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Missione dei Dodici — Matteo 10,5-15

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Missione dei Dodici

Mt 10,5-15·NA28·46/135·// Mc 6,7-13·Lc 9,1-6 / 10,1-12
εἰς ὁδὸν ἐθνῶν μὴ ἀπέλθητε=non andate ai gentili (Mt esclusivo)Σαμαριτῶν=Shomronim (Berakhot 8,8)שֹׁמְרוֹנִים shomronimπρόβατα τὰ ἀπολωλότα=pecore perdute (Ger 50,6 Ez 34)δωρεὰν λάβετε δωρεὰν δότε=gratuitamente (chinam — Avot 1,3)חִנָּם chinamεἰρήνη ὑμῶν=vostro shalom (operativo)Σοδόμων καὶ Γομόρρων=Sedom e Amorah (b.Sanhedrin 109a)
XI domenica T.O. — anno A
5-15
Greco5 Τούτους τοὺς δώδεκα ἀπέστειλεν ὁ Ἰησοῦς παραγγείλας αὐτοῖς λέγων· Εἰς ὁδὸν ἐθνῶν μὴ ἀπέλθητε καὶ εἰς πόλιν Σαμαριτῶν μὴ εἰσέλθητε· 6 πορεύεσθε δὲ μᾶλλον πρὸς τὰ πρόβατα τὰ ἀπολωλότα οἴκου Ἰσραήλ. 7 πορευόμενοι δὲ κηρύσσετε λέγοντες ὅτι Ἤγγικεν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν. 8 ἀσθενοῦντας θεραπεύετε, ⸂νεκροὺς ἐγείρετε⸃, λεπροὺς καθαρίζετε, δαιμόνια ἐκβάλλετε· δωρεὰν ἐλάβετε, δωρεὰν δότε. 9 μὴ κτήσησθε χρυσὸν μηδὲ ἄργυρον μηδὲ χαλκὸν εἰς τὰς ζώνας ὑμῶν, 10 μὴ πήραν εἰς ὁδὸν μηδὲ δύο χιτῶνας μηδὲ ὑποδήματα μηδὲ ⸀ῥάβδον· ἄξιος γὰρ ὁ ἐργάτης τῆς τροφῆς ⸀αὐτοῦ. 11 εἰς ἣν δ’ ἂν πόλιν ἢ κώμην εἰσέλθητε, ἐξετάσατε τίς ἐν αὐτῇ ἄξιός ἐστιν· κἀκεῖ μείνατε ἕως ἂν ἐξέλθητε. 12 εἰσερχόμενοι δὲ εἰς τὴν οἰκίαν ἀσπάσασθε αὐτήν· 13 καὶ ἐὰν μὲν ᾖ ἡ οἰκία ἀξία, ἐλθάτω ἡ εἰρήνη ὑμῶν ἐπ’ αὐτήν· ἐὰν δὲ μὴ ᾖ ἀξία, ἡ εἰρήνη ὑμῶν ⸀πρὸς ὑμᾶς ἐπιστραφήτω. 14 καὶ ὃς ⸀ἂν μὴ δέξηται ὑμᾶς μηδὲ ἀκούσῃ τοὺς λόγους ὑμῶν, ἐξερχόμενοι ⸀ἔξω τῆς οἰκίας ἢ τῆς πόλεως ἐκείνης ἐκτινάξατε τὸν κονιορτὸν τῶν ποδῶν ὑμῶν. 15 ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ἀνεκτότερον ἔσται γῇ Σοδόμων καὶ Γομόρρων ἐν ἡμέρᾳ κρίσεως ἢ τῇ πόλει ἐκείνῃ.
Lettura Ortodossa5 Questi dodici Gesù li ⓘ istruendoli: «ⓘ; 6 andate piuttosto alle ⓘ. 7 Predicate: il ⓘ. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, ⓘ, scacciate i demoni. ⓘ. 9 Non procuratevi oro né argento, 10 né bisaccia né due tuniche né sandali né bastone, perché ⓘ. 11 In ogni città cercate chi è ⓘ e restate da lui. 12 Entrando in una casa, ⓘ. 13 Se è degna, ⓘ; se no, ritorni a voi. 14 Chi non vi accoglie, uscendo ⓘ. 15 In verità: nel ⓘ Sodoma e Gomorra saranno trattate meno duramente di quella città».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La Galilea del primo secolo è un territorio ad alta densità demografica ebraica, soggetto all'autorità del tetrarca Erode Antipa e percorso da predicatori itineranti. Il Tempio di Gerusalemme, ancora in costruzione secondo i piani erodiani (terminato ca. 63 d.C. secondo Flavio Giuseppe, Ant. XX 219-222), costituisce il polo simbolico e fiscale della vita religiosa. La Galilea ospita sinagoghe locali, dove la Torah è letta e commentata, e una popolazione di contadini, pescatori e artigiani che vivono dentro le categorie della purità levitica. I «Dodici» inviati in Matteo 10 riflettono il numero delle tribù d'Israele e la struttura del «resto» che la tradizione profetica attendeva (Ez 37,15-28). La pericope appartiene al secondo dei cinque discorsi mattiani — schema pentateucale che presenta Gesù come interprete autorevole della Torah, parallelo tipologico a Mosè. Le istruzioni pratiche sull'equipaggiamento minimo ricordano le norme di sobrietà vigenti nell'accesso all'area del Tempio, documentate dalla letteratura mishnaica.

