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Isaia 62 — la rinominazione di Sion e la metafora nuziale

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Isaia 62 — la rinominazione di Sion e la metafora nuziale

Isaia 62,1-12·MT (OSHB) + LXX·34/37
1
Ebraico (MT)למען ציון לא אחשה ולמען ירושלם לא אשקוט עד יצא כנגה צדקה וישועתה כלפיד יבער
Septuaginta (LXX)Διὰ Σιων οὐ σιωπήσομαι καὶ διὰ Ιερουσαλημ οὐκ ἀνήσω, ἕως ἂν ἐξέλθῃ ὡς φῶς ἡ δικαιοσύνη μου, τὸ δὲ σωτήριόν μου ὡς λαμπὰς καυθήσεται.
Lettura OrtodossaPer ⓘ non tacerò, e per Yerushalàyim non mi darò pace, finché non esca come splendore la sua ⓘ e la sua ⓘ arda come una fiaccola.
22
Ebraico (MT)וראו גוים צדקך וכל מלכים כבודך וקרא לך שם חדש אשר פי יהוה יקבנו
Septuaginta (LXX)καὶ ὄψονται ἔθνη τὴν δικαιοσύνην σου καὶ βασιλεῖς τὴν δόξαν σου, καὶ καλέσει σε τὸ ὄνομά σου τὸ καινόν, ὃ ὁ κύριος ὀνομάσει αὐτό.
Lettura OrtodossaE vedranno le nazioni la tua giustizia, e tutti i re la tua ⓘ; e ti si chiamerà con un ⓘ che la bocca del TetraGramma designerà.
3
Ebraico (MT)והיית עטרת תפארת ביד יהוה וצנוף וצניף מלוכה בכף אלהיך
Septuaginta (LXX)καὶ ἔσῃ στέφανος κάλλους ἐν χειρὶ κυρίου καὶ διάδημα βασιλείας ἐν χειρὶ θεοῦ σου.
Lettura OrtodossaE sarai ⓘ nella mano del TetraGramma, e ⓘ nel palmo del tuo Dio.
4
Ebraico (MT)לא יאמר לך עוד עזובה ולארצך לא יאמר עוד שממה כי לך יקרא חפצי בה ולארצך בעולה כי חפץ יהוה בך וארצך תבעל
Septuaginta (LXX)καὶ οὐκέτι κληθήσῃ Καταλελειμμένη, καὶ ἡ γῆ σου οὐ κληθήσεται Ἔρημος· σοὶ γὰρ κληθήσεται Θέλημα ἐμόν, καὶ τῇ γῇ σου Οἰκουμένη.
Lettura OrtodossaNon si dirà più di te ⓘ, e della tua terra non si dirà più ⓘ; ché tu sarai chiamata ⓘ, e la tua terra ⓘ, ché il TetraGramma si compiace di te, e la tua terra sarà sposata.
5
Ebraico (MT)כי יבעל בחור בתולה יבעלוך בניך ומשוש חתן על כלה ישיש עליך אלהיך
Septuaginta (LXX)καὶ ὡς συνοικῶν νεανίσκος παρθένῳ, οὕτως κατοικήσουσιν οἱ υἱοί σου μετὰ σοῦ· καὶ ἔσται ὃν τρόπον εὐφρανθήσεται νυμφίος ἐπὶ νύμφῃ, οὕτως εὐφρανθήσεται κύριος ἐπὶ σοί.
Lettura OrtodossaCome un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; e come ⓘ sulla sposa, così gioirà il tuo Dio su di te.
6
Ebraico (MT)על חומתיך ירושלם הפקדתי שמרים כל היום וכל הלילה תמיד לא יחשו המזכרים את יהוה אל דמי לכם
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπὶ τῶν τειχέων σου, Ιερουσαλημ, κατέστησα φύλακας ὅλην τὴν ἡμέραν καὶ ὅλην τὴν νύκτα, οἳ διὰ τέλους οὐ σιωπήσονται μιμνῃσκόμενοι κυρίου.
