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Discussione sulle tradizioni — Matteo 15,1-20

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Discussione sulle tradizioni

1-20
Greco1 Τότε προσέρχονται τῷ ⸀Ἰησοῦ ἀπὸ Ἱεροσολύμων ⸂Φαρισαῖοι καὶ γραμματεῖς⸃ λέγοντες 2 Διὰ τί οἱ μαθηταί σου παραβαίνουσιν τὴν παράδοσιν τῶν πρεσβυτέρων; οὐ γὰρ νίπτονται τὰς χεῖρας ⸀αὐτῶν ὅταν ἄρτον ἐσθίωσιν. 3 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν αὐτοῖς· Διὰ τί καὶ ὑμεῖς παραβαίνετε τὴν ἐντολὴν τοῦ θεοῦ διὰ τὴν παράδοσιν ὑμῶν; 4 ὁ γὰρ θεὸς ⸀εἶπεν· Τίμα τὸν πατέρα καὶ τὴν μητέρα, καί· Ὁ κακολογῶν πατέρα ἢ μητέρα θανάτῳ τελευτάτω· 5 ὑμεῖς δὲ λέγετε· Ὃς ἂν εἴπῃ τῷ πατρὶ ἢ τῇ μητρί· Δῶρον ὃ ἐὰν ἐξ ἐμοῦ ὠφεληθῇς, 6 ⸀οὐ μὴ ⸀τιμήσει τὸν πατέρα ⸀αὐτοῦ· καὶ ἠκυρώσατε ⸂τὸν λόγον⸃ τοῦ θεοῦ διὰ τὴν παράδοσιν ὑμῶν. 7 ὑποκριταί, καλῶς ἐπροφήτευσεν περὶ ὑμῶν Ἠσαΐας λέγων· 8 ⸂Ὁ λαὸς οὗτος⸃ τοῖς χείλεσίν με τιμᾷ, ἡ δὲ καρδία αὐτῶν πόρρω ἀπέχει ἀπ’ ἐμοῦ· 9 μάτην δὲ σέβονταί με, διδάσκοντες διδασκαλίας ἐντάλματα ἀνθρώπων. 10 Καὶ προσκαλεσάμενος τὸν ὄχλον εἶπεν αὐτοῖς· Ἀκούετε καὶ συνίετε· 11 οὐ τὸ εἰσερχόμενον εἰς τὸ στόμα κοινοῖ τὸν ἄνθρωπον, ἀλλὰ τὸ ἐκπορευόμενον ἐκ τοῦ στόματος τοῦτο κοινοῖ τὸν ἄνθρωπον. 12 Τότε προσελθόντες οἱ ⸀μαθηταὶ ⸀λέγουσιν αὐτῷ· Οἶδας ὅτι οἱ Φαρισαῖοι ἀκούσαντες τὸν λόγον ἐσκανδαλίσθησαν; 13 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν· Πᾶσα φυτεία ἣν οὐκ ἐφύτευσεν ὁ πατήρ μου ὁ οὐράνιος ἐκριζωθήσεται. 14 ἄφετε αὐτούς· ⸂τυφλοί εἰσιν ὁδηγοὶ τυφλῶν⸃· τυφλὸς δὲ τυφλὸν ἐὰν ὁδηγῇ, ἀμφότεροι εἰς βόθυνον πεσοῦνται. 15 Ἀποκριθεὶς δὲ ὁ Πέτρος εἶπεν αὐτῷ· Φράσον ἡμῖν τὴν παραβολὴν ⸀ταύτην. 16 ὁ ⸀δὲ εἶπεν· Ἀκμὴν καὶ ὑμεῖς ἀσύνετοί ἐστε; 17 ⸀οὐ νοεῖτε ὅτι πᾶν τὸ εἰσπορευόμενον εἰς τὸ στόμα εἰς τὴν κοιλίαν χωρεῖ καὶ εἰς ἀφεδρῶνα ἐκβάλλεται; 18 τὰ δὲ ἐκπορευόμενα ἐκ τοῦ στόματος ἐκ τῆς καρδίας ἐξέρχεται, κἀκεῖνα κοινοῖ τὸν ἄνθρωπον. 19 ἐκ γὰρ τῆς καρδίας ἐξέρχονται διαλογισμοὶ πονηροί, φόνοι, μοιχεῖαι, πορνεῖαι, κλοπαί, ψευδομαρτυρίαι, βλασφημίαι. 20 ταῦτά ἐστιν τὰ κοινοῦντα τὸν ἄνθρωπον, τὸ δὲ ἀνίπτοις χερσὶν φαγεῖν οὐ κοινοῖ τὸν ἄνθρωπον.
