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Isaia 26 — il canto della fiducia e il verso di risurrezione (26,19)

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Isaia 26 — il canto della fiducia e il verso di risurrezione (26,19)

Isaia 26,1-21·MT (OSHB) + LXX·10/37
1
Ebraico (MT)ביום ההוא יושר השיר הזה בארץ יהודה עיר עז לנו ישועה ישית חומות וחל
Septuaginta (LXX)Τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ᾄσονται τὸ ᾆσμα τοῦτο ἐπὶ γῆς Ιουδα λέγοντες Ἰδοὺ πόλις ὀχυρά, καὶ σωτήριον ἡμῶν θήσει τεῖχος καὶ περίτειχος.
Lettura OrtodossaIn quel giorno si canterà questo ⓘ nella terra di ⓘ: «Abbiamo una ⓘ; per ⓘ Egli pone la salvezza».
2
Ebraico (MT)פתחו שערים ויבא גוי צדיק שמר אמנים
Septuaginta (LXX)ἀνοίξατε πύλας, εἰσελθάτω λαὸς φυλάσσων δικαιοσύνην καὶ φυλάσσων ἀλήθειαν,
Lettura OrtodossaAprite le ⓘ, affinché entri la ⓘ che custodisce la ⓘ.
3
Ebraico (MT)יצר סמוך תצר שלום שלום כי בך בטוח
Septuaginta (LXX)ἀντιλαμβανόμενος ἀληθείας καὶ φυλάσσων εἰρήνην. ὅτι ἐπὶ σοὶ
Lettura OrtodossaL'ⓘ tu la custodisci in ⓘ, perché in te essa confida.
4
Ebraico (MT)בטחו ביהוה עדי עד כי ביה יהוה צור עולמים
Septuaginta (LXX)ἤλπισαν, κύριε, ἕως τοῦ αἰῶνος, ὁ θεὸς ὁ μέγας ὁ αἰώνιος,
Lettura Ortodossaⓘ nel ⓘ per sempre, ché in ⓘ è la ⓘ.
5
Ebraico (MT)כי השח ישבי מרום קריה נשגבה ישפילנה ישפילה עד ארץ יגיענה עד עפר
Septuaginta (LXX)ὃς ταπεινώσας κατήγαγες τοὺς ἐνοικοῦντας ἐν ὑψηλοῖς· πόλεις ὀχυρὰς καταβαλεῖς καὶ κατάξεις ἕως ἐδάφους,
Lettura OrtodossaPoiché Egli ha abbassato gli abitanti dell'alto; la ⓘ l'ha prostrata, l'ha prostrata fino a terra, l'ha fatta toccare la ⓘ.
6
Ebraico (MT)תרמסנה רגל רגלי עני פעמי דלים
Septuaginta (LXX)καὶ πατήσουσιν αὐτοὺς πόδες πραέων καὶ ταπεινῶν.
Lettura OrtodossaLa calpesta il piede, i piedi del ⓘ, i passi dei ⓘ.
7
Ebraico (MT)ארח לצדיק מישרים ישר מעגל צדיק תפלס
Septuaginta (LXX)ὁδὸς εὐσεβῶν εὐθεῖα ἐγένετο, καὶ παρεσκευασμένη ἡ ὁδὸς τῶν εὐσεβῶν.
Lettura OrtodossaLa via del ⓘ è ⓘ; tu, o Retto, ⓘ il sentiero del giusto.
8
Ebraico (MT)אף ארח משפטיך יהוה קוינוך לשמך ולזכרך תאות נפש
Septuaginta (LXX)ἡ γὰρ ὁδὸς κυρίου κρίσις· ἠλπίσαμεν ἐπὶ τῷ ὀνόματί σου καὶ ἐπὶ τῇ μνείᾳ,
Lettura OrtodossaAnche nel sentiero dei tuoi ⓘ, ⓘ, ti abbiamo atteso; al tuo ⓘ anela l'anima nostra.
9
Ebraico (MT)נפשי אויתיך בלילה אף רוחי בקרבי אשחרך כי כאשר משפטיך לארץ צדק למדו ישבי תבל
Septuaginta (LXX)ᾗ ἐπιθυμεῖ ἡ ψυχὴ ἡμῶν. ἐκ νυκτὸς ὀρθρίζει τὸ πνεῦμά μου πρὸς σέ, ὁ θεός, διότι φῶς τὰ προστάγματά σου ἐπὶ τῆς γῆς. δικαιοσύνην μάθετε, οἱ ἐνοικοῦντες ἐπὶ τῆς γῆς.
