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I sette "guai" — Matteo 23,13-36

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

I sette "guai"

Mt 23,13-36·NA28·113/135·// Lc 11,39-52
οὐαὶ ὑμῖν=guai a voi (sheva' oyot — Is 5,8)אוֹי oyπροσήλυτον=proselito (ger tzedeq Yevamot 47)גֵּר צֶדֶק ger tzedeqκρίσιν/ἔλεος/πίστιν=giudizio/misericordia/fede (Mi 6,8)מִשְׁפָּט חֶסֶד mishpat chesedκώνωπα/κάμηλον=moscerino/cammello (Lv 11 impuri)τάφοις κεκονιαμένοις=sepolcri imbiancati (Shekalim 1,1)קְבָרִים מְסֻיָּדִיםἍβελ... Ζαχαρίου=Hevel-Zecharyah (Gn 4,8 / 2Cr 24,20)
Lunedì XXI settimana T.O. (anno II)
13-36
Greco13 Οὐαὶ ⸀δὲ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι κλείετε τὴν βασιλείαν τῶν οὐρανῶν ἔμπροσθεν τῶν ἀνθρώπων· ὑμεῖς γὰρ οὐκ εἰσέρχεσθε, οὐδὲ τοὺς εἰσερχομένους ἀφίετε ⸀εἰσελθεῖν. 15 Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι περιάγετε τὴν θάλασσαν καὶ τὴν ξηρὰν ποιῆσαι ἕνα προσήλυτον, καὶ ὅταν γένηται ποιεῖτε αὐτὸν υἱὸν γεέννης διπλότερον ὑμῶν. 16 Οὐαὶ ὑμῖν, ὁδηγοὶ τυφλοὶ οἱ λέγοντες· Ὃς ἂν ὀμόσῃ ἐν τῷ ναῷ, οὐδέν ἐστιν, ὃς δ’ ἂν ὀμόσῃ ἐν τῷ χρυσῷ τοῦ ναοῦ ὀφείλει. 17 μωροὶ καὶ τυφλοί, τίς γὰρ μείζων ἐστίν, ὁ χρυσὸς ἢ ὁ ναὸς ὁ ⸀ἁγιάσας τὸν χρυσόν; 18 καί· Ὃς ⸀ἂν ὀμόσῃ ἐν τῷ θυσιαστηρίῳ, οὐδέν ἐστιν, ὃς δ’ ἂν ὀμόσῃ ἐν τῷ δώρῳ τῷ ἐπάνω αὐτοῦ ὀφείλει. 19 ⸀τυφλοί, τί γὰρ μεῖζον, τὸ δῶρον ἢ τὸ θυσιαστήριον τὸ ἁγιάζον τὸ δῶρον; 20 ὁ οὖν ὀμόσας ἐν τῷ θυσιαστηρίῳ ὀμνύει ἐν αὐτῷ καὶ ἐν πᾶσι τοῖς ἐπάνω αὐτοῦ· 21 καὶ ὁ ὀμόσας ἐν τῷ ναῷ ὀμνύει ἐν αὐτῷ καὶ ἐν τῷ ⸀κατοικοῦντι αὐτόν· 22 καὶ ὁ ὀμόσας ἐν τῷ οὐρανῷ ὀμνύει ἐν τῷ θρόνῳ τοῦ θεοῦ καὶ ἐν τῷ καθημένῳ ἐπάνω αὐτοῦ. 23 Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι ἀποδεκατοῦτε τὸ ἡδύοσμον καὶ τὸ ἄνηθον καὶ τὸ κύμινον, καὶ ἀφήκατε τὰ βαρύτερα τοῦ νόμου, τὴν κρίσιν καὶ ⸂τὸ ἔλεος⸃ καὶ τὴν πίστιν· ⸀ταῦτα ἔδει ποιῆσαι κἀκεῖνα μὴ ⸀ἀφιέναι. 24 ὁδηγοὶ τυφλοί, ⸀οἱ διϋλίζοντες τὸν κώνωπα τὴν δὲ κάμηλον καταπίνοντες. 25 Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι καθαρίζετε τὸ ἔξωθεν τοῦ ποτηρίου καὶ τῆς παροψίδος, ἔσωθεν δὲ γέμουσιν ἐξ ἁρπαγῆς καὶ ⸀ἀκρασίας. 