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La richiesta di Giacomo e Giovanni — Marco 10,35-45

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La richiesta di Giacomo e Giovanni

Mc 10,35-45·NA28·55/96·// Mt 20,20-28·Lc 22,24-27
τὸ ποτήριον=il calice (Is 51,17.22, calice dell'ira)κατακυριεύουσιν=signoreggiano (modello pagano del potere)διάκονος / δοῦλος=servo / schiavo (la diakonia)λύτρον ἀντὶ πολλῶν=riscatto per moltiכפר נפש kofer nefesh (Is 53,10-12)
XXIX domenica T.O. — anno B (Mc 10,35-45)
35-45
Greco35 Καὶ προσπορεύονται αὐτῷ Ἰάκωβος καὶ Ἰωάννης ⸀οἱ υἱοὶ Ζεβεδαίου λέγοντες ⸀αὐτῷ· Διδάσκαλε, θέλομεν ἵνα ὃ ἐὰν αἰτήσωμέν ⸀σε ποιήσῃς ἡμῖν. 36 ὁ δὲ εἶπεν αὐτοῖς· Τί θέλετε ⸀ποιήσω ὑμῖν; 37 οἱ δὲ εἶπαν αὐτῷ· Δὸς ἡμῖν ἵνα εἷς ⸂σου ἐκ δεξιῶν⸃ καὶ εἷς ἐξ ⸀ἀριστερῶν καθίσωμεν ἐν τῇ δόξῃ σου. 38 ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Οὐκ οἴδατε τί αἰτεῖσθε· δύνασθε πιεῖν τὸ ποτήριον ὃ ἐγὼ πίνω, ⸀ἢ τὸ βάπτισμα ὃ ἐγὼ βαπτίζομαι βαπτισθῆναι; 39 οἱ δὲ εἶπαν αὐτῷ· Δυνάμεθα. ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· ⸀Τὸ ποτήριον ὃ ἐγὼ πίνω πίεσθε καὶ τὸ βάπτισμα ὃ ἐγὼ βαπτίζομαι βαπτισθήσεσθε, 40 τὸ δὲ καθίσαι ἐκ δεξιῶν μου ⸀ἢ ἐξ εὐωνύμων οὐκ ἔστιν ἐμὸν δοῦναι, ἀλλ’ οἷς ἡτοίμασται. 41 Καὶ ἀκούσαντες οἱ δέκα ἤρξαντο ἀγανακτεῖν περὶ Ἰακώβου καὶ Ἰωάννου. 42 ⸂καὶ προσκαλεσάμενος αὐτοὺς ὁ Ἰησοῦς⸃ λέγει αὐτοῖς· Οἴδατε ὅτι οἱ δοκοῦντες ἄρχειν τῶν ἐθνῶν κατακυριεύουσιν αὐτῶν καὶ οἱ μεγάλοι αὐτῶν κατεξουσιάζουσιν αὐτῶν. 43 οὐχ οὕτως δέ ⸀ἐστιν ἐν ὑμῖν· ἀλλ’ ὃς ⸀ἂν θέλῃ ⸂μέγας γενέσθαι⸃ ἐν ὑμῖν, ἔσται ὑμῶν διάκονος, 44 καὶ ὃς ⸀ἂν θέλῃ ⸂ἐν ὑμῖν εἶναι⸃ πρῶτος, ἔσται πάντων δοῦλος· 45 καὶ γὰρ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου οὐκ ἦλθεν διακονηθῆναι ἀλλὰ διακονῆσαι καὶ δοῦναι τὴν ψυχὴν αὐτοῦ λύτρον ἀντὶ πολλῶν.
Lettura Ortodossa35 Si avvicinarono a lui Giacomo e Giovanni, i ⓘ, dicendo: «ⓘ, fa' per noi ciò che ti chiederemo». 37 «Concedici di sedere, nella tua gloria regale (kavod כָּבוֹד), uno alla tua ⓘ». 38 ⓘ disse loro: «Non sapete cosa chiedete. Potete bere il ⓘ, o essere immersi con la tevilah (l'immersione rituale) ⓘ?». 40 Il sedere alla mia destra o alla sinistra non spetta a me concederlo, ma è ⓘ. 41 Udito ciò, i ⓘ cominciarono a sdegnarsi di Giacomo e Giovanni. 42 Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che quelli ritenuti capi delle nazioni pagane (i goyim גּוֹיִם, i popoli gentili) ⓘ; 43 tra voi non è così: chi vuol essere grande sia ⓘ, 44 chi primo sia ⓘ. 45 Anche il Figlio dell'uomo (Bar Enash בַּר אֱנָשׁ), la ⓘ del Mashiach, non è venuto per ⓘ e dare la sua ⓘ in riscatto (ge'ulah גְּאֻלָּה, prezzo di ⓘ) per molti».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 10,35-45 si situa nel contesto del movimento di Gesù verso Gerusalemme, durante il periodo del Secondo Tempio (515 a.C.–70 d.C.), quando la città era dominata dall'oligarchia sacerdotale sadducea (archiereîs) e attraversata da correnti farisaiche, zelote ed essene. Flavio Giuseppe documenta le tensioni tra figure carismatiche itineranti e l'establishment templare (Ant. XX,9,1). La richiesta di Giacomo e Giovanni — bnei Zavdai, figli di Zebedeo, designati con lo stato costrutto semitico della casata — riflette l'attesa messianica di una restaurazione davidica con distribuzione di cariche di governo, ben attestata nei Salmi di Salomone e nei testi di Qumran (1QSa 2,11-22), dove i posti accanto al principe escatologico sono oggetto di rango liturgico-giuridico preciso. Il contrasto tra «governanti delle nazioni» e la comunità dei discepoli presuppone la distinzione tra potere imperiale romano (katakyrieúousin) e il modello del regno annunciato da Gesù.

