Torna alle Fonti

Complotto contro Gesù — Matteo 26,1-5

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Complotto contro Gesù

Mt 26,1-5·NA28·124/135·// Mc 14,1-2·Lc 22,1-2
ἐτέλεσεν πάντας τοὺς λόγους=finì tutte le parole (5ª formula completa)τὸ πάσχα γίνεται=avviene il Pesach (Es 12)פֶּסַח Pesachπαραδίδοται=è consegnato (moser)מָסַר masarΚαϊάφα=Caifa (Yosephos Ant. XVIII.2; ossario 1990)συνεβουλεύσαντο=deliberarono (etzah Sanhedrin)עֵצָה etzahμὴ ἐν τῇ ἑορτῇ=non durante la festa (vs Sanhedrin 11,4)מוֹעֵד mo'ed
Domenica delle Palme — anno A (Passione)
1-5
Greco1 Καὶ ἐγένετο ὅτε ἐτέλεσεν ὁ Ἰησοῦς πάντας τοὺς λόγους τούτους, εἶπεν τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ· 2 Οἴδατε ὅτι μετὰ δύο ἡμέρας τὸ πάσχα γίνεται, καὶ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου παραδίδοται εἰς τὸ σταυρωθῆναι. 3 Τότε συνήχθησαν οἱ ⸀ἀρχιερεῖς καὶ οἱ πρεσβύτεροι τοῦ λαοῦ εἰς τὴν αὐλὴν τοῦ ἀρχιερέως τοῦ λεγομένου Καϊάφα, 4 καὶ συνεβουλεύσαντο ἵνα τὸν Ἰησοῦν δόλῳ κρατήσωσιν καὶ ἀποκτείνωσιν· 5 ἔλεγον δέ· Μὴ ἐν τῇ ἑορτῇ, ἵνα μὴ θόρυβος γένηται ἐν τῷ λαῷ.
Lettura Ortodossa1 ⓘ tutti questi discorsi, Gesù ⓘ ai suoi ⓘ: 2 «ⓘ che fra ⓘ è la ⓘ, e il ⓘ sarà ⓘ per essere ⓘ». 3 Allora i ⓘ e gli ⓘ si ⓘ nel ⓘ del ⓘ 4 e ⓘ per ⓘ e ⓘ. 5 Ma ⓘ: «ⓘ, perché non ci sia un ⓘ nel ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Matteo 26,1-5 si colloca a Gerusalemme nel periodo immediatamente precedente la Pasqua del 30-33 d.C., quando la città si riempiva di decine di migliaia di pellegrini. Giuseppe Flavio attesta che le feste di pellegrinaggio — Pesach in particolare — generavano tensioni di ordine pubblico tali da indurre Roma a rinforzare la guarnigione della Antonia (Ant. 20,105-112). Il sommo sacerdote Giuseppe Caifa (Yosef bar Caifa), in carica dal 18 al 36 d.C. per nomina procuratoriale, era genero di Anna, capostipite di una dinastia sadducea che monopolizzò il sommo sacerdozio nel periodo erodiano-romano (Ant. XX,9,§1). L'ossario con il suo nome, rinvenuto a Gerusalemme nel 1990, ne conferma la storicità. L'aristocrazia sacerdotale gestiva il Tempio in accordo con Roma: è questo circolo ristretto, non il popolo, a ordire il complotto. La precisazione matteana — «non durante la festa, perché non ci sia tumulto nel popolo» — riflette esattamente questa realtà politica.

Analisi lessicale

Il v. 1 si apre con la formula sigillo hóte etélesen ho Iēsoûs pántas toùs lógous toútous, ricorrente cinque volte in Matteo (7,28; 11,1; 13,53; 19,1; 26,1), che scandisce la fine dei grandi discorsi e segna il passaggio dalla parola all'evento. Eîpen (aoristo, «disse») introduce una parola solenne e puntuale.