26 Φαρισαῖε τυφλέ, καθάρισον πρῶτον τὸ ἐντὸς τοῦ ποτηρίου ⸂καὶ τῆς παροψίδος⸃, ἵνα γένηται καὶ τὸ ἐκτὸς ⸀αὐτοῦ καθαρόν. 27 Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι ⸀παρομοιάζετε τάφοις κεκονιαμένοις, οἵτινες ἔξωθεν μὲν φαίνονται ὡραῖοι ἔσωθεν δὲ γέμουσιν ὀστέων νεκρῶν καὶ πάσης ἀκαθαρσίας· 28 οὕτως καὶ ὑμεῖς ἔξωθεν μὲν φαίνεσθε τοῖς ἀνθρώποις δίκαιοι, ἔσωθεν δέ ⸂ἐστε μεστοὶ⸃ ὑποκρίσεως καὶ ἀνομίας. 29 Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι οἰκοδομεῖτε τοὺς τάφους τῶν προφητῶν καὶ κοσμεῖτε τὰ μνημεῖα τῶν δικαίων, 30 καὶ λέγετε· Εἰ ⸀ἤμεθα ἐν ταῖς ἡμέραις τῶν πατέρων ἡμῶν, οὐκ ἂν ⸁ἤμεθα ⸂αὐτῶν κοινωνοὶ⸃ ἐν τῷ αἵματι τῶν προφητῶν· 31 ὥστε μαρτυρεῖτε ἑαυτοῖς ὅτι υἱοί ἐστε τῶν φονευσάντων τοὺς προφήτας. 32 καὶ ὑμεῖς πληρώσατε τὸ μέτρον τῶν πατέρων ὑμῶν. 33 ὄφεις γεννήματα ἐχιδνῶν, πῶς φύγητε ἀπὸ τῆς κρίσεως τῆς γεέννης; 34 διὰ τοῦτο ἰδοὺ ἐγὼ ἀποστέλλω πρὸς ὑμᾶς προφήτας καὶ σοφοὺς καὶ γραμματεῖς· ⸀ἐξ αὐτῶν ἀποκτενεῖτε καὶ σταυρώσετε, καὶ ἐξ αὐτῶν μαστιγώσετε ἐν ταῖς συναγωγαῖς ὑμῶν καὶ διώξετε ἀπὸ πόλεως εἰς πόλιν· 35 ὅπως ἔλθῃ ἐφ’ ὑμᾶς πᾶν αἷμα δίκαιον ἐκχυννόμενον ἐπὶ τῆς γῆς ἀπὸ τοῦ αἵματος Ἅβελ τοῦ δικαίου ἕως τοῦ αἵματος Ζαχαρίου υἱοῦ Βαραχίου, ὃν ἐφονεύσατε μεταξὺ τοῦ ναοῦ καὶ τοῦ θυσιαστηρίου. 36 ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ⸀ἥξει ⸂ταῦτα πάντα⸃ ἐπὶ τὴν γενεὰν ταύτην.
Lettura Ortodossa13 ⓘ, ⓘ e ⓘ, ⓘ — il ceto osservante e dotto che custodisce la Torah orale —, che chiudete il Regno dei Cieli (Malkhut Shamayim, ⓘ) davanti agli uomini: voi non entrate e non lasciate entrare quelli che vorrebbero. 15 Guai a voi, che percorrete mare e terra per fare un proselito (ger, ⓘ) e, quando lo è divenuto, lo rendete figlio della Geenna (ben gehinnom, destinato al giudizio del Ge-Hinnom) il doppio di voi. 16 Guai a voi, ⓘ, che cavillate sui giuramenti (shevuot) pronunciati per il Tempio (il Beit ha-Miqdash) o per il suo oro, per l'altare (il mizbeaḥ) o per l'ⓘ. 23 Guai a voi, che versate la decima (maaser) di menta, aneto e cumino — prelievo scrupoloso anche sulle erbe minime, pratica lodevole e non condannata —, ma trascurate ⓘ: ⓘ; ⓘ. 