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L'ultima cena — Matteo 26,17-30

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

L'ultima cena

Mt 26,17-30·NA28·127/135·// Mc 14,12-26·Lc 22,7-23
τῇ πρώτῃ τῶν ἀζύμων=primo giorno azzimi (chag ha-matzot)חַג הַמַּצּוֹתἀνέκειτο=si reclinava (hesev Pesachim 10,1)הֵסֵב hesevἐμβάψας ἐν τῷ τρυβλίῳ=intinse nel piatto (Sal 41,10)εὐλογήσας ἔκλασεν=benedisse spezzò (berakhah/batza')בָּצַע batza'τὸ αἷμά μου τῆς διαθήκης=sangue dell'alleanza (Es 24,8)דַּם הַבְּרִית dam ha-beritὑμνήσαντες=cantato l'inno (Hallel Pesachim 10,7)הַלֵּל Hallel
Giovedì Santo — Cena del Signore
17-30
Greco17 Τῇ δὲ πρώτῃ τῶν ἀζύμων προσῆλθον οἱ μαθηταὶ τῷ Ἰησοῦ ⸀λέγοντες· Ποῦ θέλεις ⸀ἑτοιμάσωμέν σοι φαγεῖν τὸ πάσχα; 18 ὁ δὲ εἶπεν· Ὑπάγετε εἰς τὴν πόλιν πρὸς τὸν δεῖνα καὶ εἴπατε αὐτῷ· Ὁ διδάσκαλος λέγει· Ὁ καιρός μου ἐγγύς ἐστιν· πρὸς σὲ ποιῶ τὸ πάσχα μετὰ τῶν μαθητῶν μου. 19 καὶ ἐποίησαν οἱ μαθηταὶ ὡς συνέταξεν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς, καὶ ἡτοίμασαν τὸ πάσχα. 20 Ὀψίας δὲ γενομένης ἀνέκειτο μετὰ τῶν δώδεκα ⸀μαθητῶν 21 καὶ ἐσθιόντων αὐτῶν εἶπεν· Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι εἷς ἐξ ὑμῶν παραδώσει με. 22 καὶ λυπούμενοι σφόδρα ἤρξαντο λέγειν αὐτῷ ⸂εἷς ἕκαστος⸃· Μήτι ἐγώ εἰμι, κύριε; 23 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν· Ὁ ἐμβάψας μετ’ ἐμοῦ ⸂τὴν χεῖρα ἐν τῷ τρυβλίῳ⸃ οὗτός με παραδώσει· 24 ὁ μὲν υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ὑπάγει καθὼς γέγραπται περὶ αὐτοῦ, οὐαὶ δὲ τῷ ἀνθρώπῳ ἐκείνῳ δι’ οὗ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου παραδίδοται· καλὸν ἦν αὐτῷ εἰ οὐκ ἐγεννήθη ὁ ἄνθρωπος ἐκεῖνος. 25 ἀποκριθεὶς δὲ Ἰούδας ὁ παραδιδοὺς αὐτὸν εἶπεν· Μήτι ἐγώ εἰμι, ῥαββί; λέγει αὐτῷ· Σὺ εἶπας. 26 Ἐσθιόντων δὲ αὐτῶν λαβὼν ὁ Ἰησοῦς ⸀ἄρτον καὶ ⸀εὐλογήσας ἔκλασεν καὶ ⸂δοὺς τοῖς μαθηταῖς⸃ εἶπεν· Λάβετε φάγετε, τοῦτό ἐστιν τὸ σῶμά μου. 27 καὶ ⸀λαβὼν ποτήριον καὶ εὐχαριστήσας ἔδωκεν αὐτοῖς λέγων· Πίετε ἐξ αὐτοῦ πάντες, 28 τοῦτο γάρ ἐστιν τὸ αἷμά ⸀μου ⸀τῆς διαθήκης τὸ περὶ πολλῶν ἐκχυννόμενον εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν· 29 λέγω δὲ ⸀ὑμῖν, οὐ μὴ πίω ἀπ’ ἄρτι ἐκ τούτου τοῦ γενήματος τῆς ἀμπέλου ἕως τῆς ἡμέρας ἐκείνης ὅταν αὐτὸ πίνω μεθ’ ὑμῶν καινὸν ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ πατρός μου. 30 καὶ ὑμνήσαντες ἐξῆλθον εἰς τὸ Ὄρος τῶν Ἐλαιῶν.
Lettura Ortodossa17 Il primo giorno degli Azzimi (matzot) ⓘ, i ⓘ si avvicinarono a Gesù dicendo: «Dove vuoi che prepariamo per te di mangiare la Pasqua (il seder) ⓘ?». 18 Ed egli disse: «Andate in città da un tale e ditegli: il ⓘ dice: il mio ⓘ è vicino; presso di te faccio la Pasqua con i miei discepoli». 19 E i discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 20 Venuta la sera ⓘ con i Dodici. 21 E mentre mangiavano disse: «ⓘ: uno di voi mi consegnerà». 22 E ⓘ cominciarono a dirgli, uno per uno: «Sono forse io, ⓘ?». 23 Ed egli rispose dicendo: «Chi ha intinto con me la mano nel ⓘ, costui mi consegnerà. 24 Il ⓘ se ne va ⓘ di lui, ma ⓘ a quell'uomo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo è consegnato; meglio per lui se quell'uomo non fosse nato». 25 Rispondendo, ⓘ, colui che lo consegnava, disse: «Sono forse io, ⓘ?». Gli dice: «Tu l'hai detto». 26 E mentre mangiavano, Gesù, preso il pane, ⓘ, lo spezzò e, dandolo ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate, ⓘ». 27 E preso un ⓘ e ⓘ, lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio ⓘ versato ⓘ in ⓘ. 29 Vi dico che non berrò più, d'ora innanzi, di questo ⓘ fino a quel giorno in cui lo berrò ⓘ con voi nel ⓘ». 30 E ⓘ, uscirono verso il ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Matteo 26,17-30 si colloca nella Gerusalemme del 30 d.C., durante la vigilia di Pesach: il 14 di Nisàn, giorno in cui si eliminava ogni lievito (ḥametz) dalla casa secondo m. Pesachim 1,1-4. Il seder prevedeva pani azzimi (matzot), erbe amare (maror), l'agnello sacrificale e quattro coppe di vino (arba kosot), consumati entro le mura di Gerusalemme. Il pasto si svolgeva in posizione reclinata (haseivah), segno di libertà prescritto per gli uomini liberi (m. Pesachim 10,1). Il capomensa pronunciava le berakhot rituali e guidava l'Hallel finale (Sal 113-118). Flavio Giuseppe attesta l'affluenza straordinaria di pellegrini a Gerusalemme per Pesach, rendendo la città un centro di tensione politica acuta.

