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Le colpe separano da Dio: il Redentore per Sion — Is 59,1-21

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Le colpe separano da Dio: il Redentore per Sion — Is 59,1-21

Isaia 59,1-21·MT (OSHB) + LXX·31/37
1
Ebraico (MT)הן לא קצרה יד יהוה מהושיע ולא כבדה אזנו משמוע
Septuaginta (LXX)Μὴ οὐκ ἰσχύει ἡ χεὶρ κυρίου τοῦ σῶσαι; ἢ ἐβάρυνεν τὸ οὖς αὐτοῦ τοῦ μὴ εἰσακοῦσαι;
Lettura OrtodossaEcco, non è troppo corta la mano del TetraGramma per ⓘ, né troppo ⓘ il suo orecchio per udire:
21
Ebraico (MT)כי אם עונתיכם היו מבדלים בינכם לבין אלהיכם וחטאותיכם הסתירו פנים מכם משמוע
Septuaginta (LXX)ἀλλὰ τὰ ἁμαρτήματα ὑμῶν διιστῶσιν ἀνὰ μέσον ὑμῶν καὶ τοῦ θεοῦ, καὶ διὰ τὰς ἁμαρτίας ὑμῶν ἀπέστρεψεν τὸ πρόσωπον αὐτοῦ ἀφ’ ὑμῶν τοῦ μὴ ἐλεῆσαι.
Lettura Ortodossama le vostre ⓘ ⓘ fra voi e il vostro Dio, e i vostri peccati hanno fatto ⓘ a lui, per non udirvi più.
3
Ebraico (MT)כי כפיכם נגאלו בדם ואצבעותיכם בעון שפתותיכם דברו שקר לשונכם עולה תהגה
Septuaginta (LXX)αἱ γὰρ χεῖρες ὑμῶν μεμολυμμέναι αἵματι καὶ οἱ δάκτυλοι ὑμῶν ἐν ἁμαρτίαις, τὰ δὲ χείλη ὑμῶν ἐλάλησεν ἀνομίαν, καὶ ἡ γλῶσσα ὑμῶν ἀδικίαν μελετᾷ.
Lettura OrtodossaPoiché le vostre mani sono ⓘ, le vostre dita di colpa; le vostre labbra hanno proferito ⓘ, la vostra lingua mormora ingiustizia.
4
Ebraico (MT)אין קרא בצדק ואין נשפט באמונה בטוח על תהו ודבר שוא הרו עמל והוליד און
Septuaginta (LXX)οὐδεὶς λαλεῖ δίκαια, οὐδὲ ἔστιν κρίσις ἀληθινή· πεποίθασιν ἐπὶ ματαίοις καὶ λαλοῦσιν κενά, ὅτι κύουσιν πόνον καὶ τίκτουσιν ἀνομίαν.
Lettura OrtodossaNessuno invoca con ⓘ, nessuno giudica con ⓘ: confidano nel ⓘ e parlano vanità, ⓘ.
5
Ebraico (MT)ביצי צפעוני בקעו וקורי עכביש יארגו האכל מביציהם ימות והזורה תבקע אפעה
Septuaginta (LXX)ᾠὰ ἀσπίδων ἔρρηξαν καὶ ἱστὸν ἀράχνης ὑφαίνουσιν· καὶ ὁ μέλλων τῶν ᾠῶν αὐτῶν φαγεῖν συντρίψας οὔριον εὗρεν, καὶ ἐν αὐτῷ βασιλίσκος·
Lettura OrtodossaCovano ⓘ e tessono tele di ragno: chi ne mangia le uova muore, e ciò che è schiacciato fa uscire una ⓘ.
6
Ebraico (MT)קוריהם לא יהיו לבגד ולא יתכסו במעשיהם מעשיהם מעשי און ופעל חמס בכפיהם
Septuaginta (LXX)ὁ ἱστὸς αὐτῶν οὐκ ἔσται εἰς ἱμάτιον, οὐδὲ μὴ περιβάλωνται ἀπὸ τῶν ἔργων αὐτῶν· τὰ γὰρ ἔργα αὐτῶν ἔργα ἀνομίας.
Lettura OrtodossaLe loro tele non diventeranno veste, né potranno coprirsi con le opere delle loro mani: le loro opere sono opere d'iniquità, e ⓘ sono nelle loro mani.
7
Ebraico (MT)רגליהם לרע ירצו וימהרו לשפך דם נקי מחשבותיהם מחשבות און שד ושבר במסלותם
