Torna alle Fonti

Numeri 12 — la gerarchia profetica e il principio dello shaliach

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

0 di 267 pericopi lette(0%)

Numeri 12 — la gerarchia profetica e il principio dello shaliach

1
Ebraico (MT)ותדבר מרים ואהרן במשה על אדות האשה הכשית אשר לקח כי אשה כשית לקח
Septuaginta (LXX)Καὶ ἐλάλησεν Μαριαμ καὶ Ααρων κατὰ Μωυσῆ ἕνεκεν τῆς γυναικὸς τῆς Αἰθιοπίσσης, ἣν ἔλαβεν Μωϋσῆς, ὅτι γυναῖκα Αἰθιόπισσαν ἔλαβεν,
Lettura OrtodossaE ⓘ contro Mosheh ⓘ che aveva preso, poiché aveva preso una donna kushita.
2
Ebraico (MT)ויאמרו הרק אך במשה דבר יהוה הלא גם בנו דבר וישמע יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπαν Μὴ Μωυσῇ μόνῳ λελάληκεν κύριος; οὐχὶ καὶ ἡμῖν ἐλάλησεν; καὶ ἤκουσεν κύριος.
Lettura OrtodossaE dissero: ⓘ ⓘ E ⓘ.
3
Ebraico (MT)והאיש משה ענו עניו מאד מכל האדם אשר על פני האדמה
Septuaginta (LXX)καὶ ὁ ἄνθρωπος Μωϋσῆς πραὺς σφόδρα παρὰ πάντας τοὺς ἀνθρώπους τοὺς ὄντας ἐπὶ τῆς γῆς.
Lettura OrtodossaE l'uomo Mosheh era ⓘ oltremodo, ⓘ.
41
Ebraico (MT)ויאמר יהוה פתאם אל משה ואל אהרן ואל מרים צאו שלשתכם אל אהל מועד ויצאו שלשתם
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν κύριος παραχρῆμα πρὸς Μωυσῆν καὶ Μαριαμ καὶ Ααρων Ἐξέλθατε ὑμεῖς οἱ τρεῖς εἰς τὴν σκηνὴν τοῦ μαρτυρίου· καὶ ἐξῆλθον οἱ τρεῖς εἰς τὴν σκηνὴν τοῦ μαρτυρίου.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E disse il TetraGramma improvviso a Moshè, a Miryàm e ad Aharòn: «Uscite voi tre alla Tenda della testimonianza»; e i tre uscirono ⓘ.—— Masoretico (TM) ——E ⓘ a Mosheh, ad Aharòn e a Miryàm: Uscite, voi tre, verso la ⓘ. E uscirono i tre.
5
Ebraico (MT)וירד יהוה בעמוד ענן ויעמד פתח האהל ויקרא אהרן ומרים ויצאו שניהם
Septuaginta (LXX)καὶ κατέβη κύριος ἐν στύλῳ νεφέλης καὶ ἔστη ἐπὶ τῆς θύρας τῆς σκηνῆς τοῦ μαρτυρίου, καὶ ἐκλήθησαν Ααρων καὶ Μαριαμ καὶ ἐξήλθοσαν ἀμφότεροι.
Lettura OrtodossaE ⓘ e si fermò all'ingresso della Tenda; chiamò Aharòn e Miryàm, e uscirono i due.
61
Ebraico (MT)ויאמר שמעו נא דברי אם יהיה נביאכם יהוה במראה אליו אתודע בחלום אדבר בו
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν πρὸς αὐτούς Ἀκούσατε τῶν λόγων μου· ἐὰν γένηται προφήτης ὑμῶν κυρίῳ, ἐν ὁράματι αὐτῷ γνωσθήσομαι καὶ ἐν ὕπνῳ λαλήσω αὐτῷ.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E disse loro: «Udite le mie parole. Se vi sarà un vostro ⓘ, in visione mi farò conoscere a lui, in sogno gli parlerò.—— Masoretico (TM) ——E disse: Ascoltate, vi prego, le mie parole: se vi sarà un ⓘ, io, il TetraGramma, ⓘ, ⓘ.
7
Ebraico (MT)לא כן עבדי משה בכל ביתי נאמן הוא
Septuaginta (LXX)οὐχ οὕτως ὁ θεράπων μου Μωϋσῆς· ἐν ὅλῳ τῷ οἴκῳ μου πιστός ἐστιν·
Lettura Ortodossaⓘ: in tutta la mia casa egli è ⓘ.
81
Ebraico (MT)פה אל פה אדבר בו ומראה ולא בחידת ותמנת יהוה יביט ומדוע לא יראתם לדבר בעבדי במשה
Septuaginta (LXX)στόμα κατὰ στόμα λαλήσω αὐτῷ, ἐν εἴδει καὶ οὐ δι’ αἰνιγμάτων, καὶ τὴν δόξαν κυρίου εἶδεν· καὶ διὰ τί οὐκ ἐφοβήθητε καταλαλῆσαι κατὰ τοῦ θεράποντός μου Μωυσῆ;