Analisi lessicale

Il verbo di apertura è apésteilen (ἀπέστειλεν), aoristo indicativo di apostéllō: rimanda direttamente all'istituto giuridico dello shaliach, l'inviato che agisce con piena autorità del mandante. L'espressione tà próbata tà apolōlóta oíkou Israḗl (τὰ πρόβατα τὰ ἀπολωλότα οἴκου Ἰσραήλ) usa il participio perfetto passivo apolōlóta, che indica uno stato di perdita già avvenuta e persistente: non un gregge distrutto, ma disperso e in attesa di raduno. L'aggettivo áxios (ἄξιος, «degno», v. 13) veicola un giudizio di adeguatezza relazionale, non morale astratta. Il verbo katharízō (καθαρίζω, v. 8) appartiene al lessico della purità rituale: è il termine della taharah levitica, non una guarigione generica. L'avverbio dōreán (δωρεάν, «gratuitamente») riecheggia il carattere gratuito del dono divino nella tradizione isaiana (Is 55,1). La locuzione ḗngiken hē basileía tôn ouranôn (ἤγγικεν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν) usa il perfetto ḗngiken di engízō: la regalità di Dio si è avvicinata in modo già compiuto e attuale, corrispondendo all'ebraico malkut shamayim. Lo shalom del v. 13 (eirḗnē, εἰρήνη) non è pace interiore ellenistica ma shalom biblico: integrità, benessere, pienezza relazionale — realtà operante, non augurio.

Fonti ebraiche

L'immagine delle «pecore perdute» ha radici profonde nella letteratura profetica. Geremia 50,6 recita: «pecore perdute era il mio popolo; i loro pastori li avevano sviati». Ezechiele 34 sviluppa l'accusa ai pastori d'Israele che non radunano il gregge disperso, con la promessa che JHWH stesso lo raccoglierà. La priorità data a Israele nella missione riflette la convinzione scritturistica che la salvezza venga «prima al giudeo» (Rm 1,16) e che il pellegrinaggio delle nazioni a Sion segua come momento successivo della stessa storia escatologica. Il principio «l'operaio ha diritto al suo nutrimento» (v. 10) trova corrispondenza in 1Cor 9,14 e nella pratica del sostentamento dei predicatori comunitari. La benedizione dello shalom come realtà dotata di efficacia propria corrisponde alla concezione semitica della parola di benedizione come davar operante — non semplice formula, ma atto che produce effetti reali nel mondo. Il confronto con Sodoma (Gn 19) al v. 15 misura la gravità del rifiuto: una città ebraica che respinge il messaggio è posta su un piano di responsabilità superiore a quello delle nazioni che non hanno ricevuto l'annuncio.

Halakhah e dimensione pratica

La struttura giuridica della pericope è interamente governata dall'istituto dello shaliach: il principio sheliaḥ adam kemoto («l'inviato di una persona è come la persona stessa», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) fonda l'autorità dei Dodici sul mandante, non sulle loro qualità personali. Lo shaliach agisce con piena rappresentanza: ciò che compie è imputato a chi lo ha inviato.