Lettura OrtodossaSulle tue mura, Yerushalàyim, ho posto ⓘ tutto il giorno e tutta la notte; mai tacciano coloro che ⓘ il TetraGramma. Non datevi requie
7
Ebraico (MT)ואל תתנו דמי לו עד יכונן ועד ישים את ירושלם תהלה בארץ
Septuaginta (LXX)οὐκ ἔστιν γὰρ ὑμῖν ὅμοιος, ἐὰν διορθώσῃ καὶ ποιήσῃ Ιερουσαλημ ἀγαυρίαμα ἐπὶ τῆς γῆς.
Lettura Ortodossae non date requie a Lui, finché non stabilisca e renda Yerushalàyim ⓘ.
8
Ebraico (MT)נשבע יהוה בימינו ובזרוע עזו אם אתן את דגנך עוד מאכל לאיביך ואם ישתו בני נכר תירושך אשר יגעת בו
Septuaginta (LXX)ὤμοσεν κύριος κατὰ τῆς δεξιᾶς αὐτοῦ καὶ κατὰ τῆς ἰσχύος τοῦ βραχίονος αὐτοῦ Εἰ ἔτι δώσω τὸν σῖτόν σου καὶ τὰ βρώματά σου τοῖς ἐχθροῖς σου, καὶ εἰ ἔτι πίονται υἱοὶ ἀλλότριοι τὸν οἶνόν σου, ἐφ’ ᾧ ἐμόχθησας·
Lettura OrtodossaHa giurato il TetraGramma per la sua destra e per il braccio della sua forza: «Non darò più il tuo ⓘ in cibo ai tuoi nemici, e non berranno più i figli dello straniero il tuo ⓘ per cui hai faticato;
9
Ebraico (MT)כי מאספיו יאכלהו והללו את יהוה ומקבציו ישתהו בחצרות קדשי
Septuaginta (LXX)ἀλλ’ ἢ οἱ συνάγοντες φάγονται αὐτὰ καὶ αἰνέσουσιν κύριον, καὶ οἱ συνάγοντες πίονται αὐτὰ ἐν ταῖς ἐπαύλεσιν ταῖς ἁγίαις μου.
Lettura Ortodossama chi lo raccoglie lo mangerà e loderà il TetraGramma, e chi lo vendemmia lo berrà negli ⓘ».
10
Ebraico (MT)עברו עברו בשערים פנו דרך העם סלו סלו המסלה סקלו מאבן הרימו נס על העמים
Septuaginta (LXX)πορεύεσθε διὰ τῶν πυλῶν μου καὶ ὁδοποιήσατε τῷ λαῷ μου καὶ τοὺς λίθους τοὺς ἐκ τῆς ὁδοῦ διαρρίψατε· ἐξάρατε σύσσημον εἰς τὰ ἔθνη.
Lettura OrtodossaPassate, passate per le porte, sgombrate la via del popolo; spianate, spianate la strada, togliete le pietre, ⓘ sui popoli.
111
Ebraico (MT)הנה יהוה השמיע אל קצה הארץ אמרו לבת ציון הנה ישעך בא הנה שכרו אתו ופעלתו לפניו
Septuaginta (LXX)ἰδοὺ γὰρ κύριος ἐποίησεν ἀκουστὸν ἕως ἐσχάτου τῆς γῆς Εἴπατε τῇ θυγατρὶ Σιων Ἰδού σοι ὁ σωτὴρ παραγίνεται ἔχων τὸν ἑαυτοῦ μισθὸν καὶ τὸ ἔργον πρὸ προσώπου αὐτοῦ.
Lettura OrtodossaEcco, il TetraGramma fa udire fino all'estremità della terra: «Dite alla ⓘ: Ecco, viene la tua ⓘ; ecco, la sua ricompensa è con lui e il suo salario davanti a lui».
12
Ebraico (MT)וקראו להם עם הקדש גאולי יהוה ולך יקרא דרושה עיר לא נעזבה
Septuaginta (LXX)καὶ καλέσει αὐτὸν λαὸν ἅγιον λελυτρωμένον ὑπὸ κυρίου, σὺ δὲ κληθήσῃ ἐπιζητουμένη πόλις καὶ οὐκ ἐγκαταλελειμμένη.
Lettura OrtodossaE li chiameranno «popolo santo, ⓘ del TetraGramma»; e a te si dirà «Ricercata, città non abbandonata».
Approfondimento storico-halakhico