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——Bocca a bocca parlerò con lui, in forma visibile e non per enigmi, e la gloria del TetraGramma ⓘ; e perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo Moshè?».—— Masoretico (TM) ——ⓘ, a vista e ⓘ, e ⓘ. E perché non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosheh?
9
Ebraico (MT)ויחר אף יהוה בם וילך
Septuaginta (LXX)καὶ ὀργὴ θυμοῦ κυρίου ἐπ’ αὐτοῖς, καὶ ἀπῆλθεν.
Lettura OrtodossaE ⓘ, ed egli se ne andò.
10
Ebraico (MT)והענן סר מעל האהל והנה מרים מצרעת כשלג ויפן אהרן אל מרים והנה מצרעת
Septuaginta (LXX)καὶ ἡ νεφέλη ἀπέστη ἀπὸ τῆς σκηνῆς, καὶ ἰδοὺ Μαριαμ λεπρῶσα ὡσεὶ χιών· καὶ ἐπέβλεψεν Ααρων ἐπὶ Μαριαμ, καὶ ἰδοὺ λεπρῶσα.
Lettura OrtodossaE la nube si ritirò di sopra alla Tenda, ed ecco Miryàm ⓘ; si voltò Aharòn verso Miryàm ed ecco: lebbrosa.
11
Ebraico (MT)ויאמר אהרן אל משה בי אדני אל נא תשת עלינו חטאת אשר נואלנו ואשר חטאנו
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν Ααρων πρὸς Μωυσῆν Δέομαι, κύριε, μὴ συνεπιθῇ ἡμῖν ἁμαρτίαν, διότι ἠγνοήσαμεν καθότι ἡμάρτομεν·
Lettura OrtodossaE disse Aharòn a Mosheh: ⓘ, ⓘ ⓘ.
121
Ebraico (MT)אל נא תהי כמת אשר בצאתו מרחם אמנו ויאכל חצי בשרו
Septuaginta (LXX)μὴ γένηται ὡσεὶ ἴσον θανάτῳ, ὡσεὶ ἔκτρωμα ἐκπορευόμενον ἐκ μήτρας μητρὸς καὶ κατεσθίει τὸ ἥμισυ τῶν σαρκῶν αὐτῆς.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——Che ella non divenga pari alla morte, come un ⓘ che esce dal grembo di sua madre, e già le è divorata metà delle sue carni.—— Masoretico (TM) ——ⓘ, che ⓘ.
131
Ebraico (MT)ויצעק משה אל יהוה לאמר אל נא רפא נא לה
Septuaginta (LXX)καὶ ἐβόησεν Μωϋσῆς πρὸς κύριον λέγων Ὁ θεός, δέομαί σου, ἴασαι αὐτήν.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E gridò Moshè al TetraGramma dicendo: «ⓘ, ti prego, guariscila».—— Masoretico (TM) ——E ⓘ, dicendo: ⓘ.
14
Ebraico (MT)ויאמר יהוה אל משה ואביה ירק ירק בפניה הלא תכלם שבעת ימים תסגר שבעת ימים מחוץ למחנה ואחר תאסף
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν κύριος πρὸς Μωυσῆν Εἰ ὁ πατὴρ αὐτῆς πτύων ἐνέπτυσεν εἰς τὸ πρόσωπον αὐτῆς, οὐκ ἐντραπήσεται ἑπτὰ ἡμέρας; ἀφορισθήτω ἑπτὰ ἡμέρας ἔξω τῆς παρεμβολῆς καὶ μετὰ ταῦτα εἰσελεύσεται.
Lettura OrtodossaE disse il TetraGramma a Mosheh: ⓘ, non porterebbe forse ⓘ per sette giorni? ⓘ, e dopo sia ⓘ.
151
Ebraico (MT)ותסגר מרים מחוץ למחנה שבעת ימים והעם לא נסע עד האסף מרים
Septuaginta (LXX)καὶ ἀφωρίσθη Μαριαμ ἔξω τῆς παρεμβολῆς ἑπτὰ ἡμέρας· καὶ ὁ λαὸς οὐκ ἐξῆρεν, ἕως ἐκαθαρίσθη Μαριαμ.
Lettura Ortodossa—— Settanta (LXX) ——E fu separata Miryàm fuori dell'accampamento per sette giorni, e il popolo non levò le tende, finché Miryàm non fu ⓘ.—— Masoretico (TM) ——E fu confinata Miryàm fuori dell'accampamento sette giorni; e ⓘ finché Miryàm non fu raccolta.
16
Ebraico (MT)ואחר נסעו העם מחצרות ויחנו במדבר פארן
Septuaginta (LXX)Καὶ μετὰ ταῦτα ἐξῆρεν ὁ λαὸς ἐξ Ασηρωθ καὶ παρενέβαλον ἐν τῇ ἐρήμῳ τοῦ Φαραν.
Lettura OrtodossaE dopo ⓘ e ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato

Numeri 12 è uno dei passi più densi della Torah sulla natura della profezia e sulla legge della rappresentanza. La scena si apre con un atto di parola: va-tedabbèr Miryàm ve-Aharòn be-Moshè, «Miryàm — e Aharòn — parlarono contro Moshè», a causa della donna kushìt (ishà kushìt), la moglie cuscita-etiope che egli aveva preso. Subito dopo affiora la rivendicazione vera: «Forse soltanto per mezzo di Moshè ha parlato il TetraGramma? Non ha parlato forse anche per mezzo nostro?». La questione, sotto la querela domestica, è giuridica e teologica: il rango della parola profetica di Moshè rispetto a quella degli altri profeti.

Il testo risponde fissando una gerarchia della profezia. Agli altri profeti il TetraGramma si rivela ba-marʾàh (in visione) e ba-chalòm (in sogno), per enigmi; a Moshè soltanto peh el peh, «bocca a bocca», be-marʾèh ve-lo ve-chidòt, «in visione chiara e non per enigmi». L'espressione temunàt YHWH yabbìt, «la sembianza del TetraGramma egli contempla», indica la modalità non-enigmatica della comunicazione (visione limpida contro visione oscura), non una corporeità divina: lo stesso libro dell'Esodo afferma che nessun uomo può vedere il volto di Dio e vivere (Es 33,20). La differenza è di chiarezza, non di sostanza visiva.

Al cuore del capitolo sta un principio giuridico decisivo: il TetraGramma rimprovera Miryàm e Aharòn perché non hanno temuto «di parlare contro il mio servo, contro Moshè» (v. 8). Parlare contro l'inviato significa parlare contro chi lo manda. È il principio dello shaliach — shaliach shel adàm ke-motò, «l'inviato di un uomo è come lui stesso» — formulato nella Mishnah (m.Berakhot 5,5): chi offende il rappresentante del re offende il re. È la radice ebraica dell'agency giuridica e, in linea di compimento e non di sostituzione, dell'apostolato. Moshè, dal canto suo, è descritto come ʿanàw meòd, «umilissimo, più di ogni uomo sulla faccia della terra» (v. 3): la sua mitezza non è debolezza ma il contrario esatto della pretesa di Miryàm e Aharòn — non rivendica nulla, non si difende, è il TetraGramma stesso a difenderlo.

Perché differisce dalle traduzioni correnti

Il primo scarto riguarda il verbo di apertura. Il MT usa va-tedabbèr al femminile singolare — «parlò Miryàm» — pur nominando anche Aharòn. La grammatica ebraica, accordando il verbo al solo soggetto femminile e ponendolo per primo, segnala che Miryàm è l'iniziatrice della maldicenza: per questo solo lei sarà colpita dallo tzaràʿat. Le rese italiane correnti, traducendo «parlarono» al plurale, appiattiscono questo dettaglio sintattico che la tradizione tannaitica ritiene portante.

