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Isaia 38 — La malattia di Ezechia e il cantico (Mikhtàv)

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Isaia 38 — La malattia di Ezechia e il cantico (Mikhtàv)

Isaia 38,1-22·MT (OSHB) + LXX·15/37
1
Ebraico (MT)בימים ההם חלה חזקיהו למות ויבוא אליו ישעיהו בן אמוץ הנביא ויאמר אליו כה אמר יהוה צו לביתך כי מת אתה ולא תחיה
Septuaginta (LXX)Ἐγένετο δὲ ἐν τῷ καιρῷ ἐκείνῳ ἐμαλακίσθη Εζεκιας ἕως θανάτου· καὶ ἦλθεν πρὸς αὐτὸν Ησαιας υἱὸς Αμως ὁ προφήτης καὶ εἶπεν πρὸς αὐτόν Τάδε λέγει κύριος Τάξαι περὶ τοῦ οἴκου σου, ἀποθνῄσκεις γὰρ σὺ καὶ οὐ ζήσῃ.
Lettura OrtodossaIn quei giorni ⓘ si ammalò mortalmente. Venne da lui il profeta ⓘ figlio di Amòtz e gli disse: «Così dice il TetraGramma: ⓘ, perché tu muori e non vivrai».
21
Ebraico (MT)ויסב חזקיהו פניו אל הקיר ויתפלל אל יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ ἀπέστρεψεν Εζεκιας τὸ πρόσωπον αὐτοῦ πρὸς τὸν τοῖχον καὶ προσηύξατο πρὸς κύριον
Lettura OrtodossaE Chizqiyàhu ⓘ e pregò il TetraGramma,
3
Ebraico (MT)ויאמר אנה יהוה זכר נא את אשר התהלכתי לפניך באמת ובלב שלם והטוב בעיניך עשיתי ויבך חזקיהו בכי גדול
Septuaginta (LXX)λέγων Μνήσθητι, κύριε, ὡς ἐπορεύθην ἐνώπιόν σου μετὰ ἀληθείας ἐν καρδίᾳ ἀληθινῇ καὶ τὰ ἀρεστὰ ἐνώπιόν σου ἐποίησα· καὶ ἔκλαυσεν Εζεκιας κλαυθμῷ μεγάλῳ.
Lettura Ortodossae disse: «ⓘ, TetraGramma, ricòrdati come ho camminato davanti a te ⓘ e ho fatto ciò che è bene ai tuoi occhi». E Chizqiyàhu pianse di gran pianto.
4
Ebraico (MT)ויהי דבר יהוה אל ישעיהו לאמר
Septuaginta (LXX)καὶ ἐγένετο λόγος κυρίου πρὸς Ησαιαν λέγων
Lettura OrtodossaE fu rivolta la parola del TetraGramma a Yeshaʿyàhu, dicendo:
5
Ebraico (MT)הלוך ואמרת אל חזקיהו כה אמר יהוה אלהי דוד אביך שמעתי את תפלתך ראיתי את דמעתך הנני יוסף על ימיך חמש עשרה שנה
Septuaginta (LXX)Πορεύθητι καὶ εἰπὸν Εζεκια Τάδε λέγει κύριος ὁ θεὸς Δαυιδ τοῦ πατρός σου Ἤκουσα τῆς φωνῆς τῆς προσευχῆς σου καὶ εἶδον τὰ δάκρυά σου· ἰδοὺ προστίθημι πρὸς τὸν χρόνον σου ἔτη δέκα πέντε·
Lettura Ortodossa«Va' e di' a Chizqiyàhu: Così dice il TetraGramma, ⓘ: Ho udito la tua preghiera, ho visto la tua lacrima; ecco, aggiungo ai tuoi giorni ⓘ.
6
Ebraico (MT)ומכף מלך אשור אצילך ואת העיר הזאת וגנותי על העיר הזאת
Septuaginta (LXX)καὶ ἐκ χειρὸς βασιλέως Ἀσσυρίων σώσω σε καὶ ὑπὲρ τῆς πόλεως ταύτης ὑπερασπιῶ.
Lettura OrtodossaE dalla mano del re ⓘ salverò te e questa città, e proteggerò questa città.
7
Ebraico (MT)וזה לך האות מאת יהוה אשר יעשה יהוה את הדבר הזה אשר דבר