Al v. 2, tò páscha rimanda direttamente all'ebraico פֶּסַח Pesach, la festa della liberazione dall'Egitto (Es 12), non una generica celebrazione. Ho hyiòs toû anthrṓpou — aramaico בַּר אֱנָשׁ bar-enash — è il titolo escatologico-apocalittico di Dn 7,13, non una semplice circonlocuzione per «io». Paradídotai (presente passivo) è passivum divinum: l'agente sottinteso è il piano salvifico; la formula riecheggia Is 53,6.12 LXX. Staurōthênai (infinito passivo aoristo) designa la crocifissione romana, supplizio per schiavi e ribelli politici, escluso dalla competenza sinedritica per mancanza dello ius gladii.

Al v. 3, hoi archiereîs — ebraico כֹּהֲנִים kohanim del vertice — indica l'aristocrazia sacerdotale sadducea, non «gli ebrei»; hoi presbýteroi toû laoû — זְקֵנִים zeqenim — sono i notabili laici del Sinedrio. Synḗchthēsan (aoristo passivo) segnala convocazione formale. Al v. 4, dólōi kratḗsōsin («catturare con frode») indica arresto clandestino per aggirare il consenso popolare; al v. 5, thórybos è la sommossa temuta, e laós — עַם — è la massa dei pellegrini favorevole a Gesù.

Fonti ebraiche

La formula matteana di chiusura dei discorsi richiama la struttura del Deuteronomio, dove Mosè conclude ogni sezione legislativa con formule analoghe prima dei grandi eventi. Il titolo bar-enash e il suo contesto escatologico rimandano a Dn 7,13 e alla tradizione apocalittica del Secondo Tempio, presente anche in 1 Enoc 46-48 e 4Esdra 13. Il passivum divinum di paradídotai è radicato nella teologia della sofferenza del Servo in Is 53,6.12 LXX, testo che la tradizione tannaitica applicava a Israele come collettivo sofferente (Mekhilta de-Rabbi Ishmael, Pisha). La collocazione della passione nel contesto di Pesach richiama la tipologia dell'agnello pasquale (Es 12,6; cf. 1Cor 5,7, che esplicita la connessione). La distinzione matteana tra archiereîs e laós replica la distinzione biblica tra i capi (nesi'im, zeqenim) e il popolo (am ha-aretz nel senso neutro di «popolo della terra»), ben documentata in Nm 11,16 e nel lessico sinedritico.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio fondamentale che emerge dalla pericope è che la decisione di eliminare Gesù viene assunta da un organo collegiale con funzioni giuridiche — il vertice sinedritico —, il che attiva precise norme procedurali del diritto ebraico del Secondo Tempio.

Sul piano halakhico, la deliberazione (synebouleúsanto, v. 4) doveva soddisfare i requisiti di m.Sanhedrin 4,1: nei casi capitali le sedute si tenevano di giorno, non di notte né nei giorni festivi, e richiedevano la maggioranza qualificata. La scelta esplicita di non agire «durante la festa» (v. 5) rivela consapevolezza di queste restrizioni procedurali — o quanto meno del rischio politico che le violava. Il ricorso al dólos (inganno, v. 4) esclude la procedura regolare: un arresto notturno e clandestino non è un processo regolare secondo m.Sanhedrin 4,1. Il coinvolgimento degli archiereîs — detentori del potere templare — rimanda alla gestione del Tempio come istituzione economica e politica, documentata da Giuseppe Flavio (Ant. XX,9,§2-4). La figura del sommo sacerdote come intermediario con Roma (shaliach dell'impero, in senso lato) trova parallelo nel principio halakhico dello sheliaḥ adam kemoto («il mandatario è come il mandante», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a): Caifa agisce anche per conto dei Romani, non solo per conto del Sinedrio.

