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Isaia 33 — il tesoro del timore, i sei principi, la triplice sovranità

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Isaia 33 — il tesoro del timore, i sei principi, la triplice sovranità

Isaia 33,1-24·MT (OSHB) + LXX·12/37
1
Ebraico (MT)הוי שודד ואתה לא שדוד ובוגד ולא בגדו בו כהתמך שודד תושד כנלתך לבגד יבגדו בך
Septuaginta (LXX)Οὐαὶ τοῖς ταλαιπωροῦσιν ὑμᾶς, ὑμᾶς δὲ οὐδεὶς ποιεῖ ταλαιπώρους, καὶ ὁ ἀθετῶν ὑμᾶς οὐκ ἀθετεῖ· ἁλώσονται οἱ ἀθετοῦντες καὶ παραδοθήσονται καὶ ὡς σὴς ἐπὶ ἱματίου οὕτως ἡττηθήσονται.
Lettura Ortodossaⓘ e tu non sei stato devastato, ⓘ e non si è tradito contro di te! Quando avrai finito di devastare sarai devastato, quando avrai finito di tradire ti tradiranno.
2
Ebraico (MT)יהוה חננו לך קוינו היה זרעם לבקרים אף ישועתנו בעת צרה
Septuaginta (LXX)κύριε, ἐλέησον ἡμᾶς, ἐπὶ σοὶ γὰρ πεποίθαμεν· ἐγενήθη τὸ σπέρμα τῶν ἀπειθούντων εἰς ἀπώλειαν, ἡ δὲ σωτηρία ἡμῶν ἐν καιρῷ θλίψεως.
Lettura Ortodossaⓘ, ⓘ, in te speriamo: sii il loro braccio ⓘ, sì, la nostra ⓘ nel tempo dell'angoscia.
3
Ebraico (MT)מקול המון נדדו עמים מרוממתך נפצו גוים
Septuaginta (LXX)διὰ φωνὴν τοῦ φόβου σου ἐξέστησαν λαοὶ ἀπὸ τοῦ φόβου σου, καὶ διεσπάρησαν τὰ ἔθνη.
Lettura OrtodossaAl fragore del ⓘ fuggono i popoli, al tuo ⓘ si disperdono le nazioni (goyìm).
4
Ebraico (MT)ואסף שללכם אסף החסיל כמשק גבים שוקק בו
Septuaginta (LXX)νῦν δὲ συναχθήσεται τὰ σκῦλα ὑμῶν μικροῦ καὶ μεγάλου· ὃν τρόπον ἐάν τις συναγάγῃ ἀκρίδας, οὕτως ἐμπαίξουσιν ὑμῖν.
Lettura OrtodossaE si raccoglie il vostro ⓘ come raccolta del ⓘ, vi si precipita su di esso con il pullulare delle ⓘ.
5
Ebraico (MT)נשגב יהוה כי שכן מרום מלא ציון משפט וצדקה
Septuaginta (LXX)ἅγιος ὁ θεὸς ὁ κατοικῶν ἐν ὑψηλοῖς, ἐνεπλήσθη Σιων κρίσεως καὶ δικαιοσύνης.
Lettura Ortodossaⓘ, ché dimora in alto: ha riempito ⓘ di ⓘ.
6
Ebraico (MT)והיה אמונת עתיך חסן ישועת חכמת ודעת יראת יהוה היא אוצרו
Septuaginta (LXX)ἐν νόμῳ παραδοθήσονται, ἐν θησαυροῖς ἡ σωτηρία ἡμῶν, ἐκεῖ σοφία καὶ ἐπιστήμη καὶ εὐσέβεια πρὸς τὸν κύριον· οὗτοί εἰσιν θησαυροὶ δικαιοσύνης.
Lettura OrtodossaE sarà la ⓘ dei tuoi tempi, ricchezza di salvezze, sapienza e conoscenza: ⓘ.
7
Ebraico (MT)הן אראלם צעקו חצה מלאכי שלום מר יבכיון