24 Guide cieche, che ⓘ! 25 Guai a voi, che curate la purità rituale (tohorah) dei vasi — il dibattito fra la casa di Hillel (bet Hillel) e la casa di Shammai (bet Shammai) sul rapporto dentro/fuori del recipiente — ⓘ del calice e del piatto, mentre dentro siete pieni di ⓘ. 26 ⓘ, purifica prima il dentro, e anche il fuori sarà puro. 27 Guai a voi, sepolcri imbiancati di bianco prima di Pesach per segnalarne ai pellegrini l'impurità da contatto col morto (la tum'at met) ⓘ: 28 fuori apparite giusti agli uomini, dentro pieni di recitazione e di ⓘ. 29 Guai a voi, che ⓘ 30 e dite: «Se fossimo vissuti ai giorni dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel sangue dei profeti». 31 Così testimoniate contro voi stessi di essere ⓘ. 32 E voi ⓘ. 33 ⓘ, come sfuggirete al giudizio della Geenna (ⓘ)? 34 Perciò ecco, io invio a voi come shaliach (l'inviato investito dell'autorità di chi lo manda) ⓘ, i soferim — messaggeri ebrei nella linea dei profeti d'Israele, non estranei al popolo —: di questi ne ucciderete e ⓘ, altri ne ⓘ e perseguiterete di città in città. 35 Perché ricada su di voi ⓘ, che uccideste fra il santuario e l'altare. 36 ⓘ: tutto questo ricadrà su ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Matteo 23,13-36 si colloca nella Gerusalemme del primo secolo, durante l'ultima settimana di Gesù nel Tempio (cf. Mc 11,11; Mt 21,12), in un contesto di accesa disputa halakhica tra movimenti giudaici interni. I perushim (farisei) e i soferim (scribi) sono interlocutori di un dibattito intra-ebraico, non bersagli etnici: i soferim sono i dotti copisti e interpreti della Torah scritta, ceto professionale attestato anche nei papiri e nei manoscritti di Qumran. L'uso del genere profetico dei «guai» (hoy/oy) è documentato da Flavio Giuseppe come forma retorica dei profeti d'Israele contro le élite corrotte (Ant. X, 5,1). La tensione si concentra sull'oligarchia templare (archiereîs), distinta dal popolo (laos) e dai movimenti fariseici: è la classe sacerdotale sadducea a gestire il potere politico-economico del Tempio, non i perushim nel loro insieme.

