Introduzione al Salmo 36
La Lusinga del Peccato e l'Abisso della Malvagità
Il Salmo 36 si apre con una diagnosi spietata della condizione del malvagio: *"La trasgressione parla al malvagio nel profondo del suo cuore; davanti ai suoi occhi non c'è timore di Dio"* (Sal 36,2). Il termine ebraico *pasha'* (trasgressione) è personificato come una voce interiore che seduce: il peccato non viene dall'esterno ma dalla complicità del cuore che ha rinunciato al timore di Dio (*yir'at Elohim*). La Mishnah Avot 2:1 ammonisce: *"Calcola il costo di un precetto contro il suo guadagno, e il guadagno di una trasgressione contro il suo costo"* — il malvagio del Salmo 36 ha smesso di fare questo calcolo, convinto di essere impunito. Il v. 3 descrive il processo: *"Nella sua bocca non c'è più saggezza né bontà"* — la corruzione morale deforma prima il cuore, poi il linguaggio, infine le azioni.
La Sorgente della Vita: Teologia della Luce Divina
Il cuore teologico del salmo è ai versetti 6-10, un inno alla fedeltà (*hesed*) di Dio che abbraccia cielo e terra: *"Signore, il tuo amore arriva fino al cielo, la tua fedeltà fino alle nubi"* (v. 6). La grandezza di Dio è descritta con immagini cosmiche — monti, abisso (*tehom*) — per poi convergere sulla rivelazione decisiva: *"In te è la sorgente della vita, nella tua luce vediamo la luce"* (v. 10). Questa affermazione — *'im'kha meqor hayyim, be'orkha nir'eh 'or* — è una delle più dense di tutto il Salterio. La vita non è una proprietà autonoma dell'uomo ma una partecipazione continua alla vita di Dio; la visione spirituale non è capacità umana ma dono della luce divina. 8). L'immagine dell'ala protettrice (*tzel kenafekha*) richiama quella dell'aquila che porta i suoi piccoli sulle ali (Es 19,4) e della chioccia che raduna i pulcini. Dio è sorgente, luce e riparo: la triade esprime la totalità della vita spirituale. Il malvagio del v. 2 che nega il timore di Dio si priva di questa sorgente e di questa luce — sceglie il buio dell'autosufficienza contro la luce della relazione con il Creatore.
Il Calcolo del Giusto e il Destino dell'Arrogante
Il Salmo 36 dipinge il malvagio come colui che ha smesso di calcolare: davanti ai suoi occhi non c'è più *yir'at Elohim* (v. 2), e nella sua bocca si spegne la saggezza (v. 3). La Mishnah Avot 2:1, attribuita a Rabbi Yehudah ha-Nasi, enuncia l'opposto come via diritta: *"Sii cauto con un precetto leggero come con uno grave, perché non conosci la ricompensa dei precetti. Calcola la perdita di un precetto contro la sua ricompensa, e il guadagno di una trasgressione contro la sua perdita"*. Il giusto tiene davanti a sé tre realtà che il malvagio rimuove: *"un occhio che vede, un orecchio che ascolta, e tutte le tue opere sono scritte in un libro"*. La cecità morale descritta dal salmo è precisamente la rinuncia a questa triplice consapevolezza.
Il Salmo 36 apre con un'analisi spietata del *gassut ha-ruach* (superbia): il malvagio «non ha timore di Dio davanti agli occhi» (Sal 36:2) perché si illude di essere il centro di se stesso. Il profeta Geremia aveva già tracciato questa diagnosi: *«Ascoltate e porgete orecchio, non innalzatevi, perché il Signore ha parlato»* (Ger 13:15). Il Midrash Tehillim 36 illumina la dinamica opposta attraverso la figura di Davide: quando Davide sconfisse Golia, non si attribuì la vittoria, ma la restituì a Dio — *«Nettets lamnatzèach le-eved Adonai le-David»* («Dio mi ha dato la vittoria, e anch'io do a te la vittoria»). Questa restituzione della gloria costituisce il contrario esatto del peccato descritto nei versetti iniziali del salmo: dove il superbo accumula e trattiene il proprio successo, il giusto lo offre come dono. Il *gassut ha-ruach* non è soltanto un vizio morale, ma un orientamento ontologico sbagliato — l'inversione del flusso tra creatura e Creatore.o e non sono più"*. Chi invece si ritrae dall'arroganza, continua il Talmud, *"sarà raccolto al tempo suo come Abramo, Isacco e Giacobbe"*. Il malvagio del Salmo 36 che nega il timore di Dio si esclude dalla *sorgente della vita* e dalla *luce divina* (v. 10); il giusto, consapevole del proprio calcolo davanti allo sguardo eterno, trova rifugio *all'ombra delle ali* del Signore.