Septuaginta (LXX)ἰδοὺ δὴ ἐν τῷ φόβῳ ὑμῶν αὐτοὶ φοβηθήσονται· οὓς ἐφοβεῖσθε, φοβηθήσονται ἀφ’ ὑμῶν· ἄγγελοι γὰρ ἀποσταλήσονται ἀξιοῦντες εἰρήνην πικρῶς κλαίοντες παρακαλοῦντες εἰρήνην.
Lettura OrtodossaEcco, i loro ⓘ gridano per le strade, i ⓘ piangono amaramente.
8
Ebraico (MT)נשמו מסלות שבת עבר ארח הפר ברית מאס ערים לא חשב אנוש
Septuaginta (LXX)ἐρημωθήσονται γὰρ αἱ τούτων ὁδοί· πέπαυται ὁ φόβος τῶν ἐθνῶν, καὶ ἡ πρὸς τούτους διαθήκη αἴρεται, καὶ οὐ μὴ λογίσησθε αὐτοὺς ἀνθρώπους.
Lettura OrtodossaDeserte le ⓘ, cessato il viandante; ha infranto il ⓘ, disprezzato le città, non tiene conto dell'uomo.
9
Ebraico (MT)אבל אמללה ארץ החפיר לבנון קמל היה השרון כערבה ונער בשן וכרמל
Septuaginta (LXX)ἐπένθησεν ἡ γῆ, ᾐσχύνθη ὁ Λίβανος, ἕλη ἐγένετο ὁ Σαρων· φανερὰ ἔσται ἡ Γαλιλαία καὶ ὁ Κάρμηλος.
Lettura OrtodossaÈ in lutto, ⓘ la terra; svergognato il ⓘ, appassito; il ⓘ è come la steppa, scuotono le foglie il ⓘ.
10
Ebraico (MT)עתה אקום יאמר יהוה עתה ארומם עתה אנשא
Septuaginta (LXX)νῦν ἀναστήσομαι, λέγει κύριος, νῦν δοξασθήσομαι, νῦν ὑψωθήσομαι·
Lettura Ortodossa«ⓘ, dice il ⓘ, ora mi innalzerò, ora mi esalterò:
11
Ebraico (MT)תהרו חשש תלדו קש רוחכם אש תאכלכם
Septuaginta (LXX)νῦν ὄψεσθε, νῦν αἰσθηθήσεσθε· ματαία ἔσται ἡ ἰσχὺς τοῦ πνεύματος ὑμῶν, πῦρ ὑμᾶς κατέδεται.
Lettura Ortodossaⓘ; il vostro stesso ⓘ, un fuoco vi divorerà.
12
Ebraico (MT)והיו עמים משרפות שיד קוצים כסוחים באש יצתו
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσονται ἔθνη κατακεκαυμένα ὡς ἄκανθα ἐν ἀγρῷ ἐρριμμένη καὶ κατακεκαυμένη.
Lettura OrtodossaE saranno i popoli ⓘ, spine tagliate, arse nel fuoco».
13
Ebraico (MT)שמעו רחוקים אשר עשיתי ודעו קרובים גברתי
Septuaginta (LXX)ἀκούσονται οἱ πόρρωθεν ἃ ἐποίησα, γνώσονται οἱ ἐγγίζοντες τὴν ἰσχύν μου.
Lettura OrtodossaUdite, voi ⓘ, ciò che ho fatto; conoscete, voi vicini, la mia ⓘ!
14
Ebraico (MT)פחדו בציון חטאים אחזה רעדה חנפים מי יגור לנו אש אוכלה מי יגור לנו מוקדי עולם
Septuaginta (LXX)ἀπέστησαν οἱ ἐν Σιων ἄνομοι, λήμψεται τρόμος τοὺς ἀσεβεῖς· τίς ἀναγγελεῖ ὑμῖν ὅτι πῦρ καίεται; τίς ἀναγγελεῖ ὑμῖν τὸν τόπον τὸν αἰώνιον;
Lettura OrtodossaHanno tremato in Tziòn i ⓘ, lo sgomento ha preso gli ⓘ: «Chi di noi può dimorare con ⓘ? Chi di noi può dimorare con ⓘ?».