Il secondo scarto è sul v. 3. L'ebraico ʿanàw (עָנָו) non significa «mansueto» nel senso di debole, né «mite» in senso caratteriale generico: indica la disposizione di chi si abbassa, di chi non rivendica il proprio diritto. Le versioni che rendono con «mansuetissimo» rischiano di evocare passività, mentre il termine designa una virtù attiva di non-autoaffermazione di fronte all'offesa.

Il terzo e più delicato scarto riguarda temunàt YHWH yabbìt (v. 8). Alcune rese antiche e correnti lasciano intendere che Moshè «vedesse la forma» di Dio, aprendo a letture corporee. La lettura Hebrew-first, coerente con Es 33,20 e con il senso del contesto (be-marʾèh ve-lo ve-chidòt), intende temunàh qui come la chiarezza non-enigmatica della rivelazione: Moshè riceve la parola senza la mediazione opaca del sogno o dell'enigma, non perché contempli un corpo divino. La differenza non è ornamentale: stabilisce che il capitolo parla di modalità della profezia, non di visione fisica della divinità.

Infine il v. 7, be-khol betì neemàn hu, «in tutta la mia casa egli è fedele/degno di fiducia». Il termine neemàn (radice '-m-n, da cui emunàh) non è «obbediente» ma «affidabile, di fiducia provata». La Lettera agli Ebrei (Eb 3,2-5) riprenderà questo versetto con pistós per parlare di Cristo: è una ricezione posteriore del Nuovo Testamento, da tenere distinta dal senso primario del MT, dove neemàn qualifica il rapporto unico di Moshè con la «casa» (il santuario, il popolo) del TetraGramma.

Ricezioni stratificate

La ricezione ebraica del capitolo si concentra sulla lashòn ha-raʿ, la maldicenza, e sulla sua punizione. La Mishnah fa di Miryàm il caso esemplare del divieto di calunnia: «Ricòrdati di ciò che il TetraGramma tuo Dio fece a Miryàm nel cammino» (Dt 24,9) diventa il fondamento mishnaico per ammonire contro la diffamazione. La trattazione halakhica dello tzaràʿat — la condizione che colpisce Miryàm al v. 10 — è oggetto del trattato mishnaico Negaʿim, che codifica i segni della piaga e le procedure di isolamento e reintegrazione del metzoràʿ. La connessione tra maldicenza e tzaràʿat è esplicita nella lettura tannaitica e amoraica: la baraita di b.Arakhin 15b–16b elenca lo tzaràʿat tra le punizioni per la lashòn ha-raʿ, citando proprio Miryàm come prova. Lo schema è midàh ke-nègued midàh, «misura contro misura»: la lingua che ha colpito di nascosto è punita con una piaga che rende pubblica e visibile l'impurità.

La ricezione del principio dello shaliach intreccia halakhah ebraica e teologia neotestamentaria. La Mishnah (m.Berakhot 5,5; m.Kiddushin a proposito del matrimonio e del divorzio per procura) stabilisce che l'inviato vale come il mandante — shaliach shel adàm ke-motò — fondando il diritto di rappresentanza. La riflessione cristiana, in continuità di compimento e non di sostituzione, applica la medesima legge all'apostolato: il rifiuto dell'inviato è rifiuto di chi lo manda. Anche Eb 3,2-5, riprendendo Nm 12,7, legge Moshè «fedele in tutta la casa» di Dio come servo, e Cristo come figlio sulla casa: lettura tipologica posteriore, da non retroproiettare sul senso del MT, ma genuina ricezione che valorizza, senza abrogare, la radice mosaica.

Ricostruzione storica (aggadah)

Lo sfondo del capitolo è l'accampamento del deserto attorno alla òhel moʿèd, la Tenda del convegno, luogo della Shekinàh manifesta nella colonna di nube (v. 5). Nel mondo del Vicino Oriente antico la profezia era spesso vincolata a tecniche oniriche, oracolari ed estatiche; il capitolo distingue nettamente la profezia ordinaria — marʾàh e chalòm, condivisa con quelle forme — dalla profezia di Moshè, peh el peh, che non passa per la mediazione del sogno.

