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Giobbe 9 — «Come può un mortale essere giusto davanti a Dio?»

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Giobbe 9 — «Come può un mortale essere giusto davanti a Dio?»

Giobbe 9,1-35·MT (OSHB) + LXX·3/6
1
Ebraico (MT)ויען איוב ויאמר
Septuaginta (LXX)Ὑπολαβὼν δὲ Ιωβ λέγει
Lettura OrtodossaE ⓘ rispose:
2
Ebraico (MT)אמנם ידעתי כי כן ומה יצדק אנוש עם אל
Septuaginta (LXX)Ἐπ’ ἀληθείας οἶδα ὅτι οὕτως ἐστίν· πῶς γὰρ ἔσται δίκαιος βροτὸς παρὰ κυρίῳ;
Lettura OrtodossaIn verità so che è così: come può un ⓘ essere ⓘ davanti a ⓘ?
3
Ebraico (MT)אם יחפץ לריב עמו לא יעננו אחת מני אלף
Septuaginta (LXX)ἐὰν γὰρ βούληται κριθῆναι αὐτῷ, οὐ μὴ ὑπακούσῃ αὐτῷ, ἵνα μὴ ἀντείπῃ πρὸς ἕνα λόγον αὐτοῦ ἐκ χιλίων.
Lettura OrtodossaSe qualcuno volesse ⓘ con Lui, non potrebbe rispondergli ⓘ.
4
Ebraico (MT)חכם לבב ואמיץ כח מי הקשה אליו וישלם
Septuaginta (LXX)σοφὸς γάρ ἐστιν διανοίᾳ, κραταιός τε καὶ μέγας· τίς σκληρὸς γενόμενος ἐναντίον αὐτοῦ ὑπέμεινεν;
Lettura OrtodossaEgli è ⓘ e potente di forza: chi gli ha mai tenuto testa ed è rimasto illeso?
5
Ebraico (MT)המעתיק הרים ולא ידעו אשר הפכם באפו
Septuaginta (LXX)ὁ παλαιῶν ὄρη καὶ οὐκ οἴδασιν, ὁ καταστρέφων αὐτὰ ὀργῇ·
Lettura OrtodossaEgli sposta i monti e quelli non se ne accorgono, li rovescia nella sua ⓘ;
6
Ebraico (MT)המרגיז ארץ ממקומה ועמודיה יתפלצון
Septuaginta (LXX)ὁ σείων τὴν ὑπ’ οὐρανὸν ἐκ θεμελίων, οἱ δὲ στῦλοι αὐτῆς σαλεύονται·
Lettura Ortodossascuote la terra dal suo luogo, così che le sue ⓘ tremano;
7
Ebraico (MT)האמר לחרס ולא יזרח ובעד כוכבים יחתם
Septuaginta (LXX)ὁ λέγων τῷ ἡλίῳ καὶ οὐκ ἀνατέλλει, κατὰ δὲ ἄστρων κατασφραγίζει·
Lettura Ortodossaordina al ⓘ e quello non sorge, e mette un ⓘ;
8
Ebraico (MT)נטה שמים לבדו ודורך על במתי ים
Septuaginta (LXX)ὁ τανύσας τὸν οὐρανὸν μόνος καὶ περιπατῶν ὡς ἐπ’ ἐδάφους ἐπὶ θαλάσσης·
Lettura Ortodossada solo distende i cieli, cammina sulle ⓘ;
9
Ebraico (MT)עשה עש כסיל וכימה וחדרי תמן
Septuaginta (LXX)ὁ ποιῶν Πλειάδα καὶ Ἕσπερον καὶ Ἀρκτοῦρον καὶ ταμίεια νότου·
Lettura Ortodossafa le costellazioni — l'ⓘ, l'ⓘ, le ⓘ — e le camere segrete del ⓘ;
10
Ebraico (MT)עשה גדלות עד אין חקר ונפלאות עד אין מספר
Septuaginta (LXX)ὁ ποιῶν μεγάλα καὶ ἀνεξιχνίαστα, ἔνδοξά τε καὶ ἐξαίσια, ὧν οὐκ ἔστιν ἀριθμός.
