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Déstati Sion, il messaggero della pace e l'esordio del Servo — Is 52,1-15

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Déstati Sion, il messaggero della pace e l'esordio del Servo — Is 52,1-15

Isaia 52,1-15·MT (OSHB) + LXX·25/37
1
Ebraico (MT)עורי עורי לבשי עזך ציון לבשי בגדי תפארתך ירושלם עיר הקדש כי לא יוסיף יבא בך עוד ערל וטמא
Septuaginta (LXX)Ἐξεγείρου ἐξεγείρου, Σιων, ἔνδυσαι τὴν ἰσχύν σου, Σιων, καὶ ἔνδυσαι τὴν δόξαν σου, Ιερουσαλημ πόλις ἡ ἁγία· οὐκέτι προστεθήσεται διελθεῖν διὰ σοῦ ἀπερίτμητος καὶ ἀκάθαρτος.
Lettura Ortodossaⓘ, rivestiti della tua ⓘ, o ⓘ; rivèstiti delle vesti della tua ⓘ, Yerushalàim, ⓘ, ché non vi entrerà più ⓘ.
2
Ebraico (MT)התנערי מעפר קומי שבי ירושלם התפתחו התפתחי מוסרי צוארך שביה בת ציון
Septuaginta (LXX)ἐκτίναξαι τὸν χοῦν καὶ ἀνάστηθι κάθισον, Ιερουσαλημ· ἔκδυσαι τὸν δεσμὸν τοῦ τραχήλου σου, ἡ αἰχμάλωτος θυγάτηρ Σιων.
Lettura Ortodossaⓘ, lèvati, ⓘ, Yerushalàim; ⓘ, o ⓘ.
3
Ebraico (MT)כי כה אמר יהוה חנם נמכרתם ולא בכסף תגאלו
Septuaginta (LXX)ὅτι τάδε λέγει κύριος Δωρεὰν ἐπράθητε καὶ οὐ μετὰ ἀργυρίου λυτρωθήσεσθε.
Lettura OrtodossaChé così dice ⓘ: ⓘ, e non con argento sarete riscattati.
4
Ebraico (MT)כי כה אמר אדני יהוה מצרים ירד עמי בראשנה לגור שם ואשור באפס עשקו
Septuaginta (LXX)οὕτως λέγει κύριος Εἰς Αἴγυπτον κατέβη ὁ λαός μου τὸ πρότερον παροικῆσαι ἐκεῖ, καὶ εἰς Ἀσσυρίους βίᾳ ἤχθησαν·
Lettura OrtodossaChé così dice ⓘ: In Egitto discese in antico il mio popolo per soggiornarvi come forestiero, e ⓘ.
5
Ebraico (MT)ועתה מי לי מה לי פה נאם יהוה כי לקח עמי חנם משלו משליו יהילילו נאם יהוה ותמיד כל היום שמי מנאץ
Septuaginta (LXX)καὶ νῦν τί ὧδέ ἐστε; τάδε λέγει κύριος. ὅτι ἐλήμφθη ὁ λαός μου δωρεάν, θαυμάζετε καὶ ὀλολύζετε· τάδε λέγει κύριος. δι’ ὑμᾶς διὰ παντὸς τὸ ὄνομά μου βλασφημεῖται ἐν τοῖς ἔθνεσιν.
Lettura OrtodossaE ora, ⓘ? — ⓘ — ché il mio popolo è stato preso per nulla; ⓘ, e di continuo, tutto il giorno, il ⓘ — oracolo del TetraGramma.
6
Ebraico (MT)לכן ידע עמי שמי לכן ביום ההוא כי אני הוא המדבר הנני
Septuaginta (LXX)διὰ τοῦτο γνώσεται ὁ λαός μου τὸ ὄνομά μου ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ, ὅτι ἐγώ εἰμι αὐτὸς ὁ λαλῶν· πάρειμι