Septuaginta (LXX)οἱ δὲ πόδες αὐτῶν ἐπὶ πονηρίαν τρέχουσιν ταχινοὶ ἐκχέαι αἷμα· καὶ οἱ διαλογισμοὶ αὐτῶν διαλογισμοὶ ἀφρόνων, σύντριμμα καὶ ταλαιπωρία ἐν ταῖς ὁδοῖς αὐτῶν.
Lettura OrtodossaI loro piedi corrono al male, hanno fretta di versare ⓘ; i loro pensieri sono pensieri d'iniquità, ⓘ sono nelle loro strade.
8
Ebraico (MT)דרך שלום לא ידעו ואין משפט במעגלותם נתיבותיהם עקשו להם כל דרך בה לא ידע שלום
Septuaginta (LXX)καὶ ὁδὸν εἰρήνης οὐκ οἴδασιν, καὶ οὐκ ἔστιν κρίσις ἐν ταῖς ὁδοῖς αὐτῶν· αἱ γὰρ τρίβοι αὐτῶν διεστραμμέναι, ἃς διοδεύουσιν, καὶ οὐκ οἴδασιν εἰρήνην.
Lettura OrtodossaLa via della ⓘ non conoscono, e non c'è ⓘ nei loro sentieri; hanno reso tortuosi i loro percorsi: chi vi cammina non conosce la pace.
9
Ebraico (MT)על כן רחק משפט ממנו ולא תשיגנו צדקה נקוה לאור והנה חשך לנגהות באפלות נהלך
Septuaginta (LXX)διὰ τοῦτο ἀπέστη ἡ κρίσις ἀπ’ αὐτῶν, καὶ οὐ μὴ καταλάβῃ αὐτοὺς δικαιοσύνη· ὑπομεινάντων αὐτῶν φῶς ἐγένετο αὐτοῖς σκότος, μείναντες αὐγὴν ἐν ἀωρίᾳ περιεπάτησαν.
Lettura OrtodossaPerciò il diritto è lontano da noi e la ⓘ non ci raggiunge: speravamo la luce ed ecco le tenebre, lo splendore, eppure camminiamo nell'oscurità.
10
Ebraico (MT)נגששה כעורים קיר וכאין עינים נגששה כשלנו בצהרים כנשף באשמנים כמתים
Septuaginta (LXX)ψηλαφήσουσιν ὡς τυφλοὶ τοῖχον καὶ ὡς οὐχ ὑπαρχόντων ὀφθαλμῶν ψηλαφήσουσιν· καὶ πεσοῦνται ἐν μεσημβρίᾳ ὡς ἐν μεσονυκτίῳ, ὡς ἀποθνῄσκοντες στενάξουσιν.
Lettura OrtodossaTastiamo il muro come ciechi, brancoliamo come chi è privo d'occhi; inciampiamo a mezzogiorno come fosse il crepuscolo, e fra i ⓘ siamo come morti.
11
Ebraico (MT)נהמה כדבים כלנו וכיונים הגה נהגה נקוה למשפט ואין לישועה רחקה ממנו
Septuaginta (LXX)ὡς ἄρκος καὶ ὡς περιστερὰ ἅμα πορεύσονται· ἀνεμείναμεν κρίσιν, καὶ οὐκ ἔστιν· σωτηρία μακρὰν ἀφέστηκεν ἀφ’ ἡμῶν.
Lettura OrtodossaTutti noi ⓘ, gemiamo continuamente come colombe; aspettiamo il diritto e non viene, la ⓘ, ed è lontana da noi.
12
Ebraico (MT)כי רבו פשעינו נגדך וחטאותינו ענתה בנו כי פשעינו אתנו ועונתינו ידענום
Septuaginta (LXX)πολλὴ γὰρ ἡμῶν ἡ ἀνομία ἐναντίον σου, καὶ αἱ ἁμαρτίαι ἡμῶν ἀντέστησαν ἡμῖν· αἱ γὰρ ἀνομίαι ἡμῶν ἐν ἡμῖν, καὶ τὰ ἀδικήματα ἡμῶν ἔγνωμεν·
Lettura OrtodossaPoiché molte sono le nostre ⓘ davanti a te, e i nostri peccati testimoniano contro di noi; le nostre colpe sono con noi, e le nostre iniquità le riconosciamo:
13
Ebraico (MT)פשע וכחש ביהוה ונסוג מאחר אלהינו דבר עשק וסרה הרו והגו מלב דברי שקר