Lettura Ortodossacompie opere grandi e ⓘ, prodigi senza numero.
11
Ebraico (MT)הן יעבר עלי ולא אראה ויחלף ולא אבין לו
Septuaginta (LXX)ἐὰν ὑπερβῇ με, οὐ μὴ ἴδω· καὶ ἐὰν παρέλθῃ με, οὐδ’ ὧς ἔγνων.
Lettura OrtodossaEcco, mi passa accanto e io non lo vedo, oltrepassa e non lo scorgo.
12
Ebraico (MT)הן יחתף מי ישיבנו מי יאמר אליו מה תעשה
Septuaginta (LXX)ἐὰν ἀπαλλάξῃ, τίς ἀποστρέψει; ἢ τίς ἐρεῖ αὐτῷ Τί ἐποίησας;
Lettura OrtodossaSe ⓘ qualcosa, chi glielo farà restituire? Chi oserà dirgli: «ⓘ».
13
Ebraico (MT)אלוה לא ישיב אפו תחתו תחתיו שחחו עזרי רהב
Septuaginta (LXX)αὐτὸς γὰρ ἀπέστραπται ὀργήν, ὑπ’ αὐτοῦ ἐκάμφθησαν κήτη τὰ ὑπ’ οὐρανόν.
Lettura OrtodossaDio non ritira la sua ira: sotto di lui si curvarono gli ⓘ.
14
Ebraico (MT)אף כי אנכי אעננו אבחרה דברי עמו
Septuaginta (LXX)ἐὰν δέ μου ὑπακούσηται, ἦ διακρινεῖ τὰ ῥήματά μου.
Lettura OrtodossaCome dunque potrò io rispondergli, come potrò ⓘ con lui le mie parole?
15
Ebraico (MT)אשר אם צדקתי לא אענה למשפטי אתחנן
Septuaginta (LXX)ἐάν τε γὰρ ὦ δίκαιος, οὐκ εἰσακούσεταί μου, τοῦ κρίματος αὐτοῦ δεηθήσομαι·
Lettura OrtodossaAnche se fossi nel giusto, non potrei rispondergli: dovrei ⓘ.
16
Ebraico (MT)אם קראתי ויענני לא אאמין כי יאזין קולי
Septuaginta (LXX)ἐάν τε καλέσω καὶ ὑπακούσῃ, οὐ πιστεύω ὅτι εἰσακήκοέν μου.
Lettura OrtodossaSe lo chiamassi e mi rispondesse, non crederei che ascolti davvero la mia voce:
17
Ebraico (MT)אשר בשערה ישופני והרבה פצעי חנם
Septuaginta (LXX)μὴ γνόφῳ με ἐκτρίψῃ; πολλὰ δέ μου τὰ συντρίμματα πεποίηκεν διὰ κενῆς.
Lettura Ortodossaegli mi ⓘ, moltiplica le mie piaghe ⓘ.
18
Ebraico (MT)לא יתנני השב רוחי כי ישבעני ממררים
Septuaginta (LXX)οὐκ ἐᾷ γάρ με ἀναπνεῦσαι, ἐνέπλησεν δέ με πικρίας.
Lettura OrtodossaNon mi lascia neppure riprendere ⓘ, mi sazia di ⓘ.
19
Ebraico (MT)אם לכח אמיץ הנה ואם למשפט מי יועידני
Septuaginta (LXX)ὅτι μὲν γὰρ ἰσχύι κρατεῖ· τίς οὖν κρίματι αὐτοῦ ἀντιστήσεται;
Lettura OrtodossaSe si tratta di ⓘ: ecco, egli è il Potente! Se si tratta di ⓘ: chi mi citerà a comparire davanti a lui?
20
Ebraico (MT)אם אצדק פי ירשיעני תם אני ויעקשני
Septuaginta (LXX)ἐὰν γὰρ ὦ δίκαιος, τὸ στόμα μου ἀσεβήσει· ἐάν τε ὦ ἄμεμπτος, σκολιὸς ἀποβήσομαι.
