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Getsemani e arresto di Gesù — Marco 14,27-52

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Getsemani e arresto di Gesù

27-52
Greco27 Καὶ λέγει αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς ὅτι Πάντες ⸀σκανδαλισθήσεσθε, ὅτι γέγραπται· Πατάξω τὸν ποιμένα, καὶ ⸂τὰ πρόβατα διασκορπισθήσονται⸃. 28 ἀλλὰ μετὰ τὸ ἐγερθῆναί με προάξω ὑμᾶς εἰς τὴν Γαλιλαίαν. 29 ὁ δὲ Πέτρος ἔφη αὐτῷ· ⸂Εἰ καὶ⸃ πάντες σκανδαλισθήσονται, ἀλλ’ οὐκ ἐγώ. 30 καὶ λέγει αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς· Ἀμὴν λέγω σοι ὅτι σὺ σήμερον ⸂ταύτῃ τῇ νυκτὶ⸃ πρὶν ἢ δὶς ἀλέκτορα φωνῆσαι τρίς ⸂με ἀπαρνήσῃ⸃. 31 ὁ δὲ ⸂ἐκπερισσῶς ἐλάλει⸃· Ἐὰν ⸂δέῃ με⸃ συναποθανεῖν σοι, οὐ μή σε ⸀ἀπαρνήσομαι. ὡσαύτως δὲ καὶ πάντες ἔλεγον. 32 Καὶ ἔρχονται εἰς χωρίον οὗ τὸ ὄνομα Γεθσημανί, καὶ λέγει τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ· Καθίσατε ὧδε ἕως προσεύξωμαι. 33 καὶ παραλαμβάνει τὸν Πέτρον καὶ ⸂Ἰάκωβον καὶ⸃ Ἰωάννην μετ’ ⸀αὐτοῦ, καὶ ἤρξατο ἐκθαμβεῖσθαι καὶ ἀδημονεῖν, 34 καὶ λέγει αὐτοῖς· Περίλυπός ἐστιν ἡ ψυχή μου ἕως θανάτου· μείνατε ὧδε καὶ γρηγορεῖτε. 35 καὶ ⸂προελθὼν μικρὸν ἔπιπτεν⸃ ἐπὶ τῆς γῆς, καὶ προσηύχετο ἵνα εἰ δυνατόν ἐστιν παρέλθῃ ἀπ’ αὐτοῦ ἡ ὥρα, 36 καὶ ἔλεγεν· Αββα ὁ πατήρ, πάντα δυνατά σοι· παρένεγκε τὸ ποτήριον ⸂τοῦτο ἀπ’ ἐμοῦ⸃· ἀλλ’ οὐ τί ἐγὼ θέλω ἀλλὰ τί σύ. 37 καὶ ἔρχεται καὶ εὑρίσκει αὐτοὺς καθεύδοντας, καὶ λέγει τῷ Πέτρῳ· Σίμων, καθεύδεις; οὐκ ἴσχυσας μίαν ὥραν γρηγορῆσαι; 38 γρηγορεῖτε καὶ προσεύχεσθε, ἵνα μὴ ⸀ἔλθητε εἰς πειρασμόν· τὸ μὲν πνεῦμα πρόθυμον ἡ δὲ σὰρξ ἀσθενής. 39 καὶ πάλιν ἀπελθὼν προσηύξατο τὸν αὐτὸν λόγον εἰπών. 40 καὶ ⸂πάλιν ἐλθὼν εὗρεν αὐτοὺς⸃ καθεύδοντας, ἦσαν γὰρ ⸂αὐτῶν οἱ ὀφθαλμοὶ⸃ ⸀καταβαρυνόμενοι, καὶ οὐκ ᾔδεισαν τί ⸂ἀποκριθῶσιν αὐτῷ⸃. 41 καὶ ἔρχεται τὸ τρίτον καὶ λέγει αὐτοῖς· Καθεύδετε ⸀τὸ λοιπὸν καὶ ἀναπαύεσθε· ἀπέχει· ἦλθεν ἡ ὥρα, ἰδοὺ παραδίδοται ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου εἰς τὰς χεῖρας τῶν ἁμαρτωλῶν. 42 ἐγείρεσθε ἄγωμεν· ἰδοὺ ὁ παραδιδούς με ἤγγικεν. 43 Καὶ ⸀εὐθὺς ἔτι αὐτοῦ λαλοῦντος παραγίνεται ⸀Ἰούδας ⸀εἷς τῶν δώδεκα καὶ μετ’ αὐτοῦ ⸀ὄχλος μετὰ μαχαιρῶν καὶ ξύλων παρὰ τῶν ἀρχιερέων καὶ τῶν γραμματέων καὶ τῶν πρεσβυτέρων. 44 δεδώκει δὲ ὁ παραδιδοὺς αὐτὸν σύσσημον αὐτοῖς λέγων· Ὃν ἂν φιλήσω αὐτός ἐστιν· κρατήσατε αὐτὸν καὶ ⸀ἀπάγετε ἀσφαλῶς. 45 καὶ ἐλθὼν ⸀εὐθὺς προσελθὼν αὐτῷ λέγει· ⸀Ῥαββί, καὶ κατεφίλησεν αὐτόν. 46 οἱ δὲ ἐπέβαλαν ⸂τὰς χεῖρας αὐτῷ⸃ καὶ ἐκράτησαν αὐτόν. 47 εἷς δέ ⸀τις τῶν παρεστηκότων σπασάμενος τὴν μάχαιραν ἔπαισεν τὸν δοῦλον τοῦ ἀρχιερέως καὶ ἀφεῖλεν αὐτοῦ τὸ ⸀ὠτάριον. 48 καὶ ἀποκριθεὶς ὁ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Ὡς ἐπὶ λῃστὴν ἐξήλθατε μετὰ μαχαιρῶν καὶ ξύλων συλλαβεῖν με; 49 καθ’ ἡμέραν ἤμην πρὸς ὑμᾶς ἐν τῷ ἱερῷ διδάσκων καὶ οὐκ ἐκρατήσατέ με· ἀλλ’ ἵνα πληρωθῶσιν αἱ γραφαί. 50 καὶ ἀφέντες αὐτὸν ⸂ἔφυγον πάντες⸃. 51 Καὶ ⸂νεανίσκος τις⸃ ⸀συνηκολούθει αὐτῷ περιβεβλημένος σινδόνα ἐπὶ γυμνοῦ, καὶ κρατοῦσιν ⸀αὐτόν, 52 ὁ δὲ καταλιπὼν τὴν σινδόνα γυμνὸς ⸀ἔφυγεν.
Lettura Ortodossa27 E Gesù disse loro: «Tutti ⓘ, perché sta scritto: Percuoterò il pastore e ⓘ. 28 Ma, dopo che ⓘ, ⓘ in ⓘ». 29 Pietro gli disse: «Anche se tutti vacilleranno, io no!». 30 E Gesù gli disse: «ⓘ io ti dico: proprio tu, oggi, in questa notte di Pesach (la notte del seder pasquale), ⓘ, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano tutti. 32 Giunsero a un podere il cui nome è ⓘ, ed egli disse ai suoi discepoli (talmidim, gli allievi del maestro): «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a ⓘ. 34 E disse loro: «La mia anima (nefesh, נֶפֶשׁ: la persona intera, non un'anima staccata dal corpo) è ⓘ. Restate qui e ⓘ». 