Torna alle Fonti

Niente gioia: l'esilio e il profeta deriso — Os 9,1-17

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

0 di 267 pericopi lette(0%)

Niente gioia: l'esilio e il profeta deriso — Os 9,1-17

Osea 9,1-17·MT (OSHB) + LXX·2/4
1
Ebraico (MT)אל תשמח ישראל אל גיל כעמים כי זנית מעל אלהיך אהבת אתנן על כל גרנות דגן
Septuaginta (LXX)Μὴ χαῖρε, Ισραηλ, μηδὲ εὐφραίνου καθὼς οἱ λαοί· διότι ἐπόρνευσας ἀπὸ τοῦ θεοῦ σου, ἠγάπησας δόματα ἐπὶ πάντα ἅλωνα σίτου.
Lettura OrtodossaNon rallegrarti, Israele, non esultare come fanno i popoli, perché ⓘ allontanandoti dal tuo Dio: hai amato il ⓘ su ogni ⓘ di frumento.
2
Ebraico (MT)גרן ויקב לא ירעם ותירוש יכחש בה
Septuaginta (LXX)ἅλων καὶ ληνὸς οὐκ ἔγνω αὐτούς, καὶ ὁ οἶνος ἐψεύσατο αὐτούς.
Lettura OrtodossaL'aia e il ⓘ non li sazieranno, e il ⓘ verrà loro meno.
3
Ebraico (MT)לא ישבו בארץ יהוה ושב אפרים מצרים ובאשור טמא יאכלו
Septuaginta (LXX)οὐ κατῴκησαν ἐν τῇ γῇ τοῦ κυρίου· κατῴκησεν Εφραιμ εἰς Αἴγυπτον, καὶ ἐν Ἀσσυρίοις ἀκάθαρτα φάγονται.
Lettura OrtodossaNon abiteranno nella terra del TetraGramma: ⓘ tornerà in Egitto, e in ⓘ mangeranno ⓘ.
4
Ebraico (MT)לא יסכו ליהוה יין ולא יערבו לו זבחיהם כלחם אונים להם כל אכליו יטמאו כי לחמם לנפשם לא יבוא בית יהוה
Septuaginta (LXX)οὐκ ἔσπεισαν τῷ κυρίῳ οἶνον καὶ οὐχ ἥδυναν αὐτῷ· αἱ θυσίαι αὐτῶν ὡς ἄρτος πένθους αὐτοῖς, πάντες οἱ ἔσθοντες αὐτὰ μιανθήσονται, διότι οἱ ἄρτοι αὐτῶν ταῖς ψυχαῖς αὐτῶν οὐκ εἰσελεύσονται εἰς τὸν οἶκον κυρίου.
Lettura OrtodossaNon verseranno al TetraGramma ⓘ, né gli saranno graditi i loro sacrifici: saranno per loro come ⓘ; chiunque ne mangia si contamina, perché il loro pane servirà solo alla loro fame e non entrerà nella casa del TetraGramma.
51
Ebraico (MT)מה תעשו ליום מועד וליום חג יהוה
Septuaginta (LXX)τί ποιήσετε ἐν ἡμέρᾳ πανηγύρεως καὶ ἐν ἡμέρᾳ ἑορτῆς τοῦ κυρίου;
Lettura OrtodossaChe farete nel giorno della ⓘ, nel giorno della festa del TetraGramma?
6
Ebraico (MT)כי הנה הלכו משד מצרים תקבצם מף תקברם מחמד לכספם קמוש יירשם חוח באהליהם
Septuaginta (LXX)διὰ τοῦτο ἰδοὺ πορεύσονται ἐκ ταλαιπωρίας Αἰγύπτου, καὶ ἐκδέξεται αὐτοὺς Μέμφις, καὶ θάψει αὐτοὺς Μαχμας· τὸ ἀργύριον αὐτῶν ὄλεθρος κληρονομήσει, ἄκανθαι ἐν τοῖς σκηνώμασιν αὐτῶν.
Lettura OrtodossaEcco, se ne sono andati via dalla devastazione: l'Egitto li raccoglierà, ⓘ li seppellirà; le ⓘ erediteranno i loro tesori d'argento, i rovi invaderanno le loro tende.
7
Ebraico (MT)באו ימי הפקדה באו ימי השלם ידעו ישראל אויל הנביא משגע איש הרוח על רב עונך ורבה משטמה
Septuaginta (LXX)ἥκασιν αἱ ἡμέραι τῆς ἐκδικήσεως, ἥκασιν αἱ ἡμέραι τῆς ἀνταποδόσεώς σου, καὶ κακωθήσεται Ισραηλ ὥσπερ ὁ προφήτης ὁ παρεξεστηκώς, ἄνθρωπος ὁ πνευματοφόρος· ὑπὸ τοῦ πλήθους τῶν ἀδικιῶν σου ἐπληθύνθη μανία σου.
Lettura OrtodossaSono venuti ⓘ, i giorni della ricompensa: lo sappia Israele! «Stolto è il profeta, pazzo l'uomo dello spirito» — così dice il popolo beffardo — a causa dell'enormità della tua colpa e del grande rancore.
8
Ebraico (MT)צפה אפרים עם אלהי נביא פח יקוש על כל דרכיו משטמה בבית אלהיו
Septuaginta (LXX)σκοπὸς Εφραιμ μετὰ θεοῦ· προφήτης, παγὶς σκολιὰ ἐπὶ πάσας τὰς ὁδοὺς αὐτοῦ· μανίαν ἐν οἴκῳ κυρίου κατέπηξαν.
Lettura OrtodossaLa ⓘ di Efràim sta col mio Dio, eppure un ⓘ è teso su tutte le sue vie, e ⓘ perfino nella casa del suo Dio.
9
Ebraico (MT)העמיקו שחתו כימי הגבעה יזכור עונם יפקוד חטאותם
Septuaginta (LXX)ἐφθάρησαν κατὰ τὰς ἡμέρας τοῦ βουνοῦ· μνησθήσεται ἀδικίας αὐτοῦ, ἐκδικήσει ἁμαρτίας αὐτοῦ.
Lettura OrtodossaSi sono corrotti fino in fondo, come ⓘ; egli ricorderà la loro colpa, punirà i loro peccati.
102
Ebraico (MT)כענבים במדבר מצאתי ישראל כבכורה בתאנה בראשיתה ראיתי אבותיכם המה באו בעל פעור וינזרו לבשת ויהיו שקוצים כאהבם