Analisi lessicale

Il termine potḗrion (calice) rinvia alla metafora biblica della sorte assegnata da Dio, con valenza di giudizio e sofferenza (Is 51,17; Ger 25,15; Sal 75,9); il sostrato ebraico è kos (כּוֹס), usato nei Salmi per il destino individuale. Báptisma (battesimo, immersione) richiama il bagno rituale purificatore — il tevilah — rovesciato in immagine di sommersione nella prova mortale (Sal 69,2-3). I composti con kata- — katakyrieúousin e katexousiázousin — intensificano il dominio «dall'alto», un potere che schiaccia. Diákonos designa chi serve alla mensa, opposto semantico del dominatore; doûlos (schiavo) corrisponde all'ebraico 'eved (עֶבֶד), gradino ancora inferiore nella scala sociale. Al v. 45, psychḗ traduce la nefesh ebraica, la vita nella sua totalità esistenziale, non l'anima nel senso platonico — va evitata qui qualsiasi deriva ellenizzante. Lýtron antì pollôn: lýtron è il prezzo tecnico di affrancamento di uno schiavo o prigioniero; antì ha valore sostitutivo-rappresentativo; pollôn riecheggia il Servo di Isaia 53. Ho hyiòs toû anthrṓpou rinvia al Bar Enash di Daniele 7,13.

Fonti ebraiche

La richiesta dei due discepoli di sedere ek dexiôn ... ex aristerôn (a destra e a sinistra) evoca Sal 110,1, il salmo davidico dell'intronizzazione, dove il sovrano è invitato a sedere alla destra del Signore; il peso della presenza divina ai due lati del trono è topos della letteratura apocalittica. Il calice della sofferenza trova radice in Is 51,17 («svegliati, svegliati, alzati, Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice del suo furore») e in Ger 25,15 (calice dell'ira dato alle nazioni). L'immersione nella prova richiama Sal 69,2-3 («le acque mi giungono fino alla gola … sono sprofondate nelle acque abissali»). Il vertice intertestamentale è il quarto canto del Servo sofferente: Is 53,10 («offre la sua vita in espiazione»), 53,11-12 («porta il peccato di molti»). Il concetto di pidyon (riscatto, פִּדְיוֹן) e del go'el (redentore) percorre tutta la Torah e i Profeti: Es 21,30 (riscatto per la vita), Lv 25,48-51 (riscatto dello schiavo israelita). La tradizione tannaitica sviluppa la figura del 'eved che serve senza calcolo di ricompensa (m.Avot 1,3), connessa al servizio disinteressato come ideale halakhico.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico sotteso alla pericope è che la grandezza autentica si misura nel servizio agli altri, non nel rango gerarchico: un rovesciamento che non abolisce la struttura comunitaria, ma ne ridefinisce il fondamento giuridico-morale secondo la Torah. Sul piano degli strumenti giuridici concreti, la pericope mobilita la categoria dello shaliach (שָׁלִיחַ): il principio «sheliaḥ adam kemoto» — il mandatario è come colui che lo invia — regola la delega di autorità (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a); Gesù, presentandosi come servo di tutti, inverte il rapporto: chi ha il mandato più alto assume la posizione più bassa. La figura del doûlos/'eved richiama le norme sulla schiavitù e il riscatto in Lv 25,48-51 e Es 21,30, dove il pidyon — il prezzo di affrancamento — è atto giuridico preciso con valore liberatorio documentato. Il lýtron non è linguaggio penale-forense, ma tecnico-commerciale del riscatto: la distinzione è halakhicamente rilevante perché la redenzione opera come affrancamento (m.Sanhedrin 4,1 stabilisce che ogni anima vale un mondo intero, fondamento dell'inestimabilità della vita umana). Il servizio alla mensa (diakonía) ha paralleli nella prassi delle ḥaburot farisaiche, dove i pasti comunitari erano regolati da norme di purità e ordine di precedenza.