35 E, andato un po' innanzi, ⓘ nella prostrazione sul volto (nefilat appayim, la postura supplichevole della preghiera intensa) e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui ⓘ. 36 E diceva: «Abbà (Abbâ, אַבָּא: «padre», l'aramaico conservato — l'invocazione intima e filiale), Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me ⓘ, questo kos ha-za'am (la coppa dell'ira profetica)! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37 E venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «ⓘ, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38 Vegliate e pregate per non entrare in ⓘ. Lo spirito (ruach, רוּחַ) è pronto, ma la carne (basar, בָּשָׂר) è debole: la tensione dentro l'uomo intero, non dualismo platonico anima/corpo». 39 E di nuovo, allontanatosi, pregò dicendo le stesse parole. 40 E venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41 E venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure ormai e riposatevi! ⓘ È venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo (Bar Enash, בַּר אֱנָשׁ, Dn 7,13 — il Mashiach, l'Unto atteso) viene ⓘ. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». 43 E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici (i shelichim, gli inviati del maestro), e con lui una folla armata di ḥerev (spade) e bastoni — non l'am ha-aretz (il popolino non osservante), ma un drappello mandato dai kohanim del vertice templare (gli archiereis, i sommi sacerdoti), dai soferim (gli scribi) e dagli zeqenim (gli anziani): inviato dalle autorità del Tempio, non «i Giudei» in blocco. 44 Il traditore aveva dato loro un ⓘ, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 E appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì (rav, רַבִּי, «maestro mio» — il titolo del maestro, sulle labbra del traditore)!», e lo ⓘ. 46 Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47 Ma uno dei presenti, estratta la ḥerev (la spada), colpì il servo del kohanim del vertice (gli archiereis, il sommo sacerdote) e gli staccò un orecchio. 48 E Gesù, rispondendo, disse loro: «Come contro un biryon (un ribelle armato, un insorto zelota, non un «ladro» né un «brigante» comune) siete usciti a prendermi con spade (ḥerev) e bastoni? 49 Ogni giorno ero presso di voi nel Tempio (bet ha-miqdash, il santuario di Gerusalemme) a insegnare, sotto gli occhi degli stessi soferim (gli scribi) e zeqenim (gli anziani), in mezzo ai pellegrini saliti per la festa di Pesach e degli azzimi, dove i kohanim (i sacerdoti) officiavano il korban Pesach (il sacrificio pasquale), e non mi avete arrestato. Ma è perché ⓘ!». 50 E, abbandonatolo, ⓘ. 51 E un ⓘ lo seguiva, avvolto di un ⓘ sul corpo nudo, e lo afferrano; 52 ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 14,27-52 si ambienta nella Gerusalemme della notte di Pesaḥ del 30 o 33 e.v., durante il governo del prefetto Ponzio Pilato (26-36 e.v.) e del sommo sacerdote Caifa (18-36 e.v.). Il Monte degli Ulivi — con l'uliveto di Getsèmani (gat shemanim, «frantoio dell'olio»), sito alle pendici orientali — era un luogo di sosta notturna per i pellegrini durante le feste, come attestano fonti topografiche e la prassi del pellegrinaggio pasquale. La folla armata è inviata dalle autorità del Tempio (archiereîs, sadducei e oligarchia sacerdotale), non «dai Giudei» in senso collettivo: Flavio Giuseppe (Antichità XX,9) documenta l'uso di bande private al servizio del sommo sacerdozio. Il contesto è la tensione fra movimenti profetici e il potere templare, non un conflitto etnico-religioso.

