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Le parabole del regno — Matteo 13,24-35

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Le parabole del regno

24-35
Greco24 Ἄλλην παραβολὴν παρέθηκεν αὐτοῖς λέγων· Ὡμοιώθη ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν ἀνθρώπῳ ⸀σπείραντι καλὸν σπέρμα ἐν τῷ ἀγρῷ αὐτοῦ. 25 ἐν δὲ τῷ καθεύδειν τοὺς ἀνθρώπους ἦλθεν αὐτοῦ ὁ ἐχθρὸς καὶ ⸀ἐπέσπειρεν ζιζάνια ἀνὰ μέσον τοῦ σίτου καὶ ἀπῆλθεν. 26 ὅτε δὲ ἐβλάστησεν ὁ χόρτος καὶ καρπὸν ἐποίησεν, τότε ἐφάνη καὶ τὰ ζιζάνια. 27 προσελθόντες δὲ οἱ δοῦλοι τοῦ οἰκοδεσπότου εἶπον αὐτῷ· Κύριε, οὐχὶ καλὸν σπέρμα ⸀ἔσπειρας ἐν τῷ σῷ ἀγρῷ; πόθεν οὖν ἔχει ζιζάνια; 28 ὁ δὲ ἔφη αὐτοῖς· Ἐχθρὸς ἄνθρωπος τοῦτο ἐποίησεν. οἱ δὲ ⸂δοῦλοι αὐτῷ λέγουσιν⸃· Θέλεις οὖν ἀπελθόντες ⸀συλλέξωμεν αὐτά; 29 ὁ δέ ⸀φησιν· Οὔ, μήποτε συλλέγοντες τὰ ζιζάνια ἐκριζώσητε ἅμα αὐτοῖς τὸν σῖτον· 30 ἄφετε συναυξάνεσθαι ἀμφότερα ⸀μέχρι τοῦ θερισμοῦ· καὶ ἐν καιρῷ τοῦ θερισμοῦ ἐρῶ τοῖς θερισταῖς· Συλλέξατε πρῶτον τὰ ζιζάνια καὶ δήσατε αὐτὰ εἰς δέσμας πρὸς τὸ κατακαῦσαι αὐτά, τὸν δὲ σῖτον ⸀συναγάγετε εἰς τὴν ἀποθήκην μου. 31 Ἄλλην παραβολὴν παρέθηκεν αὐτοῖς λέγων· Ὁμοία ἐστὶν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν κόκκῳ σινάπεως, ὃν λαβὼν ἄνθρωπος ἔσπειρεν ἐν τῷ ἀγρῷ αὐτοῦ· 32 ὃ μικρότερον μέν ἐστιν πάντων τῶν σπερμάτων, ὅταν δὲ αὐξηθῇ μεῖζον τῶν λαχάνων ἐστὶν καὶ γίνεται δένδρον, ὥστε ἐλθεῖν τὰ πετεινὰ τοῦ οὐρανοῦ καὶ κατασκηνοῦν ἐν τοῖς κλάδοις αὐτοῦ. 33 Ἄλλην παραβολὴν ἐλάλησεν αὐτοῖς· Ὁμοία ἐστὶν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν ζύμῃ, ἣν λαβοῦσα γυνὴ ⸀ἐνέκρυψεν εἰς ἀλεύρου σάτα τρία ἕως οὗ ἐζυμώθη ὅλον. 34 Ταῦτα πάντα ἐλάλησεν ὁ Ἰησοῦς ἐν παραβολαῖς τοῖς ὄχλοις, καὶ χωρὶς παραβολῆς ⸀οὐδὲν ἐλάλει αὐτοῖς· 35 ὅπως πληρωθῇ τὸ ῥηθὲν διὰ τοῦ προφήτου λέγοντος· Ἀνοίξω ἐν παραβολαῖς τὸ στόμα μου, ἐρεύξομαι κεκρυμμένα ἀπὸ ⸀καταβολῆς.
Lettura Ortodossa24 Espose loro un'altra ⓘ dicendo: «Il ⓘ è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo ⓘ, seminò della ⓘ in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, allora apparve anche la zizzania. 27 Andarono dal ⓘ i suoi ⓘ e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28 Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29 «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla ⓘ; e al momento della mietitura dirò ai ⓘ: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio ⓘ». 31 Espose loro un'altra parabola dicendo: «Il Regno dei Cieli è simile a un ⓘ, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido tra i suoi rami». 33 Disse loro un'altra parabola: «Il Regno dei Cieli è simile al ⓘ, che una ⓘ prese e mescolò in ⓘ, finché tutta la pasta fu fermentata». 34 Tutte queste cose Gesù disse all'am ha-aretz (i popolani della terra, non istruiti nelle scuole) ⓘ in parabole e non parlava ad essi se non in parabole — l'interpretazione la riserva, in disparte, ai suoi talmidim (gli allievi del maestro) ⓘ, 35 perché si compisse ⓘ fin dalla fondazione del mondo.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Le parabole di Matteo 13,24-35 si collocano nella Galilea del I secolo, in un contesto agricolo familiare agli ascoltatori: il loglio (Lolium temulentum, zizánion) era infestante reale dei campi del Vicino Oriente, indistinguibile dal frumento fino alla spigatura. Seminare il loglio nel campo altrui per vendetta era pratica documentata, tanto che il diritto romano la contemplava come reato (Digesta 47,7,2). La senape palestinese cresceva come arbusto, non come albero, rendendo l'iperbole evangelica immediatamente riconoscibile. Il «lievito» nella tradizione giudaica del Secondo Tempio era simbolo di impurità: va eliminato a Pesach (Es 12,15) e il «lievito dei farisei» è immagine di corruzione (Mt 16,6). La scena si svolge davanti agli óchloi, l'am ha-aretz, il popolo della terra, distinto dai talmidim cui è riservata la spiegazione privata (v. 36). Flavio Giuseppe attesta la centralità dell'agricoltura galileana e delle tensioni fra latifondisti e mezzadri nel periodo (Antichità giudaiche XX).