Lettura OrtodossaAnche fossi giusto, la mia stessa bocca mi condannerebbe; anche fossi ⓘ, egli mi farebbe risultare perverso.
21
Ebraico (MT)תם אני לא אדע נפשי אמאס חיי
Septuaginta (LXX)εἴτε γὰρ ἠσέβησα, οὐκ οἶδα τῇ ψυχῇ, πλὴν ὅτι ἀφαιρεῖταί μου ἡ ζωή.
Lettura OrtodossaSono integro? Non conosco più la mia anima, disprezzo la mia stessa vita.
22
Ebraico (MT)אחת היא על כן אמרתי תם ורשע הוא מכלה
Septuaginta (LXX)διὸ εἶπον Μέγαν καὶ δυνάστην ἀπολλύει ὀργή,
Lettura OrtodossaUna cosa è certa, perciò lo dico: ⓘ.
23
Ebraico (MT)אם שוט ימית פתאם למסת נקים ילעג
Septuaginta (LXX)ὅτι φαῦλοι ἐν θανάτῳ ἐξαισίῳ, ἀλλὰ δίκαιοι καταγελῶνται·
Lettura OrtodossaSe un ⓘ uccide all'improvviso, egli ⓘ della prova degli innocenti.
24
Ebraico (MT)ארץ נתנה ביד רשע פני שפטיה יכסה אם לא אפוא מי הוא
Septuaginta (LXX)παραδέδονται γὰρ εἰς χεῖρας ἀσεβοῦς. πρόσωπα κριτῶν αὐτῆς συγκαλύπτει· εἰ δὲ μὴ αὐτός, τίς ἐστιν;
Lettura OrtodossaLa terra è data in mano all'ⓘ; egli vela il volto dei giudici di essa: se non è lui a farlo, chi dunque?
25
Ebraico (MT)וימי קלו מני רץ ברחו לא ראו טובה
Septuaginta (LXX)ὁ δὲ βίος μού ἐστιν ἐλαφρότερος δρομέως· ἀπέδρασαν καὶ οὐκ εἴδοσαν.
Lettura OrtodossaI miei giorni corrono più veloci di un ⓘ, fuggono via senza vedere il bene;
26
Ebraico (MT)חלפו עם אניות אבה כנשר יטוש עלי אכל
Septuaginta (LXX)ἦ καὶ ἔστιν ναυσὶν ἴχνος ὁδοῦ ἢ ἀετοῦ πετομένου ζητοῦντος βοράν;
Lettura Ortodossasfrecciano come ⓘ leggere, come ⓘ che piomba sulla preda.
27
Ebraico (MT)אם אמרי אשכחה שיחי אעזבה פני ואבליגה
Septuaginta (LXX)ἐάν τε γὰρ εἴπω, ἐπιλήσομαι λαλῶν, συγκύψας τῷ προσώπῳ στενάξω.
Lettura OrtodossaSe dico: «Dimenticherò il mio ⓘ, muterò il mio volto e sorriderò»,
28
Ebraico (MT)יגרתי כל עצבתי ידעתי כי לא תנקני
Septuaginta (LXX)σείομαι πᾶσιν τοῖς μέλεσιν, οἶδα γὰρ ὅτι οὐκ ἀθῷόν με ἐάσεις.
Lettura Ortodossaho paura di tutti i miei dolori: so bene che non mi ⓘ.
29
Ebraico (MT)אנכי ארשע למה זה הבל איגע
Septuaginta (LXX)ἐπειδὴ δέ εἰμι ἀσεβής, διὰ τί οὐκ ἀπέθανον;
Lettura OrtodossaSarò comunque ritenuto ⓘ: perché allora affannarmi invano?
30
Ebraico (MT)אם התרחצתי במו במי שלג והזכותי בבר כפי
Septuaginta (LXX)ἐὰν γὰρ ἀπολούσωμαι χιόνι καὶ ἀποκαθάρωμαι χερσὶν καθαραῖς,
Lettura OrtodossaAnche se mi lavassi con la ⓘ, anche se mi nettassi le mani con la ⓘ,
