Torna alle Fonti

Gesù calma la tempesta — Matteo 8,23-27

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Gesù calma la tempesta

Mt 8,23-27·NA28·36/135·// Mc 4,35-41·Lc 8,22-25
σεισμός μέγας=tempesta violenta (Sal 107,23-30)תְּהוֹם tehomἐκάθευδεν=dormiva (Sal 3,6; 4,9)Κύριε σῶσον=Signore salva (berakhah liberazione)ὀλιγόπιστοι=piccoli di fede (hapax matteano)קְטַנֵּי אֱמוּנָה qetannei emunahἐπετίμησεν=rimproverò (esorcismo b.Berakhot 51a)גָּעַר ga'arοἱ ἄνεμοι καὶ ἡ θάλασσα=venti e mare (Sal 89,10; Gb 38,8)
Martedì XIII settimana T.O. (anno II)
23-27
Greco23 Καὶ ἐμβάντι αὐτῷ ⸀εἰς πλοῖον ἠκολούθησαν αὐτῷ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ. 24 καὶ ἰδοὺ σεισμὸς μέγας ἐγένετο ἐν τῇ θαλάσσῃ, ὥστε τὸ πλοῖον καλύπτεσθαι ὑπὸ τῶν κυμάτων, αὐτὸς δὲ ἐκάθευδεν. 25 καὶ ⸀προσελθόντες ἤγειραν αὐτὸν λέγοντες· Κύριε, ⸀σῶσον, ἀπολλύμεθα. 26 καὶ λέγει αὐτοῖς· Τί δειλοί ἐστε, ὀλιγόπιστοι; τότε ἐγερθεὶς ἐπετίμησεν τοῖς ἀνέμοις καὶ τῇ θαλάσσῃ, καὶ ἐγένετο γαλήνη μεγάλη. 27 οἱ δὲ ἄνθρωποι ἐθαύμασαν λέγοντες· Ποταπός ἐστιν οὗτος ὅτι καὶ οἱ ἄνεμοι καὶ ἡ θάλασσα ⸂αὐτῷ ὑπακούουσιν⸃;
Lettura Ortodossa23 Salito ⓘ, ⓘ ⓘ. 24 Ed ecco, ⓘ ⓘ, tanto che la barca era ⓘ; ma egli ⓘ. 25 Allora ⓘ e ⓘ dicendo: «ⓘ!». 26 Ed egli disse loro: «Perché ⓘ, ⓘ?». Poi, ⓘ, ⓘ e ci fu ⓘ. 27 ⓘ ⓘ dicendo: «ⓘ?».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Il lago di Galilea (Yam Kinneret), a circa 209 metri sotto il livello del mare, era soggetto a improvvise burrasche provocate dai venti che scendevano dalle alture del Golan. Le imbarcazioni da pesca usate nel I secolo — attestate dall'esemplare ritrovato nel 1986 a Migdal — misuravano circa 8 metri, sufficienti per una decina di persone ma vulnerabili a sconvolgimenti meteorologici repentini. Il ministero di Gesù si svolgeva in questa regione periferica rispetto a Gerusalemme, lontana dall'oligarchia templare (archiereîs), tra pescatori, artigiani e comunità rurali. Il viaggio «sull'altra riva» (Mt 8,18) indicava probabilmente la sponda orientale, territorio a prevalenza gentile (Decapoli), attraversato mediante una traversata che poteva rivelarsi pericolosa. Flavio Giuseppe (Bellum Judaicum III, 10,7) attesta l'intensità della navigazione sul lago e la violenza delle sue tempeste stagionali.

Analisi lessicale

Il termine centrale del v. 24 è seismòs mégas (σεισμὸς μέγας): letteralmente «grande scuotimento/terremoto», non la parola ordinaria per tempesta (lailaps). La scelta evoca lo scuotimento cosmico, il caos primordiale che solo Dio può domare. La barca è descritta come kalýptesthai hypò tôn kymátōn («sommersa dai flutti»), immagine del naufragio incombente.