Analisi lessicale

Il termine parabole traduce il greco parabolaí, ma il sostrato è il mashal ebraico (מָשָׁל), strumento didattico rabbinico che vela e insieme svela, come attesta la letteratura tannaitica. Zizánion designa il Lolium temulentum; la Mishnah Kilayim 1,1 lo tratta come specie autonoma, distinta dal frumento. Therismós (v. 30) corrisponde all'ebraico qetzir (קָצִיר), ma nella spiegazione parabola (v. 39) diventa synteleía aiônos, «fine dell'età», con chiara valenza escatologica; il parallelo profetico è Gioele 4,13. Kókkos sinápeōs è «granello di senape», e kataskēnoûn («nidificare/abitare») rimanda all'immagine regale dell'albero cosmico. Zýmē (lievito) appartiene al campo semantico dell'impuro, rovesciato qui in positivo. Sata tria (tre misure di fario) richiama il termine semitico se'ah (סְאָה). Malkhut Shamayim (מַלְכוּת שָׁמַיִם), «sovranità dei Cieli», è il referente teologico di «Regno dei Cieli», preferito da Matteo per rispetto del Nome.

Fonti ebraiche

La parabola della zizzania attinge a un orizzonte escatologico consolidato nella letteratura del Secondo Tempio: la separazione finale tra giusti e malvagi è tema centrale in 4 Ezra 4,28-32, dove il seme del male e il seme del bene coesistono nel mondo fino alla mietitura finale. La Mishnah Kilayim 1,1 codifica la distinzione tra specie agricole miste, rendendo la scelta del loglio un riferimento giuridicamente preciso per gli ascoltatori. L'immagine dell'albero cosmico con gli uccelli che nidificano nei rami dipende direttamente da Daniele 4,9.18 (l'albero di Nabucodonosor) ed Ezechiele 17,23 e 31,6, dove gli uccelli rappresentano le nazioni accolte nel regno. La quantità delle «tre misure di farina» (sata tria) è la stessa che Sara impasta per i tre ospiti di Mamre (Gn 18,6): la pasta abbondante da festa diventa figura dell'abbondanza del Regno. Il versetto 35 cita esplicitamente il Salmo 78,2 (LXX 77,2), attribuito ad Asaf il «veggente», dove il mashal è strumento di rivelazione delle «cose nascoste fin dalla fondazione del mondo», connettendo la prassi parabolicа di Gesù alla tradizione sapienziale e profetica di Israele. Gioele 4,13 fornisce il lessico escatologico della mietitura come giudizio.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico fondante è che la separazione tra giusti e peccatori appartiene esclusivamente al giudizio divino: nessuna autorità umana, nemmeno il collegio dei talmidim, è deputata a eseguirla anticipatamente, in conformità con il principio enunciato in m.Sanhedrin 4,1 riguardo all'irripetibilità e alla responsabilità del giudizio sulle vite umane.

Strumenti giuridici concreti illuminano la struttura della parabola. Il rapporto oikodespótēs/doýloi — il baal ha-bayit e i suoi avadim — riflette la struttura del mandato di amministrazione fondiaria: i servi agiscono in qualità di sheliaḥ (שָׁלִיחַ), mandatari, ma l'autorità decisionale finale resta al mandante (principio «sheliaḥ adam kemoto», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a). La distinzione tra zizánion e grano come specie miste richiama la proibizione dei kilayim (m.Kilayim 1,1), rendendo il campo misto una condizione giuridicamente anomala che richiede risoluzione, ma solo al tempo stabilito. Il therismós come giudizio escatologico è mediato dai malakhim (angeli esecutori, v. 39), non da agenti umani: la separazione è riservata a Dio, escludendo qualunque forma di vigilantismo comunitario. Il granaio (apothēkē) prefigura la radunata escatologica dei giusti, parallelo all'immagine del raccolto nella letteratura apocalittica.