Analisi lessicale

Il v. 27 cita Zaccaria 13,7 con patáxō tòn poiména («percuoterò il pastore»): il soggetto è Dio, non un'autorità umana. Al v. 28, egerthênai è passivum divinum — «sarò destato/risvegliato» — dove l'agente sottinteso è YHWH; il verbo non è un futuro attivo di «risorgere» ma una passività ricevuta. Proáxō («vi precederò») richiama l'immagine del pastore che cammina davanti al gregge. Al v. 34, perílypós estin hē psychḗ mou rispecchia il sostrato ebraico nephesh (Sal 42-43): la persona intera che soffre, non un'anima separata dal corpo. Al v. 36, Abbâ conserva l'aramaico filiale quotidiano. Il potḗrion («calice») richiama il registro profetico (Is 51,17; Ger 25,15), non il rito eucaristico. Al v. 38, pneûma/sárx va reso come ruach/basar — le due dimensioni dell'uomo unitario secondo l'antropologia ebraica — evitando la deriva platonica corpo/anima. Al v. 43, lēistḗs (v. 48) designa il «ribelle armato», non il semplice «ladro» (kléptes). Al v. 45, katephílēsen («lo coprì di baci») intensifica il gesto di Giuda. Skandalisthḗsesthe (v. 27) significa «inciamperete», non una colpa morale generica.