Al v. 25 il grido dei discepoli — Kýrie, sôson, apollýmetha — contiene tre elementi densi: Kýrios rispecchia l'ebraico Adonai; sôson è l'imperativo di sōzō, corrispondente all'aramaico hôshia-na («salva, ti prego»), il grido liturgico del Sal 118,25; apollýmetha è presente medio con valore progressivo («stiamo perendo»).

Al v. 26 oligópistoi (ὀλιγόπιστοι) è un hapax matteano che designa la fiducia vacillante, non l'assenza di fede: il prefisso oligo- qualifica la misura, non la natura. Il verbo epetímēsen (ἐπετίμησεν, v. 26), «sgridò/rimproverò con autorità», ricorre negli esorcismi (Mc 1,25) e nei Salmi per l'azione di JHWH sul caos; il sostrato ebraico è ga'ar (גָּעַר), il grido autoritativo con cui Dio respinge le forze ostili. Al v. 27 ethaúmasan indica lo stupore reverenziale (thaûma) proprio dell'incontro con il sacro; Potapós estin hoûtos è domanda di identità lasciata volutamente aperta dall'evangelista.

Fonti ebraiche

Lo sfondo veterotestamentario è il motivo del dominio divino sulle acque del caos. In Genesi 1,2 le tehôm (acque primordiali) preesistono all'ordine creato; il Sal 89,10 afferma: «Tu domini l'orgoglio del mare, tu plachi il tumulto delle onde»; il Sal 107,29 (LXX 106,29) recita: «mutò la tempesta in quiete, tacquero i flutti del mare». Il Sal 65,8 (LXX 64,8) associa esplicitamente questo dominio alla sola potenza di JHWH: «tu fai tacere il fragore del mare, il fragore dei flutti». Questi testi non sono semplice poesia: nella liturgia del Tempio il controllo sul caos acquatico esprimeva la sovranità creatrice di Dio sulla storia.

Il parallelismo con Giona 1,5-6 è strutturalmente preciso: il profeta dorme (wayyērādam) nella stiva durante la tempesta, il capitano lo sveglia con un grido di salvezza. La tradizione targumico-midrashica (Pirqe de-Rabbi Eliezer 10) sviluppa la scena sottolineando che il sonno di Giona esprime fiducia nella provvidenza divina, non indifferenza — identico asse interpretativo applicabile al sonno di Gesù (ekátheuden, v. 24; cf. Sal 4,9: «mi addormento in pace»). Il grido sôson richiama l'hôshia-na del Sal 118,25, formula liturgica delle feste di pellegrinaggio (Sukkot, Pesach) in cui la salvezza è invocata a Dio solo.

Halakhah e dimensione pratica

Il racconto si svolge in un contesto di sequela (akolouthéō) strutturata: i talmidim che salgono sulla barca con il maestro esercitano il loro ruolo di discepoli-accompagnatori, uno status che nel giudaismo del I secolo comportava obblighi giuridici precisi di assistenza e protezione reciproca (m.Avot 1,6: «procurati un maestro, acquistati un compagno»).

Il grido Kýrie, sôson ha valenza halakhica: invocare soccorso in pericolo di vita (pikuach nefesh) obbliga all'intervento immediato e sospende ogni altra prescrizione (m.Yoma 8,6). La risposta di Gesù — prima il rimprovero alla «poca fede» (oligópistoi), poi l'azione di dominio — segue la logica del maestro che educa prima di agire, senza mai negare il soccorso. Il verbo epetímēsen applicato ai venti e al mare richiama la categoria della ge'arah (גְּעָרָה), il rimprovero autoritativo con cui un agente delegato da Dio esercita potere sulle forze avverse: la tradizione tannaitica conosce figure di intercessori (anshe ma'aseh) che agiscono con autorità ricevuta, non propria (cf. m.Ta'anit 3,8 su Honi ha-Me'aggel). Il principio dello shaliach — «l'inviato di uno è come lui stesso» (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — fornisce la cornice giuridica entro cui il dominio esercitato da Gesù rimanda all'autorità del mandante.