Lettura Ortodossa1 Allora si avvicinarono a Gesù i farisei (perushim), gli osservanti puri (haverim) ⓘ, e gli scribi (soferim) ⓘ venuti da Gerusalemme, dicendo: 2 «Perché i tuoi discepoli ⓘ trasgrediscono la tradizione degli antichi (zeqenim) ⓘ? Non si ⓘ quando mangiano il pane». 3 Egli rispose dicendo loro: «E perché voi trasgredite il ⓘ in nome della vostra tradizione? 4 Dio infatti disse: ⓘ, e: ⓘ. 5 Voi invece dite: chiunque dica al padre o alla madre: «qorbàn (offerta votiva) ⓘ è quanto da me potresti avere», 6 costui non onorerà il padre suo; e così avete ⓘ in nome della vostra tradizione. 7 Ipocriti! Bene profetò di voi Isaia, dicendo: 8 «ⓘ; 9 invano mi rendono culto, insegnando come dottrine ⓘ». 10 E convocata la folla degli am ha-aretz (i popolani non esperti della Legge) ⓘ disse loro: «Ascoltate e comprendete: 11 non ciò che entra nella bocca ⓘ l'uomo, ma ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo». 12 Allora i discepoli, avvicinatisi, gli dicono: «Sai che i farisei (perushim), udita la parola, si sono ⓘ?». 13 Egli rispose dicendo: «Ogni ⓘ. 14 Lasciateli: sono ⓘ; e se un cieco guida un cieco, ambedue cadranno nella fossa». 15 Pietro, rispondendo, gli disse: «Spiegaci ⓘ». 16 Egli disse: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non comprendete che tutto ciò che entra nella bocca va nel ventre ed è ⓘ? 18 Ma le cose che escono dalla bocca vengono dal ⓘ, e quelle rendono impuro l'uomo. 19 È di là infatti che escono ⓘ. 20 Queste sono le cose che rendono impuro l'uomo; ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope di Matteo 15,1-20 si colloca nel pieno del periodo del Secondo Tempio, in una Galilea percorsa da tensioni normative tra scuole di interpretazione rivali. Gli interlocutori di Gesù — perushim (פְּרוּשִׁים) e soferim (סוֹפְרִים) «venuti da Gerusalemme» — non rappresentano «gli ebrei» come categoria monolitica, ma una delegazione di osservanti e custodi della Torah che sottopongono a un maestro itinerante una questione halakhica precisa. I perushim, organizzati in confraternite di haverim (חֲבֵרִים), avevano esteso alla vita quotidiana norme di purità originariamente sacerdotali. La netilat yadayim (נְטִילַת יָדַיִם) — il lavaggio rituale delle mani prima del pane — era una di queste estensioni: una prescrizione dei maestri, non una mitzvah della Torah scritta. Il dibattito che segue è un confronto interno al giudaismo del Secondo Tempio sul rapporto tra Torah scritta e tradizione orale, lo stesso tipo di tensione poi fissata nella futura Mishnah.

