Torna alle Fonti

Isaia 35 — il deserto che fiorisce e la Via santa dei redenti

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

0 di 267 pericopi lette(0%)

Isaia 35 — il deserto che fiorisce e la Via santa dei redenti

Isaia 35,1-10·MT (OSHB) + LXX·14/37
1
Ebraico (MT)יששום מדבר וציה ותגל ערבה ותפרח כחבצלת
Septuaginta (LXX)Εὐφράνθητι, ἔρημος διψῶσα, ἀγαλλιάσθω ἔρημος καὶ ἀνθείτω ὡς κρίνον,
Lettura OrtodossaSi rallegrino il deserto e la terra arida, esulti la steppa e fiorisca come il ⓘ.
2
Ebraico (MT)פרח תפרח ותגל אף גילת ורנן כבוד הלבנון נתן לה הדר הכרמל והשרון המה יראו כבוד יהוה הדר אלהינו
Septuaginta (LXX)καὶ ἐξανθήσει καὶ ἀγαλλιάσεται τὰ ἔρημα τοῦ Ιορδάνου· καὶ ἡ δόξα τοῦ Λιβάνου ἐδόθη αὐτῇ καὶ ἡ τιμὴ τοῦ Καρμήλου, καὶ ὁ λαός μου ὄψεται τὴν δόξαν κυρίου καὶ τὸ ὕψος τοῦ θεοῦ.
Lettura OrtodossaFiorire fiorirà ed esulterà, sì, con esultanza e ⓘ: la ⓘ del Levanòn le è data, lo splendore del Karmèl e del Sharòn; essi vedranno il ⓘ, lo splendore del nostro Dio.
3
Ebraico (MT)חזקו ידים רפות וברכים כשלות אמצו
Septuaginta (LXX)ἰσχύσατε, χεῖρες ἀνειμέναι καὶ γόνατα παραλελυμένα·
Lettura Ortodossaⓘ, rendete salde le ginocchia vacillanti.
4
Ebraico (MT)אמרו לנמהרי לב חזקו אל תיראו הנה אלהיכם נקם יבוא גמול אלהים הוא יבוא וישעכם
Septuaginta (LXX)παρακαλέσατε, οἱ ὀλιγόψυχοι τῇ διανοίᾳ· ἰσχύσατε, μὴ φοβεῖσθε· ἰδοὺ ὁ θεὸς ἡμῶν κρίσιν ἀνταποδίδωσιν καὶ ἀνταποδώσει, αὐτὸς ἥξει καὶ σώσει ἡμᾶς.
Lettura OrtodossaDite a quelli dal cuore ⓘ: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio: ⓘ viene, la retribuzione di Dio; egli stesso viene e vi salverà».
51
Ebraico (MT)אז תפקחנה עיני עורים ואזני חרשים תפתחנה
Septuaginta (LXX)τότε ἀνοιχθήσονται ὀφθαλμοὶ τυφλῶν, καὶ ὦτα κωφῶν ἀκούσονται.
Lettura OrtodossaAllora si apriranno gli ⓘ e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
61
Ebraico (MT)אז ידלג כאיל פסח ותרן לשון אלם כי נבקעו במדבר מים ונחלים בערבה
Septuaginta (LXX)τότε ἁλεῖται ὡς ἔλαφος ὁ χωλός, καὶ τρανὴ ἔσται γλῶσσα μογιλάλων, ὅτι ἐρράγη ἐν τῇ ἐρήμῳ ὕδωρ καὶ φάραγξ ἐν γῇ διψώσῃ,
Lettura OrtodossaAllora salterà come cervo lo ⓘ e griderà di gioia la lingua del ⓘ, perché erompono acque nel deserto e torrenti nella steppa.
7
Ebraico (MT)והיה השרב לאגם וצמאון למבועי מים בנוה תנים רבצה חציר לקנה וגמא
Septuaginta (LXX)καὶ ἡ ἄνυδρος ἔσται εἰς ἕλη, καὶ εἰς τὴν διψῶσαν γῆν πηγὴ ὕδατος ἔσται· ἐκεῖ εὐφροσύνη ὀρνέων, ἔπαυλις καλάμου καὶ ἕλη.
