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Geremia 8 — Le ossa esposte, la cicogna e «la penna menzognera»

La Bibbia come la udirono i primi lettori giudeo-cristiani

Testo parallelo: ebraico masoretico · Septuaginta · lettura ortodossa

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Geremia 8 — Le ossa esposte, la cicogna e «la penna menzognera»

Geremia 8,1-10·MT (OSHB) + LXX·3/12
1
Ebraico (MT)בעת ההיא נאם יהוה ויציאו יוציאו את עצמות מלכי יהודה ואת עצמות שריו ואת עצמות הכהנים ואת עצמות הנביאים ואת עצמות יושבי ירושלם מקבריהם
Septuaginta (LXX)ἐν τῷ καιρῷ ἐκείνῳ, λέγει κύριος, ἐξοίσουσιν τὰ ὀστᾶ τῶν βασιλέων Ιουδα καὶ τὰ ὀστᾶ τῶν ἀρχόντων αὐτοῦ καὶ τὰ ὀστᾶ τῶν ἱερέων καὶ τὰ ὀστᾶ τῶν προφητῶν καὶ τὰ ὀστᾶ τῶν κατοικούντων Ιερουσαλημ ἐκ τῶν τάφων αὐτῶν
Lettura OrtodossaIn quel tempo — ⓘ — trarranno fuori dalle loro tombe le ossa dei re di Giuda, le ossa dei suoi prìncipi, le ossa dei ⓘ, le ossa dei profeti e le ossa degli abitanti di Gerusalemme,
2
Ebraico (MT)ושטחום לשמש ולירח ולכל צבא השמים אשר אהבום ואשר עבדום ואשר הלכו אחריהם ואשר דרשום ואשר השתחוו להם לא יאספו ולא יקברו לדמן על פני האדמה יהיו
Septuaginta (LXX)καὶ ψύξουσιν αὐτὰ πρὸς τὸν ἥλιον καὶ τὴν σελήνην καὶ πρὸς πάντας τοὺς ἀστέρας καὶ πρὸς πᾶσαν τὴν στρατιὰν τοῦ οὐρανοῦ, ἃ ἠγάπησαν καὶ οἷς ἐδούλευσαν καὶ ὧν ἐπορεύθησαν ὀπίσω αὐτῶν καὶ ὧν ἀντείχοντο καὶ οἷς προσεκύνησαν αὐτοῖς· οὐ κοπήσονται καὶ οὐ ταφήσονται καὶ ἔσονται εἰς παράδειγμα ἐπὶ προσώπου τῆς γῆς,
Lettura Ortodossae le spargeranno, le distenderanno davanti al sole, alla luna e a tutto l'ⓘ, quegli astri che essi amarono e servirono, dietro ai quali camminarono, che ⓘ e davanti ai quali si prostrarono: non saranno più raccolte né sepolte, diverranno ⓘ sparso sulla faccia del suolo.
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Ebraico (MT)ונבחר מות מחיים לכל השארית הנשארים מן המשפחה הרעה הזאת בכל המקמות הנשארים אשר הדחתים שם נאם יהוה צבאות
Septuaginta (LXX)ὅτι εἵλοντο τὸν θάνατον ἢ τὴν ζωήν, καὶ πᾶσιν τοῖς καταλοίποις τοῖς καταλειφθεῖσιν ἀπὸ τῆς γενεᾶς ἐκείνης ἐν παντὶ τόπῳ, οὗ ἐὰν ἐξώσω αὐτοὺς ἐκεῖ.
Lettura OrtodossaE sarà ⓘ da tutto il resto superstite di questa stirpe malvagia, in ogni luogo dove li avrò dispersi e scacciati — oracolo del ⓘ.
4
Ebraico (MT)ואמרת אליהם כה אמר יהוה היפלו ולא יקומו אם ישוב ולא ישוב
Septuaginta (LXX)Ὅτι τάδε λέγει κύριος Μὴ ὁ πίπτων οὐκ ἀνίσταται; ἢ ὁ ἀποστρέφων οὐκ ἐπιστρέφει;
Lettura OrtodossaE dirai loro: Così dice il ⓘ: Forse chi cade non si rialza? Chi ⓘ dal sentiero non torna indietro?