Lettura OrtodossaLa mia anima ti desidera nella notte, e il mio spirito dentro di me ti cerca all'ⓘ; poiché, quando i tuoi giudizi sono sulla terra, gli ⓘ imparano la ⓘ.
10
Ebraico (MT)יחן רשע בל למד צדק בארץ נכחות יעול ובל יראה גאות יהוה
Septuaginta (LXX)πέπαυται γὰρ ὁ ἀσεβής, οὐ μὴ μάθῃ δικαιοσύνην ἐπὶ τῆς γῆς, ἀλήθειαν οὐ μὴ ποιήσῃ· ἀρθήτω ὁ ἀσεβής, ἵνα μὴ ἴδῃ τὴν δόξαν κυρίου.
Lettura OrtodossaSi fa ⓘ, eppure non impara la giustizia; nella terra della rettitudine opera ⓘ e non vede la ⓘ del TetraGramma.
11
Ebraico (MT)יהוה רמה ידך בל יחזיון יחזו ויבשו קנאת עם אף אש צריך תאכלם
Septuaginta (LXX)κύριε, ὑψηλός σου ὁ βραχίων, καὶ οὐκ ᾔδεισαν, γνόντες δὲ αἰσχυνθήσονται· ζῆλος λήμψεται λαὸν ἀπαίδευτον, καὶ νῦν πῦρ τοὺς ὑπεναντίους ἔδεται. –
Lettura OrtodossaTetraGramma, alta è la tua ⓘ eppure non la vedono: la vedano e si vergognino dello ⓘ, e il ⓘ li divori.
12
Ebraico (MT)יהוה תשפת שלום לנו כי גם כל מעשינו פעלת לנו
Septuaginta (LXX)κύριε ὁ θεὸς ἡμῶν, εἰρήνην δὸς ἡμῖν, πάντα γὰρ ἀπέδωκας ἡμῖν.
Lettura OrtodossaTetraGramma, tu ci darai ⓘ, poiché ogni nostra opera tu l'hai compiuta per noi.
13
Ebraico (MT)יהוה אלהינו בעלונו אדנים זולתך לבד בך נזכיר שמך
Septuaginta (LXX)κύριε ὁ θεὸς ἡμῶν, κτῆσαι ἡμᾶς· κύριε, ἐκτὸς σοῦ ἄλλον οὐκ οἴδαμεν, τὸ ὄνομά σου ὀνομάζομεν.
Lettura OrtodossaTetraGramma nostro Dio, ci hanno dominato ⓘ all'infuori di te; ma soltanto te, del tuo ⓘ, facciamo memoria.
14
Ebraico (MT)מתים בל יחיו רפאים בל יקמו לכן פקדת ותשמידם ותאבד כל זכר למו
Septuaginta (LXX)οἱ δὲ νεκροὶ ζωὴν οὐ μὴ ἴδωσιν, οὐδὲ ἰατροὶ οὐ μὴ ἀναστήσωσιν· διὰ τοῦτο ἐπήγαγες καὶ ἀπώλεσας καὶ ἦρας πᾶν ἄρσεν αὐτῶν.
Lettura OrtodossaI ⓘ, le ⓘ non risorgeranno: per questo li hai puniti e sterminati, e annientato ogni loro ricordo.
15
Ebraico (MT)יספת לגוי יהוה יספת לגוי נכבדת רחקת כל קצוי ארץ
Septuaginta (LXX)πρόσθες αὐτοῖς κακά, κύριε, πρόσθες κακὰ πᾶσιν τοῖς ἐνδόξοις τῆς γῆς.
Lettura OrtodossaHai ⓘ, TetraGramma, ti sei glorificato, hai allontanato tutti i confini della terra.
16
Ebraico (MT)יהוה בצר פקדוך צקון לחש מוסרך למו
Septuaginta (LXX)κύριε, ἐν θλίψει ἐμνήσθην σου, ἐν θλίψει μικρᾷ ἡ παιδεία σου ἡμῖν.
Lettura OrtodossaTetraGramma, nell'ⓘ ti hanno cercato, hanno effuso una ⓘ quando la tua ⓘ era su di loro.
17
Ebraico (MT)כמו הרה תקריב ללדת תחיל תזעק בחבליה כן היינו מפניך יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ ὡς ἡ ὠδίνουσα ἐγγίζει τοῦ τεκεῖν καὶ ἐπὶ τῇ ὠδῖνι αὐτῆς ἐκέκραξεν, οὕτως ἐγενήθημεν τῷ ἀγαπητῷ σου διὰ τὸν φόβον σου, κύριε.
Lettura OrtodossaCome una ⓘ prossima a partorire si contorce e grida nelle sue ⓘ, così siamo stati noi davanti a te, TetraGramma.