Analisi lessicale

Il v. 17 introduce tôn azýmōn (degli Azzimi), corrispondente all'ebraico מַצּוֹת matzot (Es 12,15-20; Lv 23,6), e tò páscha (פֶּסַח Pesach), qui il pasto pasquale concreto. Il kairós (v. 18) è il momento decisivo, distinto dal tempo cronologico (chrónos). Al v. 20 anékeito (imperfetto durativo di anákeimai) indica la postura reclinata prescritta dal seder. Al v. 22 lypoúmenoi sphódra è participio durativo: dolore continuato. Al v. 25 Giuda usa rhabbí (רַבִּי), «mio maestro», mentre gli altri usano kýrie. Al v. 26 eulogḗsas (בְּרָכָה berakhah) è la benedizione ha-motzi sul pane azzimo; sôma va ancorato alla concretezza del corpo fisico ebraico (basar), non letto con categorie platoniche. Al v. 28 tês diathḗkēs (בְּרִית berit) è l'alleanza del Sinai — Matteo non usa l'aggettivo «nuova», a differenza di Lc 22,20 e 1Cor 11,25; perì pollôn (רַבִּים rabbim) è l'idioma inclusivo del Servo di Is 53,11-12. Al v. 29 genḗmatos tês ampélou è la formula esatta della berakhah sul vino borè peri ha-gefen. Al v. 30 hymnḗsantes designa l'Hallel liturgico (Sal 113-118), non un generico inno.