L'aggadah rabbinica ricostruisce l'antefatto della querela. Una tradizione tannaitica (Sifre Bamidbar, pisqa 99–100, sulla pericope) spiega che Miryàm seppe della ishà kushìt e ne dedusse che Moshè si era separato dalla moglie; commentando con Aharòn — «anche a noi parla Dio, e noi non ci separiamo dai coniugi» — incorse nella maldicenza. La lettura sottolinea che la colpa non fu inventare il falso, ma misurare Moshè con il proprio metro profetico, ignorando l'unicità del suo rango. La medesima tradizione nota che Aharòn fu coinvolto ma non colpito dalla piaga, perché Miryàm aveva parlato per prima (donde il va-tedabbèr femminile del v. 1).

L'aggadah valorizza inoltre il dato della middàh ke-nègued middàh nel ritardo del popolo: poiché Miryàm aveva atteso presso il fiume per vedere la sorte del fratello Moshè neonato (Es 2,4), ora «il popolo non partì finché non fu raccolta Miryàm» (v. 15) — sette giorni di attesa in cambio di quell'attesa. La preghiera di Moshè per la sorella, El na, refà na lah (v. 13), cinque parole soltanto, è additata come modello: la sua brevità insegna che la tefillàh efficace non si misura sulla lunghezza, e che Moshè prega per chi lo ha offeso — coerente con il suo essere ʿanàw.

Osservanza pratica

Il capitolo, pur narrativo, ha generato una praxis halakhica precisa e duratura. La prima è il controllo della lingua: il divieto di lashòn ha-raʿ. Chi osserva si astiene dal pronunciare anche notizie vere ma denigratorie sul prossimo; la memoria di Miryàm (Dt 24,9: «Ricòrdati di ciò che fece il TetraGramma a Miryàm») viene richiamata come monito quotidiano. Concretamente significa: trattenere la parola che umilia, non riferire del difetto altrui se non per necessità protettiva, esaminare l'intenzione prima di parlare. Questa disciplina trova continuità documentata nel Nuovo Testamento nella categoria dei Divieti nella Comunicazione (controllo del parlare, divieto di calunnia e di parola corrotta) e, sul versante positivo, in Vigilanza Spirituale: la sorveglianza sul proprio cuore e sulla propria bocca come gesto attivo, non come semplice astensione.

La seconda praxis è l'umiltà di Moshè (ʿanàw) come misura concreta: non rivendicare il proprio onore offeso, non difendersi quando l'offesa riguarda il proprio rango, rimettere a Dio la difesa. Sul piano della continuità neotestamentaria questo si aggancia alla categoria dell'Umiltà tra le virtù-disposizioni interiori: il gesto pratico è tacere la propria autodifesa e, anzi, pregare per chi accusa, come Moshè con le cinque parole El na, refà na lah.

La terza è il modello della preghiera concisa per il malato. La tefillàh di Moshè è diventata paradigma: pregare con poche parole, dirette, per la guarigione altrui. Concretamente, chi osserva impara a non confondere la lunghezza con l'intensità della supplica. Questa praxis di intercessione trova eco nella categoria del Pregare (culto-devozione): l'atto concreto di rivolgersi a Dio per il bene di un altro, anche di chi ha offeso. Quanto allo tzaràʿat e all'isolamento di sette giorni (vv. 14-15), la sua osservanza piena dipendeva dal sacerdozio e dal santuario e non è più operativa; ne resta la memoria rituale del metzoràʿ e il principio educativo che la maldicenza separa dalla comunità — senza forzare agganci che il testo non sostiene.