Il capitolo è il poema della rinominazione di Tziòn: i nomi dell'abbandono — ʿAzuvàh («Abbandonata») e Shemamàh («Desolata») — sono rovesciati in Cheftzì-bah («il mio compiacimento è in lei») e Beulàh («Sposata»). Il filo conduttore è la metafora nuziale del patto: il Dio d'Israele come sposo, la città-comunità come sposa restituita all'onore. Il profeta promette inoltre che la giustizia (tzédeq) e la salvezza (yeshuʿàh) della città «escano» visibili alle nazioni come una fiaccola, che le sentinelle sulle mura non tacciano nell'invocare la redenzione, e che i frutti della terra non saranno più predati ma goduti da chi li ha raccolti, nel ricordo del Nome. Si chiude con l'annuncio, fatto udire fino agli estremi confini della terra, della venuta della salvezza alla «figlia di Tziòn».

Ricostruzione storica

Il brano appartiene alla sezione conclusiva del libro (capp. 60-62), comunemente collocata nell'orizzonte del ritorno dall'esilio babilonese e della ricostruzione di Yerushalàyim. La situazione presupposta è quella di una città ancora segnata dalla devastazione e dallo spopolamento: i nomi «Abbandonata» e «Desolata» riflettono lo stato reale delle rovine, mentre la rinominazione proietta un capovolgimento. Il nome Cheftzì-bah è altrove attestato come nome proprio femminile (la madre di re Manasse, 2 Re 21,1): qui è risemantizzato come dichiarazione di compiacimento divino verso la città. Le «sentinelle» (shomerìm) e coloro che «fanno ricordare» (mazkirìm) descrivono, verosimilmente, una funzione intercessoria permanente — un coro che non lascia in silenzio la promessa finché non si compia. Il senso primario è dunque storico-restaurativo: la riabilitazione di Sion entro la storia del popolo, non una proiezione astratta.

Note testuali (TM/LXX)

Il testo masoretico e la Settanta divergono in più punti significativi. Al v. 1 il TM ha i suffissi di terza persona femminile («la sua giustizia… la sua salvezza», riferiti a Sion), mentre la LXX legge la prima persona divina: «ἡ δικαιοσύνη μου… τὸ σωτήριόν μου» («la mia giustizia… la mia salvezza»). Al v. 3, il TM presenta una nota dei soferìm: ketìv uẓenuf / qere uẓenìf («e un diadema»). Al v. 4 i nomi-segno del rovesciamento sono resi dalla LXX per senso: Cheftzì-bah diventa «Θέλημα ἐμόν» (mio volere) e Beulàh diventa «Οἰκουμένη» (la terra abitata), perdendo la pregnanza nuziale dell'ebraico. Il v. 7 mostra la divergenza più marcata: dove il TM ha «finché non renda Yerushalàyim lode (tehillàh) sulla terra», la LXX premette «non c'è nessuno simile a voi» e rende con «ἀγαυρίαμα» (vanto). Al v. 11 la LXX personalizza «la tua salvezza» (yishʿèkh) in «ὁ σωτήρ» (il salvatore) ed esplicita «παραγίνεται» (viene/è presente).

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Il capitolo è parte integrante della liturgia consolatoria: nel ciclo annuale delle haftaròt, le sette «letture di consolazione» (shivʿà de-nechemtà) che seguono il 9 di Av attingono ampiamente a Isaia 60-62, e questo testo vi figura come annuncio della restaurazione di Sion. La Mishnàh (Taʿanìt 4,8) conserva la memoria, attribuita a Rabban Shimʿon ben Gamliel, delle giornate festive in cui «le figlie di Yerushalàyim uscivano… e danzavano nelle vigne», occasione di fidanzamenti: la stessa cornice nuziale gioiosa che Isaia 62 applica al rapporto fra Dio e la città. Il motivo del Dio-sposo che gioisce sulla sposa (v. 5) è inoltre confluito, nella tradizione liturgica posteriore, nelle benedizioni nuziali (shevàʿ berakhòt), che celebrano la gioia dello sposo e della sposa e la futura esultanza di Sion; questa connessione liturgica è reception accumulata, da datare con cautela.

