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Geremia 36 — rotolo di Barùc (TM) vs lettera agli esuli (LXX)

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Geremia 36 — rotolo di Barùc (TM) vs lettera agli esuli (LXX)

Geremia 36,1-15·MT (OSHB) + LXX·11/12
1
Ebraico (MT)ויהי בשנה הרביעת ליהויקים בן יאשיהו מלך יהודה היה הדבר הזה אל ירמיהו מאת יהוה לאמר
Septuaginta (LXX)Καὶ οὗτοι οἱ λόγοι τῆς βίβλου, οὓς ἀπέστειλεν Ιερεμιας ἐξ Ιερουσαλημ πρὸς τοὺς πρεσβυτέρους τῆς ἀποικίας καὶ πρὸς τοὺς ἱερεῖς καὶ πρὸς τοὺς ψευδοπροφήτας ἐπιστολὴν εἰς Βαβυλῶνα τῇ ἀποικίᾳ καὶ πρὸς ἅπαντα τὸν λαὸν
Lettura OrtodossaE avvenne nell'anno quarto di Yehoyaqìm figlio di Yoshiyàhu, re di Yehudàh, che questa parola fu rivolta a Yirmeyàhu da parte del TetraGramma, dicendo:
2
Ebraico (MT)קח לך מגלת ספר וכתבת אליה את כל הדברים אשר דברתי אליך על ישראל ועל יהודה ועל כל הגוים מיום דברתי אליך מימי יאשיהו ועד היום הזה
Septuaginta (LXX)ὕστερον ἐξελθόντος Ιεχονιου τοῦ βασιλέως καὶ τῆς βασιλίσσης καὶ τῶν εὐνούχων καὶ παντὸς ἐλευθέρου καὶ δεσμώτου καὶ τεχνίτου ἐξ Ιερουσαλημ
Lettura OrtodossaPrenditi un ⓘ e scrivici tutte le parole che ti ho detto contro Israèl, contro Yehudàh e contro tutte le nazioni, dal giorno in cui ti parlai, dai giorni di ⓘ fino a questo giorno.
3
Ebraico (MT)אולי ישמעו בית יהודה את כל הרעה אשר אנכי חשב לעשות להם למען ישובו איש מדרכו הרעה וסלחתי לעונם ולחטאתם
Septuaginta (LXX)ἐν χειρὶ Ελεασα υἱοῦ Σαφαν καὶ Γαμαριου υἱοῦ Χελκιου, ὃν ἀπέστειλεν Σεδεκιας βασιλεὺς Ιουδα πρὸς βασιλέα Βαβυλῶνος εἰς Βαβυλῶνα, λέγων
Lettura Ortodossaⓘ udrà la casa di Yehudàh tutto il male che io penso di fare loro, affinché ritornino ciascuno dalla sua via malvagia, e io perdoni la loro colpa e il loro peccato.
4
Ebraico (MT)ויקרא ירמיהו את ברוך בן נריה ויכתב ברוך מפי ירמיהו את כל דברי יהוה אשר דבר אליו על מגלת ספר
Septuaginta (LXX)Οὕτως εἶπεν κύριος ὁ θεὸς Ισραηλ ἐπὶ τὴν ἀποικίαν, ἣν ἀπῴκισα ἀπὸ Ιερουσαλημ
Lettura OrtodossaE Yirmeyàhu chiamò ⓘ figlio di Neriyàh, e Barùc scrisse ⓘ di Yirmeyàhu tutte le parole del TetraGramma che egli gli aveva detto, sopra un rotolo-libro.
5
Ebraico (MT)ויצוה ירמיהו את ברוך לאמר אני עצור לא אוכל לבוא בית יהוה
Septuaginta (LXX)Οἰκοδομήσατε οἴκους καὶ κατοικήσατε καὶ φυτεύσατε παραδείσους καὶ φάγετε τοὺς καρποὺς αὐτῶν
Lettura OrtodossaE Yirmeyàhu comandò a Barùc, dicendo: Io sono ⓘ, non posso entrare nella casa del TetraGramma;
6
Ebraico (MT)ובאת אתה וקראת במגלה אשר כתבת מפי את דברי יהוה באזני העם בית יהוה ביום צום וגם באזני כל יהודה הבאים מעריהם תקראם
Septuaginta (LXX)καὶ λάβετε γυναῖκας καὶ τεκνοποιήσατε υἱοὺς καὶ θυγατέρας καὶ λάβετε τοῖς υἱοῖς ὑμῶν γυναῖκας καὶ τὰς θυγατέρας ὑμῶν ἀνδράσιν δότε καὶ πληθύνεσθε καὶ μὴ σμικρυνθῆτε