Septuaginta (LXX)Ὡς σταφυλὴν ἐν ἐρήμῳ εὗρον τὸν Ισραηλ καὶ ὡς σκοπὸν ἐν συκῇ πρόιμον εἶδον πατέρας αὐτῶν· αὐτοὶ εἰσῆλθον πρὸς τὸν Βεελφεγωρ καὶ ἀπηλλοτριώθησαν εἰς αἰσχύνην, καὶ ἐγένοντο οἱ ἠγαπημένοι ὡς οἱ ἐβδελυγμένοι.
Lettura Ortodossaⓘ trovai Israele; come ⓘ alla sua prima stagione vidi i vostri padri; ma essi giunsero a ⓘ e si consacrarono ⓘ, e divennero abominevoli come la cosa che amavano.
11
Ebraico (MT)אפרים כעוף יתעופף כבודם מלדה ומבטן ומהריון
Septuaginta (LXX)Εφραιμ ὡς ὄρνεον ἐξεπετάσθη, αἱ δόξαι αὐτῶν ἐκ τόκων καὶ ὠδίνων καὶ συλλήμψεων·
Lettura OrtodossaEfràim: come un uccello volerà via la sua gloria — non più parto, non più gravidanza, non più concepimento.
12
Ebraico (MT)כי אם יגדלו את בניהם ושכלתים מאדם כי גם אוי להם בשורי מהם
Septuaginta (LXX)διότι καὶ ἐὰν ἐκθρέψωσιν τὰ τέκνα αὐτῶν, ἀτεκνωθήσονται ἐξ ἀνθρώπων· διότι καὶ οὐαὶ αὐτοῖς ἐστιν, σάρξ μου ἐξ αὐτῶν.
Lettura OrtodossaAnche se allevassero i loro figli, li priverò di essi, finché non resti nessuno: guai a loro quando mi allontanerò da loro!
13
Ebraico (MT)אפרים כאשר ראיתי לצור שתולה בנוה ואפרים להוציא אל הרג בניו
Septuaginta (LXX)Εφραιμ, ὃν τρόπον εἶδον, εἰς θήραν παρέστησαν τὰ τέκνα αὐτῶν, καὶ Εφραιμ τοῦ ἐξαγαγεῖν εἰς ἀποκέντησιν τὰ τέκνα αὐτοῦ.
Lettura OrtodossaEfràim, come l'ho veduto, era piantato come ⓘ in un prato; ma Efràim condurrà i suoi figli al massacratore.
14
Ebraico (MT)תן להם יהוה מה תתן תן להם רחם משכיל ושדים צמקים
Septuaginta (LXX)δὸς αὐτοῖς, κύριε· τί δώσεις αὐτοῖς; δὸς αὐτοῖς μήτραν ἀτεκνοῦσαν καὶ μαστοὺς ξηρούς.
Lettura OrtodossaDa' loro, TetraGramma — che cosa darai? — da' loro un ⓘ e ⓘ.
15
Ebraico (MT)כל רעתם בגלגל כי שם שנאתים על רע מעלליהם מביתי אגרשם לא אוסף אהבתם כל שריהם סררים
Septuaginta (LXX)πᾶσαι αἱ κακίαι αὐτῶν εἰς Γαλγαλ, ὅτι ἐκεῖ αὐτοὺς ἐμίσησα· διὰ τὰς κακίας τῶν ἐπιτηδευμάτων αὐτῶν ἐκ τοῦ οἴκου μου ἐκβαλῶ αὐτούς, οὐ μὴ προσθήσω τοῦ ἀγαπῆσαι αὐτούς· πάντες οἱ ἄρχοντες αὐτῶν ἀπειθοῦντες.
Lettura OrtodossaTutta la loro malvagità è a ⓘ: là li ho presi in odio; per la malizia delle loro opere li scaccerò dalla mia casa, non li amerò più; tutti i loro capi sono ribelli.
16
Ebraico (MT)הכה אפרים שרשם יבש פרי בלי בל יעשון גם כי ילדון והמתי מחמדי בטנם
Septuaginta (LXX)ἐπόνεσεν Εφραιμ, τὰς ῥίζας αὐτοῦ ἐξηράνθη, καρπὸν οὐκέτι μὴ ἐνέγκῃ· διότι καὶ ἐὰν γεννήσωσιν, ἀποκτενῶ τὰ ἐπιθυμήματα κοιλίας αὐτῶν.
Lettura OrtodossaEfràim è ⓘ: la sua radice è secca, non darà più frutto; anche se generassero, farei morire i diletti del loro grembo.
17
Ebraico (MT)ימאסם אלהי כי לא שמעו לו ויהיו נדדים בגוים
Septuaginta (LXX)ἀπώσεται αὐτοὺς ὁ θεός, ὅτι οὐκ εἰσήκουσαν αὐτοῦ, καὶ ἔσονται πλανῆται ἐν τοῖς ἔθνεσιν.
Lettura OrtodossaIl mio Dio li rigetterà, perché non hanno ascoltato la sua voce, e saranno ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Oracolo di giudizio e di esilio imminente pronunciato nel regno del nord d'Israele alla vigilia della catastrofe assira (VIII sec. a.C.). Il capitolo si apre con un divieto sorprendente — «non rallegrarti, Israele» — collocato nella stagione del raccolto, quando la festa dell'aia avrebbe dovuto essere gioia: ma la gioia è negata perché il popolo ha attribuito la fertilità ai Baal, non al Dio del patto. La «prostituzione» (zenùt) di Efràim è l'idolatria; la pena è la perdita della terra e del culto puro — esilio in Egitto e in Assiria, dove il cibo è tamè (impuro) e i sacrifici non sono graditi. Il senso storico-letterale è la denuncia dell'infedeltà di un popolo concreto e la sua deportazione, non un vaticinio astratto sul futuro.