Septuaginta (LXX)ἠσεβήσαμεν καὶ ἐψευσάμεθα καὶ ἀπέστημεν ἀπὸ ὄπισθεν τοῦ θεοῦ ἡμῶν· ἐλαλήσαμεν ἄδικα καὶ ἠπειθήσαμεν, ἐκύομεν καὶ ἐμελετήσαμεν ἀπὸ καρδίας ἡμῶν λόγους ἀδίκους·
Lettura Ortodossaabbiamo prevaricato e rinnegato il TetraGramma, ci siamo ⓘ dal seguire il nostro Dio, abbiamo parlato oppressione e rivolta, abbiamo concepito e mormorato dal cuore parole di menzogna.
141
Ebraico (MT)והסג אחור משפט וצדקה מרחוק תעמד כי כשלה ברחוב אמת ונכחה לא תוכל לבוא
Septuaginta (LXX)καὶ ἀπεστήσαμεν ὀπίσω τὴν κρίσιν, καὶ ἡ δικαιοσύνη μακρὰν ἀφέστηκεν, ὅτι καταναλώθη ἐν ταῖς ὁδοῖς αὐτῶν ἡ ἀλήθεια, καὶ δι’ εὐθείας οὐκ ἠδύναντο διελθεῖν.
Lettura OrtodossaIl diritto è respinto e cacciato indietro, la giustizia sta lontano, poiché la ⓘ inciampa nella piazza e la rettitudine non può entrare;
15
Ebraico (MT)ותהי האמת נעדרת וסר מרע משתולל וירא יהוה וירע בעיניו כי אין משפט
Septuaginta (LXX)καὶ ἡ ἀλήθεια ἦρται, καὶ μετέστησαν τὴν διάνοιαν τοῦ συνιέναι· καὶ εἶδεν κύριος, καὶ οὐκ ἤρεσεν αὐτῷ, ὅτι οὐκ ἦν κρίσις.
Lettura Ortodossala verità è scomparsa, e chi si ritrae dal male viene ⓘ. E il TetraGramma vide, e fu male ai suoi occhi che non vi fosse diritto.
16
Ebraico (MT)וירא כי אין איש וישתומם כי אין מפגיע ותושע לו זרעו וצדקתו היא סמכתהו
Septuaginta (LXX)καὶ εἶδεν καὶ οὐκ ἦν ἀνήρ, καὶ κατενόησεν καὶ οὐκ ἦν ὁ ἀντιλημψόμενος, καὶ ἠμύνατο αὐτοὺς τῷ βραχίονι αὐτοῦ καὶ τῇ ἐλεημοσύνῃ ἐστηρίσατο.
Lettura OrtodossaVide che non c'era ⓘ, si stupì che non vi fosse ⓘ; allora il suo proprio braccio venne in suo soccorso, e la sua giustizia lo sostenne.
17
Ebraico (MT)וילבש צדקה כשרין וכובע ישועה בראשו וילבש בגדי נקם תלבשת ויעט כמעיל קנאה
Septuaginta (LXX)καὶ ἐνεδύσατο δικαιοσύνην ὡς θώρακα καὶ περιέθετο περικεφαλαίαν σωτηρίου ἐπὶ τῆς κεφαλῆς καὶ περιεβάλετο ἱμάτιον ἐκδικήσεως καὶ τὸ περιβόλαιον
Lettura OrtodossaE si rivestì di giustizia come di ⓘ, pose ⓘ sul capo; indossò vesti di vendetta come indumento e si avvolse di ⓘ come di manto —
18
Ebraico (MT)כעל גמלות כעל ישלם חמה לצריו גמול לאיביו לאיים גמול ישלם
Septuaginta (LXX)ὡς ἀνταποδώσων ἀνταπόδοσιν ὄνειδος τοῖς ὑπεναντίοις.
Lettura Ortodossasecondo le opere egli ⓘ: furore agli avversari, ricompensa ai nemici, alle ⓘ renderà la loro ricompensa.
19
Ebraico (MT)וייראו ממערב את שם יהוה וממזרח שמש את כבודו כי יבוא כנהר צר רוח יהוה נססה בו
Septuaginta (LXX)καὶ φοβηθήσονται οἱ ἀπὸ δυσμῶν τὸ ὄνομα κυρίου καὶ οἱ ἀπ’ ἀνατολῶν ἡλίου τὸ ὄνομα τὸ ἔνδοξον· ἥξει γὰρ ὡς ποταμὸς βίαιος ἡ ὀργὴ παρὰ κυρίου, ἥξει μετὰ θυμοῦ.