Lettura Ortodossava' dunque tu e leggi nel rotolo che hai scritto dalla mia bocca le parole del TetraGramma agli orecchi del popolo, nella casa del TetraGramma, nel ⓘ; e anche agli orecchi di tutto Yehudàh, che vengono dalle loro città, le leggerai.
7
Ebraico (MT)אולי תפל תחנתם לפני יהוה וישבו איש מדרכו הרעה כי גדול האף והחמה אשר דבר יהוה אל העם הזה
Septuaginta (LXX)καὶ ζητήσατε εἰς εἰρήνην τῆς γῆς, εἰς ἣν ἀπῴκισα ὑμᾶς ἐκεῖ, καὶ προσεύξασθε περὶ αὐτῶν πρὸς κύριον, ὅτι ἐν εἰρήνῃ αὐτῆς ἔσται εἰρήνη ὑμῖν.
Lettura OrtodossaForse cadrà la loro ⓘ davanti al TetraGramma, e ritorneranno ciascuno dalla sua via malvagia; perché grande è l'ⓘ che il TetraGramma ha pronunciato contro questo popolo.
8
Ebraico (MT)ויעש ברוך בן נריה ככל אשר צוהו ירמיהו הנביא לקרא בספר דברי יהוה בית יהוה
Septuaginta (LXX)ὅτι οὕτως εἶπεν κύριος Μὴ ἀναπειθέτωσαν ὑμᾶς οἱ ψευδοπροφῆται οἱ ἐν ὑμῖν, καὶ μὴ ἀναπειθέτωσαν ὑμᾶς οἱ μάντεις ὑμῶν, καὶ μὴ ἀκούετε εἰς τὰ ἐνύπνια ὑμῶν, ἃ ὑμεῖς ἐνυπνιάζεσθε,
Lettura OrtodossaE Barùc figlio di Neriyàh fece secondo tutto ciò che gli aveva comandato Yirmeyàhu il profeta, leggendo nel libro le parole del TetraGramma nella casa del TetraGramma.
9
Ebraico (MT)ויהי בשנה החמשית ליהויקים בן יאשיהו מלך יהודה בחדש התשעי קראו צום לפני יהוה כל העם בירושלם וכל העם הבאים מערי יהודה בירושלם
Septuaginta (LXX)ὅτι ἄδικα αὐτοὶ προφητεύουσιν ὑμῖν ἐπὶ τῷ ὀνόματί μου, καὶ οὐκ ἀπέστειλα αὐτούς.
Lettura OrtodossaE avvenne nell'anno quinto di Yehoyaqìm figlio di Yoshiyàhu, re di Yehudàh, nel ⓘ, che proclamarono un digiuno davanti al TetraGramma per tutto il popolo in Yerushalàyim, e per tutto il popolo che veniva dalle città di Yehudàh a Yerushalàyim.
10
Ebraico (MT)ויקרא ברוך בספר את דברי ירמיהו בית יהוה בלשכת גמריהו בן שפן הספר בחצר העליון פתח שער בית יהוה החדש באזני כל העם
Septuaginta (LXX)ὅτι οὕτως εἶπεν κύριος Ὅταν μέλλῃ πληροῦσθαι Βαβυλῶνι ἑβδομήκοντα ἔτη, ἐπισκέψομαι ὑμᾶς καὶ ἐπιστήσω τοὺς λόγους μου ἐφ’ ὑμᾶς τοῦ τὸν λαὸν ὑμῶν ἀποστρέψαι εἰς τὸν τόπον τοῦτον·
Lettura OrtodossaE Barùc lesse nel libro le parole di Yirmeyàhu nella casa del TetraGramma, nella ⓘ di Ghemaryàh figlio di Shafàn, lo scriba, nel cortile superiore, all'ingresso della ⓘ della casa del TetraGramma, agli orecchi di tutto il popolo.
11
Ebraico (MT)וישמע מכיהו בן גמריהו בן שפן את כל דברי יהוה מעל הספר
Septuaginta (LXX)καὶ λογιοῦμαι ἐφ’ ὑμᾶς λογισμὸν εἰρήνης καὶ οὐ κακὰ τοῦ δοῦναι ὑμῖν ταῦτα.
Lettura OrtodossaE ⓘ figlio di Ghemaryàh figlio di Shafàn udì tutte le parole del TetraGramma dal libro;
12