Septuaginta (LXX)τοῦτο δέ σοι τὸ σημεῖον παρὰ κυρίου ὅτι ὁ θεὸς ποιήσει τὸ ῥῆμα τοῦτο·
Lettura OrtodossaE questo ti sarà il ⓘ da parte del TetraGramma, che il TetraGramma compirà questa parola che ha pronunciato:
8
Ebraico (MT)הנני משיב את צל המעלות אשר ירדה במעלות אחז בשמש אחרנית עשר מעלות ותשב השמש עשר מעלות במעלות אשר ירדה
Septuaginta (LXX)τὴν σκιὰν τῶν ἀναβαθμῶν, οὓς κατέβη ὁ ἥλιος, τοὺς δέκα ἀναβαθμοὺς τοῦ οἴκου τοῦ πατρός σου, ἀποστρέψω τὸν ἥλιον τοὺς δέκα ἀναβαθμούς. καὶ ἀνέβη ὁ ἥλιος τοὺς δέκα ἀναβαθμούς, οὓς κατέβη ἡ σκιά.
Lettura Ortodossaecco, faccio retrocedere l'ombra dei ⓘ, l'ombra che è discesa, di dieci gradini, indietro col sole». E il sole retrocedette di dieci gradini, i gradini che aveva disceso.
9
Ebraico (MT)מכתב לחזקיהו מלך יהודה בחלתו ויחי מחליו
Septuaginta (LXX)Προσευχὴ Εζεκιου βασιλέως τῆς Ιουδαίας, ἡνίκα ἐμα λακίσθη καὶ ἀνέστη ἐκ τῆς μαλακίας αὐτοῦ.
Lettura Ortodossaⓘ, re di Giuda, quando si ammalò e guarì dalla sua malattia.
10
Ebraico (MT)אני אמרתי בדמי ימי אלכה בשערי שאול פקדתי יתר שנותי
Septuaginta (LXX)Ἐγὼ εἶπα Ἐν τῷ ὕψει τῶν ἡμερῶν μου ἐν πύλαις ᾅδου καταλείψω τὰ ἔτη τὰ ἐπίλοιπα.
Lettura OrtodossaIo dissi: «Nel ⓘ me ne andrò alle porte dello ⓘ; sono privato del resto dei miei anni».
11
Ebraico (MT)אמרתי לא אראה יה יה בארץ החיים לא אביט אדם עוד עם יושבי חדל
Septuaginta (LXX)εἶπα Οὐκέτι μὴ ἴδω τὸ σωτήριον τοῦ θεοῦ ἐπὶ τῆς γῆς, οὐκέτι μὴ ἴδω ἄνθρωπον
Lettura OrtodossaDissi: «Non vedrò più ⓘ nella terra dei viventi, non guarderò più uomo fra ⓘ.
12
Ebraico (MT)דורי נסע ונגלה מני כאהל רעי קפדתי כארג חיי מדלה יבצעני מיום עד לילה תשלימני
Septuaginta (LXX)ἐκ τῆς συγγενείας μου. κατέλιπον τὸ λοιπὸν τῆς ζωῆς μου· ἐξῆλθεν καὶ ἀπῆλθεν ἀπ’ ἐμοῦ ὥσπερ ὁ καταλύων σκηνὴν πήξας, τὸ πνεῦμά μου παρ’ ἐμοὶ ἐγένετο ὡς ἱστὸς ἐρίθου ἐγγιζούσης ἐκτεμεῖν. ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ παρεδόθην
Lettura OrtodossaLa mia dimora è divelta e portata via da me come ⓘ; ho arrotolato la mia vita ⓘ: dal giorno alla notte tu mi porti a compimento.
13
Ebraico (MT)שויתי עד בקר כארי כן ישבר כל עצמותי מיום עד לילה תשלימני
Septuaginta (LXX)ἕως πρωῒ ὡς λέοντι· οὕτως τὰ ὀστᾶ μου συνέτριψεν, ἀπὸ γὰρ τῆς ἡμέρας ἕως τῆς νυκτὸς παρεδόθην.
Lettura Ortodossaⓘ fino al mattino; come un leone, così egli mi spezza tutte le ossa: dal giorno alla notte tu mi porti a compimento.
14
Ebraico (MT)כסוס עגור כן אצפצף אהגה כיונה דלו עיני למרום אדני עשקה לי ערבני