Fonti ebraiche

L'espressione «sangue dell'alleanza» al v. 28 cita quasi letteralmente Esodo 24,8, dove Mosè asperge il popolo dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi»: l'alleanza del Sinai è portata a pienezza, non sostituita. Sullo sfondo rimane la promessa di Geremia 31,31 come orizzonte più ampio, ma il testo matteano non introduce l'aggettivo «nuova». Il «versato per molti» (perì pollôn) richiama direttamente il Servo di Isaia 53,12: «ha versato se stesso fino alla morte… portò il peccato di molti» ('eved YHWH). La formula genḗmatos tês ampélou corrisponde all'esatta berakhah rabbinica borè peri ha-gefen, attestata in m. Berakhot 6,1. Il tryblíon (piatto, v. 23) rimanda alla coppa comune del seder (m. Pesachim 10,3): condividere il piatto è gesto di commensalità di patto, e il tradimento avviene in questo contesto. L'Hallel finale (Sal 113-118) è prescritto da m. Pesachim 10,7 come chiusura liturgica obbligatoria.

Halakhah e dimensione pratica

Il contesto giuridico-pratico è strutturato da due istituti fondamentali: la commensalità di patto e la shlichut (mandato apostolico). La condivisione del pasto pasquale costituisce un atto giuridico di alleanza: chi mangia alla stessa mensa è vincolato da obblighi di fedeltà reciproca, e violarli equivale a rompere un patto solenne.

Sul piano concreto: (1) Le quattro coppe (arba kosot, m. Pesachim 10,1) inquadrano la sequenza dei calici; il calice della benedizione è la terza o quarta coppa del seder. (2) Le berakhot sul pane (ha-motzi, m. Berakhot 6,1) e sul vino (borè peri ha-gefen) sono atti liturgici codificati: il capomensa ha il ruolo halakhico di guida del rito. (3) Il tradimento di Giuda configura una rottura del rapporto di shlichut: secondo il principio sheliaḥ adam kemoto (m. Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), il mandatario agisce in nome del mandante; la denuncia al v. 21 sancisce la revoca implicita del mandato. (4) La condivisione del tryblíon (m. Pesachim 10,3) con chi tradisce rende il tradimento violazione della commensalità di patto, giuridicamente più grave di un atto ordinario. (5) L'espressione eis áphesin hamartiôn (סְלִיחָה seliḥah) richiama la logica espiatoria del Kippur (Lv 16) e la liberazione giubilare (Lv 25,10).

Lettura non sostitutiva

L'istituzione del calice avviene dentro il seder pasquale ebraico, con le berakhot rituali e l'Hallel finale: nulla di estraneo al giudaismo del Secondo Tempio. Il «sangue dell'alleanza» rimanda al Sinai (Es 24,8): l'alleanza non è revocata né sostituita, ma portata a pienezza secondo la logica di Matteo 5,17. Il fatto che Matteo non usi l'aggettivo «nuova» — a differenza di Luca e Paolo — è una scelta testuale significativa: l'alleanza è una sola, approfondita nel sangue del Servo sofferente. Il «per molti» inclusivo di Isaia 53 non esclude Israele ma lo include come destinatario primario. I Dodici, rappresentanti delle dodici tribù, sono il nucleo del rinnovamento interno a Israele, non il fondamento di una religione separata. La Malkhut Shamayim (v. 29) è la sovranità di HaShem inaugurata ma non ancora compiuta: il banchetto finale è promessa rivolta a Israele e alle nazioni, non sostituzione di un popolo con un altro.

