Introduzione al Salmo 113
Il salmo 113 apre la collezione dell'Hallel egiziano (Sal 113-118), la sequenza liturgica che accompagna la notte di Pesach fin dall'epoca tannaica. La Mishnah Pesachim 10,5-7 prescrive la struttura precisa: i Sal 113-114 vengono recitati prima del pasto pasquale — *before the meal, over the first cup* — mentre i Sal 115-118 vengono completati dopo il terzo calice, quello della redenzione. Il Talmud Bavli Pesachim 117a discute l'attribuzione dell'Hallel: Mosè e Israele lo cantarono sull'esodo (il primo Hallel), i profeti lo stabilirono per le future redenzioni. Il Sal 113 è dunque la soglia della memoria dell'esodo. Il testo MT comincia con il duplice *Halleluyah* — *halelu avdei YHWH* («lodate, o servi di YHWH») — dove *avdei* (servi) designa una categoria liturgica, non servitù sociale: i leviti, i sacerdoti, e per estensione ogni israelita che accede al culto (Sal 134,1).
Il versetto 3 MT stabilisce le coordinate spaziotemporali della lode: *mimmizrach shemesh ad mevo'o mehuhal shem YHWH* — «dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome di YHWH». Questa formula anticipa la proclamazione universale del Kyrios risorto: «Dio gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9-11).
Salmo 113 testo e commento: la kenosi divina nei vv. 5-9
La teologia centrale del salmo 113 testo si condensa nella coppia antitetica di participi dei vv. 5-6:
| Termine MT | Traslitterazione | Traduzione | LXX | |---|---|---|---| | הַמַּגְבִּיהִי | ha-magbihi | «colui che siede in alto» | ὁ ὑψηλὸς | | הַמַּשְׁפִּילִי | ha-mashpili | «colui che si abbassa a guardare» | ὁ ταπεινός |
Dio trascende i cieli eppure si piega (*shafal*) per osservare la terra — non sorveglianza distante ma movimento verso il basso deliberato. Paolo riprende questa struttura nell'inno kenotico di Fil 2,6-8: «pur essendo nella condizione di Dio... svuotò sé stesso... umiliandosi (*tapeinōsas heauton*)». Il greco *tapeinōsas* è il calco esatto del MT *ha-mashpili*: il Cristo preesistente «si abbassa» nel senso preciso del Sal 113,6.
I versetti 7-9 sviluppano la conseguenza concreta: *meqimi me-'afar dal* («colui che solleva dalla polvere il povero, *dal*»). La parola *dal* indica la persona economicamente fragile, distinta dal *'ani* (il sofferente interiore). Il Cantico di Anna (1Sam 2,7-8) usa termini quasi identici — «abbassa i superbi, innalza gli umili» — e il Magnificat di Maria (Lc 1,52-53) radica in questa tradizione il suo inno alla *megalosyne* di Dio. Il Midrash Tehillim 113 illumina questo movimento dall'interno della tradizione ebraica: la lode «Hallelujah, lodate i servi del Signore» è collegata alla memoria della liberazione notturna dall'Egitto, quando Israele passò dallo status di servi del faraone a quello di servi di Dio. Il movimento di *discesa e ascesa* — dalla polvere all'alto dei cieli — non è solo antropologico ma teologico: è Dio stesso che compie il ribaltamento, esattamente come nella notte pasquale «gridavamo a te e ci hai liberati» (cfr. Sal 113,1: *haleluia, hallelu avdei Adonai*).
Il versetto 9 conclude con l'immagine della donna sterile che diventa «madre lieta di figli» (*em ha-banim semekhah*) — eco della maternità di Sara, Anna e Rachele, figure della grazia divina che capovolge l'impossibile. La Mishnah Berakhot 9,5 insegna che si deve benedire Dio sia per il male che per il bene, con entrambi i *yetzarim*: il salmo 113 è la risposta a questa prescrizione, una lode che abbraccia il paradosso del Dio che si china dal cielo.
Il salmo 113 nella liturgia cristiana
La sera dell'Ultima Cena, Gesù e i discepoli cantarono l'Hallel prima di recarsi al Getsemani (Mt 26,30: «dopo aver cantato l'inno»). Il salmo 113 testo era certamente parte di quel canto: la sua lode al Dio che solleva i morti dalla polvere risuonava nell'ora in cui il Servo di YHWH si avviava verso la sua umiliazione e la sua esaltazione.