31
Ebraico (MT)אז בשחת תטבלני ותעבוני שלמותי
Septuaginta (LXX)ἱκανῶς ἐν ῥύπῳ με ἔβαψας, ἐβδελύξατο δέ με ἡ στολή.
Lettura Ortodossatu mi tufferesti nel ⓘ, e le mie stesse vesti mi avrebbero in orrore.
32
Ebraico (MT)כי לא איש כמני אעננו נבוא יחדו במשפט
Septuaginta (LXX)οὐ γὰρ εἶ ἄνθρωπος κατ’ ἐμέ, ᾧ ἀντικρινοῦμαι, ἵνα ἔλθωμεν ὁμοθυμαδὸν εἰς κρίσιν.
Lettura OrtodossaPerché egli non è un uomo come me, a cui io possa rispondere, perché possiamo venire insieme in giudizio.
33
Ebraico (MT)לא יש בינינו מוכיח ישת ידו על שנינו
Septuaginta (LXX)εἴθε ἦν ὁ μεσίτης ἡμῶν καὶ ἐλέγχων καὶ διακούων ἀνὰ μέσον ἀμφοτέρων·
Lettura Ortodossaⓘ che ponga la ⓘ,
34
Ebraico (MT)יסר מעלי שבטו ואמתו אל תבעתני
Septuaginta (LXX)ἀπαλλαξάτω ἀπ’ ἐμοῦ τὴν ῥάβδον, ὁ δὲ φόβος αὐτοῦ μή με στροβείτω,
Lettura Ortodossache allontani da me la sua ⓘ, che il suo terrore non mi atterrisca:
35
Ebraico (MT)אדברה ולא איראנו כי לא כן אנכי עמדי
Septuaginta (LXX)καὶ οὐ μὴ φοβηθῶ, ἀλλὰ λαλήσω· οὐ γὰρ οὕτω συνεπίσταμαι.
Lettura Ortodossaallora parlerei senza temerlo — ma così non è, rispetto a me stesso.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Giobbe 9 è la prima risposta di Iyyòv al secondo amico, Bildàd, e capovolge in chiave drammatica la dottrina della retribuzione che gli interlocutori difendono. La domanda d'apertura — «come può un enòsh, un mortale fragile, essere giusto davanti a Dio?» (v. 2) — non è una confessione di depravazione morale, ma l'enunciato di un problema forense: nessun uomo può vincere un processo contro un avversario che è insieme parte e giudice, onnipotente e insindacabile. Da qui la grande dossologia cosmica (vv. 5-10) — Dio sposta i monti, scuote la terra, comanda al sole, distende i cieli, crea le costellazioni (ʿAsh, Kesìl, Kimàh) — che però Iyyòv non recita come lode serena, bensì come prova schiacciante dell'asimmetria fra l'imputato e il Potente. Il vertice è il v. 33, «non c'è fra noi un arbitro» (lo yesh benènu môkhìach): il grido per un terzo che ponga la mano su entrambe le parti e renda possibile il confronto. Il capitolo tiene insieme fede incrollabile nella potenza creatrice e protesta lacerante contro l'opacità del governo divino.

