La ⓘ, maestra di menzogna, sì che l'artefice confida nel suo manufatto facendo ⓘ?
19
Ebraico (MT)הוי אמר לעץ הקיצה עורי לאבן דומם הוא יורה הנה הוא תפוש זהב וכסף וכל רוח אין בקרבו
Septuaginta (LXX)οὐαὶ ὁ λέγων τῷ ξύλῳ Ἔκνηψον ἐξεγέρθητι, καὶ τῷ λίθῳ Ὑψώθητι· καὶ αὐτό ἐστιν φαντασία, τοῦτο δέ ἐστιν ἔλασμα χρυσίου καὶ ἀργυρίου, καὶ πᾶν πνεῦμα οὐκ ἔστιν ἐν αὐτῷ.
Lettura OrtodossaGuai a chi dice al legno: «Svègliati!», alla pietra muta: «Lèvati!»: insegnerà essa? Eccola ricoperta d'oro e d'argento, ma non c'è soffio dentro di essa ⓘ.
20
Ebraico (MT)ויהוה בהיכל קדשו הס מפניו כל הארץ
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ κύριος ἐν ναῷ ἁγίῳ αὐτοῦ· εὐλαβείσθω ἀπὸ προσώπου αὐτοῦ πᾶσα ἡ γῆ.
Lettura OrtodossaMa il TetraGramma è nel suo ⓘ: silenzio davanti a lui ⓘ, tutta la terra.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Il capitolo si apre con il profeta che, dopo aver gridato la sua protesta contro la violenza e l'apparente silenzio di Dio, sale come una sentinella sul suo posto di guardia (mishmartì) per attendere la risposta. Questa gli viene data come una chazòn, una visione da scrivere «chiara sulle tavole, perché corra chi la legge»: un oracolo destinato alla diffusione pubblica e alla conservazione, non a un decifratore solitario. Il cuore del passo è il versetto 4, «il giusto per la sua emunàh vivrà», incastonato fra l'annuncio di un compimento differito ma certo («se tarda, attendila») e una serie di cinque «guai» (hòy) che inchiodano l'oppressore imperiale: la sua avidità, il sangue versato, la città costruita sull'iniquità, l'ubriacatura del prossimo, l'idolo muto. La sezione culmina nell'opposizione fra gli idoli «in cui non c'è soffio» e il Dio vivente che siede «nel suo tempio santo», davanti al quale tutta la terra deve fare silenzio.

Ricostruzione storica

L'oracolo si colloca verosimilmente nell'ultimo scorcio del VII secolo a.C., negli anni in cui la potenza neobabilonese (i Kasdìm nominati nel capitolo precedente) si afferma come strumento e insieme come scandalo per la fede di Giuda. Il «predone» insaziabile dei vv. 5-8, che «raduna a sé tutte le nazioni» e «spoglia molti popoli», riflette l'esperienza concreta dell'espansione imperiale che tra la battaglia di Carchemis (605 a.C.) e le campagne contro Gerusalemme stritola i piccoli regni del Levante. La domanda del profeta non è speculativa ma esistenziale: come può la giustizia divina tollerare che il violento prosperi? La risposta non promette un intervento immediato, ma chiede una fedeltà tenace nell'attesa di un moʿèd, un tempo fissato che appartiene a Dio. La serie dei «guai», con il suo linguaggio da mashàl e da satira popolare (melitzàh, chidòt), assume la forma di un canto di scherno che i popoli oppressi intoneranno contro il loro oppressore quando questi crollerà: una teologia della storia in cui la sopraffazione contiene già il germe della propria rovina.

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico presenta in questo capitolo alcuni dei punti più dibattuti del libro. Al v. 4 l'ebraico be-emunatò («per la sua fedeltà») è reso dalla LXX con ek písteós mou («per la mia fede»): il greco riferisce la pístis a Dio, spostando l'accento dalla lealtà dell'uomo all'affidabilità divina, mentre il masoretico la àncora alla fedeltà operante del giusto. Al v. 5 il masoretico ha-yàyin («il vino») è letto da alcuni testimoni e dalla tradizione di Qumran come ha-hòn («la ricchezza»): la LXX traduce con katoinōménos, «l'ubriaco», seguendo la consonanza con il vino. Il v. 16 oppone il masoretico he-arèl («mòstrati incirconciso, scopri il prepuzio») a una lezione hera ̒èl («barcolla»), accolta dalla LXX (saleúthēti, «sii scosso»): la differenza di una sola consonante muta l'immagine dalla nudità vergognosa al tremito dell'ubriaco. I termini kafìs (v. 11, «trave») e ʿavtìt (v. 6, «pegni») sono rari, il primo un vero hapax, e il loro senso è ricostruito per via comparativa. Il v. 1, dove il masoretico ha matzòr («bastione, fortezza»), è reso dalla LXX con pétran («roccia»), forse leggendo una variante o interpretando l'immagine della postazione di guardia.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Il versetto 4 ha goduto nella tradizione ebraica di una fortuna straordinaria. Il celebre passo talmudico di Makkòt 24a racconta come Rabbi Simlài, esponendo la progressiva «riduzione» dei 613 precetti a principi sempre più essenziali, giunga fino a Chavaqùq (Abacuc): «Vennero i 613 precetti dati a Mosè; venne David e li ridusse a undici (Sal 15); venne Isaia e li ridusse a sei (Is 33,15); venne Michea e li ridusse a tre (Mic 6,8)... venne Chavaqùq e li fondò su uno solo, come è detto: il giusto per la sua emunàh vivrà». È fondamentale leggere correttamente questo testo: non si tratta di un'abrogazione dei precetti, ma di una loro condensazione su un unico pilastro che li sorregge tutti; la emunàh qui non è opposta all'osservanza ma ne è la radice fiduciosa. La stessa frase, nel commentario di Qumran (Pèsher Habaqquq, 1QpHab 7-8), viene applicata a «tutti gli osservanti della Toràh nella casa di Giuda, che Dio salverà dalla casa del giudizio per la loro pena e la loro fede (emunàh) nel Maestro di Giustizia»: anche qui la fede è inseparabile dalla pratica della Legge. Il v. 20, «has mi-panàw kol ha-àretz» («silenzio davanti a lui, tutta la terra»), è entrato stabilmente nell'uso liturgico come invito al raccoglimento adorante.