Seguono strumenti halakhici concreti. La purificazione dei lebbrosi (katharízō, v. 8) rimanda alla procedura di taharah dalla tzara'at regolata in Levitico 13-14, con dichiarazione sacerdotale di purità: non si tratta di un atto magico ma di un atto che reintegra il guarito nella comunità cultuale. Il divieto di compenso («gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», v. 8) corrisponde al principio che i doni spirituali non sono commerciabili, analogo al divieto talmudico di percepire salario per l'insegnamento della Torah (m.Avot 4,5). La ricerca di una casa «degna» (áxios, v. 11) implica una valutazione dell'idoneità dell'ospite — procedura analoga alla verifica delle credenziali nei contesti di ospitalità halakhica. Lo «scuotere la polvere dei piedi» (v. 14) era il gesto con cui gli ebrei osservanti si liberavano della polvere pagana rientrando in terra d'Israele: applicarlo a una città ebraica che rifiuta il messaggio trasforma il gesto in atto giuridico di dissociazione con effetti formali di responsabilità.

Lettura non sostitutiva

La pericope non inaugura un superamento d'Israele ma una missione dentro Israele. La restrizione iniziale — «non andate fra i pagani né nelle città dei Samaritani» — non esprime disprezzo delle nazioni, ma articola una sequenza storico-salvifica: prima il popolo dell'alleanza, poi l'allargamento alle nazioni attestato in Mt 28,19. Questa logica è coerente con la struttura della promessa abramitica (Gn 12,1-3) e con l'attesa profetica del pellegrinaggio dei popoli a Sion.

I Dodici non sostituiscono le dodici tribù: le rappresentano nel momento del raduno escatologico. L'immagine del pastore che raccoglie il gregge disperso (Ez 34) è adempimento della promessa, non sua revoca. Nessun versetto della pericope implica condanna collettiva del popolo ebraico né abrogazione dell'alleanza sinaitica. Le opere richieste — guarigioni, purificazioni, esorcismi — operano dentro le categorie della Torah e restituiscono i destinatari alla piena partecipazione comunitaria, non li introducono in un sistema sostitutivo.

Note testuali

  • v. 5-6 — apésteilen: aoristo di apostéllō, rimanda allo shaliach con autorità del mandante; tà próbata tà apolōlóta oíkou Israḗl: immagine profetica del gregge disperso (Ger 50,6; Ez 34); la priorità a Israele è storico-salvifica (cf. Rm 1,16), l'invio si allargherà alle nazioni (Mt 28,19).
  • v. 7 — ḗngiken hē basileía tôn ouranôn: perfetto di engízō, la malkut shamayim si è avvicinata in modo già compiuto.
  • v. 8 — katharízō: purificazione rituale dalla tzara'at (Lv 13-14), non guarigione generica; dōreán: «gratuitamente», il dono non si commercia (cf. Is 55,1).
  • v. 10 — áxios ho ergátēs tês trophês: «l'operaio è degno del suo nutrimento», principio del sostentamento dei predicatori (cf. 1Cor 9,14).
  • v. 12-13 — aspásasthe: il saluto è lo shalom aleichem; elthátō hē eirḗnē hymôn: la pace come davar operante che «scende» sulla casa degna o «ritorna» se rifiutata.
  • v. 14-15 — ektináxate tòn koniortón: gesto di dissociazione (gli ebrei osservanti dalla polvere pagana); gê Sodómōn kaì Gomórrōn: Sodoma (Gn 19) misura la gravità del rifiuto nella hēmérai kríseōs.

Domande Frequenti

Perché Gesù limita la missione a Israele e non la estende subito alle nazioni?

La sequenza è storico-salvifica, non esclusivista: il vangelo va annunciato prima al popolo dell'alleanza (Rm 1,16), poi alle nazioni (Mt 28,19). Il pellegrinaggio dei popoli a Sion era atteso come momento successivo della stessa storia escatologica, non come sostituzione di Israele.

Cosa significa concretamente «purificare i lebbrosi» nel contesto della Torah?

Il verbo katharízō rimanda alla procedura levitica di taharah dalla tzara'at (Lv 13-14): una dichiarazione sacerdotale che reintegrava il guarito nella comunità cultuale. Non è atto magico ma atto giuridico-rituale con effetti comunitari precisi.

Quale fondamento halakhico ha l'autorità dei Dodici inviati?

L'istituto dello shaliach: il principio sheliaḥ adam kemoto (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) stabilisce che l'inviato agisce con piena rappresentanza del mandante. L'autorità dei Dodici non deriva dalle loro qualità, ma dal mandato ricevuto.

Cosa significa che lo shalom «ritorna» se la casa non è degna?

Nella concezione semitica, la parola di benedizione è un davar operante — realtà concreta, non augurio. Se la casa rifiuta, la benedizione non si disperde ma torna a chi l'ha pronunciata, lasciando la responsabilità del rifiuto interamente sui destinatari.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.