5
Ebraico (MT)מדוע שובבה העם הזה ירושלם משבה נצחת החזיקו בתרמית מאנו לשוב
Septuaginta (LXX)διὰ τί ἀπέστρεψεν ὁ λαός μου οὗτος ἀποστροφὴν ἀναιδῆ καὶ κατεκρατήθησαν ἐν τῇ προαιρέσει αὐτῶν καὶ οὐκ ἠθέλησαν τοῦ ἐπιστρέψαι;
Lettura OrtodossaPerché dunque questo popolo, Gerusalemme, persiste in una ⓘ? Si aggrappano con forza all'inganno, rifiutano di convertirsi, di tornare indietro.
6
Ebraico (MT)הקשבתי ואשמע לוא כן ידברו אין איש נחם על רעתו לאמר מה עשיתי כלה שב במרצותם במרוצתם כסוס שוטף במלחמה
Septuaginta (LXX)ἐνωτίσασθε δὴ καὶ ἀκούσατε· οὐχ οὕτως λαλήσουσιν, οὐκ ἔστιν ἄνθρωπος μετανοῶν ἀπὸ τῆς κακίας αὐτοῦ λέγων Τί ἐποίησα; διέλιπεν ὁ τρέχων ἀπὸ τοῦ δρόμου αὐτοῦ ὡς ἵππος κάθιδρος ἐν χρεμετισμῷ αὐτοῦ.
Lettura OrtodossaHo teso l'orecchio e ho udito con attenzione: non dicono il vero, nessuno si pente della sua malvagità dicendo ⓘ; ognuno torna di corsa alla sua via ⓘ.
7
Ebraico (MT)גם חסידה בשמים ידעה מועדיה ותר וסוס וסיס ועגור שמרו את עת באנה ועמי לא ידעו את משפט יהוה
Septuaginta (LXX)καὶ ἡ ασιδα ἐν τῷ οὐρανῷ ἔγνω τὸν καιρὸν αὐτῆς, τρυγὼν καὶ χελιδών, ἀγροῦ στρουθία ἐφύλαξαν καιροὺς εἰσόδων αὐτῶν, ὁ δὲ λαός μου οὐκ ἔγνω τὰ κρίματα κυρίου.
Lettura OrtodossaAnche la ⓘ nel cielo conosce le sue stagioni fissate, la tortora, la ⓘ e la gru osservano il tempo del loro ritorno; ma il mio popolo non conosce il ⓘ del TetraGramma.
81
Ebraico (MT)איכה תאמרו חכמים אנחנו ותורת יהוה אתנו אכן הנה לשקר עשה עט שקר ספרים
Septuaginta (LXX)πῶς ἐρεῖτε ὅτι Σοφοί ἐσμεν ἡμεῖς, καὶ νόμος κυρίου ἐστὶν μεθ’ ἡμῶν; εἰς μάτην ἐγενήθη σχοῖνος ψευδὴς γραμματεῦσιν.
Lettura OrtodossaCome potete dire: «Noi siamo saggi e la ⓘ è con noi»? Ecco, in menzogna l'ha mutata la ⓘ.
9
Ebraico (MT)הבישו חכמים חתו וילכדו הנה בדבר יהוה מאסו וחכמת מה להם
Septuaginta (LXX)ᾐσχύνθησαν σοφοὶ καὶ ἐπτοήθησαν καὶ ἑάλωσαν, ὅτι τὸν λόγον κυρίου ἀπεδοκίμασαν· σοφία τίς ἐστιν ἐν αὐτοῖς;
Lettura OrtodossaSaranno svergognati i saggi, sgomenti e presi in trappola: ecco, hanno rigettato la parola del TetraGramma; quale ⓘ rimane dunque in loro?
10
Ebraico (MT)לכן אתן את נשיהם לאחרים שדותיהם ליורשים כי מקטן ועד גדול כלה בצע בצע מנביא ועד כהן כלה עשה שקר
Septuaginta (LXX)διὰ τοῦτο δώσω τὰς γυναῖκας αὐτῶν ἑτέροις καὶ τοὺς ἀγροὺς αὐτῶν τοῖς κληρονόμοις,
Lettura OrtodossaPerciò darò le loro mogli ad altri, i loro campi a nuovi possessori; ⓘ, dal profeta al sacerdote tutti praticano la menzogna.
Approfondimento storico-halakhico