15
Ebraico (MT)הלך צדקות ודבר מישרים מאס בבצע מעשקות נער כפיו מתמך בשחד אטם אזנו משמע דמים ועצם עיניו מראות ברע
Septuaginta (LXX)πορευόμενος ἐν δικαιοσύνῃ, λαλῶν εὐθεῖαν ὁδόν, μισῶν ἀνομίαν καὶ ἀδικίαν καὶ τὰς χεῖρας ἀποσειόμενος ἀπὸ δώρων, βαρύνων τὰ ὦτα ἵνα μὴ ἀκούσῃ κρίσιν αἵματος, καμμύων τοὺς ὀφθαλμοὺς ἵνα μὴ ἴδῃ ἀδικίαν,
Lettura Ortodossaⓘ, chi disprezza il guadagno d'oppressione, ⓘ dalla tangente, tappa l'orecchio per non udire ⓘ e chiude gli occhi per non vedere il male:
16
Ebraico (MT)הוא מרומים ישכן מצדות סלעים משגבו לחמו נתן מימיו נאמנים
Septuaginta (LXX)οὗτος οἰκήσει ἐν ὑψηλῷ σπηλαίῳ πέτρας ἰσχυρᾶς· ἄρτος αὐτῷ δοθήσεται, καὶ τὸ ὕδωρ αὐτοῦ πιστόν.
Lettura Ortodossacostui ⓘ, fortezze di rupi saranno il suo rifugio, il suo pane gli sarà dato, le sue acque saranno ⓘ.
17
Ebraico (MT)מלך ביפיו תחזינה עיניך תראינה ארץ מרחקים
Septuaginta (LXX)βασιλέα μετὰ δόξης ὄψεσθε, καὶ οἱ ὀφθαλμοὶ ὑμῶν ὄψονται γῆν πόρρωθεν.
Lettura Ortodossaⓘ vedranno i tuoi occhi, contempleranno una terra ⓘ.
18
Ebraico (MT)לבך יהגה אימה איה ספר איה שקל איה ספר את המגדלים
Septuaginta (LXX)ἡ ψυχὴ ὑμῶν μελετήσει φόβον· ποῦ εἰσιν οἱ γραμματικοί; ποῦ εἰσιν οἱ συμβουλεύοντες; ποῦ ἐστιν ὁ ἀριθμῶν τοὺς τρεφομένους
Lettura OrtodossaIl tuo cuore ⓘ: «Dov'è chi contava? Dov'è chi pesava il tributo? Dov'è chi contava le ⓘ?».
19
Ebraico (MT)את עם נועז לא תראה עם עמקי שפה משמוע נלעג לשון אין בינה
Septuaginta (LXX)μικρὸν καὶ μέγαν λαόν; ᾧ οὐ συνεβουλεύσαντο οὐδὲ ᾔδει βαθύφωνον ὥστε μὴ ἀκοῦσαι λαὸς πεφαυλισμένος, καὶ οὐκ ἔστιν τῷ ἀκούοντι σύνεσις.
Lettura OrtodossaIl popolo ⓘ non vedrai più, quel popolo dal labbro ⓘ, ⓘ, senza discernimento.
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Ebraico (MT)חזה ציון קרית מועדנו עיניך תראינה ירושלם נוה שאנן אהל בל יצען בל יסע יתדתיו לנצח וכל חבליו בל ינתקו
Septuaginta (LXX)ἰδοὺ Σιων ἡ πόλις τὸ σωτήριον ἡμῶν· οἱ ὀφθαλμοί σου ὄψονται Ιερουσαλημ, πόλις πλουσία, σκηναὶ αἳ οὐ μὴ σεισθῶσιν, οὐδὲ μὴ κινηθῶσιν οἱ πάσσαλοι τῆς σκηνῆς αὐτῆς εἰς τὸν αἰῶνα χρόνον, οὐδὲ τὰ σχοινία αὐτῆς οὐ μὴ διαρραγῶσιν.
Lettura OrtodossaGuarda ⓘ: i tuoi occhi vedranno Yerushalàyim (Gerusalemme), dimora ⓘ, ⓘ, i cui ⓘ non saranno divelti in eterno, le cui corde non si spezzeranno mai.
