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Zaccaria 11 — Il pastore-segno, i trenta sicli e il pastore-nulla

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Zaccaria 11 — Il pastore-segno, i trenta sicli e il pastore-nulla

Zaccaria 11,1-17·MT (OSHB) + LXX·4/6
1
Ebraico (MT)פתח לבנון דלתיך ותאכל אש בארזיך
Septuaginta (LXX)Διάνοιξον, ὁ Λίβανος, τὰς θύρας σου, καὶ καταφαγέτω πῦρ τὰς κέδρους σου·
Lettura OrtodossaApri, o ⓘ, le tue porte: il fuoco divori i tuoi cedri!
2
Ebraico (MT)הילל ברוש כי נפל ארז אשר אדרים שדדו הילילו אלוני בשן כי ירד יער הבצור הבציר
Septuaginta (LXX)ὀλολυξάτω πίτυς, διότι πέπτωκεν κέδρος, ὅτι μεγάλως μεγιστᾶνες ἐταλαιπώρησαν· ὀλολύξατε, δρύες τῆς Βασανίτιδος, ὅτι κατεσπάσθη ὁ δρυμὸς ὁ σύμφυτος.
Lettura OrtodossaUrla, ⓘ, perché è caduto il cedro, perché i magnifici sono devastati; urlate, querce di ⓘ, perché è abbattuta la foresta impenetrabile.
3
Ebraico (MT)קול יללת הרעים כי שדדה אדרתם קול שאגת כפירים כי שדד גאון הירדן
Septuaginta (LXX)φωνὴ θρηνούντων ποιμένων, ὅτι τεταλαιπώρηκεν ἡ μεγαλωσύνη αὐτῶν· φωνὴ ὠρυομένων λεόντων, ὅτι τεταλαιπώρηκεν τὸ φρύαγμα τοῦ Ιορδάνου.
Lettura OrtodossaVoce dell'urlo dei pastori, perché è devastato il loro fasto; voce del ruggito dei leoncelli, perché è devastato il ⓘ.
4
Ebraico (MT)כה אמר יהוה אלהי רעה את צאן ההרגה
Septuaginta (LXX)τάδε λέγει κύριος παντοκράτωρ Ποιμαίνετε τὰ πρόβατα τῆς σφαγῆς,
Lettura OrtodossaCosì dice il ⓘ: Pasci le ⓘ,
5
Ebraico (MT)אשר קניהן יהרגן ולא יאשמו ומכריהן יאמר ברוך יהוה ואעשר ורעיהם לא יחמול עליהן
Septuaginta (LXX)ἃ οἱ κτησάμενοι κατέσφαζον καὶ οὐ μετεμέλοντο, καὶ οἱ πωλοῦντες αὐτὰ ἔλεγον Εὐλογητὸς κύριος καὶ πεπλουτήκαμεν, καὶ οἱ ποιμένες αὐτῶν οὐκ ἔπασχον οὐδὲν ἐπ’ αὐτοῖς.
Lettura Ortodossache i compratori sgozzano impuniti, e i venditori dicono: «Benedetto il Tetragramma, mi sono arricchito!», e i loro pastori non hanno alcuna pietà di esse.
6
Ebraico (MT)כי לא אחמול עוד על ישבי הארץ נאם יהוה והנה אנכי ממציא את האדם איש ביד רעהו וביד מלכו וכתתו את הארץ ולא אציל מידם
Septuaginta (LXX)διὰ τοῦτο οὐ φείσομαι οὐκέτι ἐπὶ τοὺς κατοικοῦντας τὴν γῆν, λέγει κύριος, καὶ ἰδοὺ ἐγὼ παραδίδωμι τοὺς ἀνθρώπους ἕκαστον εἰς χεῖρας τοῦ πλησίον αὐτοῦ καὶ εἰς χεῖρας βασιλέως αὐτοῦ, καὶ κατακόψουσιν τὴν γῆν, καὶ οὐ μὴ ἐξέλωμαι ἐκ χειρὸς αὐτῶν.
Lettura OrtodossaPerciò non avrò più pietà degli abitanti del paese — ⓘ del Tetragramma — ed ecco io consegno gli uomini ciascuno in mano del suo prossimo e in mano del suo re: devasteranno il paese e non libererò alcuno dalla loro mano.
7
Ebraico (MT)וארעה את צאן ההרגה לכן עניי הצאן ואקח לי שני מקלות לאחד קראתי נעם ולאחד קראתי חבלים וארעה את הצאן