Aggadah

Il versetto 11, «la pietra dal muro griderà e la trave dal legname le risponderà», ha alimentato una vivace tradizione aggadica sull'idea che le componenti stesse di un edificio costruito con l'ingiustizia testimoniano contro chi le ha messe in opera: le pietre rubate o impastate di sopruso diventano accusatrici. In questa linea, la tradizione interpretativa legge l'oracolo come affermazione che nessuna ingiustizia resta muta nel creato, perché perfino la materia inanimata «grida» davanti a Dio. Specularmente, i vv. 18-19 sviluppano il tema aggadico per eccellenza dell'irrisione dell'idolatria: l'artefice che «confida nel suo manufatto» e ordina al legno «svègliati!» e alla pietra «lèvati!» è il prototipo della follia idolatrica, lo stesso ridicolo che la tradizione ebraica amplificherà nei racconti su Abramo che fa a pezzi gli idoli del padre. Il contrasto fra l'idolo «in cui non c'è rùach» e il Dio che è chay, vivente, fonda l'intera polemica monoteistica.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va anzitutto fissato il senso storico-letterale ebraico: Abacuc 2,4 promette che il giusto, nel mezzo della crisi imperiale, sopravviverà e avrà vita grazie alla sua fedeltà tenace e operante a Dio e alla sua Toràh; è una parola di resistenza nell'attesa, non un teorema sulla giustificazione. Solo come ricezione posteriore, e da tenere distinta dal senso originario, il versetto viene ripreso nel Nuovo Testamento. Paolo lo cita in Romani 1,17 e Galati 3,11 leggendo l'emunàh attraverso il greco pístis e sviluppandone, nel quadro della propria controversia, una lettura incentrata sulla fede; la Lettera agli Ebrei (10,38) lo applica invece al tema della perseveranza nell'attesa, più vicino all'orizzonte profetico originario dell'«attendila, se tarda». È metodologicamente scorretto retroproiettare queste letture sul testo ebraico come se ne fossero il «vero» significato, o contrapporre una presunta «fede» neotestamentaria a una «Legge» giudaica vista come legalismo: il profeta non oppone affatto fedeltà e osservanza, e la tradizione rabbinica di Makkòt 24a, anteriore o parallela, fonda proprio sulla emunàh l'intero edificio dei precetti. La lettura cristologica è dunque un legittimo strato tipologico successivo, che la comunità neotestamentaria ha elaborato a partire dal testo, ma che non sostituisce né abolisce il senso ebraico, il quale conserva piena autonomia e validità. Anche il «venendo verrà» del v. 3 (LXX erchómenos hḗxei) è stato letto in chiave di attesa messianica in Ebrei 10,37, ma sul piano del profeta indica il compimento certo della visione di giustizia.

Osservanza e liturgia

Sul piano pratico, l'oracolo si traduce in una serie di esigenze concrete che la tradizione halakhica raccoglie dai cinque «guai». Il v. 6, contro chi «accumula ciò che non è suo» e «si carica di pegni», risuona con le norme sul pegno e sul prestito che vietano di trattenere ciò che è del povero e di trarre profitto dall'altrui necessità. Il v. 9, contro il «guadagno malvagio» per la propria casa, e il v. 12, contro chi «edifica una città col sangue», traducono in chiave profetica il divieto di costruire la propria sicurezza sull'oppressione. Il v. 15, contro chi «ubriaca il prossimo per guardarne le nudità», condanna lo sfruttamento e l'umiliazione del vicino. Il v. 20, infine, fonda l'atteggiamento liturgico per eccellenza: il silenzio adorante davanti alla presenza divina nel santuario, lo has che impone alla creatura di tacere di fronte al Creatore. La sezione si chiude così trasformando la protesta iniziale del profeta in postura di culto: dall'interrogazione sofferta sulla giustizia di Dio al silenzio raccolto di tutta la terra davanti al suo tempio santo.

Domande Frequenti

"Il giusto vivrà per la sua fede" (2,4) significa "sola fede"?

Nel senso storico-ebraico emunàh è fedeltà/lealtà operante, la pratica della Toràh con fiducia. La tradizione (Makkòt 24a) ne fa il termine finale della riduzione di R. Simlài ("Habacuc fondò i 613 su uno"): riduzione a un pilastro, non abrogazione. Le letture paolina (Rm 1,17) e qumranica (1QpHab) sono reception posteriori distinte.

La visione di Abacuc va decifrata come calendario profetico?

No: "se tarda, attendila" (im yitmahmàh chakkèh lo, v.3). Il moʿèd è il tempo fissato da Dio, non da calcolare. È disciplina anti-futuristica, contro la decifrazione delle date (come in Is 24 e 26).

Qual è il culmine del capitolo?

Le cinque "hòy" contro l'imperialismo predone e l'idolo muto ("in cui non c'è soffio") sfociano in "il TetraGramma è nel suo tempio santo: silenzio davanti a lui, tutta la terra". È l'anti-idolatria e il silenzio adorante davanti all'unico Dio vivente.

Riferimenti biblici