Analisi lessicale

Il termine centrale del v. 2 è parádosis tôn presbytérōn (παράδοσις τῶν πρεσβυτέρων), «tradizione degli antichi»: designa la tradizione orale — quella che diventerà la Mishnah — distinta dal «comandamento di Dio» (tḕn entolḕn toû theoû), cioè la Torah scritta. I presbýteroi corrispondono agli zeqenim (זְקֵנִים), gli anziani autorevoli delle scuole.

Al v. 5 compare Dôron (Δῶρον), traslitterazione del termine qorbàn (קָרְבָּן), «offerta»: il bene dichiarato votato al Tempio per sottrarlo all'uso familiare. Al v. 6 il verbo ēkyrṓsate (ἠκυρώσατε) all'aoristo attivo indica un atto deliberato di invalidazione giuridica della parola di Dio.

Al v. 11 il verbo koinóō (κοινόω) — «rendere comune/impuro» — è termine tecnico-halakhico della purità cultuale: koinós è ciò che è «comune», non separato per il sacro. La conclusione al v. 20 con tò aníptois chersìn phageîn ou koinoî restringe l'intero argomento al lavaggio delle mani. Il termine kardía (καρδία), corrispondente all'ebraico lev (לֵב), indica nel pensiero biblico-giudaico la sede della volontà e dell'intenzione morale. L'elenco dei vizi al v. 19 riecheggia direttamente il decalogo (Es 20).

Fonti ebraiche

L'ipotesto scritturistico principale è Esodo 20,12 («Onora il padre e la madre»), che Gesù difende contro l'evasione casistica del qorbàn. A questo si aggiunge Esodo 21,17 («chi maledice il padre o la madre sia messo a morte»), citato per sottolineare la gravità del comando. La citazione profetica dei vv. 8-9 proviene da Isaia 29,13 («questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore sta lontano da me... insegnano precetti di uomini»), testo che nel suo contesto originale critica il culto formale senza conversione interiore.

L'immagine della «pianta che il Padre mio celeste non ha piantato sarà sradicata» (v. 13) richiama Isaia 60,21, dove la «piantagione» di Dio è Israele stesso: il passivum divinum (ekrizōthḗsetai) indica che l'agente dello sradicamento è Dio. Sul piano dei paralleli rabbinici, la Mishnah Nedarim 9,1 insegna a sciogliere un voto che danneggi l'onore dei genitori, dimostrando che la critica coglieva una tensione reale, discussa e parzialmente risolta dai maestri successivi.

Halakhah e dimensione pratica

Il cuore della pericope è un argomento halakhico di tipo qal wa-homer implicito: se la Torah scritta comanda di onorare i genitori (Es 20,12) con pena di morte per chi li maledice (Es 21,17), nessuna tradizione orale può legittimare una pratica che esonera dal loro mantenimento. La mitzvah scritta precede la parádosis orale.

Il meccanismo del qorbàn funzionava così: pronunciando la formula «qorbàn» su un bene, il proprietario lo dichiarava interdetto come se fosse offerto al Tempio. I genitori non potevano usufruirne, e il figlio si trovava — secondo una lettura rigorosa — esonerato dall'obbligo di mantenerli, pur senza che il bene transitasse materialmente al Tempio. La successiva elaborazione rabbinica in Mishnah Nedarim 9,1 dimostra che il problema era avvertito anche internamente.

La netilat yadayim nasce in ambito sacerdotale: i kohanim dovevano lavarsi le mani prima di officiare (Es 30,19-21). I perushim estesero questa prassi alla vita quotidiana come «siepe» attorno alla santità. Matteo, a differenza di Marco, non aggiunge «così dichiarò puri tutti i cibi» (Mc 7,19): resta silenzioso sulle leggi alimentari di Levitico 11, che non sono qui in discussione. Il bersaglio è esclusivamente l'usanza del lavaggio, confermato dalla conclusione esplicita del v. 20.

