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Le Beatitudini — Matteo 5,1-12

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Le Beatitudini

Mt 5,1-12·NA28·13/135·// Lc 6,20-23
μακάριοι=beati (Sal 1,1)אַשְׁרֵי ashreiπτωχοὶ τῷ πνεύματι=poveri nello spirito (Qumran 1QM 14,7)עַנְוֵי רוּחַ anavei ruachδικαιοσύνη=giustizia (non virtù astratta)צְדָקָה tzedakahκαθαροὶ τῇ καρδίᾳ=puri di cuore (Sal 24,4)בַּר לֵבָב bar levavεἰρηνοποιοί=costruttori di pace (Avot 1:12)רוֹדְפֵי שָׁלוֹם rodfei shalomμισθός=ricompensa nell'olam ha-baשָׂכָר sakhar
Solennità di Tutti i Santi (1 novembre)·IV domenica del Tempo Ordinario — anno A
1-12
Greco1 Ἰδὼν δὲ τοὺς ὄχλους ἀνέβη εἰς τὸ ὄρος· καὶ καθίσαντος αὐτοῦ προσῆλθαν αὐτῷ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ· 2 καὶ ἀνοίξας τὸ στόμα αὐτοῦ ἐδίδασκεν αὐτοὺς λέγων· 3 Μακάριοι οἱ πτωχοὶ τῷ πνεύματι, ὅτι αὐτῶν ἐστιν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν. 4 μακάριοι οἱ πενθοῦντες, ὅτι αὐτοὶ παρακληθήσονται. 5 μακάριοι οἱ πραεῖς, ὅτι αὐτοὶ κληρονομήσουσι τὴν γῆν. 6 μακάριοι οἱ πεινῶντες καὶ διψῶντες τὴν δικαιοσύνην, ὅτι αὐτοὶ χορτασθήσονται. 7 μακάριοι οἱ ἐλεήμονες, ὅτι αὐτοὶ ἐλεηθήσονται. 8 μακάριοι οἱ καθαροὶ τῇ καρδίᾳ, ὅτι αὐτοὶ τὸν θεὸν ὄψονται. 9 μακάριοι οἱ εἰρηνοποιοί, ὅτι αὐτοὶ υἱοὶ θεοῦ κληθήσονται. 10 μακάριοι οἱ δεδιωγμένοι ἕνεκεν δικαιοσύνης, ὅτι αὐτῶν ἐστιν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν. 11 μακάριοί ἐστε ὅταν ὀνειδίσωσιν ὑμᾶς καὶ διώξωσιν καὶ εἴπωσιν πᾶν ⸀πονηρὸν καθ’ ὑμῶν ψευδόμενοι ἕνεκεν ἐμοῦ. 12 χαίρετε καὶ ἀγαλλιᾶσθε, ὅτι ὁ μισθὸς ὑμῶν πολὺς ἐν τοῖς οὐρανοῖς· οὕτως γὰρ ἐδίωξαν τοὺς προφήτας τοὺς πρὸ ὑμῶν.
Lettura Ortodossa1 Vedendo le grandi folle dei popolani (am ha-aretz, la gente comune non affiliata ai ⓘ), salì sul ⓘ: si pose a sedere e si avvicinarono i suoi discepoli (talmidim, ⓘ). 2 E aprì la bocca e li ammaestrava dicendo: 3 «ⓘ, perché di essi è il ⓘ. 4 Beati gli ⓘ, perché ⓘ. 5 Beati i ⓘ. 6 Beati quelli che hanno fame e sete della ⓘ, perché saranno saziati. 7 Beati i ⓘ, perché troveranno misericordia. 8 Beati i ⓘ, perché vedranno Dio. 9 Beati gli ⓘ, perché saranno chiamati ⓘ. 10 Beati i ⓘ ⓘ, perché di essi è il regno dei cieli. 11 Beati voi quando vi insulteranno e ⓘ e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 ⓘ, perché grande è la vostra ⓘ nei cieli: così infatti perseguitarono i ⓘ che furono prima di voi.»
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Matteo 5,1-12 si colloca nell'ambito della Galilea del I secolo, in un contesto di dominio romano e di tensione sociale tra i detentori del potere templare (archiereîs, l'oligarchia sadduceo-sacerdotale) e il popolo della terra (am ha-aretz). Gesù sale su un monte non identificato geograficamente: il gesto evoca deliberatamente il Sinai, dove Mosè ricevette la Torah (Es 19-20). La posizione seduta del maestro — kathísantos autoû — è la postura tecnica del rav che insegna con autorità halakhica riconosciuta. I destinatari immediati sono i mathētaí, discepoli che ricevono e trasmettono l'insegnamento secondo il modello rabbinico della trasmissione orale. Il discorso si apre con una serie di beatitudini (makárioi) che richiamano la forma letteraria dell'ashrei salmica, documentata nella letteratura sapienziale del Secondo Tempio, incluso Ben Sira (14,1-2; 25,7-11), dove tale formulazione proclama già beato chi vive secondo una determinata disposizione.