Septuaginta (LXX)ὡς χελιδών, οὕτως φωνήσω, καὶ ὡς περιστερά, οὕτως μελετήσω· ἐξέλιπον γάρ μου οἱ ὀφθαλμοὶ τοῦ βλέπειν εἰς τὸ ὕψος τοῦ οὐρανοῦ πρὸς τὸν κύριον, ὃς ἐξείλατό με
Lettura Ortodossaⓘ, così pigolo, gemo ⓘ; i miei occhi si consumano guardando in alto. Adonài, sono ⓘ: sii tu la mia ⓘ!
15
Ebraico (MT)מה אדבר ואמר לי והוא עשה אדדה כל שנותי על מר נפשי
Septuaginta (LXX)καὶ ἀφείλατό μου τὴν ὀδύνην τῆς ψυχῆς.
Lettura OrtodossaChe dirò? Egli stesso mi ha parlato e l'ha fatto. ⓘ tutti i miei anni, nell'amarezza dell'anima mia.
16
Ebraico (MT)אדני עליהם יחיו ולכל בהן חיי רוחי ותחלימני והחיני
Septuaginta (LXX)κύριε, περὶ αὐτῆς γὰρ ἀνηγγέλη σοι, καὶ ἐξήγειράς μου τὴν πνοήν, καὶ παρακληθεὶς ἔζησα.
Lettura OrtodossaAdonài, ⓘ, e in tutto questo è la vita del mio spirito: tu mi guarisci e mi fai vivere.
17
Ebraico (MT)הנה לשלום מר לי מר ואתה חשקת נפשי משחת בלי כי השלכת אחרי גוך כל חטאי
Septuaginta (LXX)εἵλου γάρ μου τὴν ψυχήν, ἵνα μὴ ἀπόληται, καὶ ἀπέρριψας ὀπίσω μου πάσας τὰς ἁμαρτίας μου.
Lettura OrtodossaEcco, l'amarezza stessa mi divenne salvezza: tu ⓘ, e ⓘ.
18
Ebraico (MT)כי לא שאול תודך מות יהללך לא ישברו יורדי בור אל אמתך
Septuaginta (LXX)οὐ γὰρ οἱ ἐν ᾅδου αἰνέσουσίν σε, οὐδὲ οἱ ἀποθανόντες εὐλογήσουσίν σε, οὐδὲ ἐλπιοῦσιν οἱ ἐν ᾅδου τὴν ἐλεημοσύνην σου·
Lettura OrtodossaPerché lo ⓘ; chi scende nella fossa non spera più nella tua fedeltà.
19
Ebraico (MT)חי חי הוא יודך כמוני היום אב לבנים יודיע אל אמתך
Septuaginta (LXX)οἱ ζῶντως εὐλογήσουσίν σε ὃν τρόπον κἀγώ. ἀπὸ γὰρ τῆς σήμερον παιδία ποιήσω, ἃ ἀναγγελοῦσιν τὴν δικαιοσύνην σου,
Lettura OrtodossaIl ⓘ ti loda, come io oggi; il padre fa conoscere ai figli la tua fedeltà.
20
Ebraico (MT)יהוה להושיעני ונגנותי ננגן כל ימי חיינו על בית יהוה
Septuaginta (LXX)κύριε τῆς σωτηρίας μου· καὶ οὐ παύσομαι εὐλογῶν σε μετὰ ψαλτηρίου πάσας τὰς ἡμέρας τῆς ζωῆς μου κατέναντι τοῦ οἴκου τοῦ θεοῦ.
Lettura OrtodossaIl TetraGramma è la mia salvezza: ⓘ tutti i giorni della nostra vita, nella casa del TetraGramma.
211
Ebraico (MT)ויאמר ישעיהו ישאו דבלת תאנים וימרחו על השחין ויחי
Septuaginta (LXX)Καὶ εἶπεν Ησαιας πρὸς Εζεκιαν Λαβὲ παλάθην ἐκ σύκων καὶ τρῖψον καὶ κατάπλασαι, καὶ ὑγιὴς ἔσῃ.
Lettura OrtodossaE Yeshaʿyàhu disse: «Si prenda ⓘ, la si applichi sull'ulcera, e guarirà».
22
Ebraico (MT)ויאמר חזקיהו מה אות כי אעלה בית יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν Εζεκιας Τοῦτο τὸ σημεῖον, ὅτι ἀναβήσομαι εἰς τὸν οἶκον κυρίου τοῦ θεοῦ.
Lettura OrtodossaE Chizqiyàhu disse: «Qual è il ⓘ che salirò alla casa del TetraGramma?»
Approfondimento storico-halakhico