21
Ebraico (MT)כי אם שם אדיר יהוה לנו מקום נהרים יארים רחבי ידים בל תלך בו אני שיט וצי אדיר לא יעברנו
Septuaginta (LXX)ὅτι τὸ ὄνομα κυρίου μέγα ὑμῖν· τόπος ὑμῖν ἔσται, ποταμοὶ καὶ διώρυγες πλατεῖς καὶ εὐρύχωροι· οὐ πορεύσῃ ταύτην τὴν ὁδόν, οὐδὲ πορεύσεται πλοῖον ἐλαῦνον.
Lettura OrtodossaChé là il ⓘ ⓘ è per noi un luogo di fiumi, di canali ampi, dove non passa ⓘ né l'attraversa ⓘ.
22
Ebraico (MT)כי יהוה שפטנו יהוה מחקקנו יהוה מלכנו הוא יושיענו
Septuaginta (LXX)ὁ γὰρ θεός μου μέγας ἐστίν, οὐ παρελεύσεταί με κύριος· κριτὴς ἡμῶν κύριος, ἄρχων ἡμῶν κύριος, βασιλεὺς ἡμῶν κύριος, οὗτος ἡμᾶς σώσει.
Lettura OrtodossaChé ⓘ: ⓘ.
23
Ebraico (MT)נטשו חבליך בל יחזקו כן תרנם בל פרשו נס אז חלק עד שלל מרבה פסחים בזזו בז
Septuaginta (LXX)ἐρράγησαν τὰ σχοινία σου, ὅτι οὐκ ἐνίσχυσεν· ὁ ἱστός σου ἔκλινεν, οὐ χαλάσει τὰ ἱστία· οὐκ ἀρεῖ σημεῖον, ἕως οὗ παραδοθῇ εἰς προνομήν· τοίνυν πολλοὶ χωλοὶ προνομὴν ποιήσουσιν.
Lettura Ortodossaⓘ, non tengono saldo l'albero, non spiegano la vela; allora si divide ⓘ, anche gli ⓘ fanno preda.
24
Ebraico (MT)ובל יאמר שכן חליתי העם הישב בה נשא עון
Septuaginta (LXX)καὶ οὐ μὴ εἴπῃ Κοπιῶ ὁ λαὸς ὁ ἐνοικῶν ἐν αὐτοῖς· ἀφέθη γὰρ αὐτοῖς ἡ ἁμαρτία.
Lettura OrtodossaE non dirà l'abitante: «ⓘ»; al popolo che vi abita ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Il capitolo 33 di Isaia è un'unità composita che intreccia il grido di guerra contro il devastatore (hòy shodèd, v. 1), la supplica liturgica della comunità assediata (vv. 2-4), l'autoproclamazione regale del Nome proprio che si leva «ora» a giudizio (vv. 10-13), la cosiddetta «liturgia d'ingresso» che descrive il giusto ammesso alla presenza del fuoco divorante (vv. 14-16) e la visione finale di Sion-Gerusalemme come tenda incrollabile, retta dalla triplice sovranità del suo Dio (vv. 20-24). Il filo conduttore è la sovranità che salva: il devastatore che non è stato devastato sarà a sua volta devastato, mentre la città dei perdonati riceve in dono non la materia ma il «timore del Nome proprio» come suo unico tesoro (v. 6). Il vertice teologico è la confessione di v. 22 — Giudice, Legislatore, Re, Salvatore — in cui i tre uffici del governo convergono in un solo soggetto.