Lettura non sostitutiva

Le tre parabole non operano alcuna sostituzione di Israele con una nuova comunità di eletti già purificata: il campo è il mondo intero, non la Chiesa separata da esso. Il grano e la zizzania crescono insieme (symphoein), e la separazione è riservata a Dio al tempo stabilito. Questa impostazione è antitetica a ogni lettura gnostica o settaria che voglia identificare una comunità dei puri già separata: il lievito lavora dentro la pasta, l'albero ospita «gli uccelli» — le nazioni —, e il campo abbraccia tutta la realtà presente. Il compimento della Scrittura citato al v. 35 (Sal 78,2) non sostituisce la tradizione profetica di Israele: la conferma come sorgente viva del mashal. La Malkhut Shamayim non esclude Israele ma si radica nella sua storia di salvezza, rivelando le «cose nascoste fin dalla fondazione». I perushim e gli altri osservanti della Torah sono attori della stessa tradizione ermeneutica da cui provengono queste parabole, non avversari da condannare. Ogni lettura che proietti sulla «zizzania» l'identità collettiva di un gruppo etnico o religioso tradisce la logica interna del testo, dove solo Dio conosce la distinzione definitiva.

Note testuali

  • v. 24 — Malkhut Shamayim (מַלְכוּת שָׁמַיִם): «sovranità dei Cieli», perifiasi rispettosa del Nome; parabolaí / mashal (מָשָׁל): strumento didattico che vela e svela.
  • v. 25 — zizánion: loglio (Lolium temulentum), mimetico del grano fino alla spiga; seminarlo intenzionalmente era reato nel diritto romano; echthrós / oyev (אוֹיֵב): l'avversario, identificato nella spiegazione (v. 39) con ha-satan.
  • v. 30 — therismós / qetzir (קָצִיר): mietitura = giudizio escatologico (v. 39; Gioele 4,13); theristai: nella spiegazione (v. 39) sono i malakhim, angeli esecutori; apothēkē: granaio, immagine della radunata dei giusti.
  • v. 31-32 — kókkos sinápeōs: granello di senape, il più piccolo dei semi coltivati; kataskēnoûn tà peteina: «gli uccelli nidificano nei rami» — eco di Daniele 4,9.18 ed Ezechiele 17,23 (uccelli = nazioni accolte nel regno).
  • v. 33 — zýmē: lievito, normalmente immagine negativa (Es 12,15; Mt 16,6), qui rovesciata in positivo per l'azione nascosta e pervasiva del Regno; sata tria: tre misure (se'ah), eco di Genesi 18,6 (Sara per gli ospiti di Mamre).
  • v. 35 — Anoíxō en parabolaîs: citazione del Salmo 78,2 (LXX 77,2), attribuito ad Asaf il «veggente»: il mashal svela «cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»; il mashal come rivelazione profetica è categoria propria della tradizione sapienziale di Israele.

Domande Frequenti

Perché il padrone impedisce ai servi di sradicare subito la zizzania?

La logica è halakhica: la separazione finale tra giusti e peccatori appartiene esclusivamente al giudizio divino. I servi agiscono come sheliaḥ (mandatari), ma l'autorità decisionale resta al padrone. Sradicare ora rischierebbe di distruggere il grano: nessuna autorità umana può anticipare il giudizio di Dio (m.Sanhedrin 4,1).

L'immagine dell'albero di senape con gli uccelli ha un referente scritturistico preciso?

Sì: Daniele 4,9.18 e Ezechiele 17,23 e 31,6 usano l'albero cosmico con gli uccelli che nidificano nei rami come figura del regno che accoglie le nazioni. La sproporzione del seme minimo che diventa grande albero riprende quella tradizione regale-universale.

Il lievito è sempre immagine negativa nel giudaismo del Secondo Tempio?

Prevalentemente sì: va eliminato a Pesach (Es 12,15) e il «lievito dei farisei» indica corruzione (Mt 16,6). Matteo 13,33 opera un rovesciamento consapevole, usando l'immagine dell'azione nascosta e pervasiva per descrivere il Malkhut Shamayim, non un principio impuro.

Perché la citazione del Salmo 78,2 è rilevante per capire la tecnica parabolicа?

Il Salmo 78,2 (Asaf) presenta il mashal come strumento di rivelazione delle «cose nascoste fin dalla fondazione». Matteo colloca la prassi di Gesù dentro la tradizione profetico-sapienziale di Israele: il parlare in parabole non è oscurantismo ma rivelazione progressiva radicata nella Scrittura.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.