Lettura OrtodossaE temeranno da occidente il Nome del TetraGramma, e da oriente la sua gloria; poiché egli verrà come ⓘ, che il soffio del TetraGramma sospinge con forza.
201
Ebraico (MT)ובא לציון גואל ולשבי פשע ביעקב נאם יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ ἥξει ἕνεκεν Σιων ὁ ῥυόμενος καὶ ἀποστρέψει ἀσεβείας ἀπὸ Ιακωβ.
Lettura OrtodossaE verrà per Sion il ⓘ, per quelli di Yaʿaqòv che ⓘ — oracolo del TetraGramma.
21
Ebraico (MT)ואני זאת בריתי אותם אמר יהוה רוחי אשר עליך ודברי אשר שמתי בפיך לא ימושו מפיך ומפי זרעך ומפי זרע זרעך אמר יהוה מעתה ועד עולם
Septuaginta (LXX)καὶ αὕτη αὐτοῖς ἡ παρ’ ἐμοῦ διαθήκη, εἶπεν κύριος· τὸ πνεῦμα τὸ ἐμόν, ὅ ἐστιν ἐπὶ σοί, καὶ τὰ ῥήματα, ἃ ἔδωκα εἰς τὸ στόμα σου, οὐ μὴ ἐκλίπῃ ἐκ τοῦ στόματός σου καὶ ἐκ τοῦ στόματος τοῦ σπέρματός σου, εἶπεν γὰρ κύριος, ἀπὸ τοῦ νῦν καὶ εἰς τὸν αἰῶνα.
Lettura OrtodossaE quanto a me, questo è il mio ⓘ con loro, dice il TetraGramma: il mio ⓘ che è su di te e le mie parole che ho posto nella tua bocca non si allontaneranno dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza, né dalla bocca della discendenza della tua discendenza, dice il TetraGramma, da ora e per sempre.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Il capitolo si apre con una protesta che capovolge l'accusa popolare: non è la mano del Nome divino a essere «troppo corta» per salvare, né il suo orecchio troppo ottuso per udire. La vera barriera è morale: «le vostre colpe creano separazione» (ʿavonotekhèm mavdilìm, v. 2). Il brano intreccia tre forme letterarie. Anzitutto un rîb, una controversia giudiziaria in cui Dio è insieme accusatore e giudice (vv. 1-8): la mano sporca di sangue, le labbra di menzogna, la lingua d'ingiustizia, i piedi rapidi al male, la via della pace ignorata. Segue una confessione comunitaria in prima persona plurale (vv. 9-15a): il popolo brancola «come ciechi» a mezzogiorno, riconosce che le proprie ribellioni «testimoniano contro di noi». Infine l'intervento del Guerriero divino (vv. 15b-21): poiché «non c'è uomo» né «intercessore», Dio stesso si arma di giustizia e salvezza e viene «per Sion» come Redentore (goèl), sigillando un'alleanza perenne di Spirito e parola. Il movimento dell'oracolo va dunque dalla denuncia dell'incapacità umana di autoredimersi alla rivelazione che la redenzione è opera esclusivamente divina.