Ebraico (MT)וירד בית המלך על לשכת הספר והנה שם כל השרים יושבים אלישמע הספר ודליהו בן שמעיהו ואלנתן בן עכבור וגמריהו בן שפן וצדקיהו בן חנניהו וכל השרים
Septuaginta (LXX)καὶ προσεύξασθε πρός με, καὶ εἰσακούσομαι ὑμῶν·
Lettura Ortodossae scese alla casa del re, alla sala dello scriba, ed ecco là sedevano tutti i ⓘ: Elishamà lo scriba, e Delayàhu figlio di Shemaʿyàhu, ed Elnatàn figlio di ʿAkhbòr, e Ghemaryàhu figlio di Shafàn, e Tzidqiyàhu figlio di Chananyàhu, e tutti i capi.
13
Ebraico (MT)ויגד להם מכיהו את כל הדברים אשר שמע בקרא ברוך בספר באזני העם
Septuaginta (LXX)καὶ ἐκζητήσατέ με, καὶ εὑρήσετέ με, ὅτι ζητήσετέ με ἐν ὅλῃ καρδίᾳ ὑμῶν,
Lettura OrtodossaE Mikhàyhu riferì loro tutte le parole che aveva udito quando Barùc leggeva nel libro agli orecchi del popolo.
14
Ebraico (MT)וישלחו כל השרים אל ברוך את יהודי בן נתניהו בן שלמיהו בן כושי לאמר המגלה אשר קראת בה באזני העם קחנה בידך ולך ויקח ברוך בן נריהו את המגלה בידו ויבא אליהם
Septuaginta (LXX)καὶ ἐπιφανοῦμαι ὑμῖν. –
Lettura OrtodossaE tutti i capi mandarono a Barùc ⓘ figlio di Netanyàhu figlio di Shelemyàhu figlio di Kushì, dicendo: Il rotolo che hai letto agli orecchi del popolo, prendilo in mano e vieni. E Barùc figlio di Neriyàhu prese il rotolo in mano e venne da loro.
15
Ebraico (MT)ויאמרו אליו שב נא וקראנה באזנינו ויקרא ברוך באזניהם
Septuaginta (LXX)ὅτι εἴπατε Κατέστησεν ἡμῖν κύριος προφήτας ἐν Βαβυλῶνι,
Lettura OrtodossaE gli dissero: Siedi, ti preghiamo, e leggilo ai nostri orecchi. E Barùc lo lesse ai loro orecchi.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Questo brano racconta la nascita di un libro profetico. Nel quarto anno di Yehoyaqìm (Ioiakim), Yirmeyàhu detta «dalla sua bocca» (mi-pì) allo scriba Barùc figlio di Neriyàh tutte le parole pronunciate dai giorni di Giosia in poi, e le fa raccogliere in un solo «rotolo-libro» (megillàt-sèfer). Il profeta è «trattenuto» (atzùr) e non può accedere al Tempio; manda dunque Barùc a leggere il rotolo a voce alta nel giorno di un digiuno pubblico, davanti al popolo radunato. La lettura avviene nella sala dello scriba Ghemaryàh, all'ingresso della Porta Nuova; Mikhàyhu la ascolta, scende a riferirne il contenuto ai dignitari di corte riuniti nella sala del palazzo, e i capi convocano Barùc perché ripeta la lettura davanti a loro. Il testo è una pagina capitale sul rapporto fra parola orale del profeta e parola scritta mediata dallo scriba, e sull'efficacia pubblica della Scrittura: la lettura del rotolo mette in moto un confronto fra la voce profetica e il potere regio, che culminerà — nel séguito del capitolo — nel re che taglia e brucia il rotolo, costringendo Yirmeyàhu a riscriverlo.