Isaia 38 narra la malattia mortale di Chizqiyàhu (Ezechia), re di Giuda, il suo dialogo con il profeta Yeshaʿyàhu (Isaia), la preghiera rivolta alla parete e i quindici anni di vita aggiunti. Il segno concesso è il retrocedere dell'ombra sui maʿălòt Achàz, la scalinata-meridiana del re Achaz. Al cuore del capitolo sta il Mikhtàv (vv.9-20), il cantico-memoriale di Ezechia: la discesa alle porte dello Sheòl, la vita paragonata a una tenda divelta e a una tela tagliata dal telaio, e la confessione liberante «hai gettato dietro le tue spalle tutti i miei peccati» (v.17). Il capitolo è strettamente imparentato con 2 Re 20, di cui costituisce un doppione redazionale con varianti significative, e si chiude (vv.21-22) con la prescrizione medica del fico e la domanda sul segno.

Ricostruzione storica

L'episodio si colloca nell'orizzonte della pressione assira su Giuda al tempo di Sennàcherib (fine VIII sec. a.C.). La cornice cronologica è dibattuta: la promessa di salvare «te e questa città» dalla mano del re d'Ashshùr (v.6) lega la malattia di Ezechia alla minaccia assira narrata in Isaia 36-37. Il dettaglio dei «quindici anni» aggiunti (v.5) ha indotto a collocare la malattia verosimilmente attorno all'assedio del 701 a.C., benché la sequenza esatta tra guarigione e liberazione di Gerusalemme resti oggetto di discussione. Il riferimento ai «gradini di Achàz» (v.8) presuppone un dispositivo solare regale presso il palazzo, plausibilmente una scalinata orientata che fungeva da orologio d'ombra: il segno gioca sul retrocedere dell'ombra, non su una teoria astronomica. La figura del re malato che prega e ottiene prolungamento di vita appartiene a un genere ben attestato nel Vicino Oriente antico, ma qui è reinterpretato in chiave profetica e patto-davidica: è il «Dio di Davìd tuo padre» (v.5) a rispondere.