Ricostruzione storica

Osea profetizza negli ultimi decenni del regno settentrionale, tra l'instabilità dinastica seguita alla morte di Geroboamo II e la caduta di Samaria (722 a.C.) per mano assira. Il capitolo presuppone un contesto di culto agrario sincretistico: le «aie di grano» (v. 1) e il «tino» (v. 2) sono i luoghi dove si celebravano feste della fertilità in cui il merito del raccolto veniva attribuito a Baal. Il profeta rovescia la scena: aia e tino «non sazieranno», il mosto «verrà meno». L'orizzonte politico è la doppia minaccia/illusione di Egitto e Assiria (v. 3): Efràim oscilla tra l'alleanza filo-egiziana e la sottomissione assira, e Osea annuncia che entrambe le vie conducono alla deportazione. Il v. 6 nomina Mof (Menfi), antica capitale e grande necropoli d'Egitto: chi cerca scampo in Egitto vi troverà solo la tomba. I toponimi Ghivʿàh (v. 9), Baal-Peòr (v. 10) e Ghilgàl (v. 15) ancorano il giudizio nella memoria storica d'Israele, evocando i grandi episodi di apostasia e di violenza del passato. Sullo sfondo si avverte il conflitto, ricorrente in Osea, tra il profeta e i circoli del culto ufficiale: ai vv. 7-8 emerge la figura del navì deriso e braccato — «stolto è il profeta, pazzo l'uomo dello spirito» — segno che l'annuncio del giudizio incontrava aperta ostilità proprio «nella casa del suo Dio», cioè nei santuari del regno. La crisi non è dunque soltanto politica ed economica, ma investe l'autorità stessa della parola profetica all'interno della società efraimita.