Analisi lessicale

Il termine ouaí (guai) è l'oracolo profetico, lo stesso grido di Isaia 5,8-23 e Amos 5-6: non un'invettiva contro un popolo straniero, ma una critica interna all'alleanza. Hypokritaí — propriamente l'attore di teatro greco — indica chi recita una parte, cioè chi insegna correttamente ma pratica in modo incoerente; il rimprovero è halakhico e mirato, nella linea di Geremia 7,1-11 e Isaia 1,11-17 contro il culto separato dalla giustizia. Basileían tôn ouranôn (v. 13) è la circonlocuzione ebraica per il governo di HaShem, evitando la pronuncia del Nome. Al v. 23 la triade krísin kaì éleos kaì pístin rispecchia l'ebraico mishpat, ḥesed ed emunah di Michea 6,8 e Osea 6,6. Táphois kekoniaménois (v. 27) designa i sepolcri imbiancati. Anomías (v. 28) è assenza di Torah, vita senza la guida della Torah. Amèn légō hymîn (v. 36) è la formula solenne di autorità magistrale del Maestro. Tḕn geneàn taútēn è l'aramaico ha-dor ha-zeh, «questa generazione», i contemporanei.

Fonti ebraiche

Il genere dei «guai» profetici ha radici nell'Isaia protocanonico (Is 5,8-22) e in Abacuc 2, dove serie di oracoli flagellano i peccati dei capi dall'interno della comunità. La triade di Michea 6,8 — mishpat, ḥesed, emunah — è il cuore della Torah profetica che ordina le decime senza abolirle. La decima di erbe aromatiche (menta, anèto, cumino, v. 23) era materia viva di discussione rabbinica nella Mishnah Ma'aserot. La metafora dei «sepolcri imbiancati» (v. 27) rinvia all'usanza documentata in m.Shekalim 1,1 e m.Maaser Sheni 5,1 di imbiancare le tombe prima del pellegrinaggio pasquale, perché i pellegrini non le toccassero contraendo impurità da contatto (Nm 19,16). La formula «da Abele a Zaccaria» (v. 35) abbraccia l'intera Scrittura ebraica: da Genesi (Gn 4, Abele) fino all'ultimo libro del canone ebraico (2Cronache, dove è ucciso Zaccaria figlio di Ioiadà, 2Cr 24,20-22). L'autocritica profetica richiamata al v. 31 («figli di chi uccise i profeti») è la stessa di 2Cronache 24,20-22 e Geremia 26,20-23, genere interno all'alleanza. La purità dei recipienti discussa al v. 25 rispecchia il dibattito di m.Berakhot 8,2 e m.Kelim.

Halakhah e dimensione pratica

Il capitolo 23 di Matteo opera su un piano halakhico preciso: non abolisce la Torah ma riordina la gerarchia delle mitzvot, confermando le pratiche minute mentre denuncia l'inversione delle priorità giuridico-morali.

Al v. 16-22 la casistica sulle shevuot (giuramenti) inverte la gerarchia del sacro: è il santuario a santificare l'oro, e l'altare a santificare l'offerta, non viceversa — principio affermato in m.Sanhedrin 4,1 sulla corretta ponderazione del sacro. Al v. 23 Gesù conferma la tithing minutissima delle erbe aromatiche (cf. Mishnah Ma'aserot) e chiede di non oscurare mishpat, ḥesed ed emunah: è una riordinazione delle priorità halakhiche, non un'abrogazione. Al v. 25 il richiamo alla tohorat kelim (purità dei recipienti, m.Berakhot 8,2; m.Kelim) punta sulla harpagē (ingiustizia, rapina) come vera impurità interna. Al v. 34 apostéllō richiama la figura dello shaliaḥ, il mandatario halakhico: «lo shaliaḥ di un uomo è come lui stesso» (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a). La disciplina delle quaranta meno una (Dt 25,3; m.Makkot 3,10) applicata agli inviati (v. 34) mostra che la persecuzione avviene all'interno delle istituzioni giuridiche di Israele, non fuori di esse.

Lettura non sostitutiva

Il testo è un oracolo profetico intra-ebraico, nella linea diretta di Isaia e Amos: una critica di chi è incoerente, non una condanna di un popolo. I perushim non sono «ipocriti» come categoria: il rimprovero è puntuale, rivolto a chi insegna correttamente ma pratica in modo contraddittorio. Il v. 23 è fortemente anti-anomico: Gesù conferma le decime minute — «questo bisognava fare senza tralasciare quello» — e chiede solo che non oscurino mishpat, ḥesed ed emunah. I messaggeri inviati al v. 34 sono «profeti, sapienti e scribi»: categorie ebraiche, nella linea della profezia d'Israele. Il giudizio di v. 36 ricade su «questa generazione» (ha-dor ha-zeh), i contemporanei che vedranno il 70 d.C., non sugli ebrei di ogni tempo: l'orizzonte è confermato da Mt 24,34. Israele non è sostituito; l'alleanza non è revocata. Il compimento della Torah (Mt 5,17) non è abrogazione ma pienezza: la radice ebraica rimane portante.