Note testuali (MT/LXX)

Il rapporto con 2 Re 20 è il dato testuale primario: lo stesso racconto compare nei due libri con varianti. Il cantico dei vv.9-20 è proprio di Isaia e assente nel parallelo di 2 Re, dove al suo posto sta solo la narrazione in prosa: si tratta verosimilmente di un componimento poetico incorporato secondariamente nella tradizione isaiana. Nel v.5 la LXX aggiunge un dettaglio temporale (Isaia non era ancora uscito dal cortile), assente nel testo masoretico più sobrio. Diverse divergenze toccano il cantico: al v.10 il masoretico bi-dmī yāmay («nel mezzo/recisione dei miei giorni») è reso dalla LXX con ἐν τῷ ὕψει, «all'apice»; al v.11 il masoretico legge Yāh Yāh (forma abbreviata e raddoppiata del Nome proprio), mentre la LXX legge «la salvezza di Dio» (τὸ σωτήριον τοῦ θεοῦ), evitando il teonimo; sempre al v.11 yōšəvē ḥādel («abitanti della cessazione/del mondo che passa») è reso con «della mia parentela» (συγγενεία). I vv.13 e 15-16 sono tra i più ardui dell'intero libro: šiwwītī (v.13) ha resa incerta e la LXX, leggendo diversamente, traduce «fui consegnato» (παρεδόθην). Da segnalare infine l'ordine inverso del finale: in Isaia 38 la richiesta del segno (v.22) chiude il brano, mentre in 2 Re 20:8 la stessa domanda precede il prodigio dell'ombra — variante redazionale di sequenza.

Ricezione ebraica (tradizione rabbinica e liturgica)

La preghiera di Ezechia è divenuta nella tradizione un paradigma della tefillàh efficace e della supplica nell'angoscia. Il Talmud Babilonese (Berakhot 10a-10b) discute ampiamente l'episodio: vi si legge l'insegnamento, posto in bocca a Ezechia, che «anche se una spada affilata è posata sul collo di un uomo, egli non si trattenga dal chiedere misericordia», e si commenta il gesto del re che «volse la faccia alla parete» (v.2) come rivolgersi verso il muro del cuore o verso il Tempio. La stessa sūgyàh mette a confronto la condotta di Ezechia con quella attesa da un giusto, intrecciando la sua malattia alla questione della discendenza. Il gesto di «volgere la faccia alla parete» (v.2) è stato letto come ritrarsi dalle distrazioni del mondo per concentrare il cuore nella supplica, e in alcune letture come orientamento verso il luogo della Presenza. Il motivo del re che intercede e ottiene prolungamento di vita ha alimentato la riflessione sulla teshuvàh e sul valore della preghiera individuale gridata «dal profondo». Sul piano lessicale, la tradizione ha valorizzato il be-ʾemet del v.3 («in verità/fedeltà», dalla radice di ʾemunàh, stabilità) come misura della rettitudine invocata da Ezechia: non vanto di meriti, ma appello alla coerenza di una vita «camminata davanti» a Dio. La ripetizione enfatica di ḥay ḥay, «il vivente, il vivente» (v.19), e di Yāh Yāh (v.11) è stata percepita come tratto proprio della preghiera, dove il raddoppio esprime intensità e urgenza.

Aggadah

Una tradizione aggadica connette la malattia di Ezechia alla sua mancata generazione di figli: il re avrebbe previsto, mediante spirito profetico, che da lui sarebbero usciti discendenti indegni, e per questo avrebbe rinunciato a sposarsi; la malattia diviene allora l'occasione del rimprovero profetico e del successivo ravvedimento, con la promessa implicita di una discendenza (collegata nel canto al «padre che fa conoscere ai figli la tua fedeltà», v.19). Attorno al segno dell'ombra (v.8) la tradizione narrativa ha sviluppato l'idea di un'alterazione prodigiosa del corso del sole, letta come conferma straordinaria concessa a un re fedele. Questi sviluppi narrativi sono ricezione interpretativa e vanno tenuti distinti dal dato testuale, che si limita al retrocedere dell'ombra come segno confermativo (ʾōt). Anche il Mikhtàv del v.9 ha attratto l'attenzione aggadica: il termine, che il testo masoretico legge come «scritto/iscrizione» mentre la LXX intende «preghiera» (Προσευχή), è stato inteso come il documento poetico in cui il re fissò per la memoria delle generazioni l'esperienza della morte sfiorata e della grazia ricevuta, così che il privato divenisse insegnamento pubblico — coerentemente con il v.19, dove «il padre fa conoscere ai figli» la fedeltà di Dio.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Il capitolo non è citato esplicitamente nel Nuovo Testamento, e va detto con sobrietà per non forzare connessioni inesistenti. La figura stessa di Ezechia compare però nella genealogia di Gesù in Matteo 1:9-10 (Ἐζεκίας), che lo inserisce nella linea davidica: ciò risuona con l'appello del v.5 al «Dio di Davìd tuo padre». Sul piano dei motivi, la confessione del cantico — la vita strappata allo Sheòl, i peccati gettati dietro le spalle, la lode che appartiene ai viventi (vv.17-19) — è stata letta nella ricezione cristiana successiva in chiave di liberazione dalla morte; tuttavia il testo storico resta nell'orizzonte dello Sheòl pre-risurrezione e non va retroproiettata su di esso la dottrina della risurrezione, che è sviluppo più tardo (Daniele 12:2; 2 Maccabei 7). La distinzione tra senso storico e ricezione tipologica è qui particolarmente importante.