Ricostruzione storica

Il libro di Iyyòv appartiene alla letteratura sapienziale dell'antico Vicino Oriente, che condivide con testi mesopotamici ed egizi (il «Giusto sofferente» babilonese, il «Colloquio di un uomo con il suo ba») la domanda sul senso della sofferenza dell'innocente. Il libro biblico la radicalizza: Iyyòv non è semplicemente un saggio rassegnato, ma un querelante che intenta una causa contro il proprio Creatore. La cornice narrativa in prosa (capp. 1-2 e l'epilogo 42) incornicia un grande corpo poetico di dialoghi, di cui il cap. 9 fa parte. Il linguaggio è denso di arcaismi e di termini rari (chères per «sole», ʾevèh per «giunco/papiro»), e attinge a un immaginario cosmologico antico: le colonne della terra (v. 6), le alture del mare calpestate come suolo (v. 8), gli aiutanti di Ràhav piegati (v. 13). La datazione del libro è discussa: la lingua e i temi suggeriscono verosimilmente un'epoca post-esilica per la redazione poetica, pur con materiali e tradizioni più antiche, mentre la cornice del «patriarca» Iyyòv è collocata in un passato indeterminato, fuori da Israele (il «paese di Utz»).

Note testuali (TM e LXX)

Il testo masoretico di questo capitolo presenta alcuni nodi notevoli. Al v. 9 il TM elenca le costellazioni ʿAsh (l'Orsa), Kesìl (lett. «lo stolto», identificato con Orione) e Kimàh (le Pleiadi); la LXX inverte e rende Kesìl con Ἕσπερον, «la stella della sera» (Venere), e aggiunge Ἀρκτοῦρον — segno che i traduttori greci adattarono i nomi astrali al proprio sistema. Al v. 13 ʿozrè Ràhav, «gli aiutanti di Ràhav», è reso dalla LXX con «i mostri marini (κήτη) sotto il cielo», esplicitando lo sfondo mitologico del caos. Ai vv. 30-31 il TM ha varianti ketiv/qere (be-mò «con il sapone» / mè-«acqua di neve»); la lettura tradizionale parla di lavarsi «con la neve» e detergersi con la bor (potassa/lisciva). In generale la LXX di Giobbe è notoriamente più breve del TM (di circa un sesto nell'intero libro): il traduttore greco abbreviò il poema, sicché i passi più aspri risultano talora attenuati. Una differenza teologicamente rilevante è il v. 33: l'ebraico môkhìach indica l'arbitro/conciliatore di tribunale che dirime fra due litiganti, mentre la LXX rende con μεσίτης, «mediatore», termine più carico e che la tradizione successiva leggerà in chiave diversa (vedi sotto). Il TM dice constatativamente «non c'è un arbitro»; la resa greca tende verso l'auspicio «magari ci fosse».

Ricezione ebraica

La tradizione rabbinica ha letto Giobbe con una mescolanza di ammirazione e disagio. Il Talmud babilonese dedica al libro una lunga sugya (Bavli, Bava Batra 15a-16b) che ne discute autore, datazione e ortodossia. Sull'autore si afferma che «Mosè scrisse il proprio libro, la pericope di Bilàm e Giobbe» (Bava Batra 15a); sulla datazione si accumulano opinioni divergenti — Iyyòv ai tempi di Mosè, o all'epoca degli esploratori, o tra i rimpatriati dall'esilio — e Rabbi Shimʿon ben Laqìsh registra perfino la posizione audace secondo cui «Iyyòv non è mai esistito e non fu mai creato: fu solo una parabola (mashal)», subito contestata da Rabbi Shemuèl bar Nachmani in base alla precisione onomastica e geografica di Iyyòv 1,1. Proprio il nostro capitolo è al centro della discussione sull'ortodossia di Iyyòv: a partire da Iyyòv 9,24 («la terra è data in mano all'empio»), il Talmud (Bava Batra 16a) afferma che con queste parole «Iyyòv cercò di rovesciare il piatto», cioè di mettere in dubbio la giustizia del giudizio divino, e di «esentare tutto il mondo dal giudizio» imputando ogni azione umana alla determinazione di Dio. Significativamente, però, la stessa sugya non condanna senz'appello il sofferente: vi si stabilisce il principio che «l'uomo non è ritenuto responsabile per ciò che dice nel momento del suo dolore» — un riconoscimento sobrio della legittimità del lamento, che ha permesso alla tradizione di tenere Iyyòv come modello del giusto provato senza farne un eretico.