Lettura OrtodossaE il suolo arso diventerà stagno e la terra assetata sorgenti d'acqua; nella ⓘ, loro giaciglio, sarà recinto di canne e papiro.
8
Ebraico (MT)והיה שם מסלול ודרך ודרך הקדש יקרא לה לא יעברנו טמא והוא למו הלך דרך ואוילים לא יתעו
Septuaginta (LXX)ἐκεῖ ἔσται ὁδὸς καθαρὰ καὶ ὁδὸς ἁγία κληθήσεται, καὶ οὐ μὴ παρέλθῃ ἐκεῖ ἀκάθαρτος, οὐδὲ ἔσται ἐκεῖ ὁδὸς ἀκάθαρτος· οἱ δὲ διεσπαρμένοι πορεύσονται ἐπ’ αὐτῆς καὶ οὐ μὴ πλανηθῶσιν.
Lettura OrtodossaE ci sarà là una strada e una via, e ⓘ, la Via santa, sarà chiamata: non vi passerà l'ⓘ; essa è tracciata per loro, per chi cammina la via — neppure gli stolti vi si smarriranno.
9
Ebraico (MT)לא יהיה שם אריה ופריץ חיות בל יעלנה לא תמצא שם והלכו גאולים
Septuaginta (LXX)καὶ οὐκ ἔσται ἐκεῖ λέων, οὐδὲ τῶν θηρίων τῶν πονηρῶν οὐ μὴ ἀναβῇ ἐπ’ αὐτὴν οὐδὲ μὴ εὑρεθῇ ἐκεῖ, ἀλλὰ πορεύσονται ἐν αὐτῇ λελυτρωμένοι.
Lettura OrtodossaNon ci sarà là leone, né salirà su di essa bestia feroce, non vi si troverà; e cammineranno i ⓘ, i riscattati.
10
Ebraico (MT)ופדויי יהוה ישבון ובאו ציון ברנה ושמחת עולם על ראשם ששון ושמחה ישיגו ונסו יגון ואנחה
Septuaginta (LXX)καὶ συνηγμένοι διὰ κύριον ἀποστραφήσονται καὶ ἥξουσιν εἰς Σιων μετ’ εὐφροσύνης, καὶ εὐφροσύνη αἰώνιος ὑπὲρ κεφαλῆς αὐτῶν· ἐπὶ γὰρ κεφαλῆς αὐτῶν αἴνεσις καὶ ἀγαλλίαμα, καὶ εὐφροσύνη καταλήμψεται αὐτούς, ἀπέδρα ὀδύνη καὶ λύπη καὶ στεναγμός.
Lettura OrtodossaE i ⓘ, i redenti, torneranno e verranno a Tziòn con canto, e gioia eterna sarà sul loro capo; gioia ed esultanza raggiungeranno, e fuggiranno dolore e gemito.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Isaia 35 è un breve poema restaurativo-escatologico che canta la trasfigurazione del deserto in giardino e il ritorno dei redenti a Sion lungo una «Via santa». Composto come pannello luminoso in contrasto col capitolo precedente (Is 34, la desolazione di Edom), descrive un duplice rovesciamento: la natura sterile che si fa fertile (vv.1-2, 6b-7) e il corpo umano debole che si rinvigorisce (vv.3-6a), entrambi convergenti nel pellegrinaggio gioioso verso Tziòn (vv.8-10). Il senso primario è storico-profetico: la fine dell'esilio e la rifondazione del popolo come ritorno «centripeto» verso il centro santuariale, secondo la medesima traiettoria di Is 40 e Is 51,11, di cui il v.10 è quasi citazione testuale.