Lettura OrtodossaPerciò il mio popolo conoscerà il mio Nome in quel giorno: ché ⓘ, eccomi presente.
7
Ebraico (MT)מה נאוו על ההרים רגלי מבשר משמיע שלום מבשר טוב משמיע ישועה אמר לציון מלך אלהיך
Septuaginta (LXX)ὡς ὥρα ἐπὶ τῶν ὀρέων, ὡς πόδες εὐαγγελιζομένου ἀκοὴν εἰρήνης, ὡς εὐαγγελιζόμενος ἀγαθά, ὅτι ἀκουστὴν ποιήσω τὴν σωτηρίαν σου λέγων Σιων Βασιλεύσει σου ὁ θεός·
Lettura OrtodossaQuanto sono ⓘ i piedi del ⓘ, che annuncia pace, che reca il lieto annuncio del bene, che proclama ⓘ, che dice a Tziòn: «ⓘ!».
8
Ebraico (MT)קול צפיך נשאו קול יחדו ירננו כי עין בעין יראו בשוב יהוה ציון
Septuaginta (LXX)ὅτι φωνὴ τῶν φυλασσόντων σε ὑψώθη, καὶ τῇ φωνῇ ἅμα εὐφρανθήσονται· ὅτι ὀφθαλμοὶ πρὸς ὀφθαλμοὺς ὄψονται, ἡνίκα ἂν ἐλεήσῃ κύριος τὴν Σιων.
Lettura Ortodossaⓘ: alzano la voce, insieme esultano, ché ⓘ vedono il ritorno del TetraGramma a Tziòn.
9
Ebraico (MT)פצחו רננו יחדו חרבות ירושלם כי נחם יהוה עמו גאל ירושלם
Septuaginta (LXX)ῥηξάτω εὐφροσύνην ἅμα τὰ ἔρημα Ιερουσαλημ, ὅτι ἠλέησεν κύριος αὐτὴν καὶ ἐρρύσατο Ιερουσαλημ.
Lettura Ortodossaⓘ insieme, o ⓘ, ché il TetraGramma ha consolato il suo popolo, ha riscattato Yerushalàim.
10
Ebraico (MT)חשף יהוה את זרוע קדשו לעיני כל הגוים וראו כל אפסי ארץ את ישועת אלהינו
Septuaginta (LXX)καὶ ἀποκαλύψει κύριος τὸν βραχίονα αὐτοῦ τὸν ἅγιον ἐνώπιον πάντων τῶν ἐθνῶν, καὶ ὄψονται πάντα τὰ ἄκρα τῆς γῆς τὴν σωτηρίαν τὴν παρὰ τοῦ θεοῦ.
Lettura OrtodossaIl TetraGramma ha ⓘ agli occhi di tutte le nazioni, e tutti i ⓘ vedranno la salvezza del nostro Dio.
11
Ebraico (MT)סורו סורו צאו משם טמא אל תגעו צאו מתוכה הברו נשאי כלי יהוה
Septuaginta (LXX)ἀπόστητε ἀπόστητε ἐξέλθατε ἐκεῖθεν καὶ ἀκαθάρτου μὴ ἅπτεσθε, ἐξέλθατε ἐκ μέσου αὐτῆς ἀφορίσθητε, οἱ φέροντες τὰ σκεύη κυρίου·
Lettura Ortodossaⓘ, uscite di là, non toccate ciò che è impuro; uscite di mezzo a essa, ⓘ, voi che ⓘ.
12
Ebraico (MT)כי לא בחפזון תצאו ובמנוסה לא תלכון כי הלך לפניכם יהוה ומאספכם אלהי ישראל
Septuaginta (LXX)ὅτι οὐ μετὰ ταραχῆς ἐξελεύσεσθε οὐδὲ φυγῇ πορεύσεσθε, πορεύσεται γὰρ πρότερος ὑμῶν κύριος καὶ ὁ ἐπισυνάγων ὑμᾶς κύριος ὁ θεὸς Ισραηλ.