Septuaginta (LXX)καὶ ποιμανῶ τὰ πρόβατα τῆς σφαγῆς εἰς τὴν Χαναανῖτιν· καὶ λήμψομαι ἐμαυτῷ δύο ῥάβδους – τὴν μίαν ἐκάλεσα Κάλλος καὶ τὴν ἑτέραν ἐκάλεσα Σχοίνισμα – καὶ ποιμανῶ τὰ πρόβατα.
Lettura OrtodossaE pascolai le ⓘ, sì, le più misere e afflitte del gregge. Presi per me due bastoni: l'uno lo chiamai ⓘ, l'altro lo chiamai ⓘ, e pascolai il gregge.
8
Ebraico (MT)ואכחד את שלשת הרעים בירח אחד ותקצר נפשי בהם וגם נפשם בחלה בי
Septuaginta (LXX)καὶ ἐξαρῶ τοὺς τρεῖς ποιμένας ἐν μηνὶ ἑνί, καὶ βαρυνθήσεται ἡ ψυχή μου ἐπ’ αὐτούς, καὶ γὰρ αἱ ψυχαὶ αὐτῶν ἐπωρύοντο ἐπ’ ἐμέ.
Lettura OrtodossaIn un solo mese eliminai i ⓘ; la mia anima si stancò di loro, e anche la loro anima mi aborrì.
9
Ebraico (MT)ואמר לא ארעה אתכם המתה תמות והנכחדת תכחד והנשארות תאכלנה אשה את בשר רעותה
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπα Οὐ ποιμανῶ ὑμᾶς· τὸ ἀποθνῇσκον ἀποθνῃσκέτω, καὶ τὸ ἐκλεῖπον ἐκλειπέτω, καὶ τὰ κατάλοιπα κατεσθιέτωσαν ἕκαστος τὰς σάρκας τοῦ πλησίον αὐτοῦ.
Lettura OrtodossaE dissi: Non vi pascolerò più: chi deve morire muoia, chi deve perire perisca, e i superstiti si divorino le carni a vicenda.
10
Ebraico (MT)ואקח את מקלי את נעם ואגדע אתו להפיר את בריתי אשר כרתי את כל העמים
Septuaginta (LXX)καὶ λήμψομαι τὴν ῥάβδον μου τὴν καλὴν καὶ ἀπορρίψω αὐτὴν τοῦ διασκεδάσαι τὴν διαθήκην μου, ἣν διεθέμην πρὸς πάντας τοὺς λαούς·
Lettura OrtodossaPresi il bastone Favore e lo spezzai, per rompere il mio ⓘ che avevo stabilito con tutti i popoli;
11
Ebraico (MT)ותפר ביום ההוא וידעו כן עניי הצאן השמרים אתי כי דבר יהוה הוא
Septuaginta (LXX)καὶ διασκεδασθήσεται ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ, καὶ γνώσονται οἱ Χαναναῖοι τὰ πρόβατα τὰ φυλασσόμενα, διότι λόγος κυρίου ἐστίν.
Lettura Ortodossafu rotto in quel giorno, e i ⓘ che mi osservavano riconobbero che quella era parola del Tetragramma.
121
Ebraico (MT)ואמר אליהם אם טוב בעיניכם הבו שכרי ואם לא חדלו וישקלו את שכרי שלשים כסף
Septuaginta (LXX)καὶ ἐρῶ πρὸς αὐτούς Εἰ καλὸν ἐνώπιον ὑμῶν ἐστιν, δότε στήσαντες τὸν μισθόν μου ἢ ἀπείπασθε· καὶ ἔστησαν τὸν μισθόν μου τριάκοντα ἀργυροῦς.
Lettura OrtodossaE dissi loro: Se vi pare bene, datemi il mio ⓘ; se no, lasciate stare. Ed essi pesarono il mio salario: ⓘ.
13
Ebraico (MT)ויאמר יהוה אלי השליכהו אל היוצר אדר היקר אשר יקרתי מעליהם ואקחה שלשים הכסף ואשליך אתו בית יהוה אל היוצר
Septuaginta (LXX)καὶ εἶπεν κύριος πρός με Κάθες αὐτοὺς εἰς τὸ χωνευτήριον, καὶ σκέψαι εἰ δόκιμόν ἐστιν, ὃν τρόπον ἐδοκιμάσθην ὑπὲρ αὐτῶν. καὶ ἔλαβον τοὺς τριάκοντα ἀργυροῦς καὶ ἐνέβαλον αὐτοὺς εἰς τὸν οἶκον κυρίου εἰς τὸ χωνευτήριον.
Lettura OrtodossaE il Tetragramma mi disse: Gettalo al ⓘ — il magnifico prezzo con cui sono stato da loro valutato! Presi i trenta sicli d'argento e li gettai, nella casa del Tetragramma, al vasaio.