Fonti ebraiche

La citazione di Zaccaria 13,7 (patáxō tòn poiména kaì tà próbata diaskorpisthḗsontai) è adottata nella forma del testo masoretico con agente divino esplicito, e trova parallelo nel Targum di Zaccaria, dove il «pastore» acquista valenza messianica. L'eco del Salmo 42-43 al v. 34 (perílypós corrisponde all'ebraico šǝḥôaḥ nafšî, «la mia anima è abbattuta») colloca l'agonia di Gesù nel registro dei lamentî individuali della tradizione salmica. Il motivo del «calice» (kos) rinvia a Isaia 51,17 e Geremia 25,15, dove YHWH porge alle nazioni il calice dell'ira: Gesù lo chiede di allontanare, poi accetta di berlo, compiendo il gesto del servo profetico. L'invocazione Abbâ — rarissima nella preghiera liturgica sinagogale ma attestata nell'uso familiare aramaico — sarà richiamata da Paolo come segno del dono dello Spirito (Rm 8,15; Gal 4,6). Il passivum divinum egerthênai si inscrive nella teologia della resurrezione attesa dalla tradizione farisaica (cfr. m.Sanhedrin 10,1 sull'ʿolam ha-baʾ).

Halakhah e dimensione pratica

L'intera sequenza presuppone l'istituto dello šaliaḥ (mandatario): la folla agisce in forza di un mandato formale delle autorità del Tempio, poiché secondo il principio šeliaḥ adam kemotô — «il mandatario di un uomo è come l'uomo stesso» (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — chi arresta in nome dei archiereîs agisce come se essi stessi fossero presenti. Il bacio (sýssēmon, «segnale convenuto», v. 44) funge da atto di identificazione giuridica in condizioni di oscurità notturna: nel diritto procedurale del Secondo Tempio, l'identità del soggetto arrestato doveva essere verificabile da testimoni (m.Sanhedrin 4,1 prescrive il controllo dell'identità nei procedimenti capitali). L'uso della spada da parte di un discepolo (v. 47) tocca il principio di difesa legittima discusso nella halakhah, ma il testo non lo avalla: Gesù non incoraggia la resistenza armata. La denuncia «come contro un brigante» (hōs epì lēistḗn, v. 48) implica che Gesù sia trattato come un lēistḗs — un ribelle politico — categoria che attivava procedure di arresto extragiudiziale da parte delle forze del Tempio. Il fatto che l'arresto avvenga di notte, fuori dalla città, evitando la reazione del popolo (laos), rivela la consapevolezza delle autorità che un processo pubblico avrebbe generato tumulto, in linea con quanto Flavio Giuseppe documenta sulle tensioni pasquali (Antichità XVII,9).

Lettura non sostitutiva

La pericope si articola interamente dentro la storia d'Israele: le Scritture si compiono (hína plērōthôsin hai graphaí, v. 49), non vengono abrogate. Il «percuotere il pastore» di Zaccaria 13,7 e la dispersione del gregge non segnano la fine dell'alleanza con Israele, ma l'inizio del suo compimento attraverso la prova. La profezia del raduno in Galilea (proáxō hymâs, v. 28) indica la continuità del gregge dopo la crisi: il pastore risorto torna a raccogliere le pecore disperse, immagine di restaurazione che riecheggia Ezechiele 34 e Michea 2,12-13. I discepoli che fuggono sono israeliti in crisi di fede, non figure di un «Israele abbandonato»; il loro fallimento è individuale e temporaneo. I perušim/farisei non compaiono in questa pericope: gli agenti dell'arresto sono i archiereîs (oligarchia sadducea) e le loro guardie. Nessuna condanna collettiva del popolo ebraico è leggibile nel testo; la distinzione fra laos (popolo) e archiereîs (casta sacerdotale) è strutturale in Marco.