Note testuali

  • v. 13-15 — Ouaì hymîn: «guai», oracolo profetico (Is 5,8-23; Am 5-6; Ab 2), critica interna all'alleanza; hypokritaí: chi recita una parte, rimprovero halakhico mirato; prosḗlyton: l'aggregato pieno a Israele; basileían tôn ouranôn: il governo di HaShem.
  • v. 16-22 — casistica sulle shevuot: il santuario santifica l'oro, l'altare santifica l'offerta; hodēgoì typhloí: chi pretende di guidare ma non vede.
  • v. 23 — tà barýtera toû nómou: le cose più gravi della Torah; krísin kaì éleos kaì pístin: mishpat, ḥesed, emunah (Mi 6,8; Os 6,6); taûta édei poiêsai kakeîna mḕ aphiénai: conferma delle decime minute, riordinazione non abolizione.
  • v. 24 — tòn kṓnōpa diülizontes tḕn dè kámēlon katapinontes: iperbole sapienziale, due animali impuri, l'inezia setacciata e l'enormità ingoiata.
  • v. 25-26 — katharízete tò éxōthen: la tohorat kelim (m.Berakhot 8,2; m.Kelim); harpagês kaì akrasías: la vera impurità è l'ingiustizia interna.
  • v. 27 — táphois kekoniaménois: sepolcri imbiancati prima di Pesach (m.Shekalim 1,1; m.Maaser Sheni 5,1; Nm 19,16); anomías: assenza di Torah.
  • v. 34 — apostéllō: l'invio nella linea dei profeti; shaliaḥ (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a); mastigṓsete en taîs synagōgaîs hymôn: le quaranta meno una (Dt 25,3; m.Makkot 3,10).
  • v. 35 — aímatos Ábel toû dikaíou héōs Zacharíou hyioû Barachíou: dal primo all'ultimo martire della Scrittura ebraica, dalla Genesi (Gn 4) alle Cronache (2Cr 24,20-22); «figlio di Barachia»: crux testuale (cf. Zc 1,1), da segnalare senza risolvere.
  • v. 36 — tḕn geneàn taútēn: ha-dor ha-zeh, i contemporanei (cf. Mt 24,34), non «gli ebrei» di ogni tempo.

Domande Frequenti

Perché Gesù conferma le decime delle erbe aromatiche invece di abolirle?

Al v. 23 taûta édei poiêsai kakeîna mḕ aphiénai conferma esplicitamente la pratica della tithing minuta (cf. Mishnah Ma'aserot): la critica non è alla decima in sé, ma all'inversione che oscura mishpat, ḥesed ed emunah (Mi 6,8). È una riordinazione delle priorità halakhiche, non un'abrogazione della Torah.

«Questa generazione» (v. 36) significa condanna eterna degli ebrei?

No. Tḕn geneàn taútēn corrisponde all'aramaico ha-dor ha-zeh e indica i contemporanei di Gesù, confermato da Mt 24,34. Il giudizio è storico e circoscritto: ricade su chi visse la distruzione del 70 d.C., non su un popolo intero attraverso i secoli.

Cosa significa che i messaggeri di v. 34 sono «profeti, sapienti e scribi»?

Sono categorie ebraiche nella linea profetica d'Israele. Apostéllō richiama la figura dello shaliaḥ, il mandatario halakhico (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a): l'inviato agisce con l'autorità di chi lo manda, continuando la tradizione profetica interna all'alleanza.

Perché «da Abele a Zaccaria» (v. 35) abbraccia tutta la Scrittura ebraica?

Abele (Gn 4) è il primo martire della Genesi; Zaccaria figlio di Ioiadà (2Cr 24,20-22) è ucciso nell'ultimo libro del canone ebraico (le Cronache). La formula abbraccia quindi l'intera Scrittura. Il patronimico «figlio di Barachia» costituisce una crux testuale (cf. Zc 1,1) che conviene segnalare senza risolvere.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.