Lettura non sostitutiva

La pericope non autorizza alcuna lettura di condanna collettiva del popolo ebraico. Matteo distingue con cura i soggetti: i congiurati sono un gruppo ristretto di vertice — l'aristocrazia sacerdotale sadducea e i notabili laici del Sinedrio — mentre il laós, il popolo, è apertamente dalla parte di Gesù (cf. Mt 21,9, l'ingresso acclamato). I congiurati temono proprio questa base popolare: la trama è dei pochi contro il consenso dei molti.

La collocazione dell'intera vicenda dentro la Pasqua ebraica — Pesach, la festa della liberazione — afferma che la salvezza si compie dentro la storia e il calendario d'Israele, non in un mito atemporale né in una religione sostitutiva. Secondo Mt 5,17, «non sono venuto ad abolire ma a compiere»: l'evento pasquale non cancella la Pasqua di Mosè, la porta al suo compimento tipologico. L'alleanza con Israele non è revocata; i perushim/farisei non compaiono nemmeno in questa pericope, e non vanno confusi con l'oligarchia sacerdotale sadducea dei vv. 3-5.

Note testuali

  • v. 1 — hóte etélesen … toùs lógous toútous: formula sigillo matteana (cf. Mt 7,28; 11,1; 13,53; 19,1); etélesen aoristo di teléō, «portare a compimento».
  • v. 2 — tò páscha: Pesach, festa della liberazione (Es 12); ho hyiòs toû anthrṓpou: bar-enash, titolo di Dn 7,13; paradídotai: presente passivo, passivum divinum, eco di Is 53,6.12; staurōthênai: pena romana, non sinedritica.
  • v. 3 — hoi archiereîs: kohanim del vertice, aristocrazia sadducea; hoi presbýteroi toû laoû: zeqenim, notabili laici; synḗchthēsan: convocazione formale; aulḗn … Kaïáfa: residenza di Giuseppe Caifa, s.s. 18-36 d.C., ossario identificato 1990.
  • v. 4 — dólōi kratḗsōsin: dólos = frode/raggiro; apokteínōsin: congiuntivo aoristo, intento omicida già deliberato.
  • v. 5 — mḕ en tê heortê: non nei giorni di Pesach; thórybos: sommossa; laós: il popolo pellegrino favorevole a Gesù (cf. Mt 21,9); cf. Giuseppe Flavio, Ant. 20,105-112 sui disordini pasquali.

Domande Frequenti

Chi ordisce concretamente il complotto secondo Matteo 26,3-5?

L'oligarchia sacerdotale sadducea (archiereîs) e i notabili laici (presbýteroi), riuniti nel palazzo di Caifa. Matteo non imputa nulla al popolo ebraico nel suo insieme: anzi, i congiurati temono il laós, la folla di pellegrini che sostiene Gesù (cf. Mt 21,9).

Perché i congiurati escludono i giorni di Pesach per l'arresto?

Per ragioni di ordine pubblico: durante Pesach Gerusalemme ospitava decine di migliaia di pellegrini. Giuseppe Flavio attesta che Roma rinforzava le guarnigioni per le feste e reprimeva i disordini nel sangue (Ant. 20,105-112). Un arresto pubblico avrebbe rischiato la sommossa (thórybos).

Qual è il significato del passivo paradídotai nel v. 2?

È un passivum divinum: l'agente non nominato è il piano salvifico divino. La formula è tecnica della Passione e riecheggia Is 53,6.12 LXX — «fu consegnato per le nostre iniquità» — ancorando l'evento alla teologia del Servo sofferente, non a una fatalità storica.

Il processo contro Gesù rispettò le norme halakhiche del Sinedrio?

No. m.Sanhedrin 4,1 vietava sedute capitali notturne e nei giorni festivi, e richiedeva maggioranza qualificata. Il ricorso al dólos (inganno, v. 4) e la tempistica pasquale indicano una procedura eccezionale e irregolare, non un processo ordinario secondo la halakhah tannaitica.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.