Ricostruzione storica

L'apertura «Guai a te che devasti e non sei stato devastato» è ancorata, con buona verosimiglianza, al Sitz im Leben della crisi assira: il shodèd rinvia all'aggressore che ha violato i patti (v. 8: «ha infranto il patto, disprezzato le città»), motivo che si attaglia all'invasione di Sennacherib (701 a.C.) e al collasso delle vie carovaniere giudaite. Il quadro di desolazione dei vv. 8-9 — strade deserte, il Libano svergognato, il Saron ridotto a steppa, il Basan e il Carmelo che perdono il fogliame — descrive verosimilmente la devastazione del territorio circostante Gerusalemme durante la campagna assira. Si tratta dunque di profezia ancorata a un orizzonte storico determinato, non di scenario apocalittico astratto: il «devastatore che sarà devastato» (v. 1) trova riscontro nella ritirata dell'esercito assiro narrata nei capitoli 36-37. La sezione finale (vv. 20-24), con l'immagine di Sion come accampamento di tende dai picchetti immovibili e dei «fiumi e canali» che però non sono percorsi da navi nemiche, proietta la sicurezza della città salvata: una Gerusalemme che, priva di un grande corso d'acqua navigabile, è per ciò stesso inattaccabile dalle flotte ostili.

Note testuali (MT / LXX)

Il capitolo presenta numerose divergenze tra testo masoretico e Settanta, che riflettono sia difficoltà lessicali sia opzioni interpretative del traduttore greco. Al v. 2 il MT chiede «sii il loro braccio ogni mattina» (labbeqarìm), mentre la LXX non rende l'immagine e legge piuttosto «è andato in rovina il seme dei ribelli/disobbedienti» (to spérma tôn apeithoúntōn eis apōleían): la divergenza nasce da una diversa vocalizzazione/lettura del consonantico. Al v. 7 il rarissimo erʾellàm («i loro valorosi», forse «leoni di Dio») è inteso dalla LXX come ággeloi, «angeli»: di qui l'immagine greca dei messaggeri che chiedono pace, accostata ai «messaggeri di pace» (malʾakhè shalòm) del secondo emistichio. Al v. 9 il MT nomina il Basan e il Carmelo, mentre la LXX legge «la Galilea e il Carmelo» (hē Galilaía): probabile confusione tra toponimi o lettura facilitante. Al v. 18 il MT «chi contava le torri» (ha-migdalìm) è reso dalla LXX con «chi conta quelli che si nutrono/sono allevati» (tous trephoménous), per assonanza con una radice diversa. Notevole infine il v. 5, dove il MT «Eccelso è il Nome proprio» (nisgàv, «alto, inaccessibile») diventa nella LXX «Santo è Dio» (hágios ho theós), attratto dal Trishagion isaiano. La supplica del v. 2 con cui si apre la sezione orante — «facci grazia» (channénu) — è resa con eléēson hēmâs, formula entrata poi nell'uso liturgico.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Il versetto di gran lunga più citato del capitolo è Is 33,15, la lista dei comportamenti del giusto («chi cammina in giustizia e parla con rettitudine, disprezza il guadagno d'oppressione, scuote le mani dalla tangente, tappa l'orecchio per non udire sentenze di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male»). Nel celebre passo di Makkòt 24a, R. Simlài insegna che i seicentotredici precetti, ricevuti da Mosè, furono progressivamente «ridotti» dai profeti ai loro pilastri: Davide a undici (Sal 15), Isaia a sei (proprio Is 33,15), Michea a tre (Mi 6,8), e infine Amos e Abacuc a un solo principio («il giusto vivrà per la sua fede», Ab 2,4). Si tratta di una riduzione ai pilastri halakhicamente legittima, non di un'abrogazione della Toràh: i sei criteri isaiani funzionano come sintesi etica del giusto, non come sostituzione del corpus dei comandamenti. Liturgicamente, il v. 22 con la sua triplice confessione — «il Nome proprio è il nostro giudice, il nostro legislatore, il nostro re: egli ci salverà» — è stato letto come fondamento scritturistico della regalità divina, tema centrale delle benedizioni del Regno. Il «timore del Nome proprio» quale «tesoro» (v. 6) è inteso, con verosimiglianza, in continuità con la massima per cui il timore del Cielo è l'unico bene non sottoposto alla predeterminazione divina.