Lettura OrtodossaChé non uscirete ⓘ né andrete in fuga, ché davanti a voi cammina il TetraGramma, e ⓘ è il Dio d'Israele.
13
Ebraico (MT)הנה ישכיל עבדי ירום ונשא וגבה מאד
Septuaginta (LXX)Ἰδοὺ συνήσει ὁ παῖς μου καὶ ὑψωθήσεται καὶ δοξασθήσεται σφόδρα.
Lettura OrtodossaEcco, ⓘ: si innalzerà, sarà esaltato, sommamente elevato.
14
Ebraico (MT)כאשר שממו עליך רבים כן משחת מאיש מראהו ותארו מבני אדם
Septuaginta (LXX)ὃν τρόπον ἐκστήσονται ἐπὶ σὲ πολλοί – οὕτως ἀδοξήσει ἀπὸ ἀνθρώπων τὸ εἶδός σου καὶ ἡ δόξα σου ἀπὸ τῶν ἀνθρώπων – ,
Lettura OrtodossaCome molti ⓘ — tanto ⓘ, più che d'ogni uomo, e la sua figura più che dei figli d'Adàm —
152
Ebraico (MT)כן יזה גוים רבים עליו יקפצו מלכים פיהם כי אשר לא ספר להם ראו ואשר לא שמעו התבוננו
Septuaginta (LXX)οὕτως θαυμάσονται ἔθνη πολλὰ ἐπ’ αὐτῷ, καὶ συνέξουσιν βασιλεῖς τὸ στόμα αὐτῶν· ὅτι οἷς οὐκ ἀνηγγέλη περὶ αὐτοῦ, ὄψονται, καὶ οἳ οὐκ ἀκηκόασιν, συνήσουσιν. –
Lettura Ortodossacosì ⓘ; davanti a lui i re ⓘ, ché vedranno ciò che non fu loro narrato, comprenderanno ciò che non avevano udito.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Il brano appartiene alla seconda parte del libro di Isaia, ambientata sullo sfondo dell'esilio babilonese e del suo prossimo termine. Due movimenti lo attraversano. Il primo (vv. 1-12) è un grido di risveglio rivolto a Sion personificata come donna: la città deve gettare la polvere dell'umiliazione, riprendere le sue vesti di dignità e prepararsi al ritorno, perché il riscatto avverrà «per nulla, senza argento» — pura grazia che agisce dentro la storia, non al di fuori di essa. Al centro sta l'annuncio del mevassèr, il messaggero dai piedi belli sui monti che proclama pace e salvezza e grida a Sion: «Regna il tuo Dio» (v. 7). Il secondo movimento (vv. 13-15) apre il quarto Canto del Servo (Is 52,13–53,12): il Servo, prima sfigurato e oggetto di orrore, sarà innalzato fino a far ammutolire i re delle nazioni. Nel senso storico-letterale il Servo è figura ambivalente — il popolo esiliato e/o il profeta sofferente; le riletture posteriori (giudaiche messianiche e cristiane) vanno distinte dal piano del testo.