Note testuali

  • v. 27 — skandalisthḗsesthe: «inciamperete», cadrete; patáxō tòn poiména: citazione di Zaccaria 13,7, soggetto divino; diaskorpisthḗsontai: «saranno dispersi», compimento profetico.
  • v. 28 — egerthênai: passivum divinum, «sarò destato da Dio»; proáxō: «vi precederò», il pastore che guida il gregge verso la Galilea.
  • v. 30 — prìn ē dìs aléktora phōnêsai: «prima che il gallo canti due volte», dettaglio esclusivo di Marco, assente in Matteo.
  • v. 32-34 — Gethsēmanì: dall'aramaico gat shemanim, «frantoio dell'olio»; ekthambeîsthai kaì adēmoneîn: sgomento e angoscia profonda (anti-docetismo); hē psychḗ mou = nephesh, eco di Salmo 42-43; epípten: imperfetto durativo, «continuava a cadere», prostrazione prolungata.
  • v. 36 — Abbâ: aramaico filiale (cfr. Rm 8,15; Gal 4,6); tò potḗrion: calice profetico della sofferenza e dell'ira (Is 51,17; Ger 25,15), non eucaristico; paradídotai: «è consegnato», passivum divinum.
  • v. 38 — pneûma/sárx: da rendere come ruach/basar, le due dimensioni dell'uomo unitario ebraico; evitare la lettura dualistica platonica.
  • v. 43-45 — sýssēmon: «segnale convenuto», atto di identificazione giuridica; katephílēsen: «lo coprì di baci», intensivo.
  • v. 48 — lēistḗs: «ribelle armato», non semplice «ladro» (kléptes); hína plērōthôsin hai graphaí: l'arresto come adempimento delle Scritture.
  • v. 50 — éphygon pántes: «fuggirono tutti», compimento del diaskorpisthḗsontai del v. 27.
  • v. 51-52 — neanískos: «un giovane»; sindóna epì gymnoû: «un lenzuolo di lino sul corpo nudo»; dettaglio esclusivo di Marco, letto per congettura come «firma» dell'evangelista testimone.

Domande Frequenti

Perché Gesù chiama Dio «Abbà» nel Getsèmani e qual è il significato halakhico di questo appellativo?

Abbâ è l'aramaico familiare con cui un figlio si rivolgeva al padre, distinto dal titolo liturgico formale. Nella preghiera pubblica sinagogale era inusuale; Paolo lo riprende in Rm 8,15 e Gal 4,6 come segno del rapporto filiale donato dallo Spirito. L'uso indica intimità, non disinvoltura teologica.

Chi invia la folla armata ad arrestare Gesù? Si tratta di una responsabilità collettiva del popolo ebraico?

La folla è inviata dagli archiereîs (sommi sacerdoti, casta sadducea) e dalle loro guardie. Marco distingue nettamente fra archiereîs (oligarchia templare) e laos (popolo). Nessuna condanna collettiva è leggibile nel testo; Flavio Giuseppe documenta l'uso di bande private al servizio del sommo sacerdozio.

Cosa significa che «si compiano le Scritture» al momento dell'arresto?

Hína plērōthôsin hai graphaí (v. 49) indica che l'arresto si inscrive nel compimento profetico (Zaccaria 13,7; Isaia 53), non nell'abrogazione della Torah. Le Scritture di Israele non sono sostituite ma portate a pienezza dall'interno della storia d'Israele stessa, senza rottura dell'alleanza.

Qual è il significato del giovane che fugge nudo (vv. 51-52) e perché solo Marco lo riporta?

Il dettaglio del neanískos con il sindṓn (lenzuolo di lino) è privo di funzione narrativa esplicita. Privo di paralleli negli altri vangeli e inserito senza giustificazione diegetica, la tradizione lo ha interpretato per congettura come una «firma» silenziosa dell'evangelista, testimone diretto della scena nel Getsèmani.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.