Aggadah

Attorno a Iyyòv fiorì un'aggadah ricca. Una linea midrashica lo presenta come uno dei consiglieri del faraone (accanto a Bilàm e a Itrò) al momento del decreto contro i neonati ebrei: a differenza di Bilàm che consigliò il male e di Itrò che fuggì, Iyyòv «tacque», e la sua sofferenza sarebbe stata in qualche lettura la conseguenza di quel silenzio (tradizione raccolta nel Bavli, Sotah 11a, in connessione con Es 1). Altre tradizioni sottolineano la grandezza morale di Iyyòv come uomo che «temeva Dio e si teneva lontano dal male», facendone il prototipo del chasìd tra le nazioni. La frase scandalosa del v. 23 — Dio «ride della prova degli innocenti» — e il v. 22 — «l'integro e l'empio egli distrugge insieme» — sono tra i versetti che i maestri citano come esempi delle parole eccessive pronunciate da Iyyòv nell'angoscia, da comprendere appunto alla luce del dolore e non come dottrina. La figura dell'arbitro invocato al v. 33 nutrì inoltre la riflessione sapienziale sull'impossibilità, per la creatura, di «citare in giudizio» il Creatore.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Nel suo senso storico-letterale ebraico, il môkhìach del v. 33 è l'arbitro di tribunale che Iyyòv vorrebbe e che constata mancare: un terzo super partes capace di costringere al confronto il querelante e l'Onnipotente. Questo è il significato primo da affermare. Solo come ricezione successiva, la tradizione cristiana ha letto il desiderio dell'arbitro alla luce della figura del «mediatore unico fra Dio e gli uomini» (1 Tm 2,5), favorita anche dal fatto che la LXX di Iyyòv 9,33 usa proprio μεσίτης, lo stesso termine. È importante non proiettare retrospettivamente questa lettura sul testo ebraico: il poeta di Iyyòv non «predice» un mediatore, ma esprime, dentro la propria crisi, l'esigenza di un giudizio equo; la lettura cristologica è un'interpretazione teologica posteriore, distinta dal senso del môkhìach forense. Allo stesso modo, il tema della sofferenza dell'innocente è stato riletto nel cristianesimo in relazione alla passione, e la pazienza di Iyyòv è ricordata in Gc 5,11 («avete udito parlare della costanza di Giobbe»); ma anche qui si tratta di una ricezione che presuppone, e non abolisce, il dramma originario del giusto provato. Il testo ebraico mantiene tutta la sua forza autonoma di protesta e di fede, e non va ridotto a mero annuncio anticipato.

Osservanza e dimensione sapienziale

Sul piano della prassi etico-sapienziale, Giobbe 9 insegna due movimenti complementari. Il primo è la liceità della protesta orante: la tradizione, riconoscendo che «l'uomo non risponde di ciò che dice nel dolore» (Bava Batra 16a), legittima il lamento sincero rivolto a Dio, purché non scada nel chillùl ha-Shem, nella profanazione del Nome; il giusto può gridare la propria innocenza (il chinnàm del v. 17, «senza causa») senza per questo rinnegare la fede. Il secondo movimento è la humilitas sapienziale davanti all'imperscrutabilità delle opere «grandi e insondabili, senza numero» (v. 10): riconoscere il limite della comprensione umana del governo divino è l'inizio della sapienza, e prepara la risposta che Dio darà nei discorsi finali dal turbine (capp. 38-41). La pratica che ne deriva è quella di un'onestà radicale nella preghiera — non l'autoinganno consolatorio (v. 27, «dimenticherò il mio lamento e sorriderò») che Iyyòv stesso rifiuta — unita alla fiducia che la causa, pur senza arbitro umano, non è perduta. È questa combinazione di parresia e timore di Dio a fare di Iyyòv, nella memoria ebraica, non un bestemmiatore ma il modello del sofferente fedele.

Domande Frequenti

«Come può un mortale essere giusto davanti a Dio?» insegna la totale depravazione?

No: è l'asimmetria forense — l'uomo non può vincere un processo contro il Giudice onnipotente. Iyyòv sperimenta la potenza divina come opacità morale («integro ed empio distrugge insieme»), non come lode serena.

Cos'è il «môkhìach» di Giobbe 9:33?

Il grido per un arbitro/terzo che ponga la mano su entrambi (Iyyòv e Dio). La tradizione vi legge l'esigenza dell'arbitrato; la lettura cristologica del «mediatore» (1 Tm 2:5) e l'amplificazione della LXX («il nostro mediatore») sono ricezioni successive, distinte dal môkhìach ebraico (arbitro di tribunale).

Chi sono «gli aiutanti di Ràhav» (v.13)?

Ràhav è la creatura del caos demitizzata (cfr. Tehòm/Ràhav nei Salmi), non un dio rivale. L'immagine serve a dire la potenza irresistibile di Dio, non a riconoscere un'entità cosmica antagonista.

Riferimenti biblici

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