14
Ebraico (MT)ואגדע את מקלי השני את החבלים להפר את האחוה בין יהודה ובין ישראל
Septuaginta (LXX)καὶ ἀπέρριψα τὴν ῥάβδον τὴν δευτέραν, τὸ Σχοίνισμα, τοῦ διασκεδάσαι τὴν κατάσχεσιν ἀνὰ μέσον Ιουδα καὶ ἀνὰ μέσον τοῦ Ισραηλ.
Lettura OrtodossaPoi spezzai il secondo bastone, Vincoli, per rompere la ⓘ fra Giuda e Israele.
15
Ebraico (MT)ויאמר יהוה אלי עוד קח לך כלי רעה אולי
Septuaginta (LXX)Καὶ εἶπεν κύριος πρός με Ἔτι λαβὲ σεαυτῷ σκεύη ποιμενικὰ ποιμένος ἀπείρου.
Lettura OrtodossaE il Tetragramma mi disse: Prenditi ancora gli arnesi di un ⓘ:
16
Ebraico (MT)כי הנה אנכי מקים רעה בארץ הנכחדות לא יפקד הנער לא יבקש והנשברת לא ירפא הנצבה לא יכלכל ובשר הבריאה יאכל ופרסיהן יפרק
Septuaginta (LXX)διότι ἰδοὺ ἐγὼ ἐξεγείρω ποιμένα ἐπὶ τὴν γῆν· τὸ ἐκλιμπάνον οὐ μὴ ἐπισκέψηται καὶ τὸ διεσκορπισμένον οὐ μὴ ζητήσῃ καὶ τὸ συντετριμμένον οὐ μὴ ἰάσηται καὶ τὸ ὁλόκληρον οὐ μὴ κατευθύνῃ καὶ τὰ κρέα τῶν ἐκλεκτῶν καταφάγεται καὶ τοὺς ἀστραγάλους αὐτῶν ἐκστρέψει.
Lettura Ortodossaecco, io suscito nel paese un pastore che non si curerà del perduto, non cercherà lo sbandato, non guarirà il ferito, non sosterrà il sano, ma mangerà le carni delle pecore grasse e strapperà loro perfino gli zoccoli.
17
Ebraico (MT)הוי רעי האליל עזבי הצאן חרב על זרועו ועל עין ימינו זרעו יבוש תיבש ועין ימינו כהה תכהה
Septuaginta (LXX)ὦ οἱ ποιμαίνοντες τὰ μάταια καὶ οἱ καταλελοιπότες τὰ πρόβατα· μάχαιρα ἐπὶ τοὺς βραχίονας αὐτοῦ καὶ ἐπὶ τὸν ὀφθαλμὸν τὸν δεξιὸν αὐτοῦ· ὁ βραχίων αὐτοῦ ξηραινόμενος ξηρανθήσεται, καὶ ὁ ὀφθαλμὸς ὁ δεξιὸς αὐτοῦ ἐκτυφλούμενος ἐκτυφλωθήσεται.
Lettura Ortodossaⓘ al ⓘ che abbandona il gregge! La spada sul suo braccio e sul suo occhio destro: il suo braccio si secchi del tutto, il suo occhio destro si spenga del tutto.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Zaccaria 11 è un dramma simbolico profetico: il profeta non descrive, ma recita un ruolo. Riceve l'incarico di pascolare le «pecore del macello» (tzon ha-haregàh) e impugna due bastoni — Nòʿam (Favore) e Chovelìm (Vincoli) — il cui spezzarsi mette in scena, davanti agli occhi del popolo, l'alleanza ritirata e la fratellanza fra Giuda e Israele infranta. La pericope si apre con un canto funebre sulla rovina dei cedri del Libano, delle querce di Bashàn e del «rigoglio del Giordano» (vv.1-3), prosegue con l'atto simbolico del pastore rifiutato pagato con trenta sicli (vv.4-14) e si chiude con l'oracolo di sventura sul «pastore stolto» e «pastore-nulla» suscitato come giudizio (vv.15-17). Il filo conduttore è la leadership fallita: i «pastori» sono i capi che sfruttano il gregge, e Dio stesso si ritira dalla cura del popolo.