Note testuali (TM / LXX)

Il testo masoretico è ellittico e in più punti difficile; la versione greca dei Settanta mostra divergenze significative.

  • v. 1 — etnàn («compenso della prostituta») è termine tecnico del lessico cultuale-sessuale; la LXX rende con dómata («doni»), attenuando l'immagine.
  • v. 4 — lèchem onìm («pane di lutto/dei dolenti», ritualmente impuro perché in contatto con la morte) è reso dalla LXX ártos pénthous, conservando bene il nesso con l'impurità da lutto.
  • v. 6 — il TM Mof è Menfi; la LXX legge Mémphis e, per la seconda città, Machmàs (TM machmàd la-kaspàm, «il prezioso del loro argento», dove però il greco ha letto un toponimo). Il versetto è uno dei più contestati dell'apparato.
  • v. 7 — peQuddàh (dalla radice paqàd, «visitare/rendere conto») designa la «visita» punitiva; la frase «stolto è il profeta, pazzo l'uomo dello spirito» è plausibilmente, secondo la lettura più diffusa, la citazione delle parole beffarde del popolo riportate dal profeta.
  • v. 8 — mastemàh («ostilità, inimicizia») compare due volte; la LXX rende con manía («follia»), spostando l'accento dall'ostilità verso il profeta alla sua presunta pazzia.
  • v. 10 — la-bòshet («alla vergogna») è eufemismo dispregiativo che sostituisce il nome di Baal, secondo un uso scribale attestato altrove (cfr. i nomi Ish-bòshet, Mefi-bòshet).
  • v. 13 — il TM le-tsòr («come Tiro», o «in una rupe») è notoriamente oscuro; la LXX ha letto diversamente («come ho visto, esposero in preda i loro figli»), segno di un testo già incerto in antichità.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

La tradizione rabbinica colloca Osea tra i profeti più antichi: secondo una baraita conservata nel Talmud babilonese (b. Pesachim 87a), Osea fu il primo dei quattro profeti del suo tempo e ricevette un rimprovero divino per aver suggerito che il Santo «scambiasse» Israele con un altro popolo — lettura che fa di tutto il libro un dramma sull'amore irrevocabile di Dio nonostante l'infedeltà. Il v. 5 («che farete nel giorno della festa del TetraGramma?») è stato letto nella tradizione esegetica come ammonimento sull'impossibilità del culto legittimo lontano dal santuario: tema che acquista peso dopo la distruzione del Tempio. La menzione di Baal-Peòr (v. 10) è collegata dalla tradizione halakhica all'episodio di Nm 25 e alle norme sulla separazione da Moab; Ghilgàl (v. 15), santuario del rinnovo del patto sotto Giosuè (Gs 5), diviene nei profeti emblema del culto deviato. Va segnalato come dato di metodo che gran parte di Osea 9 non riceve commento halakhico diretto, trattandosi di oracolo di rimprovero: la ricezione è prevalentemente omiletica e morale.

