Introduzione al Salmo 115

Il salmo 115 si apre con una dichiarazione di disinteresse teologico: «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria» (v. 1). Questa resa di gloria (kabod) esclusiva a YHWH costituisce la chiave di volta di tutto il componimento — un inno polemico contro l'idolatria che trasforma il confronto tra il Dio vivente e gli idoli delle nazioni in una questione di onore divino, non semplicemente di superiorità bellica o culturale.

Salmo 115 testo: la struttura polemica

La struttura del salmo 115 testo si organizza in tre movimenti. Il primo (vv. 1-8) è la polemica anti-idolatrica: la domanda delle nazioni «Dov'è il loro Dio?» riceve una risposta cosmologica — «Il nostro Dio è nei cieli e fa tutto ciò che vuole» (v. 3). Poi la satira degli idoli: bocca senza parola, occhi senza vista, orecchi senza udito, narici senza olfatto, mani senza tatto (vv. 4-7). Il movimento culmina nell'ironia corrosiva del v. 8: «Chi li fabbrica sarà come loro, chiunque in loro confida» — chi si fida di ciò che non vede e non ode finisce per diventare egli stesso inanimato.

Tre parole ebraiche portano il peso teologico. Pesel (פֶּסֶל, «immagine scolpita», v. 4) indica l'idolo intagliato — il termine richiama il secondo comandamento (Es 20:4) con tutta la sua carica proibizionistica. Elohehem (אֱלֹהֵיהֶם, «il loro Dio», v. 3) è la formula polemica con cui le nazioni sfidano Israele, e la risposta del salmo la smonta ontologicamente. Yivre'u (יִבְרָאוּ, v. 15, «fece i cieli e la terra») radica la fiducia in YHWH nella sua qualità di Creatore — non solo liberatore storico ma fondamento cosmico.

Salmo 115 commento: tradizione rabbinica e ricezione NT

Nel salmo 115 commento antico il testo occupa un posto preciso nella struttura dell'Hallel egiziano (Sal 113-118). La tradizione del Seder di Pesach colloca i Sal 115-118 nella seconda parte della serata, dopo il pasto, in corrispondenza del calice della redenzione — una struttura liturgica che riflette la progressione dalla liberazione (esodo) alla lode escatologica. Il Sal 115 introduce questa sezione con la proclamazione della gloria di YHWH contro gli idoli egiziani vinti nell'esodo, aprendo la grande todah (ringraziamento) che concluderà l'intera sequenza dell'Hallel.

La polemica anti-idolatrica del Sal 115:4-7 ha ispirato direttamente la tradizione profetica: Isaia 44:9-20 sviluppa la stessa ironia — il falegname usa metà del tronco per riscaldarsi e l'altra metà per fabbricare un dio. Geremia 10:1-16 espande il tema: gli idoli sono come uno spaventapasseri in un campo di cocomeri, non possono né nuocere né giovare. Paolo riprende questa tradizione in Rm 1:22-25, applicandola ai pagani che «scambiarono la gloria del Dio incorruttibile con immagini di corruttibili» — la sequenza teologica è esattamente quella del Sal 115.

Salmo 115 spiegazione: fiducia tripartita e benedizione

Il secondo movimento del salmo (vv. 9-11) struttura la fiducia in YHWH in tre categorie liturgiche: casa d'Israele, casa di Aronne (i sacerdoti), timorati del Signore (i proseliti). Questa struttura tripartita riflette l'assemblea del Tempio e sarà ripresa nella benedizione sacerdotale. La polemica implicita dei vv. 4-7 — gli idoli hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono — è una confutazione della religione figurativa che attraversa tutta la tradizione profetica (Is 44:9-20; Ger 10:3-5): adorare un dio visibile e manuale è adorare l'opera delle proprie mani, non il Creatore dei cieli.o idoli di pietra o legno, adorano il Creatore del cielo e della terra.

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Riferimenti biblici