Ricostruzione storica

Il capitolo presuppone la fine prossima della deportazione babilonese (VI sec. a.C.) e, verosimilmente, l'orizzonte dell'ascesa di Ciro il Persiano, il cui editto avrebbe permesso il rientro dei deportati e la restituzione degli arredi del Tempio (cfr. Esd 1,7-11; 2Cr 36,22-23). Da qui l'invito ai «portatori dei vasi del TetraGramma» (v. 11) a uscire da Babilonia in purità rituale. Il riferimento ai due grandi oppressori storici — l'Egitto della discesa di Giacobbe e l'Assiria (v. 4) — colloca la liberazione imminente in una catena di liberazioni: Babilonia è l'ultimo anello di una storia che il testo legge come governata dal Dio d'Israele. L'immagine del v. 12 («non in fretta né in fuga») definisce il rientro come un nuovo esodo, ordinato e sicuro, in contrasto deliberato con la partenza affannata dall'Egitto (Es 12,11.33-34).

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico e la versione greca dei Settanta divergono in più punti significativi. Al v. 4 il TM legge be-ʾefes ʿashaqo, «senza ragione / per nulla lo oppresse» (l'Assiria), mentre la LXX intende bíai ḗchthesan, «con violenza furono condotti»: si tratta di una diversa vocalizzazione/comprensione della stessa consonantica. Al v. 5 la LXX aggiunge un esplicito en tois éthnesin, «fra le nazioni», precisando dove il Nome è oltraggiato. Al v. 5 il TM presenta inoltre la nota ketiv/qere su moshelaw / moshelo («i suoi dominatori / il suo dominatore»). Al v. 13 il TM ha ʿavdi, «mio servo», che la LXX rende ho país mou, termine oscillante tra «servo» e «fanciullo». Il caso più discusso è il v. 15: il verbo yazzeh nel TM appartiene al lessico cultuale dell'aspersione («aspergerà molte nazioni»), ma molti lo intendono per via dell'arabo affine come «far sussultare, far trasalire di stupore», lettura coerente con il parallelo «i re chiuderanno la bocca»; la LXX risolve l'ambiguità con thaumásontai, «si stupiranno». La tradizione storico-ebraica registra qui, ai vv. 3-6, l'esistenza di annotazioni masoretiche e di ritocchi scribali (tiqqunè soferìm) volti a tutelare la chiarezza del riferimento al Nome divino.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Isaia 52 occupa un posto rilevante nel ciclo liturgico sinagogale. Nel sistema delle haftarot di consolazione che seguono il digiuno del 9 di Av (le sheva de-nechemta, «sette di consolazione»), la sezione di Is 51,12–52,12 è letta come haftarah della parashah Shofetim: il tema del risveglio di Sion e del riscatto gratuito risuona come parola di conforto dopo il lutto per la distruzione del Tempio. Il versetto 7, «come sono belli sui monti i piedi del messaggero», è divenuto nella tradizione ebraica un'icona dell'annuncio della redenzione futura e della venuta del messaggero della pace. Il versetto 8, «occhio a occhio vedranno», è letto come promessa di una percezione diretta e non mediata della presenza divina nel tempo della consolazione.

Il Talmud babilonese, trattando del riscatto e dell'attesa della redenzione, richiama l'idea — radicata in questo capitolo — che la liberazione d'Israele non si compra a prezzo d'argento ma è dono che procede dall'iniziativa divina (cfr. il tema di b. Sanhedrin 97-98, dove l'arrivo del redentore e i «piedi del messaggero» sono oggetto di ampia riflessione aggadica sul tempo della fine). Tali sviluppi sono ricezione successiva e vanno tenuti distinti dal senso storico del brano, che parla anzitutto del ritorno da Babilonia.

Aggadah

La riflessione aggadica si è soffermata in particolare sul v. 7 e sulla figura del mevassèr, il messaggero della buona notizia. In ambito midrashico l'araldo che annuncia «Regna il tuo Dio» è stato collegato alla proclamazione della regalità divina sul mondo e alla speranza di una pace definitiva. La consolazione di Sion — la città madre che ritrova le vesti di gloria — alimenta il motivo aggadico della «sposa» che si rialza dalla polvere e viene riportata alla dignità nuziale: verosimilmente questa metaforica nuziale, ricorrente nei profeti, è all'origine della lettura della città come donna amata e restituita. Il contrasto tra l'umiliazione presente e l'esaltazione futura del Servo (vv. 13-15) ha offerto materia a una vasta riflessione sull'enigma della sofferenza del giusto e sul suo capovolgimento finale, lettura che la tradizione mantiene sul piano dell'interpretazione e non della cronaca.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Questa pericope è tra le più citate nel Nuovo Testamento. Il v. 7 («quanto sono belli i piedi di chi annuncia») è ripreso esplicitamente in Romani 10,15, applicato all'annuncio del vangelo. Il v. 11 («uscite di là, non toccate ciò che è impuro») è citato in 2 Corinzi 6,17 come appello alla separazione dalla contaminazione. Il v. 15 («coloro a cui non fu annunciato di lui vedranno») è citato in Romani 15,21 a sostegno della missione tra le nazioni che non avevano ancora udito. L'apertura del Canto del Servo (vv. 13-15) è inoltre lo sfondo di numerosi echi neotestamentari sull'innalzamento dopo l'umiliazione (cfr. Filippesi 2,9, dove il tema dell'esaltazione «sopra ogni cosa» riecheggia il yarum we-nissaʾ del v. 13). La lettura cristologica del Servo è sviluppo della ricezione neotestamentaria e non va retroproiettata sul senso storico del testo, che resta legato all'esperienza dell'esilio e del ritorno.