Aggadah

La tradizione aggadica si è soffermata sul shem chadàsh, il «nome nuovo» del v. 2, leggendovi un mutamento di stato della città e, per estensione, del popolo: il nome non è semplice etichetta ma destino, sicché ricevere un nome nuovo significa entrare in una condizione nuova di favore. Parallelamente, l'immagine delle sentinelle che «non tacciono» (vv. 6-7) è stata interpretata come l'instancabile insistenza che «non dà requie» nemmeno a Dio, motivo dell'audacia orante che sollecita la redenzione. Tali sviluppi sono linee interpretative, da assumere come esegesi e non come dato testuale; la loro forma classica si trova in raccolte midrashiche amoraiche e più tarde (verosimilmente la tradizione di Pesiqtà sulle consolazioni), e va perciò citata con prudenza.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

L'emistichio del v. 11 — «Dite alla figlia di Sion: Ecco viene…» — è ripreso in Mt 21,5 nel racconto dell'ingresso a Yerushalàyim, in combinazione con Zaccaria 9,9; la citazione segue il testo greco (LXX) e non il masoretico, ed è quindi reception su base settantina, distinta dal senso storico-restaurativo del profeta. Il motivo del «nome nuovo» (v. 2) risuona nell'Apocalisse, dove al vincitore è promesso un nome nuovo (Ap 2,17; 3,12); l'immagine della città-sposa di Isaia 62 è ripresa, in chiave escatologica, nella Gerusalemme nuova «adornata come una sposa» (Ap 21,2). Tali riprese sono letture posteriori: il senso primo del profeta riguarda la restaurazione storica di Sion, e l'applicazione cristologica appartiene alla ricezione successiva, da tenere metodologicamente distinta.

Osservanza e liturgia

Sul piano dell'osservanza, il brano radica la prassi della consolazione liturgica dopo il lutto nazionale: l'inserimento di Isaia 60-62 fra le haftaròt di consolazione struttura il calendario in modo che la memoria della distruzione (9 di Av) sia seguita da settimane di riannuncio della restaurazione. Il v. 9 — «chi lo raccoglie lo mangerà e loderà il TetraGramma… negli atri del mio santuario» — è stato letto in connessione con l'obbligo di consumare i frutti consacrati «davanti al Signore» nel luogo prescelto e con la benedizione che accompagna il godimento dei beni della terra, saldando la promessa profetica alla pratica del ringraziamento. Sul piano nuziale, la gioia dello sposo e della sposa del v. 5 alimenta la liturgia delle benedizioni di nozze, che riconducono ogni unione alla futura esultanza di Sion ricostruita.

Lessico essenziale

tzédeq: giustizia-fedeltà al patto (v. 1). yeshuʿàh / yishʿèkh: salvezza-liberazione (vv. 1.11). kavód: gloria, peso della Presenza (v. 2). shem chadàsh: nome nuovo (v. 2). ʿatéret tifʼéret: corona di splendore; tzenìf melukhàh: diadema regale (v. 3). ʿazuvàh / shemamàh / cheftzì-bah / beʿulàh: i quattro nomi-segno del rovesciamento (v. 4). shomerìm: sentinelle; ha-mazkirìm: coloro che fanno ricordare, intercessori (v. 6). tehillàh ba-àretz: lode sulla terra (v. 7). dagàn / tirósh: grano e mosto (v. 8). nes: vessillo, stendardo (v. 10). geʼulè: i redenti, riscattati (v. 12).

Domande Frequenti

Cosa significano i nuovi nomi di Sion?

Sono il rovesciamento dell'abbandono: da ʿAzuvàh (Abbandonata) e Shemamàh (Desolata) a Cheftzì-bah ("il mio compiacimento è in lei") e Beulàh ("Sposata"). Esprimono, nella metafora nuziale del patto, la riconciliazione di Dio sposo con Tziòn sposa.

Isaia 62,11 in Matteo 21,5 cita l'ebraico o il greco?

Il greco (LXX), non il masoretico — combinato con Zaccaria 9,9 per l'ingresso a Gerusalemme. È ricezione neotestamentaria su base Settanta, da tenere distinta dal senso storico-restaurativo del profeta del ritorno.

Chi sono le "sentinelle" sulle mura (v.6)?

I shomerìm e i mazkirìm: gli intercessori vigilanti che "non danno requie" a Dio, giorno e notte, finché non stabilisca Yerushalàyim come "lode sulla terra". È immagine dell'intercessione perseverante per la redenzione di Sion.

Riferimenti biblici