18
Ebraico (MT)הרינו חלנו כמו ילדנו רוח ישועת בל נעשה ארץ ובל יפלו ישבי תבל
Septuaginta (LXX)ἐν γαστρὶ ἐλάβομεν καὶ ὠδινήσαμεν καὶ ἐτέκομεν· πνεῦμα σωτηρίας σου ἐποιήσαμεν ἐπὶ τῆς γῆς, ἀλλὰ πεσοῦνται οἱ ἐνοικοῦντες ἐπὶ τῆς γῆς.
Lettura OrtodossaAbbiamo concepito, ci siamo contorti, eppure abbiamo partorito ⓘ; non abbiamo operato ⓘ per la terra, né sono caduti gli abitanti del mondo.
19
Ebraico (MT)יחיו מתיך נבלתי יקומון הקיצו ורננו שכני עפר כי טל אורת טלך וארץ רפאים תפיל
Septuaginta (LXX)ἀναστήσονται οἱ νεκροί, καὶ ἐγερθήσονται οἱ ἐν τοῖς μνημείοις, καὶ εὐφρανθήσονται οἱ ἐν τῇ γῇ· ἡ γὰρ δρόσος ἡ παρὰ σοῦ ἴαμα αὐτοῖς ἐστιν, ἡ δὲ γῆ τῶν ἀσεβῶν πεσεῖται. –
Lettura OrtodossaMa ⓘ, i miei ⓘ risorgeranno; svegliatevi ed esultate, voi che ⓘ, poiché ⓘ è la tua rugiada, e la terra restituirà le ombre.
20
Ebraico (MT)לך עמי בא בחדריך וסגר דלתיך דלתך בעדך חבי כמעט רגע עד יעבור יעבר זעם
Septuaginta (LXX)βάδιζε, λαός μου, εἴσελθε εἰς τὰ ταμίειά σου, ἀπόκλεισον τὴν θύραν σου, ἀποκρύβηθι μικρὸν ὅσον ὅσον, ἕως ἂν παρέλθῃ ἡ ὀργὴ κυρίου·
Lettura OrtodossaVa', popolo mio, entra nelle tue ⓘ e chiudi la tua porta dietro di te; ⓘ, finché sia passata l'ⓘ.
21
Ebraico (MT)כי הנה יהוה יצא ממקומו לפקד עון ישב הארץ עליו וגלתה הארץ את דמיה ולא תכסה עוד על הרוגיה
Septuaginta (LXX)ἰδοὺ γὰρ κύριος ἀπὸ τοῦ ἁγίου ἐπάγει τὴν ὀργὴν ἐπὶ τοὺς ἐνοικοῦντας ἐπὶ τῆς γῆς, καὶ ἀνακαλύψει ἡ γῆ τὸ αἷμα αὐτῆς καὶ οὐ κατακαλύψει τοὺς ἀνῃρημένους.
Lettura OrtodossaPoiché ecco, il TetraGramma esce dal suo ⓘ per ⓘ l'iniquità dell'abitante della terra, e la terra svelerà il ⓘ e non coprirà più i suoi uccisi.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Isaia 26 è il «canto nella terra di Yehudàh» (v. 1), inno di fiducia e di ringraziamento che apre con l'immagine della ʿîr ʿōz, la città-fortezza le cui difese sono poste dal Signore stesso, e culmina in due sentenze celebri: la grande professione di affidamento del v. 4 — «confidate per sempre, ché in Yah il Tetragramma è la tzur ʿolamìm, la Roccia dei secoli» — e l'oracolo del v. 19 sui «morti che rivivranno». Il capitolo si muove per contrasti: la città forte dei giusti contro la roccaforte superba abbattuta nella polvere (vv. 5-6); i piedi dei poveri che calpestano l'orgoglio; i refaìm/tiranni che «non risorgono» (v. 14) opposti ai «tuoi morti» che si risvegliano (v. 19); l'angoscia del travaglio che partorisce «vento» (v. 18) prima della vivificazione finale. Si chiude con l'invito alla reticenza dell'attesa (v. 20) e con la teofania del giudizio (v. 21).