Lettura non sostitutiva

Matteo 15,1-20 non contiene alcun elemento di abrogazione della Torah né di sostituzione di Israele. Al contrario, Gesù difende attivamente un comando della Torah scritta (Es 20,12) contro una pratica che lo aggira. La citazione di Isaia 29,13 è profetica, non etnica: la critica al culto di labbra senza conversione del cuore vale per ogni comunità che separi il rito dall'intenzione.

L'am ha-aretz (עַם הָאָרֶץ), il popolo della terra convocato al v. 10, non è opposto a Israele ma ne è parte integrante: il maestro allarga il cerchio del discernimento oltre gli specialisti. L'immagine della pianta sradicata (v. 13) e quella delle guide cieche (v. 14) non condannano collettivamente alcun gruppo etnico o religioso, ma descrivono percorsi di insegnamento che si distaccano dal comando scritto. Nessuna «chiesa» subentra qui a «Israele»: il testo è interamente situato dentro il dibattito giudaico del Secondo Tempio.

Note testuali

  • v. 2 — parádosis tôn presbytérōn: tradizione orale (futura Mishnah); netilat yadayim (נְטִילַת יָדַיִם): lavaggio rituale delle mani, usanza rabbinica non comandata dalla Torah.
  • vv. 5-6 — Dôron / qorbàn (קָרְבָּן): voto che dichiara «offerto a Dio» per evadere il dovere di mantenere i genitori (Es 20,12); ēkyrṓsate: avete annullato, aoristo attivo di invalidazione giuridica.
  • vv. 8-9 — citazione di Isaia 29,13; entálmata anthrṓpōn: precetti di uomini contrapposti alla mitzvah.
  • v. 11 — koinóō: rendere comune/impuro, categoria tecnica di purità del Secondo Tempio.
  • v. 13 — ekrizōthḗsetai: passivum divinum, sarà sradicata (da Dio); richiamo a Isaia 60,21.
  • v. 19 — diaglogismoì ponēroí e l'elenco seguente: eco del decalogo (Es 20); kardía / lev (לֵב): sede della volontà e dell'intenzione.
  • v. 20 — tò aníptois chersìn phageîn ou koinoî: mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro; la conclusione restringe tutto al lavaggio delle mani, non alle leggi alimentari (Lv 11).

Domande Frequenti

Il discorso di Gesù abolisce le leggi alimentari della Torah?

No. Matteo 15,20 conclude esplicitamente che il tema è il mangiare «senza lavarsi le mani», un'usanza rabbinica. Matteo, a differenza di Marco 7,19, non aggiunge «così dichiarò puri tutti i cibi»: le leggi alimentari di Levitico 11 non sono menzionate né toccate.

Cosa rende vincolante il qorbàn e perché Gesù lo critica?

Il qorbàn era un voto halakhicamente vincolante che dichiarava un bene «offerto a Dio», sottraendolo all'uso dei genitori. Gesù critica questo meccanismo perché aggira un comando esplicito della Torah scritta (Es 20,12), applicando implicitamente il principio qal wa-homer: la mitzvah scritta precede la tradizione orale. La Mishnah Nedarim 9,1 attesta che anche i maestri successivi riconobbero il problema.

Chi sono i perushim che interrogano Gesù?

I perushim (פְּרוּשִׁים) sono osservanti organizzati in confraternite di haverim, non «gli ebrei» né «gli ipocriti». Qui compaiono come delegazione che solleva una questione halakhica precisa — il mancato lavaggio delle mani dei discepoli — nell'ambito di un dibattito interno al giudaismo del Secondo Tempio.

Cosa significa che «ciò che esce dalla bocca contamina»?

Il riferimento è al lev (לֵב), la sede biblica della volontà e dell'intenzione. L'elenco dei vizi del v. 19 — omicidi, adultèri, furti, false testimonianze — riecheggia il decalogo (Es 20): il «cuore» è il luogo delle trasgressioni dei comandi scritti, e da lì proviene il vero contaminante, non dall'inosservanza di un'usanza non biblica.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.