Aggadah

La tradizione aggadica si è soffermata sul v. 7 e sul pianto dei «messaggeri di pace». Una linea interpretativa, raccolta nella letteratura midrashica e talmudica, collega questo pianto degli esseri celesti agli eventi del legamento di Isacco (la ʿaqedàh): gli angeli del servizio, vedendo il coltello levato, avrebbero pianto e le loro lacrime sarebbero cadute sugli occhi di Isacco — lettura che annoda «gli angeli di pace gridano fuori… piangono amaramente» di Is 33,7 alla scena del Monte Moria. Va segnalato con sobrietà che si tratta di uno sviluppo aggadico, non del senso piano del testo: nel suo orizzonte storico-letterario, i malʾakhè shalòm designano verosimilmente i messi di pace inviati a trattare con l'aggressore, un «ufficio/funzione» diplomatico, e non un'angelologia speculativa. Sul versante della consolazione, il v. 24 — «non dirà l'abitante: Sono malato; al popolo che vi abita è rimessa la colpa» (nesù ʿawòn) — è stato letto come promessa che nella Gerusalemme restaurata cesseranno tanto la malattia quanto la colpa, congiungendo guarigione del corpo e perdono dell'iniquità.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Il capitolo lascia tracce notevoli nel Nuovo Testamento, sempre per via di eco tematica più che di citazione esplicita formale. L'immagine del v. 14, «fuoco divorante» (esh okhlàh) presso il quale il giusto solo può dimorare, risuona in Eb 12,29, «il nostro Dio è un fuoco divorante», dove l'autore unisce questo motivo isaiano al linguaggio di Dt 4,24 per esortare al timore reverenziale davanti al Dio del Sinai e della Gerusalemme celeste — la stessa tensione tra fuoco che consuma e dimora del giusto presente in Is 33,14-16. La confessione di v. 22 — un solo soggetto che è insieme Giudice, Legislatore e Re — trova un'eco precisa in Gc 4,12: «uno solo è il legislatore e giudice, colui che può salvare e mandare in perdizione», dove i tre tratti (legislatore, giudice, potere di salvare) ricalcano la triade isaiana e ne traggono un'esortazione contro il giudizio del prossimo. La «liturgia d'ingresso» dei vv. 15-16, affine ai Salmi 15 e 24 nel descrivere chi può salire al monte santo, alimenta inoltre il filone neotestamentario della purezza delle mani e del cuore come condizione dell'accesso a Dio (cfr. Gc 4,8). La visione del «Re nella sua bellezza» (v. 17) e della terra dilatata è stata letta tipologicamente, nella ricezione cristiana, come anticipazione della contemplazione del Regno; tale lettura va però marcata come sviluppo interpretativo successivo, non come senso letterale del profeta.

Osservanza e liturgia

Sul piano dell'osservanza pratica, Is 33,15 fornisce un compendio etico operativo: integrità nel parlare e nell'agire, rifiuto del lucro disonesto, ripudio della corruzione («scuotere le mani dalla tangente»), astensione dal complottare omicidi e custodia dello sguardo dal male. Sono comportamenti concreti, non disposizioni interiori vaghe, e la loro elencazione li rende verificabili: l'idoneità a «dimorare con il fuoco divorante» (v. 14) si misura sulla giustizia praticata. Il v. 6 fissa la gerarchia dei beni: «sapienza e conoscenza» hanno valore in quanto culminano nel «timore del Nome proprio», che è il vero tesoro — principio che orienta lo studio verso la prassi timorata e non verso l'accumulo speculativo. La sezione finale (vv. 20-22), con Sion «città delle nostre solennità» (qiryàt moʿadénu, v. 20), àncora la speranza alla vita liturgica del calendario delle feste fissate (i moadìm): è nelle assemblee dei tempi stabiliti che la comunità confessa la triplice sovranità del v. 22 e ne fa la propria regola di vita. Il capitolo si chiude (v. 24) su una promessa che fonda ogni osservanza nel perdono: non il merito, ma la colpa rimessa rende stabile la città dei salvati.

Domande Frequenti

Cos'è il "tesoro" di Isaia 33,6?

Non la ricchezza materiale ma la yirʾàt YHWH: "il timore del TetraGramma — questo è il suo tesoro". Sapienza, conoscenza e fedeltà sono ricchezza di salvezza; il vero capitale è il timore di Dio, non l'oro.

Isaia 33,15 ha un ruolo nella tradizione halakhica?

Sì: è il termine "sei principi" della catena di riduzione di R. Simlài (Makkòt 24a) — i 613 comandi ricondotti a sei pilastri ("chi cammina in giustizia, disprezza il guadagno d'oppressione, rifiuta tangenti…"). È riduzione legittima ai principi, non abrogazione (cfr. Mi 6,8; Ab 2,4).

Chi sono gli "angeli di pace" (v.7)?

Nel senso biblico un ufficio/funzione (l'angelo della pace), dato scritturistico da non trasformare in speculazione angelologica mitologica. La sovranità centrale del capitolo è quella triplice del v.22: il TetraGramma giudice, legislatore e re, che salva.

Riferimenti biblici