Ricostruzione storica

Il capitolo appartiene al cosiddetto «secondo Zaccaria» (cc.9-14), una raccolta oracolare verosimilmente post-esilica, segnata da forte stilizzazione apocalittica e da un linguaggio simbolico denso. L'ambiente è quello di una comunità giudaita guidata da capi giudicati indegni: l'immagine del «pastore» per il governante è topica nell'antico Vicino Oriente e nella tradizione profetica d'Israele (cfr. Geremia 23:1-4; Ezechiele 34). Il lamento iniziale sul Libano, su Bashàn e sul Giordano (vv.1-3) percorre, da nord verso sud, le grandi formazioni boschive della terra: i cedri del Libano, le querce robuste della Transgiordania, il fitto canneto delle rive del Giordano (il geòn ha-Yardèn) che faceva da rifugio ai leoni. Non si tratta di geografia mitologica ma di un quadro topografico reale, usato come immagine della caduta dei potenti e dei «pastori» (v.3). I «tre pastori» eliminati in un solo mese (v.8) restano storicamente non identificabili con certezza: le proposte antiche e moderne (tre re, tre categorie di capi — sacerdoti, profeti, principi —, tre sommi sacerdoti) sono congetturali e l'oracolo non offre dati sufficienti a fissarne il riferimento. La cifra dei trenta sicli d'argento (vv.12-13) è invece precisa e socialmente leggibile: è il valore di risarcimento per uno schiavo ucciso da un bue secondo Esodo 21:32, dunque un compenso volutamente spregevole, segno del disprezzo con cui il pastore-profeta viene congedato.

Note testuali (TM / LXX)

Il testo masoretico e la versione dei Settanta divergono in punti significativi. Al v.2 il beròsh ebraico («cipresso») è reso dalla LXX con pítys («pino»). Ai vv.7 e 11 la frase ebraica lakhèn aniyyè ha-tzon («perciò i più miseri del gregge») è stata letta dai traduttori greci come la-kenaʿaniyyè e resa con «i Cananei», cioè i mercanti di bestiame: una variante di vocalizzazione che cambia il soggetto da «poveri» a «trafficanti». I nomi dei due bastoni sono tradotti dalla LXX in modo interpretativo: Nòʿam («Favore, grazia») diventa Kállos («Bellezza»), e Chovelìm («Vincoli, legami») diventa Schoínisma («Corda, misura di terra»). Il nodo testuale più discusso è al v.13: il TM ha yotzèr («vasaio» o «fonditore»), mentre molti propongono di leggere otzàr («tesoro, erario» del tempio), differenza di una sola consonante; la LXX, con chōneutḗrion («crogiolo, fonderia»), riflette un'interpretazione legata alla fusione del metallo nel santuario. Al v.4 l'ebraico ha semplicemente «così dice il Nome proprio», mentre la LXX aggiunge pantokrátōr («onnipotente», cioè «degli eserciti»), epiteto qui assente nel testo ebraico: per questo la resa fedele non riproduce «degli eserciti» in quel punto.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

La tradizione rabbinica ha letto i «trenta sicli» e il «pastore» di Zaccaria 11 dentro la più ampia riflessione sulla guida del popolo e sul valore della vita. Il Talmud babilonese, Chullin 92a, in una nota interpretazione aggadica, applica i «trenta giusti» e le immagini pastorali di questo capitolo al rapporto fra Israele e le nazioni, leggendo i bastoni e il salario come cifra dei meriti che sostengono il mondo. Più in generale, l'immagine del pastore indegno alimenta il motivo halakhico e aggadico della responsabilità dei capi verso i deboli del gregge: chi «non si cura del perduto e non cerca lo sbandato» (v.16) è l'antitesi del pastore fedele lodato altrove nella tradizione. La cifra di Esodo 21:32, sullo sfondo del v.12, è oggetto di trattazione minuziosa nella Mishnah, Bava Kamma 4:5, che fissa il risarcimento fisso dei trenta sicli per lo schiavo: questo dato giuridico è ciò che rende «spregevole» il salario del profeta agli orecchi di un lettore ebraico, che vi riconosce il prezzo di un servo. La sezione, pur non avendo una collocazione festiva fissa nelle Haftaròt principali, è stata letta nel quadro dei testi profetici sulla giustizia dei governanti.