Ricostruzione storica

Il brano appartiene alla raccolta nota come «grande apocalisse di Isaia» (cc. 24-27), una sezione di carattere innodico-escatologico in cui la sorte di Giuda si intreccia con un orizzonte cosmico di giudizio e restaurazione. Nel suo senso primario il cantico riflette verosimilmente l'esperienza di un popolo provato — l'umiliazione delle potenze straniere superbe (la «città elevata», qiryâ niśgābâ, vv. 5-6) e l'attesa di una restaurazione nazionale di Israele. La «città forte» del v. 1 non è una fortificazione militare ma Sion difesa dal Signore: la salvezza (yešûʿâ) è essa stessa muro e antemurale. Il movimento sociale del brano — i ʿăniyyîm e i dallîm (i poveri e i deboli) che ereditano la vittoria sugli oppressori (v. 6) — riprende un motivo profetico ricorrente di rovesciamento dei superbi. La sezione vv. 13-18 è una confessione comunitaria: il riconoscimento di aver servito «altri signori» (i dominatori stranieri, v. 13), la sterilità degli sforzi umani di autoliberazione («abbiamo partorito vento», v. 18), e la sola speranza riposta nell'intervento del Signore.

Note testuali (MT/LXX)

Il testo masoretico presenta numerose espressioni dense e ambigue su cui la Settanta diverge in modo significativo. Al v. 3 il MT yēṣer sāmûk («indole salda») con la duplicazione enfatica shalòm shalòm («pace, pace») è semplificato dalla LXX in «che si attiene alla verità… custodisce la pace». Al v. 4 la forma doppia del Nome Yāh TetraGramma diventa nella LXX «il Dio grande, l'eterno» (ὁ θεὸς ὁ μέγας ὁ αἰώνιος): la tradizione greca interpreta anziché traslitterare. Al v. 10 il MT yuḥan rāšāʿ («si faccia grazia all'empio») è reso dalla LXX con «è cessato l'empio» (πέπαυται ὁ ἀσεβής), lettura divergente della radice. Particolarmente notevole il v. 14: l'ebraico refaìm («ombre dei morti») è letto dalla LXX come rōp̄eʾîm «medici/guaritori» (ἰατροί), donde «né i medici li risusciteranno». Al v. 15 il MT yāsap̄tā la-gôy («hai accresciuto la nazione») è capovolto dalla LXX in senso punitivo: «aggiungi loro mali» (πρόσθες αὐτοῖς κακά). Al v. 18 rûaḥ («vento», soffio vano) è inteso dalla LXX come «spirito» (πνεῦμα). Infine, e in modo decisivo per la storia dell'esegesi, il v. 19 — nel MT «rivivranno i tuoi morti» (mētêkā, con suffisso) — è generalizzato dalla LXX in «risorgeranno i morti» (ἀναστήσονται οἱ νεκροί), accentuando la lettura della risurrezione universale.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

Il v. 4 ha avuto fortuna omiletica per la peculiare grafia be-Yāh TetraGramma. Una tradizione esegetica classica, riportata nel Talmud babilonese (Menachot 29b), legge nelle due lettere yod e he di Yāh l'allusione ai due mondi creati dal Nome divino: «con la he fu creato questo mondo e con la yod il mondo a venire». L'espressione tzur ʿolamìm («Roccia dei secoli/eterna») si inserisce nel ricco campo metaforico della «Roccia» come epiteto divino di rifugio e stabilità. Il v. 19, con il suo «rivivranno i tuoi morti… svegliatevi ed esultate, abitanti della polvere», è divenuto uno dei loci probantes per la dottrina della risurrezione dei morti (teḥiyyat ha-metim): la Mishnah (Sanhedrin 10:1) stabilisce che chi nega che la risurrezione sia fondata nella Torah perde la parte nel mondo a venire, e il dibattito talmudico associato (Sanhedrin 90b-92a) raccoglie i versetti-prova, fra cui Isaia 26:19 occupa un posto centrale. La rugiada (ṭal) del v. 19 è collegata nella tradizione alla rugiada vivificatrice della risurrezione, motivo che riecheggia nella preghiera liturgica per la rugiada (Tefillat Tal) recitata a Pesach.