Ricostruzione storica

Il capitolo appartiene verosimilmente alla sezione finale del libro (cc. 56-66), tradizionalmente associata al ritorno dall'esilio babilonese e alla ricostruzione della comunità giudaita attorno a Gerusalemme. Il quadro sociale presupposto è quello di una società che attende ancora la salvezza promessa e non la vede realizzarsi, e che ne cerca la causa. La risposta dell'oracolo è teologicamente netta: il ritardo della redenzione non dipende da una debolezza divina ma dalla corruzione del corpo sociale, descritta con immagini di violenza giudiziaria, sangue versato e frode (vv. 3-8). La menzione delle «isole» e dei confini «da occidente» e «da oriente» (vv. 18-19) inserisce l'orizzonte in una prospettiva universale, tipica della parte conclusiva del libro, in cui il riconoscimento del Nome divino si estende a tutte le genti. La promessa finale del v. 21, con il dono permanente dello Spirito e della parola alla discendenza, riflette verosimilmente la preoccupazione post-esilica per la continuità della profezia e dell'insegnamento all'interno della comunità restaurata.

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico e la versione greca dei Settanta divergono in più punti significativi. Al v. 1 l'ebraico è una constatazione («Ecco, non è corta…»), mentre la LXX la rende come doppia domanda retorica (Mḕ ouk ischýei…;). Al v. 5 l'ebraico efʿè («vipera») diventa nel greco basilískos («basilisco»), amplificazione del mostro. Al v. 10 l'ebraico raro ba-ashmannìm (forse «fra i vigorosi» o «luoghi fertili») è reso dalla LXX con un semplice «a mezzogiorno», segno di un termine difficile. La divergenza più rilevante è al v. 15: dove l'ebraico dice che «chi si ritrae dal male viene depredato» (mishtolèl), la LXX legge «hanno mutato la mente per non comprendere», resa interpretativa che riorienta del tutto il senso. Al v. 17 il greco omette lo «zelo» (qinʾà) finale, riducendo l'immagine dell'armatura. Al v. 18 la LXX abbrevia notevolmente, omettendo le «isole» (iyyìm). Al v. 20, infine, l'ebraico ha «verrà per Sion il Redentore e per quelli che tornano dalla ribellione», con il goèl che giunge a vantaggio dei penitenti; la LXX legge invece «verrà per Sion il liberatore e allontanerà le empietà da Giacobbe», spostando l'azione dal popolo a Dio. Questa variante della LXX è precisamente quella richiamata nella ricezione neotestamentaria.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

La descrizione del degrado morale dei vv. 14-15 — «la verità inciampa nella piazza», «la verità è scomparsa» — trova un parallelo tematico nella tradizione tannaitica: la Mishnah Sotah 9:15, nel celebre quadro della generazione che precede la venuta del Messia, dipinge un tempo in cui «la verità verrà a mancare» e l'impudenza dilaga, riprendendo proprio il lessico isaiano della verità che soccombe nello spazio pubblico; il legame è qui tematico e non lemmatico, ma la consonanza è esplicita. La sentenza-chiave del v. 2 — sono le colpe a «separare» fra l'uomo e Dio — è ripresa nella tradizione rabbinica come fondamento della dottrina sul peccato come unico vero ostacolo alla vicinanza divina: nel Talmud Babilonese (Berakhot 7a) il «nascondimento del volto» è discusso a proposito del silenzio divino, mentre la riflessione amoraitica insiste sul fatto che è il peccato, e non un'impotenza divina, a frapporre distanza fra l'uomo e il Creatore. Il v. 16 («non c'era intercessore», en mafgìaʿ) è entrato nel lessico rabbinico relativo all'intercessione: la radice pagàʿ indica il «farsi avanti» in preghiera per altri, e l'assenza di un intercessore umano motiva l'intervento diretto di Dio. Il v. 20, «verrà per Sion il Redentore», è uno dei testi classici impiegati nella riflessione sulla redenzione messianica; nel Talmud Babilonese (Sanhedrin 98a) il tema della venuta del Redentore di Sion è connesso alla condizione del «ritorno dalla ribellione», ossia alla teshuvà, il pentimento, posta come premessa dell'arrivo della redenzione.