«Lo Sheòl non ti loda»: la teologia della vita (vv.18-19)

Il nucleo teologico del cantico è la dichiarazione che «lo Sheòl non ti loda, la morte non ti celebra… il vivente, il vivente ti loda» (vv.18-19). Si tratta della visione storica anteriore alla risurrezione: lo Sheòl è il regno silenzioso e indistinto dei morti, dove cessa la lode e la relazione con Dio nella sua forma terrena. La lode appartiene a chi vive e respira, e per questo il prolungamento della vita è percepito come dono e come spazio nuovo per benedire «nella casa del TetraGramma» (v.20). Questo motivo è condiviso con il Salterio (per esempio il tema ricorrente che i morti non lodano) e non va appiattito sulle dottrine escatologiche posteriori: esso esprime piuttosto l'intensità con cui la vita presente è valorizzata come tempo della relazione con Dio.

Osservanza e liturgia

Il v.21, con la prescrizione del dəvelet təʾēnīm (l'impiastro di fichi secchi applicato all'ulcera), tocca un punto halakhico classico sul rapporto tra preghiera e medicina. La Mishnah (Pesachim 4:9) ricorda tra le azioni del re Ezechia approvate dai Saggi l'aver «nascosto/occultato il Libro dei Rimedi» (Sefer Refuʾòt): l'episodio è genuinamente tannaitico e tradizionalmente collegato alla vicenda di questo capitolo, ed è stato discusso come monito a non confidare nel solo rimedio dimenticando la preghiera — pur restando, l'uso del fico nel v.21, attestazione di una terapia ordinaria che non esclude l'intervento medico. Sul piano liturgico, il cantico di Ezechia ha avuto vita propria come testo di ringraziamento per la guarigione: la sua struttura — lamento per la morte imminente, svolta, voto di lode perpetua «tutti i giorni della nostra vita» (v.20) — ne ha fatto un modello della todàh, la lode di chi è scampato. Il proposito di «salire alla casa del TetraGramma» (v.22) inquadra l'intera vicenda nella prospettiva del culto: la vita restituita è vita per il rendimento di grazie nel santuario.

Domande Frequenti

Perché Isaia 38 somiglia a 2 Re 20?

È un doppione: lo stesso racconto della malattia di Chizqiyàhu ricorre in 2 Re 20, con varianti testuali (i soferìm a Is 38:2 omettono «ʾeth panàw»). Il cantico (Mikhtàv, vv.9-20) è proprio di Isaia, assente in 2 Re.

«Lo Sheòl non ti loda» nega la vita dopo la morte?

Esprime la visione storica anteriore alla risurrezione: lo Sheòl è il regno silenzioso, la lode appartiene ai vivi. È lo Sheòl del Primo Testamento; la dottrina posteriore della risurrezione (Dn 12; 2 Mac) è sviluppo successivo, da non retroproiettare.

Riferimenti biblici