Aggadah

L'immagine del v. 10 — Israele trovato «come uva nel deserto», «come fico primaticcio nella sua prima stagione» — alimenta una lettura aggadica della predilezione originaria: l'uva trovata inaspettatamente nell'arido e la primizia più dolce esprimono la sorpresa gioiosa con cui Dio scelse i padri. La tradizione midrashica ama contrapporre questa freschezza delle origini alla corruzione successiva di Baal-Peòr, dove «divennero abominevoli come la cosa che amavano» (v. 10): chi ama un idolo vergognoso diventa esso stesso vergogna. Il v. 14, con la sua preghiera paradossale («da' loro un grembo che abortisce e mammelle secche»), è stato letto come intercessione rovesciata: il profeta, non potendo più chiedere benedizione, invoca la sterilità come forma estrema di misericordia, perché non nascano figli destinati alla strage. La memoria di Ghivʿàh (v. 9) richiama l'orrore narrato in Giudici 19, eretto a misura dell'abisso morale raggiunto. L'immagine dei primi fichi conosce nella letteratura rabbinica un valore proverbiale: la primizia del fico (bikkuràh) è il frutto più atteso e prelibato, e il suo sapore diventa metafora delle parole della Torah o dei giusti delle origini; rovesciata nel v. 16 («frutto non darà più»), la stessa immagine misura la sterilità in cui l'infedeltà ha fatto precipitare il popolo. Anche l'oscillazione del v. 11 — «non più parto, non più gravidanza, non più concepimento» — viene letta come climax discendente che ripercorre a ritroso le tappe della vita, segno che il giudizio raggiunge la radice stessa della fecondità promessa ai padri.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Il senso storico-letterale ebraico di Osea 9 va affermato per primo e tenuto distinto: si tratta del giudizio concreto su Efràim infedele e del suo esilio, pronunciato nell'VIII secolo. Su questo strato si innesta, come ricezione posteriore e distinta, una rilettura cristiana che non sostituisce né abolisce il senso originario. Il «giorno della festa» negato in esilio (v. 5) viene ripreso, nella tradizione neotestamentaria, nel motivo del culto che trascende il luogo (Gv 4,21-23), senza per questo annullare la centralità storica del santuario nel testo profetico. L'immagine del fico e dei suoi frutti mancati (vv. 10.16) è entrata nella ricezione evangelica del fico sterile (Mc 11,12-14; Lc 13,6-9) come figura tipologica del giudizio sull'infruttuosità — ma si tratta di un riuso tipologico di un'immagine agraria comune, non del «senso nascosto» del testo di Osea, che parla del raccolto materiale e della fecondità di Efràim. È un errore di metodo leggere la lettura cristologica all'indietro nel profeta come se fosse il suo significato letterale: il navì non sta «predicendo» un evento futuro che cancellerebbe il proprio messaggio. Né va costruita alcuna opposizione tra l'«ebreo legalista» e il cristiano: Osea 9 è esso stesso una critica interna alla religiosità d'Israele, pronunciata da un profeta d'Israele a Israele. L'eco neotestamentaria è un livello tipologico ulteriore, da custodire come tale e mai confuso con il senso storico-profetico, che resta integro e autonomo.

Osservanza e liturgia

Sul piano dell'osservanza, il capitolo tocca due assi halakhici: la purità del cibo e la legittimità del culto. I vv. 3-4 presuppongono la distinzione tra terra santa e terra straniera: il cibo dell'esilio è tamè perché prodotto e consumato fuori dalla terra e delle sue prescrizioni, e il «pane di lutto» richiama le norme di impurità da contatto con la morte. Il v. 4, affermando che sacrifici e libagioni «non saranno graditi», pone il problema della validità dell'offerta separata dal santuario: tema che la tradizione liturgica svilupperà nel principio per cui, mancando il Tempio, lo studio, la preghiera e le opere di misericordia ne assumono il valore. Il v. 5, con la sua domanda sulle feste impossibili in esilio, è ammonimento perenne sulla dimensione comunitaria e territoriale del calendario liturgico (moʿèd e chag). Nel ciclo delle haftaròt, le sezioni di Osea — in particolare i passi sul ritorno e sulla teshuvàh — accompagnano la riflessione penitenziale; il presente oracolo di giudizio fa da contrappunto severo a quel cammino di conversione, ricordando il prezzo dell'infedeltà al patto.

Domande Frequenti

Perché in esilio i sacrifici sono «pane di lutto»?

Perché l'esilio è perdita della terra e del culto: fuori dalla casa del TetraGramma il cibo è impuro (tamè) e i sacrifici non gli sono graditi. È il tema halakhico della tumàh dell'esilio — la festa non è possibile lontano dal santuario. Il castigo dell'idolatria è anche liturgico, non solo politico.

Perché il profeta è chiamato «stolto, pazzo»?

Perché il popolo lo deride e lo respinge: «stolto è il profeta, pazzo l'uomo dello spirito» (v. 7). È la persecuzione del navì, mentre la «sentinella» è col suo Dio. La tradizione storico-ebraica segnala anche al v. 8 il tema intertestamentale dell'angelo Mastemà/delle ostilità (Giubilei, Qumran), da distinguere dal senso piano del profeta ostacolato.

Cos'è «Baal-Peòr» (v. 10)?

L'apostasia archetipica di Nm 25: a Baal-Peòr Israele «si consacrò all'infamia» (la-bòshet, eufemismo per Baal). Osea la indica come radice del male di Efràim: un peccato originario di idolatria che ritorna come paradigma del tradimento del patto.

Riferimenti biblici