Note testuali

  • v. 17 — tôn azýmōn / מַצּוֹת matzot: la festa dei pani non lievitati (Es 12,15-20; Lv 23,6); tò páscha / פֶּסַח Pesach: il seder con agnello, matzot, erbe amare e quattro coppe (m. Pesachim 10).
  • v. 18 — kairós: il momento decisivo, non il tempo cronologico (chrónos); ho didáskalos / רַב rav: titolo del maestro della Torah.
  • v. 20 — anékeito: imperfetto di anákeimai, «stava reclinato»; la haseivah prescritta come segno di libertà (m. Pesachim 10,1).
  • v. 22 — lypoúmenoi sphódra: participio durativo, dolore continuato; kýrie: vocativo deferente, non ancora il titolo cristologico del Risorto.
  • v. 23 — tryblíōi: la coppa comune del seder con maror e ḥaroset (m. Pesachim 10,3); condividere il piatto è commensalità di patto.
  • v. 25 — rhabbí / רַבִּי: «mio maestro», vocativo onorifico; solo Giuda usa questo titolo, gli altri kýrie.
  • v. 26 — eulogḗsas / בְּרָכָה berakhah: la benedizione ha-motzi sul pane azzimo (m. Berakhot 6,1); sôma / basar: corpo fisico concreto, non categoria platonica.
  • v. 28 — tò haîmá mou tês diathḗkēs / בְּרִית berit: «il sangue dell'alleanza» di Es 24,8; Matteo NON ha «nuova» (cf. Lc 22,20; 1Cor 11,25); perì pollôn / רַבִּים rabbim: idioma inclusivo del Servo di Is 53,11-12; eis áphesin hamartiôn / סְלִיחָה seliḥah: eco del Kippur (Lv 16) e del giubileo (Lv 25,10).
  • v. 29 — genḗmatos tês ampélou: formula esatta della berakhah borè peri ha-gefen; kainón: «di qualità nuova», il vino del banchetto messianico (eco di Is 25,6); Malkhut Shamayim: la sovranità di HaShem.
  • v. 30 — hymnḗsantes / הַלֵּל Hallel: i Salmi 113-118 prescritti come chiusura liturgica del seder (m. Pesachim 10,7).

Domande Frequenti

Perché Matteo non usa l'aggettivo «nuova» alleanza, a differenza di Luca e Paolo?

Il testo matteano cita direttamente Esodo 24,8 (il Sinai) senza l'aggettivo «nuova» presente in Lc 22,20 e 1Cor 11,25. L'alleanza è portata a pienezza, non sostituita: la «nuova alleanza» di Ger 31,31 è sullo sfondo come orizzonte più ampio, non come revoca dell'antica.

Che cosa indica la postura reclinata durante il pasto pasquale?

La haseivah — la posizione reclinata prescritta dalla tradizione halakhica (m. Pesachim 10,1) — non è una consuetudine del banchetto greco-romano generica: segnala lo statuto di uomini liberi, richiamando l'uscita dalla schiavitù d'Egitto che Pesach commemora ritualmente.

Perché Giuda chiama Gesù «Rabbì» mentre gli altri dicono «Signore»?

Il vocativo rhabbí è il titolo onorifico discepolare («mio maestro»); kýrie è deferenza più elevata. Il fatto che Giuda usi solo rhabbí, come già al momento dell'arresto, segnala nel testo matteano il piano formale del mandato (shlichut) già compromesso, non ancora il titolo cristologico del Risorto.

Qual è il significato halakhico del condividere il piatto con il traditore?

Il tryblíon è la coppa comune del seder con maror e ḥaroset (m. Pesachim 10,3). Condividere il piatto è un gesto di commensalità di patto: il tradimento di Giuda in questo contesto non è solo un atto politico, ma la violazione di un vincolo giuridico solenne di fedeltà reciproca.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.