Lettura non sostitutiva

La pericope non istituisce discontinuità con Israele: radica l'azione di Gesù nei Salmi del Tempio, nella preghiera ebraica di salvezza, nel gesto profetico di Giona. Il dominio sulle acque non è una prerogativa nuova che abolisce la tradizione — è il compimento di ciò che i Salmi annunciavano come gesto esclusivo di JHWH, ora manifestato nella storia concreta del lago di Galilea.

I talmidim che chiedono «chi è mai costui?» non escono dall'orizzonte ebraico: formulano la domanda che ogni israelita osservante avrebbe formulato davanti a un atto che le Scritture attribuiscono a Dio solo. Il riconoscimento che affiora non sostituisce Israele con una nuova comunità: apre un cammino di comprensione progressiva all'interno del mondo ebraico del I secolo. Il rimprovero oligópistoi — «di poca fede» — non condanna i discepoli: li chiama a crescere nella bitachon (fiducia), virtù centrale nella spiritualità biblica (Sal 37,3; Is 26,4).

Note testuali

  • v. 23 — eis ploîon: la piccola imbarcazione da pesca del Kinneret; ēkoloúthēsan autô: «andarono dietro a lui», linguaggio tecnico della sequela discepolare (talmidut).
  • v. 24 — seismòs mégas: lett. «grande scuotimento», non tempesta ordinaria; evoca lo sconvolgimento cosmico; ekátheuden: il sonno della fiducia (cf. Sal 4,9; Giona 1,5).
  • v. 25 — Kýrie, sôson, apollýmetha: Kýrios = Adonai; sôson = hôshia-na (Sal 118,25); apollýmetha: presente progressivo «stiamo perendo»; ḗgeiran autón: «lo destarono», stesso verbo (egeírō) della risurrezione.
  • v. 26 — deiloí este: «siete timorosi/vili», opposto della fede; oligópistoi: rimprovero alla fiducia vacillante, non condanna; epetímēsen: «sgridò» con autorità (ga'ar), il gesto di JHWH sul caos (Sal 107,29; Sal 89,10); galḗnē megálē: «grande calma», contrapposta al seismòs mégas del v. 24.
  • v. 27 — ethaúmasan: stupore reverenziale (thaûma); Potapós estin hoûtos ... hypakoúousin: domanda di identità aperta; hypakoúousin («obbediscono») richiama Sal 65,8: solo JHWH comanda al mare.

Domande Frequenti

Perché Matteo usa seismós (scuotimento/terremoto) invece del termine ordinario per tempesta?

Il termine evoca lo sconvolgimento cosmico delle acque primordiali (Gn 1,2), collocando l'episodio nel registro del dominio divino sul caos. La scelta lessicale àncora la scena ai Salmi che descrivono JHWH come signore delle acque (Sal 89,10; 107,29), non solo alla cronaca meteorologica.

Il rimprovero oligópistoi è una condanna dei discepoli?

No: il prefisso oligo- («poco») quantifica la fiducia senza negarla. Il maestro riconosce una fede reale ma vacillante davanti al pericolo, e la chiama a crescere (bitachon). È pedagogia, non condanna: corrisponde alla logica rabbinica del maestro che educa prima di agire (cf. m.Avot 1,6).

Cosa significa che Gesù 'sgridò' i venti e il mare?

Il verbo epetímēsen rispecchia l'ebraico ga'ar, il rimprovero autoritativo con cui Dio respinge le forze avverse nei Salmi. Lo stesso verbo ricorre negli esorcismi (Mc 1,25): suggerisce che le potenze della natura ostile siano, nella percezione biblica antica, soggette allo stesso dominio che governa le forze del male.

La domanda finale 'chi è mai costui?' è una confessione di fede?

L'evangelista la lascia deliberatamente aperta: non è ancora la confessione di Pietro (Mt 16,16), ma il riconoscimento stupefatto (ethaúmasan) di chi assiste a un atto che le Scritture (Sal 65,8) attribuiscono a Dio solo. È l'inizio di un cammino di comprensione progressiva, non il suo compimento.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.