Aggadah

La «rugiada di luci» (ṭal ʾôrōt, v. 19) è oggetto di sviluppo aggadico come «rugiada con cui il Santo, benedetto Egli sia, farà risorgere i morti». Il Talmud babilonese (Chagigah 12b) annovera la rugiada fra le realtà custodite nei cieli superiori, e la tradizione midrashica connette la rugiada del mattino — segno quotidiano di ravvivamento del creato — alla speranza escatologica della vivificazione dei sepolti. Parallelamente, il contrasto fra i «morti» del v. 14, che «non rivivranno» perché identificati con i tiranni oppressori (i refaìm nel senso di ombre prive di futuro), e i «tuoi morti» del v. 19, destinati al risveglio, alimenta la riflessione aggadica sul duplice destino: la scomparsa senza memoria dei superbi (v. 14: «hai annientato ogni loro ricordo») contro il risveglio gioioso dei giusti. Il v. 20 («nasconditi un breve istante finché passi l'ira») è letto verosimilmente come immagine della protezione del giusto durante il tempo del giudizio, sul modello della reticenza richiesta nell'attesa fiduciosa.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Diversi motivi di Isaia 26 trovano eco nel Nuovo Testamento, sempre come ricezione successiva da tenere distinta dal senso storico-ebraico. La risurrezione del v. 19 confluisce nella linea che, attraverso Daniele 12:2, matura nell'annuncio neotestamentario del risveglio dei morti. L'immagine delle doglie del parto (vv. 17-18) è ripresa come metafora dell'attesa escatologica: Gesù parla delle tribolazioni come «principio dei dolori» (ἀρχὴ ὠδίνων, Matteo 24:8 e Marco 13:8), e Paolo descrive la creazione che «geme nelle doglie del parto» (Romani 8:22). L'invito del v. 20 a entrare nelle stanze e chiudere la porta «finché passi l'ira» risuona nel linguaggio dell'ira escatologica del giorno del Signore (cfr. Romani 2:5; Apocalisse 6:16-17), dove i giusti sono custoditi nel tempo del giudizio. Va sottolineato, secondo una lettura sobria, che si tratta di echi tematici e di traiettorie interpretative: il testo isaiano nel suo orizzonte primario canta la restaurazione di Israele e l'umiliazione degli oppressori, e le applicazioni cristologiche o ecclesiali costituiscono attualizzazioni posteriori.

Osservanza e liturgia

Nel ciclo liturgico ebraico, le tematiche di Isaia 26 — fiducia incrollabile, giudizio dei superbi, risurrezione — si saldano alla teologia della teḥiyyat ha-metim professata quotidianamente nella seconda benedizione dell'ʿAmidah (il Gevurot, «Tu sei potente… che fai rivivere i morti»). Il versetto programmatico v. 19 sostiene scritturalmente questa professione di fede, una delle articolazioni fondamentali secondo Mishnah Sanhedrin 10:1. La «rugiada» vivificatrice del medesimo versetto è verosimilmente all'origine dell'accento liturgico sulla rugiada come segno di vita rinnovata, richiamato nella preghiera per la rugiada di Pesach. Sul piano della condotta, la confessione comunitaria dei vv. 13-18 — il riconoscimento della propria insufficienza («abbiamo partorito vento») e l'affidamento esclusivo al Nome — modella un atteggiamento di teshuvah e di fiducia attiva: «cercarlo nell'angoscia» (v. 16), «attenderlo nel sentiero dei suoi giudizi» (v. 8), «desiderarlo nella notte» (v. 9). Il v. 3 («pace, pace a chi ha l'indole salda fissata su di te») è entrato nel patrimonio devozionale come promessa di pace piena (shalom shalom) per chi confida senza vacillare.

Domande Frequenti

"La Roccia dei secoli" (v.4) è Cristo?

Nel senso storico è YHWH stesso, la Roccia eterna d'Israèl in cui si confida "per sempre". L'identificazione "la roccia era il Cristo" (1Cor 10,4) e i paralleli (Gv 14,6) sono ricezione neotestamentaria posteriore, da tenere distinti dal canto del profeta.

Isaia 26,19 insegna la risurrezione dei corpi?

Nel senso storico-profetico l'immagine "rivivranno i tuoi morti" è anzitutto restaurazione nazionale d'Israèl (come le ossa secche di Ez 37), in contrasto con i tiranni che "non risorgono" (v.14). La risurrezione individuale dei corpi è sviluppo di Secondo Tempio (Dn 12,2; 4Q521; 2Mac) che matura nel NT: traiettoria successiva.

Cosa significa "nasconditi un istante finché passi l'ira" (v.20)?

È il motivo della reticenza escatologica: non un calendario degli eventi finali, ma la disciplina della fiducia nell'attesa del giudizio di Dio, da leggere anti-futuristicamente come nell'"apocalisse" di Is 24.

Riferimenti biblici