Ricostruzione storica

La scena si colloca con precisione cronologica: «anno quarto di Yehoyaqìm» (v.1, circa 605 a.C., l'anno della battaglia di Karkemìsh e dell'ascesa babilonese) per la dettatura, «anno quinto… mese nono» (v.9, Kislèv) per la lettura pubblica. Sono gli anni in cui Babilonia diventa la potenza egemone e la prospettiva dell'esilio si fa concreta. Il rotolo raccoglie retrospettivamente l'intera predicazione precedente: è un atto deliberato di messa per iscritto, motivato dall'impossibilità del profeta di parlare di persona nel recinto sacro. La menzione del yom tzom, il giorno di digiuno proclamato (vv.6.9), garantisce un uditorio numeroso, accresciuto dalla gente «che viene dalle città di Yehudàh» a Gerusalemme. I nomi dei funzionari (vv.10.12) appartengono alla classe scribale legata alla casa di Shafàn, segretario già attivo sotto la riforma di Giosia: Ghemaryàh figlio di Shafàn mette a disposizione la propria lishkàh (sala) nel cortile superiore, e il figlio Mikhàyhu fa da tramite verso la corte. Questa rete di scribi simpatetici verso Yirmeyàhu spiega come la parola profetica abbia potuto risuonare nel Tempio e raggiungere il palazzo nonostante l'ostilità del re. La «Porta Nuova» (v.10) era probabilmente un accesso del recinto templare rifatto in epoca recente, punto consueto di raduno e di proclama pubblico.

Note testuali (TM/LXX)

La divergenza fra il Testo Masoretico (TM) e la Settanta (LXX) è qui, prima ancora che lessicale, strutturale. Il libro di Geremia circola in due edizioni: quella greca è più breve di circa un settimo e dispone diversamente i materiali, in particolare gli oracoli contro le nazioni, collocati a metà libro anziché alla fine. Per effetto di questo riordino la numerazione dei capitoli diverge ampiamente fra le due tradizioni, e ciò che nel TM è il capitolo del «rotolo di Barùc» non trova nella LXX un parallelo nella stessa posizione: la colonna greca, in questo punto della sua sequenza, reca tutt'altro materiale (il discorso agli esuli sul «cercate lo shalòm della città» e i settant'anni, che nel TM stanno altrove). Il lettore deve dunque sapere che TM e LXX non sono qui semplici varianti di parole, ma due architetture diverse dello stesso libro. Sul piano del lessico ebraico vanno notati: megillàt-sèfer (v.2), il «rotolo di documento», supporto materiale del testo profetico esteso; mi-pì Yirmeyàhu (v.4), «dalla bocca di Geremia», che sottolinea l'origine orale-dettata dello scritto; atzùr (v.5), participio che indica un «trattenuto/impedito», forse per interdizione ufficiale dall'accesso al Tempio; la dittologia af ve-chemàh (v.7), «ira e furore», che cumula due termini di collera per intensificazione; techinnàh (v.7), la «supplica» che «cade» (cioè è presentata) davanti al Signore.

Ricezione ebraica (tradizione rabbinica e liturgica)

La tradizione rabbinica fa di questo episodio un punto d'appoggio per la dottrina sull'origine dei libri biblici. In Bavà Batrà 15a, nell'elenco di chi «scrisse» i libri, si afferma che «Geremia scrisse il suo proprio libro, il libro dei Re e le Lamentazioni», e proprio la scena del rotolo dettato a Barùc viene addotta come modello del modo in cui un testo sacro nasce per dettatura e fissazione scribale (vi si cita Ger 36,18: «egli mi dettava a voce tutte queste parole e io le scrivevo con inchiostro nel libro»). La figura di Barùc figlio di Neriyàh riceve grande onore: secondo Meghillàh 16b, «finché Barùc figlio di Neriyàh fu in vita in Babilonia, Ezra, che era suo discepolo, non lo lasciò per salire» a Gerusalemme — tradizione che fa di Barùc il maestro di Ezra e lega così la trasmissione del libro profetico alla catena dello studio. La liturgia conserva inoltre la centralità della lettura pubblica del rotolo come atto comunitario fondante, e la prassi del tzom proclamato (vv.6.9) resta paradigma del digiuno penitenziale d'assemblea.