Aggadah

La sezione finale (vv. 16-17) ha alimentato lo sviluppo aggadico dell'immagine di Dio come Guerriero che si riveste personalmente di un'armatura morale — corazza di giustizia, elmo di salvezza, manto di zelo — quando «non c'è uomo» capace di agire. Nell'immaginario midrashico questo «vestirsi» divino è letto come segno che, nei momenti in cui la giustizia umana viene meno, è la stessa misura della giustizia (tzedaqà) di Dio a sostenere il mondo: il braccio divino che «soccorre da sé» (v. 16) diviene figura della redenzione non meritata, concessa per pura grazia quando il merito comunitario è esaurito. Anche l'immagine ostetrica del v. 4 — «concepiscono affanno e partoriscono iniquità» — è ripresa aggadicamente come paradigma del male che si autogenera, rovesciando la fecondità in distruzione, in contrasto con la fecondità benedetta della parola e dello Spirito promessi al v. 21.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Il v. 20 nella sua forma greca («verrà per Sion il liberatore e allontanerà le empietà da Giacobbe») è citato esplicitamente in Romani 11,26-27, dove l'oracolo è applicato alla salvezza escatologica e congiunto al tema dell'alleanza e della remissione dei peccati; va sottolineato che la citazione neotestamentaria segue la lettura della LXX, distinta dal senso storico-ebraico in cui il Redentore viene a vantaggio di chi già fa ritorno dalla ribellione. L'immagine dell'armatura divina dei vv. 16-17 — corazza di giustizia ed elmo di salvezza — è ripresa e trasposta in chiave parenetica in Efesini 6,14-17 e in 1 Tessalonicesi 5,8, dove l'equipaggiamento del Guerriero divino diviene «armatura» del credente. La denuncia delle vie violente dei vv. 7-8 («i loro piedi corrono a versare sangue… la via della pace non conoscono») è citata da Romani 3,15-17 nella catena di testi sull'universalità del peccato. Questi richiami appartengono alla ricezione cristiana del testo e vanno tenuti distinti dal piano del senso storico ebraico.

Osservanza e liturgia

Il capitolo si colloca nel ciclo delle letture profetiche (haftarot) di consolazione che seguono il digiuno del 9 di Av nella tradizione sinagogale. La porzione che comprende Is 59,20 si lega tematicamente al tema del ritorno (teshuvà) e della redenzione di Sion, in sintonia con il periodo penitenziale. Il v. 20, «verrà per Sion il Redentore», ha avuto particolare risonanza liturgica: la sua formulazione è entrata, con adattamenti, nei testi che chiudono la preghiera e nel blocco dell'uvà le-Tziyyon («e verrà a Sion un redentore»), che riprende l'inizio del versetto come affermazione quotidiana della speranza nella redenzione. Il v. 21, con la promessa che «il mio spirito e le mie parole non si allontaneranno dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza», è stato letto come fondamento liturgico-pedagogico della trasmissione ininterrotta della parola di generazione in generazione, motivo per cui esso pure è incorporato nel medesimo blocco dell'uvà le-Tziyyon, recitato come sigillo di continuità della parola divina nel popolo.

Lessico ebraico essenziale

Alcuni termini orientano la lettura. Mavdilìm (v. 2), dalla radice badàl «separare» (la stessa delle divisioni della creazione), indica che il peccato opera una vera e propria divisione cosmica fra uomo e Dio. Hester panìm (v. 2), il «nascondimento del volto», è categoria teologica del silenzio divino come conseguenza, non causa, della rottura. Mishpàt e tzedaqà (vv. 8-9, 14), «diritto» e «giustizia», sono la coppia che definisce l'ordine sociale voluto dall'alleanza, qui descritta come crollata. Goèl (v. 20) è il riscattatore-parente, colui che ha il diritto e il dovere di redimere il consanguineo schiavo o la sua eredità, e vendica il sangue versato: applicato a Dio, fa della redenzione un atto di prossimità famigliare. Berìt e rùach (v. 21), «alleanza» e «spirito», saldano il patto al dono permanente dello Spirito profetico, prospettiva che dialoga con la promessa dell'alleanza eterna di Ez 37,26-28.

Domande Frequenti

Perché Dio sembra non ascoltare (vv. 1-2)?

Il testo capovolge la domanda: non la mano di Dio è corta — sono le colpe a «creare separazione» (avonotekhèm mavdilìm) fra il popolo e Dio. La tradizione storico-ebraica riporta la lettura di Ravà: la distanza è il peccato, non l'impotenza divina; un giusto senza peccato non ha distinzione da Dio.

Chi è il «Guerriero» dei vv. 16-17?

È Dio stesso: poiché «non c'è uomo» né intercessore (en ish, en mafgìaʿ), interviene il suo braccio — giustizia come corazza, elmo di salvezza, zelo come manto. È teofania di giudizio e salvezza dentro la storia, non un personaggio cosmico autonomo.

Il «Redentore per Sion» (v. 20) è il Messia?

Nel senso storico-escatologico ebraico è il goèl che libera Sion dalla ribellione. Paolo lo cita in Rm 11,26-27 applicandolo a Cristo: è ricezione neotestamentaria, da distinguere dal significato del testo. Il v. 21 (Spirito + parola al popolo) è, per l'esegesi storico-ebraica, sviluppo della nuova alleanza che democratizza la profezia.

Riferimenti biblici