Significato. Geremia 8,1-10 prolunga il giudizio aperto nel capitolo precedente e lo porta a un punto di radicale rovesciamento: il culto reso al sole, alla luna e all'«esercito del cielo» (tzevà ha-shamàim) ricade come sentenza sui suoi stessi devoti. Le ossa dei re di Giuda, dei prìncipi, dei sacerdoti, dei profeti e degli abitanti di Gerusalemme vengono esumate ed esposte proprio davanti agli astri venerati: il castigo è «misura per misura» (middah ke-neged middah), perché ciò che fu amato e servito diventa testimone muto della rovina. Alla profanazione postuma segue il grande lamento sulla mancata conversione (teshuvàh): nessuno dice «che cosa ho fatto?» (meh ʿasìti), mentre persino gli uccelli migratori conoscono i loro tempi. Il brano culmina nella denuncia di una sapienza falsa, di una Torah «mutata» dalla penna degli scribi, e nella condanna di un'avidità che dal profeta al sacerdote pervade ogni ceto.

Ricostruzione storica

L'oracolo si colloca verosimilmente negli ultimi decenni del regno di Giuda, fra la riforma di Giosia (621 a.C. ca.) e la catastrofe del 586. L'astrolatria denunciata — il culto del «sole, luna e tutto l'esercito del cielo» — era una pratica concreta, di matrice assiro-babilonese e cananaica, penetrata anche nel tempio di Gerusalemme (cfr. 2Re 23,4-12; Ger 19,13; Sof 1,5). La minaccia di esumare le ossa dei defunti non è iperbole retorica: nel mondo antico la profanazione delle tombe regie e l'esposizione delle ossa costituivano l'estremo disonore, la negazione della sepoltura che per la cultura ebraica equivaleva a una seconda morte. L'esposizione «davanti al sole» di chi aveva adorato il sole è un contrappasso storico-rituale. Il v. 10, nella sua forma masoretica, allarga la denuncia alla corruzione sociale ed economica: l'avidità di guadagno (bètzaʿ) accomuna «dal più piccolo al più grande», dal profeta al sacerdote — quadro di una società in dissoluzione alla vigilia dell'esilio.

Note testuali (TM / LXX)

Il passo presenta divergenze significative fra Testo Masoretico (TM) e Settanta (LXX). Al v. 2 il TM dòmen («letame, concime sparso sul suolo») è reso dalla LXX con παράδειγμα («esempio, monito»), spostando l'immagine dallo sterco al pubblico ammonimento. Al v. 2 ancora, la serie di verbi cultuali del TM (amarono, servirono, camminarono dietro, cercarono/consultarono — darashùm — si prostrarono) è parzialmente riorganizzata dalla LXX, che al posto di «cercarono» legge ὧν ἀντείχοντο («a cui si attaccarono»). La divergenza più rilevante è al v. 8: il TM ʿet shèqer soferìm («la penna menzognera degli scribi») corrisponde alla LXX εἰς μάτην ἐγενήθη σχοῖνος ψευδὴς γραμματεῦσιν («invano si è fatta una corda/misura falsa per gli scribi»): dove il TM accusa lo strumento dello scrivere (ʿet, lo stilo/calamo), la LXX evoca piuttosto una misura o cordicella ingannevole. Al v. 7 l'ebraico chasidàh («cicogna») è semplicemente traslitterato dalla LXX in ασιδα, segno di un vocabolo ornitologico la cui resa precisa restava incerta. Notevole infine il v. 10: il TM prosegue con la condanna dell'avidità generalizzata («poiché dal più piccolo al più grande tutti sono avidi di guadagno… dal profeta al sacerdote tutti praticano la menzogna»), mentre la LXX qui si arresta, omettendo l'intero blocco 8,10b-12 — uno dei casi in cui la recensione greca di Geremia, più breve di circa un ottavo rispetto al TM, testimonia uno stadio testuale diverso, oggi documentato anche dai frammenti di Qumran.

Ricezione ebraica (rabbinica e liturgica)

La tradizione rabbinica raccoglie il v. 1 — l'esumazione delle ossa dei colpevoli — nel suo discorso sulla retribuzione e sull'onore dei morti. Il principio che governa l'oracolo è quello, formulato dai maestri, della middah ke-neged middah, «misura per misura»: chi adorò gli astri è punito proprio sotto gli astri. La Mishnah (Sanhedrin 7,4.7) classifica l'astrolatria (ʿavodàh zaràh) tra le forme idolatriche soggette alle pene più gravi, fornendo la cornice halakhica entro cui la denuncia profetica veniva riletta. Il v. 8, «come potete dire: noi siamo saggi e la Torah del TetraGramma è con noi?», fu inteso dai maestri non come accusa contro la Torah, ma contro la presunzione di possederla senza viverla: il Talmud (Bava Metziʿa 85b) lega la rovina di Gerusalemme al fatto che «non recitarono la benedizione sulla Torah prima» di studiarla, cioè la trattarono come possesso e non come dono che obbliga. Il tema profetico — sapere il testo e disobbedire ad esso — alimenta così una riflessione interna al giudaismo sull'umiltà dello studio. Liturgicamente, i capitoli 7-9 di Geremia appartengono al ciclo delle letture profetiche penitenziali e furono associati nella memoria d'Israele al lutto per la distruzione del Tempio.