Analisi lessicale

Il termine greco makárioi traduce l'ebraico ashrei (Sal 1,1), esclamazione che dichiara beato e florido chi vive in un certo modo: non è un augurio futuro, ma una constatazione presente. I ptōchoì tô pneúmati («poveri in spirito») non indicano una categoria di «evoluti spirituali»: ptōchoí corrisponde agli anavim/anawim, i poveri-umili che confidano in JHWH (Sal 37; Is 61,1). L'aggiunta tô pneúmati specifica la disposizione interiore, non un grado di perfezione mistica. Hoi praeîs («i miti») traduce ancora anavim; il verbo klēronomḗsousi è futuro indicativo attivo — «erediteranno» — con valenza escatologica concreta. Tḕn dikaiosýnēn corrisponde all'ebraico tzedaqah, giustizia-fedeltà del patto, non una nozione astratta né puramente forense. Eleḗmones («misericordiosi») rimanda al chesed, la misericordia leale del patto. Eirēnopoioí («operatori di pace») evoca lo shalom biblico come integrità ricostituita. Il termine misthós («ricompensa», v. 12) traduce l'ebraico sakar, la ricompensa del patto promessa ai fedeli. I futuri passivi — paraklēthḗsontai, «saranno consolati»; «saranno saziati»; «troveranno misericordia» — sono «passivi divini» (passivum divinum): è Dio il soggetto implicito dell'azione.

Fonti ebraiche

Le Beatitudini sono radicate nella letteratura salmica e profetica. La forma ashrei percorre i Salmi 1, 32, 119, 128 e le raccolte sapienziali di Ben Sira (14,1-2; 25,7-11): catene pre-cristiane che proclamano beato chi si comporta in modo determinato. Il versetto 5 («erediteranno la terra») è citazione quasi letterale di Salmo 36(37),11 LXX: hoi de praeîs klēronomḗsousi gên — «i miti erediteranno la terra» — dove gên traduce l'ebraico eretz, la terra della promessa, non un «cielo» spiritualizzato. Lo sfondo teologico di Is 61,1-3 («portare il lieto annuncio ai poveri / consolare gli afflitti») è pervasivo: il termine penthoûntes («afflitti», v. 4) rispecchia esattamente avel di Is 61,2. I katharoì tê kardíai («puri di cuore», v. 8) richiamano Sal 23(24),4, dove la purità richiesta per salire al monte di JHWH è di ordine etico-interiore (tahor ha-lev). La categoria degli anavim — poveri di JHWH, umili e oppressi senza altra difesa che Dio — è centrale nei Salmi della restaurazione (Sal 37; 149) e costituisce il substrato continuo su cui le Beatitudini si innestano senza rottura.

Halakhah e dimensione pratica

Le Beatitudini non sono enunciati mistici sospesi nel vuoto: descrivono disposizioni e pratiche che si inscrivono pienamente nel quadro giuridico-etico del giudaismo del Secondo Tempio, dove l'agire fedele al patto ha sempre una dimensione concreta e verificabile.

La tzedaqah («giustizia», v. 6) è categoria halakhica operativa: include l'obbligo di soccorrere il povero, restituire il pegno, pagare il salario a giornata (Dt 24,14-15; Lv 19,13). La chesed («misericordia», v. 7) designa il comportamento leale richiesto nei rapporti di patto, e si concretizza nell'istituto della gemilut hasadim — le opere di carità — trattato nella tradizione tannaitica come superiore alla sola tzedaqah materiale. Il shalom degli eirēnopoioí (v. 9) comprende la prassi halakhica del arbitrato pacifico delle controversie, preferito al giudizio formale davanti al bet din (cf. m.Sanhedrin 4,1 sull'obbligo di ricercare la pace tra le parti). La «purità di cuore» (tahor ha-lev, v. 8) si inserisce nel dibattito sul rapporto tra purità rituale esterna e disposizione interiore, presente già nei Salmi e acuito nelle comunità del Secondo Tempio. La persecuzione per la dikaiosýnē (v. 10) evoca la figura del tsaddiq perseguitato, il giusto che subisce ostilità proprio perché adempie fedelmente le mitzvot: categoria biblica (Sal 37) che la tradizione rabbinica riprenderà elaborando la teologia del martirio per la santificazione del Nome (qiddush ha-Shem).