Aggadah

La lettura aggadica amplifica il carattere di «processo» del capitolo. I due bastoni spezzati diventano, nell'immaginario midrashico, il segno tangibile di un giudizio che procede per gesti: il bastone Favore spezzato dice che è venuta meno la protezione benevola, il bastone Vincoli spezzato dice che si è sciolto il legame fraterno fra le due parti del popolo (Giuda e Israele, v.14). Il «pastore-nulla» (roʿè elìl, v.17) è letto come figura-limite del cattivo capo: il termine elìl, che altrove designa l'idolo «da nulla», qualifica un pastore vuoto, un idolo di guida, la cui condanna — braccio inaridito e occhio destro spento — è il contrappasso della sua negligenza (il braccio che non ha difeso, l'occhio che non ha vigilato). La tradizione narrativa sottolinea che il giudizio non cade sul gregge in quanto tale ma sulla guida che lo ha tradito, ribaltando la responsabilità dai deboli ai potenti.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va anzitutto fissato il senso storico-letterale ebraico: nel suo contesto, Zaccaria 11 è un dramma sulla leadership corrotta del proprio tempo e sul ritiro della cura divina, con i trenta sicli come salario spregevole del profeta-pastore congedato. Questo senso sta da sé e non ha bisogno di rinvii esterni per essere compreso.

Solo come ricezione posteriore, e da tenere distinta dal senso originario, va segnalato che il vangelo di Matteo (27:3-10) riprende i «trenta sicli d'argento gettati al vasaio» per leggere il tradimento e la morte di Gesù, attribuendo però la citazione a «Geremia». Si tratta della tecnica esegetica del remix profetico: l'evangelista combina Zaccaria 11:12-13 con motivi di Geremia (il vasaio di Ger 18-19, il campo comprato di Ger 32) e cita sotto il nome del profeta «maggiore», secondo un uso antico delle raccolte profetiche. Questa rilettura cristologica è un strato tipologico distinto, frutto della comunità neotestamentaria, e non va proiettata all'indietro come se fosse il significato letterale inteso dal profeta. Il testo ebraico non è una semplice «predizione» abolita o sostituita: esso conserva intatto il proprio senso storico-profetico, mentre la lettura del Nuovo Testamento ne è un'eco posteriore che opera per analogia tematica. Allo stesso modo, il «pastore stolto» suscitato come giudizio (vv.15-17) non va cristologizzato: è il contro-tipo negativo del governante indegno, non una figura messianica.

Osservanza e liturgia

Sul piano pratico, il capitolo è stato recepito come ammonimento permanente sulla responsabilità di chi guida. La domanda che esso pone — il pastore «si cura del perduto, cerca lo sbandato, guarisce il ferito, sostiene il sano?» (v.16, in negativo) — diventa criterio di esame per ogni autorità nella comunità. Nella riflessione etica ebraica il testo si salda al dovere di proteggere i deboli del gregge, e nell'uso omiletico è richiamato quando si denuncia la guida che si arricchisce mentre il popolo è sfruttato (vv.5-6). I «trenta sicli» restano nella memoria come emblema del compenso vile, monito contro la mercificazione di ciò che è sacro — la vita del prossimo e la fiducia del popolo. Il gesto di gettare il denaro «nella casa del Signore» (v.13) collega l'oracolo allo spazio del tempio, luogo in cui il giudizio sulla cattiva amministrazione viene reso pubblico e definitivo.

Domande Frequenti

Cosa rappresentano i due bastoni Nòʿam e Chovelìm?

Favore e Vincoli: il loro spezzarsi mette in scena l'alleanza ritirata e la fratellanza Giuda-Israele infranta. È un dramma simbolico profetico, allegoria post-esilica della leadership fallita (i «pastori» = i capi, cfr. Ez 34).

I trenta sicli sono una profezia su Giuda Iscariota?

Nel senso storico sono il prezzo di uno schiavo (Es 21:32): salario spregevole del pastore rifiutato. La ripresa in Mt 27:3-10, attribuita a «Geremia» per combinazione tematica con Ger 19/32, è tecnica midrashica e ricezione successiva.

Perché Matteo 27:9 attribuisce a Geremia una profezia di Zaccaria?

Non è un errore: è la tecnica ebraica del midrash come combinazione tematica, che remixa Zaccaria 11:12-13 con Geremia 19/32. Resta ricezione neotestamentaria, distinta dal senso storico del dramma profetico di Zaccaria.

Riferimenti biblici