Ricostruzione storica

Il capitolo appartiene al ciclo che collega il «Primo Isaia» al materiale dell'esilio: la sua collocazione redazionale, dopo l'oracolo contro Edom (Is 34) e prima dell'appendice storica su Ezechia (Is 36-39), ne fa una cerniera tematica verso i capitoli del consolamento (Is 40ss.). I motivi del deserto fiorito, della strada nel deserto e del ritorno a Sion sono i medesimi che dominano Is 40-55, sicché molti situano il brano nell'orizzonte del ritorno dall'esilio babilonese, come anticipazione poetica della «via diritta» di Is 40,3. La geografia evocata — il Levanòn (Libano), il Karmèl e il Sharòn (la fertile pianura costiera) — sono i luoghi proverbiali di rigoglio vegetale: la loro «gloria» concessa al deserto segnala il rovesciamento delle sorti. Il tema della Via santa, riservata ai puri e protetta dalle belve, riflette verosimilmente l'esperienza concreta dei pellegrinaggi attraverso territori infestati da fiere e predoni, qui sublimata in immagine di sicurezza escatologica.

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico e la Settanta divergono in più punti significativi. Al v.1 l'ebraico ha il termine botanico discusso ḥăvaṣṣelet (croco/giglio di campo), reso dalla LXX con κρίνον, «giglio». Al v.2 l'ebraico raddoppia il verbo in forma intensiva, pārōaḥ tifraḥ («fiorire fiorirà»), enfasi che la LXX semplifica; inoltre la Settanta introduce «τὰ ἔρημα τοῦ Ιορδάνου» («il deserto del Giordano») dove il MT ha la sequenza dei toponimi, e soprattutto aggiunge «ὁ λαός μου» («il mio popolo vedrà la gloria del Signore»), specificazione assente nel MT, che ha semplicemente «essi vedranno». Al v.4 il nāqām ebraico («vendetta», retribuzione giudiziaria) è attenuato dalla LXX in κρίσιν, «giudizio». Al v.6 l'ebraico ʾillēm («muto») è reso dalla LXX con μογιλάλων, «chi parla a stento, balbuziente» — la stessa rara parola che riapparirà in Mc 7,32. La divergenza più vistosa è al v.7: il MT ha nᵉwēh tannîm, «dimora degli sciacalli» (o draghi), trasformata in canneto; la LXX legge invece «ἐκεῖ εὐφροσύνη ὀρνέων», «là gioia di uccelli», con un'immagine del tutto diversa. Al v.10 il MT ha pᵉdûyê il Nome proprio («i redenti del Nome proprio», da pādāh, redimere), mentre la LXX rende «οἱ συνηγμένοι διὰ κύριον», «i radunati per il Signore».

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

La tradizione rabbinica ha letto Isaia 35 in chiave di redenzione futura e di guarigione delle facoltà. La menzione al v.5 dell'apertura degli «occhi dei ciechi» e degli «orecchi dei sordi» è stata collegata, nel filone tannaitico, alla rivelazione del Sinai: la Mekhilta DeRabbi Yishmael (Baḥodesh, sezione sul dono della Torah a Es 20) afferma che al momento della rivelazione non vi era in Israele alcun cieco, sordo, muto o zoppo, perché tutti furono risanati per ricevere la parola — motivo che la lettura aggadica successiva accosta volentieri al risanamento promesso in Is 35,5-6. Il termine derek ha-qōdeš («Via santa») del v.8, strada interdetta all'impuro, ha alimentato la riflessione sulla purità del cammino verso Sion. Liturgicamente, l'intero capitolo è la haftarah abbinata in alcuni riti alla porzione, e i suoi versetti finali — «gioia eterna sul loro capo… fuggiranno dolore e gemito» (v.10) — ricorrono come formula di consolazione, ripresa identica in Is 51,11. Va osservato con sobrietà che gran parte di questo materiale è di stratificazione amoraica o midrashica tarda; la spina tannaitica più solida resta il collegamento Sinai-guarigione della Mekhilta.