Lettura non sostitutiva

La pericope non propone alcuna sostituzione di Israele né alcuna condanna del popolo ebraico. Il Figlio dell'uomo che serve e offre la propria vita si colloca interamente dentro la Scrittura d'Israele: il Servo di JHWH in Isaia 53 è figura radicata nella tradizione profetica ebraica, e il lýtron antì pollôn compie — non abroga — la logica del pidyon e del go'el veterotestamentario. I perushim (farisei) non compaiono in questa pericope e non vanno proiettati negativamente sul contesto: il testo oppone la logica dei «governanti delle nazioni» (potere pagano imperiale) alla logica del regno, senza condannare gruppi etnici o religiosi. Gli «altri dieci» discepoli che si indignano sono anch'essi israeliti in formazione, non folle anonime. Il compimento di Isaia 53 non comporta il superamento di Israele: la berît (alleanza) rimane, e la figura del Servo appartiene alla tradizione di Israele prima ancora che alla sua interpretazione cristologica.

Note testuali

  • v. 35 — hyioì Zebedaíou: stato costrutto semitico (bnei Zavdai), designa la casata; Didáskale (rav): vocativo rabbinico.
  • v. 37 — ek dexiôn ... ex aristerôn: i posti dell'intronizzazione messianica accanto al sovrano (cf. Sal 110,1); hoîs hētoímastai: perfetto passivo, passivum divinum — Dio ha già disposto.
  • v. 38 — potḗrion: calice della sofferenza e del giudizio (Is 51,17; Ger 25,15; Sal 75,9); báptisma ... baptízomai: immersione nella passione, sommersione mortale (cf. Sal 69,2-3).
  • v. 42 — katakyrieúousin ... katexousiázousin: i due composti con kata- intensificano il dominio che schiaccia dall'alto.
  • v. 43-44 — diákonos: servo alla mensa, opposto del dominatore; doûlos = 'eved (עֶבֶד), schiavo, gradino ancora più basso.
  • v. 45 — ho hyiòs toû anthrṓpou: il Bar Enash di Dn 7,13, figura di gloria qui rovesciata nel servizio; psychḗ = nefesh, la vita totale (non anima platonica); lýtron antì pollôn: lýtron = prezzo tecnico di affrancamento (cf. Es 21,30; Lv 25,48-51); antì pollôn eco del Servo di Is 53,10-12 («offre la vita», «porta il peccato di molti»); termine di riscatto/redenzione, non linguaggio penale.

Domande Frequenti

Perché Gesù usa le immagini del «calice» e del «battesimo» invece di spiegare direttamente la sua morte?

Entrambe le immagini hanno radici scritturali precise: il calice richiama Is 51,17 e Ger 25,15 (sorte di sofferenza assegnata da Dio); l'immersione richiama Sal 69,2-3 (le acque che travolgono). Gesù parla dentro il repertorio profetico di Israele, non introduce metafore estranee alla tradizione.

Il termine «riscatto» (lýtron) implica una teoria della soddisfazione penale?

No. Lýtron è termine tecnico del riscatto dello schiavo o prigioniero (Es 21,30; Lv 25,48-51), categoria giuridica del pidyon. Il testo non usa linguaggio forense-penale; il senso è affrancamento e liberazione, in continuità con la figura del go'el e del Servo di Is 53,10-12.

Chi sono i «governanti delle nazioni» contro cui Gesù contrappone il servizio?

Il riferimento è al potere imperiale romano e alle sue strutture di dominio, non ai dirigenti ebraici. I verbi katakyrieúousin e katexousiázousin descrivono il dominio coercitivo pagano. Il contrasto non implica condanna di gruppi etnici o religiosi ebraici.

Quale principio halakhico fonda il rovesciamento tra grandezza e servizio nel contesto giudaico del Secondo Tempio?

Il principio del 'eved che serve senza calcolo di ricompensa (m.Avot 1,3) e la norma del shaliach — «sheliaḥ adam kemoto» (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — fondano la logica per cui chi detiene il mandato più alto si pone al servizio di tutti, invertendo la gerarchia del dominio.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.