Note testuali

  • v. 1 — va-tedabbèr (וַתְּדַבֵּר): «e parlò», verbo al femminile singolare benché Aharòn sia nominato: segnala Miryàm come iniziatrice. kushìt (כּוּשִׁית): cuscita, etiope.
  • v. 2 — ha-rak akh be-Moshè: «forse soltanto per mezzo di Moshè?»: la rivendicazione di pari rango profetico. va-yishmàʿ YHWH: «e il TetraGramma udì».
  • v. 3 — ʿanàw (עָנָו): umile, mite; virtù attiva di non-rivendicazione, non debolezza.
  • v. 5 — ʿammùd ʿanàn (עַמּוּד עָנָן): colonna di nube, manifestazione della Shekinàh all'ingresso della Tenda.
  • v. 6 — marʾàh (מַרְאָה): visione; chalòm (חֲלוֹם): sogno: le modalità della profezia ordinaria, per enigmi.
  • v. 7 — be-khol betì neemàn hu (בְּכָל־בֵּיתִי נֶאֱמָן הוּא): «in tutta la mia casa egli è fedele/affidabile»; radice '-m-n (emunàh). Ripreso in Eb 3,2-5 (pistós): ricezione neotestamentaria posteriore.
  • v. 8 — peh el peh (פֶּה אֶל־פֶּה): «bocca a bocca»; be-marʾèh ve-lo ve-chidòt (בְּמַרְאֶה וְלֹא בְחִידֹת): «in visione chiara e non per enigmi»; temunàt YHWH yabbìt (תְּמֻנַת יְהוָה יַבִּיט): «la sembianza del TetraGramma egli contempla»: modalità non-enigmatica, non corporeità divina (cfr. Es 33,20).
  • v. 10 — metzoràʿat (מְצֹרַעַת): «lebbrosa», colpita da tzaràʿat, «bianca come neve»; piaga oggetto del trattato Negaʿim.
  • v. 13 — El na, refà na lah (אֵל נָא רְפָא נָא לָהּ): «O Dio, ti prego, guariscila, ti prego»: cinque parole, modello di tefillàh concisa.
  • v. 14 — l'analogia del padre che «sputa in faccia» fonda i sette giorni di esclusione del metzoràʿ; principio midàh ke-nègued midàh (misura contro misura) per la lashòn ha-raʿ.
  • v. 15 — ve-ha-ʿam lo nasàʿ: «e il popolo non partì» finché Miryàm non fu «raccolta» (he-asèf), reintegrata.

Domande Frequenti

Perché Numeri 12 dice che Moshè vedeva «la sembianza del TetraGramma»? Significa che Dio ha un corpo?

No. L'espressione temunàt YHWH yabbìt (v. 8) va letta insieme a be-marʾèh ve-lo ve-chidòt, «in visione chiara e non per enigmi»: indica la modalità non-enigmatica della rivelazione, non una corporeità divina. Lo stesso libro dell'Esodo nega che si possa vedere il volto di Dio e vivere (Es 33,20). La differenza tra Moshè e gli altri profeti è di chiarezza, non di visione fisica.

Cos'è il principio dello shaliach e dove compare in Numeri 12?

Al v. 8 il TetraGramma rimprovera Miryàm e Aharòn di aver parlato «contro il mio servo, contro Moshè»: offendere l'inviato è offendere chi lo manda. La Mishnah formula la regola come shaliach shel adàm ke-motò, «l'inviato è come colui che lo manda» (m.Berakhot 5,5), radice del diritto di rappresentanza. In continuità di compimento, non di sostituzione, è anche fondamento dell'apostolato.

Perché solo Miryàm è colpita dallo tzaràʿat e non Aharòn?

Il v. 1 usa va-tedabbèr, verbo al femminile singolare, benché nomini anche Aharòn: la sintassi segnala Miryàm come iniziatrice della maldicenza. La tradizione tannaitica (Sifre Bamidbar) e la baraita di b.Arakhin 15b-16b collegano la lashòn ha-raʿ allo tzaràʿat secondo lo schema midàh ke-nègued midàh: chi inizia la calunnia ne porta la piaga visibile.

Qual è il valore della preghiera di Moshè «El na refà na lah»?

Sono cinque parole soltanto (v. 13): «O Dio, ti prego, guariscila, ti prego». L'aggadah la addita come modello di tefillàh concisa: l'efficacia della supplica non dipende dalla lunghezza. Inoltre Moshè prega per la sorella che lo aveva offeso, coerente con il suo essere ʿanàw, umile: pratica di intercessione e di umiltà insieme, senza rivendicazione del proprio onore.

Riferimenti biblici