Aggadah

La lettura aggadica concentra l'attenzione sul contrasto fra le due «scritture» del capitolo: il rotolo di Barùc e il coltello del re. La parola del profeta, fragile come pelle e inchiostro, viene tagliata e bruciata dal sovrano, eppure rinasce: il profeta la riscrive «e vi furono aggiunte molte parole simili a quelle» (Ger 36,32), sicché il tentativo di soppressione produce un testo più ampio. Da qui la lettura secondo cui la parola divina non può essere annientata dal potere, ma anzi cresce sotto la persecuzione. La figura di Barùc è oggetto di ulteriore riflessione: scriba fedele che mette il proprio talento al servizio della voce altrui, egli incarna l'umiltà del trasmettitore — tema su cui l'aggadah torna anche a proposito del suo desiderio di «grandezza» e della risposta divina che lo riconduce alla misura del momento storico. Il digiuno del «mese nono» diventa, nella lettura omiletica, l'occasione mancata: il popolo è radunato, la parola è pronunciata, ma — come mostrerà il séguito — il re sceglie il fuoco invece del pentimento.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Va anzitutto fissato il senso storico-letterale ebraico: il brano descrive un evento concreto del regno di Yehoyaqìm — la composizione di un rotolo profetico, la sua lettura nel Tempio in giorno di digiuno, la trasmissione del suo contenuto alla corte — e annuncia la possibilità del ravvedimento («forse udranno… affinché ritornino ciascuno dalla sua via malvagia», v.3.7). Questo significato sta in piedi da sé, dentro la vicenda d'Israèl, e non va letto come semplice «predizione» di eventi successivi.

Come ricezione posteriore, e da tenere distinta dal senso originario, la tradizione cristiana ha letto in chiave tipologica il motivo del profeta perseguitato e della parola rifiutata dai potenti: il tema del messaggero respinto, del rotolo bruciato e della parola che sopravvive è stato accostato al destino della predicazione profetica nei vangeli (per esempio la sequenza dei profeti uccisi evocata in Mt 23,29-37) e all'immagine del «libro» e del rotolo nella letteratura apocalittica del Nuovo Testamento (Ap 5; 10). Si tratta di un livello tipologico distinto, un'eco interpretativa cristiana, non del senso letterale del testo ebraico: il racconto di Yirmeyàhu e Barùc non è la cifra nascosta di una realtà neotestamentaria, e la sua forza profetica non dipende da alcun compimento successivo. Allo stesso modo, la pietà che il brano richiede — il «ritorno» (teshuvàh) dalla via malvagia — non è una religiosità «legalista» da superare, ma il cuore stesso dell'annuncio profetico, che la tradizione successiva, ebraica e cristiana, ha continuato a comprendere come conversione del cuore.

Osservanza e liturgia

Sul piano pratico il brano modella l'esperienza del digiuno comunitario penitenziale e della lettura pubblica della parola. La Mishnàh Taanìt 2,1 descrive l'ordine del digiuno d'assemblea: si porta l'arca nella piazza, si pone cenere sul capo del capo della comunità e di ciascuno, e «il più anziano rivolge alla comunità parole di rimprovero», ricordando che «non basta digiunare e pregare, ma occorre tornare e correggere le proprie vie con i fatti» — esattamente il movimento che il rotolo di Barùc cerca di suscitare quando la techinnàh «cade davanti al Signore» perché ciascuno «ritorni dalla sua via malvagia» (vv.3.7). L'osservanza che ne deriva privilegia la conversione effettiva sull'atto rituale isolato: il digiuno vale come strumento della teshuvàh, non come fine. Resta inoltre normativa l'attenzione alla parola letta ad alta voce davanti all'assemblea (be-oznè ha-ʿam, «agli orecchi del popolo», ripetuto nei vv.6.10.13-15), che fa della proclamazione comunitaria della Scrittura il luogo in cui la parola profetica diventa di nuovo viva e interpellante.

Domande Frequenti

Perché la colonna ebraica e quella greca di Geremia 36 dicono cose diverse?

Per la doppia tradizione di Geremia: il TM (colonna ebraica) reca il rotolo di Barùc bruciato dal re Yehoyaqìm (cap. 36 ebraico), mentre la LXX (colonna greca) reca la lettera agli esuli che nel TM è il cap. 29. L'ortodossa rende il testo greco; la colonna ebraica porta il rotolo di Barùc.

Cosa chiede la lettera agli esuli?

Radicamento e responsabilità civile: costruire case, piantare giardini, sposarsi, moltiplicarsi, e "cercare lo shalòm della città" pagana ospite pregando per essa. È halakhah dell'esilio, non attesa apocalittica; il principio sarà ripreso in Pirkè Avòt 3,2 ("prega per il governo").

Cosa sono i "settant'anni" del v.10?

Il computo della servitù a Babilonia già di Ger 25, poi riletto in Daniele 9 e 2Cronache 36. È profezia storica del ritorno, non uno scenario da futurizzare: "vi visiterò e vi ricondurrò", con "pensieri di shalòm, un avvenire e una speranza".

Riferimenti biblici

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