Aggadah

Sul piano aggadico, l'immagine del deserto che fiorisce è stata intesa come figura del rovesciamento delle sorti del giusto e del popolo: la terra arida che esulta diviene metafora della tᵉšuvah e della restaurazione. La «Via santa» del v.8, sulla quale «neppure gli stolti si smarriranno», è stata letta come sentiero della Torah, talmente diritto che persino il semplice non vi devia — un'esegesi che gioca sul doppio senso di derek come «strada» e «condotta». L'assenza di leoni e belve feroci (v.9) è figura aggadica della pacificazione escatologica, eco del lupo che dimora con l'agnello di Is 11,6: il cammino dei redenti è sgombro non solo di ostacoli fisici ma di ogni potenza ostile. Il «canto» (v.10) con cui i redenti entrano in Tziòn è divenuto, nella sensibilità liturgica, prefigurazione del giubilo del raduno finale degli esuli.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Isaia 35 ha lasciato tracce precise nel Nuovo Testamento. La sequenza dei segni del v.5-6 — ciechi che vedono, sordi che odono, zoppi che saltano, muti che parlano — è ripresa nella risposta di Gesù agli inviati di Giovanni il Battista: «i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano… i sordi odono» (Matteo 11,5; parallelo in Luca 7,22), dove l'elenco intreccia Is 35,5-6 con Is 61,1. La guarigione del sordomuto in Marco 7,37 suscita l'acclamazione «fa udire i sordi e parlare i muti», riconoscibile allusione a Is 35,5-6, e l'evangelista impiega proprio il raro termine μογιλάλος («balbuziente», Mc 7,32) che la LXX adopera in Is 35,6. L'esortazione del v.3, «rinforzate le mani fiacche e le ginocchia vacillanti», è citata quasi alla lettera in Ebrei 12,12 come incoraggiamento alla comunità affaticata. In chiave tipologica, la lettura cristiana ha visto in questi segni l'inaugurazione dell'era messianica; tale lettura, già anticipata nell'ambiente del Secondo Tempio (il frammento qumranico 4Q521 elenca analoghi prodigi del tempo della redenzione), va però tenuta distinta dal senso primario restaurativo-nazionale del profeta: si tratta di ricezione successiva, non del significato storico originario.

Osservanza e liturgia

Il capitolo è patrimonio della liturgia consolatoria. I suoi versetti finali, condivisi con Is 51,11 («gioia eterna sul loro capo… fuggiranno dolore e gemito»), appartengono al repertorio delle promesse di conforto recitate nei cicli di consolazione dopo i giorni di lutto nazionale, in continuità con le haftarot di consolazione che seguono il digiuno del Nove di Av. L'immagine della derek ha-qōdeš, la Via santa interdetta all'impuro (ṭāmēʾ), si è prestata alla riflessione sulla purità rituale richiesta a chi sale al santuario, prolungando il tema dei salmi delle ascensioni. Sul piano pratico-esistenziale, l'esortazione del v.4 — «Siate forti, non temete» — e quella del v.3 — «rinforzate le mani fiacche» — sono lette come comando di sostenere il debole e l'ansioso nella fede, principio di solidarietà comunitaria verso «quelli dal cuore frettoloso», cioè i pusillanimi e gli scoraggiati, che la promessa della venuta salvifica di Dio è chiamata a rinfrancare.

Domande Frequenti

Isaia 35,5-6 annuncia i miracoli di guarigione di Gesù?

Nel senso storico-profetico è l'immagine del rinnovamento nazionale d'Israèl: la "cecità" e la "zoppìa" dell'esilio guarite nel ritorno. La lettura come miracoli individuali dell'era messianica è traiettoria di Secondo Tempio (4Q521) che matura nel NT (Mt 11,5; Mc 7,37): reception successiva, distinta dal testo.

Cos'è la "Via santa" (derèkh ha-qòdesh)?

La strada di pellegrinaggio su cui i peduyè YHWH, i redenti, tornano a Tziòn: "non vi passerà l'impuro", "né vi sarà leone". È il ritorno centripeto dall'esilio (come in Is 60), non un sentiero allegorico.

Il v.10 parla di una reintegrazione cosmica?

No: "fuggono dolore e gemito" è la gioia del ritorno dei redenti a Sion. La lettura gnostica (basilidiana) come "grande ignoranza"/reintegrazione del tutto è travisamento esoterico posteriore, da tenere distinto dal senso restaurativo del profeta.

Riferimenti biblici