Lettura non sostitutiva

Le Beatitudini non inaugurano una rottura con Israele né annullano la Torah: Mt 5,17 («non sono venuto ad abolire, ma a portare a compimento») rimane il principio ermeneutico che governa l'intero Discorso della Montagna. Il compimento (plēroûn) non è sostituzione: le Beatitudini radicalizzano e approfondiscono le esigenze del patto, non le annullano. Gli anavim, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore non sono una nuova comunità che rimpiazza Israele: sono la continuazione della linea dei fedeli di JHWH attestata nei Salmi, in Isaia, in Ben Sira. La menzione dei nevi'im al v. 12 — «così perseguitarono i profeti prima di voi» — inserisce i discepoli nella catena ininterrotta di Israele, non al di fuori di essa. I perushim (farisei), quando compaiono altrove nel Vangelo, vanno distinti dall'oligarchia sacerdotale (archiereîs): erano osservanti scrupolosi, interlocutori teologici, non una categoria monolitica di «ipocriti». Nessun elemento del testo autorizza una condanna collettiva del popolo ebraico: il laos che ascolta è il destinatario della promessa, non un avversario.

Note testuali

  • v. 1-2 — tò óros: il monte, eco del Sinai; kathísantos: Gesù siede come rav autorevole; mathētaí: i discepoli che ricevono l'insegnamento.
  • v. 3 — Makárioi hoi ptōchoì tô pneúmati: «beati» = ashrei (Sal 1,1); i ptōchoí = anavim, umili fedeli a JHWH (Sal 37; Is 61,1), non élite spirituale; basileía tôn ouranôn = malkut shamayim, «cieli» è circonlocuzione per il Nome.
  • v. 4 — penthoûntes: quelli che fanno lutto, cf. Is 61,2; paraklēthḗsontai: futuro passivo divino — è Dio il consolatore.
  • v. 5 — hoi praeîs ... klēronomḗsousi tḕn gên: citazione di Sal 36(37),11 LXX; gên = eretz, la terra della promessa, non «il cielo».
  • v. 6 — tḕn dikaiosýnēn = tzedaqah, giustizia-fedeltà del patto; futuro passivo chortasthḗsontai: «saranno saziati» — passivo divino.
  • v. 7 — eleḗmones: chi pratica chesed, la misericordia leale del patto.
  • v. 8 — katharoì tê kardíai: tahor ha-lev, purità interiore; cf. Sal 23(24),4.
  • v. 9 — eirēnopoioí: chi costruisce shalom; huioì theoû = bnei Elohim, figli per somiglianza di agire.
  • v. 10 — dediōgménoi: participio perfetto — persecuzione perdurante; héneken dikaiosýnēs: per la fedeltà al patto.
  • v. 11-12 — diṓxōsin: stessa radice dei vv. 10.12; misthós = sakar, ricompensa del patto; toùs prophḗtas = nevi'im; Chaírete kaì agalliâsthe: imperativi presenti — gioia continua nella prova.

Domande Frequenti

Perché Matteo usa «poveri in spirito» invece del semplice «poveri» di Luca 6,20?

L'aggiunta tô pneúmati specifica la disposizione interiore degli anavim: non esclude la povertà materiale, ma la radica nell'atteggiamento di totale dipendenza da JHWH attestato in Sal 37 e Is 61,1. Non indica un grado mistico, ma la fedeltà concreta dei poveri che non ripongono fiducia nelle forze umane.

Cosa significa «erediteranno la terra» e perché non «il cielo»?

Il versetto 5 cita quasi verbatim Sal 36(37),11 LXX: klēronomḗsousi tḕn gên, dove gên traduce l'ebraico eretz, la terra della promessa. Spiritualizzare in «cielo» è un anacronismo ellenizzante: la promessa è concreta, escatologica e radicata nel vocabolario della terra-dono del patto.

Qual è il rapporto tra le Beatitudini e Isaia 61?

Is 61,1-3 — il «vangelo ai poveri / consolazione agli afflitti» — è lo sfondo programmatico delle Beatitudini: ptōchoí corrisponde ad anavim (Is 61,1), penthoûntes agli avelim (Is 61,2). Le Beatitudini funzionano come commento midrashico a quel testo, come attesta anche Luca 4,18 che lo fa leggere a Gesù nella sinagoga di Nazaret.

In che senso i discepoli perseguitati sono collocati «nella linea dei profeti»?

Il v. 12 — «così perseguitarono i profeti prima di voi» — inserisce i discepoli nella catena ininterrotta dei nevi'im fedeli, perseguitati proprio per la loro adesione alla parola di JHWH. Non è una rottura con Israele, ma l'iscrizione dei discepoli nella tradizione biblica del giusto sofferente attestata dai Salmi e dai testi profetici.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.