Aggadah

Sul v. 7 — «anche la cicogna nel cielo conosce le sue stagioni» — la tradizione aggadica si sofferma sul nome chasidàh, che condivide la radice di chèsed («bontà, lealtà»): la cicogna sarebbe chiamata «la pia» perché usa misericordia (chasidùt) verso i suoi simili, distribuendo il cibo ai compagni. Da qui il paradosso amaro del profeta: l'uccello «pio» osserva il tempo del suo ritorno migratorio, mentre il popolo che porta il nome dell'alleanza non conosce il «tempo» della propria teshuvàh. Il contrasto fra l'ordine istintivo della creazione e il disordine morale dell'uomo è un topos sapienziale che l'aggadah amplifica: gli animali obbediscono alla legge iscritta nella loro natura, l'uomo, dotato di libertà e di Torah, la viola. Su questa linea i maestri rileggono il rimprovero come un appello: ciò che la cicogna fa per istinto, Israele è chiamato a farlo per scelta libera, riconoscendo «il tempo» propizio del ritorno.

Ricezione neotestamentaria e tipologia

Il senso storico-letterale ebraico va affermato anzitutto e per sé: Geremia 8 è la requisitoria di un profeta dell'VII-VI secolo contro l'idolatria astrale, la falsa sicurezza religiosa e la corruzione dei capi del suo popolo. La critica del v. 8 — «la penna menzognera degli scribi» — è interna alla profezia d'Israele: colpisce la presunzione di chi possiede il testo senza obbedienza, non la Torah in sé né la futura tradizione orale, e non va in alcun modo letta come argomento contro il giudaismo o come anticipo di una sostituzione. Geremia parla da dentro l'alleanza, come voce che chiama il proprio popolo alla conversione.

Su questo senso si innesta, come ricezione posteriore e teologicamente distinta, la lettura cristiana. Il rimprovero rivolto a chi «dice: siamo saggi» fu accostato nella tradizione neotestamentaria alla critica della sapienza autosufficiente (cfr. 1Cor 1,19-20, che a sua volta cita Is 29,14), e l'immagine del cuore che non si converte rientrò nel più ampio appello evangelico alla metanoia. Alcuni Padri lessero l'esposizione delle ossa di Ger 8,1-2 in chiave figurale, accostandola al tema della vergogna del giudizio. Si tratta tuttavia di una rilettura tipologica successiva, da tenere nettamente separata dall'intenzione del profeta: il testo ebraico non è una «predizione» abolita o superata, ma una parola che conserva per intero la propria forza nel suo contesto storico. L'eco cristiana è uno strato ulteriore di ricezione, non il significato letterale dell'oracolo geremiano.

Osservanza e liturgia

Sul piano dell'osservanza, l'oracolo traduce in pratica alcune norme cardinali. Anzitutto il divieto assoluto di ʿavodàh zaràh, e in particolare del culto degli astri (cfr. Dt 4,19; 17,3): adorare «l'esercito del cielo» è la trasgressione che Geremia denuncia come radice della rovina. In secondo luogo il valore della sepoltura e dell'onore dovuto ai morti: la minaccia di esumare le ossa colpisce a contrario un fondamento dell'etica biblica, per cui dare sepoltura è atto di chèsed e lasciare insepolto è l'estremo castigo. Centrale è poi la teshuvàh, il «ritorno»: l'intero brano gioca sulla radice shuv (vv. 4-6), e fa del pentimento — la domanda «che cosa ho fatto?» — l'atto religioso decisivo, quello stesso che la liturgia penitenziale d'Israele pone al centro del proprio cammino. Infine il v. 8 fonda una disciplina dello studio: possedere la Torah obbliga a viverla, e lo studio senza obbedienza è denunciato come vanità. Su questa base la tradizione raccomanda di benedire la Torah prima di studiarla, riconoscendola dono e non possesso.

Domande Frequenti

Perché le ossa sono esposte al sole e agli astri?

È giudizio misura per misura: chi adorò sole, luna e l'esercito del cielo viene esposto proprio ad essi. È la denuncia storica dell'astrolatria (cfr. Dt 4:19; 17:3), non un orizzonte mitologico.

Cosa significa l'immagine della cicogna (v.7)?

È un topos sapienziale-profetico: gli uccelli migratori obbediscono al loro moʿèd (tempo stabilito), mentre «il mio popolo non conosce il mishpàt del TetraGramma». Contrasto natura-popolo, non simbolismo astratto.

Cos'è «la penna menzognera degli scribi» (Ger 8:8)?

È il rimprovero di Geremia alla falsa sicurezza di chi possiede il testo senza obbedienza: critica interna alla profezia contro l'establishment scribale. Non è un argomento anti-Torah orale né un anticipo supersessionista.

Riferimenti biblici