Osservanza e liturgia

Nel calendario sinagogale, come si è detto, la sezione attorno a Is 52 appartiene alle haftarot di consolazione dopo il 9 di Av, periodo in cui la comunità passa dal lutto per il Tempio alla speranza della redenzione. Sul piano dell'osservanza, il v. 11 — l'invito a uscire da Babilonia «purificandosi» e a non toccare l'impuro — ha alimentato la riflessione halakhica sulla purità di chi maneggia gli arredi sacri e sul rispetto dovuto agli oggetti consacrati al culto. Il versetto 1, «non vi entrerà più l'incirconciso e l'impuro», è stato letto come promessa escatologica di una Gerusalemme santificata, in cui lo stato di purità della città riflette la santità del suo abitante divino. Il motivo dei «piedi belli» del messaggero (v. 7) è entrato stabilmente nel patrimonio devozionale come immagine dell'attesa della pace e della redenzione.

Spina tannaitica

Per la lettura cultuale del v. 15 — il verbo yazzeh nel suo valore proprio di «aspergere» — il riferimento tannaitico pertinente è la Mishnah Yoma, che descrive minuziosamente i riti di aspersione del sangue compiuti dal sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (cfr. m. Yoma 5,3-4): è il contesto rituale dell'aspersione che illumina il senso letterale del verbo isaiano, qui trasferito dal sacro recinto del Tempio all'orizzonte universale delle «molte nazioni». Più in generale, la tradizione tannaitica e quella amoraica leggono il riscatto «per nulla» (v. 3) come paradigma della redenzione che non si acquista con denaro ma è dono divino. Va detto con sobrietà che non risulta un commento tannaitico continuo e specifico a questa intera pericope: la spina più solida resta dunque il nesso lessicale e rituale tra l'aspersione del v. 15 e la descrizione del rito espiatorio nella Mishnah, mentre gli sviluppi sul messaggero della redenzione (v. 7) appartengono prevalentemente al materiale aggadico amoraico più tardo.

Domande Frequenti

Chi è «il messaggero» dai piedi belli (v. 7)?

Il mevassèr che annuncia a Sion «Regna il tuo Dio»: nel senso storico l'araldo del ritorno dall'esilio. La tradizione storico-ebraica lo segnala come immagine poetica nota, ripresa nel NT (Rm 10,15). È annuncio di salvezza dentro la storia, non profezia astratta.

I vv. 13-15 parlano già del Servo sofferente?

Sì: sono l'esordio del quarto Canto del Servo (Is 52,13–53,12). Il Servo «avrà successo», è esaltato dopo l'umiliazione, sfigurato e poi causa di stupore per re e nazioni. Nel senso storico è figura del popolo/profeta sofferente; la lettura cristologica è sviluppo neotestamentario successivo, da distinguere dal testo.

Cosa significa l'«Io-Sono» del v. 6?

La LXX rende «egṓ eimi autòs ho lalṓn», «Io-Sono colui che parla»: il Nome che si rivelerà «in quel giorno». La tradizione giovannea dell'«Io Sono» riprende questo filone, ma è ricezione successiva. La tradizione storico-ebraica segnala anche i tiqqunè soferìm ai vv. 3-5: la colonna ebraica e quella greca riflettono questo lavoro testuale.

Riferimenti biblici