Introduzione al Salmo 107

Il salmo 107 testo: hodu l'YHWH ki tov

Il salmo 107 apre il Libro V del salterio con la stessa formula dossologica che chiude il Libro IV: hodu l'YHWH ki tov, ki l'olam hasdo — «rendete grazie a YHWH perché è buono, perché la sua hesed è per sempre» (Sal 107:1 MT). Il versetto 2 convoca i testimoni: yomru go'alei YHWH, asher g'elam miyad tzar — «lo dicano i riscattati di YHWH, che li ha riscattati dalla mano dell'avversario» (Sal 107:2 MT). Il termine go'alei (riscattati, dalla radice ga'al — «riscattare, redimere») appartiene alla sfera del diritto familiare: il go'el è il parente-redentore che paga per liberare il congiunto. Applicato a YHWH, il termine dichiara che Dio si è costituito go'el di Israele — redentore familiare — nelle quattro situazioni di rischio mortale che il salmo 107 testo enumera.

Queste quattro categorie di redenti sono radunate mimizrach umima'arav, mitzafon umiyam — «da oriente e da occidente, da settentrione e dal mare» (Sal 107:3 MT) — i quattro punti cardinali indicano l'universalità della raccolta. La struttura quadripartita del salmo 107 segue uno schema fisso: distress → grido (vayitz'aqû el YHWH batzar lahem, vv.6.13.19.28) → risposta di YHWH → refrains di lode (yoduhu l'YHWH hasdo v'nifle'otav livnei adam, vv.8.15.21.31). Il refrain «rendano grazie a YHWH per la sua hesed e per le sue meraviglie verso i figli dell'uomo» è il cuore liturgico del salmo: ogni strofe si chiude con l'invito alla lode pubblica delle nifle'ot (meraviglie) di YHWH. La tradizione rabbinica ha riconosciuto in questa struttura il fondamento halakhico della birkhat hagomel — la benedizione di ringraziamento pubblica recitata davanti alla comunità da chi sopravvive alle quattro situazioni enumerate nel salmo.

La prima strofe (vv.4-9) descrive i viaggiatori nel deserto con terminologia geografica precisa: ta'u bamidbar bishmamah, derekh ir moshav lo matza'u — «vagavano nel deserto e nella solitudine, non trovavano la via verso una città abitata» (Sal 107:4 MT). Il versetto 5 specifica la condizione: re'evim gam tzme'im, nafsham bahem tit'ataf — «affamati e assetati, la loro nefesh veniva meno in loro» (Sal 107:5 MT). Il termine nefesh indica non solo il bisogno fisico ma la persona nella sua totalità vitale. Il grido vayitz'aqû el YHWH batzar lahem (v.6 MT) non è un'invocazione spontanea ma l'atto liturgico fondamentale: il riconoscimento di YHWH come unica fonte di liberazione. La risposta è immediata: vayadrichem b'derekh yesharah — «li ha guidati per la strada diritta verso una città abitata» (Sal 107:7 MT). Cirillo di Alessandria nel Commentario sui Salmi ha interpretato il midbar (deserto) di questa strofe come figura del mondo privo della Parola di Dio, e la derekh yesharah come tipo di Cristo che afferma ani ha-derekh (Gv 14:6), stabilendo un asse tipologico che attraverserà tutta la tradizione patristica.

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Riferimenti biblici