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La figlia del capo e la donna emorroissa — Matteo 9,18-26

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La figlia del capo e la donna emorroissa

Mt 9,18-26·NA28·41/135·// Mc 5,21-43·Lc 8,40-56
ἄρχων=arconteרֹאשׁ roshἐπίθες τὴν χεῖρα=imponi la mano (semikhah)סְמִיכָה semikhahαἱμορροοῦσα=emorroissa (zavah)זָבָה zavahκρασπέδου=lembo (tzitzit Nm 15,38)צִיצִית tzitzitἡ πίστις σου σέσωκέν σε=fede ti ha salvata (emunah)αὐλητάς=flautisti (Ketubot 4,4)מְחַלֲלִים machalelim
XIII domenica T.O. — anno A (Mt 9,18-26 alternative)
18-26
Greco18 Ταῦτα αὐτοῦ λαλοῦντος αὐτοῖς ἰδοὺ ἄρχων εἷς ⸀ἐλθὼν προσεκύνει αὐτῷ λέγων ὅτι Ἡ θυγάτηρ μου ἄρτι ἐτελεύτησεν· ἀλλὰ ἐλθὼν ἐπίθες τὴν χεῖρά σου ἐπ’ αὐτήν, καὶ ζήσεται. 19 καὶ ἐγερθεὶς ὁ Ἰησοῦς ⸀ἠκολούθει αὐτῷ καὶ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ. 20 Καὶ ἰδοὺ γυνὴ αἱμορροοῦσα δώδεκα ἔτη προσελθοῦσα ὄπισθεν ἥψατο τοῦ κρασπέδου τοῦ ἱματίου αὐτοῦ· 21 ἔλεγεν γὰρ ἐν ἑαυτῇ· Ἐὰν μόνον ἅψωμαι τοῦ ἱματίου αὐτοῦ σωθήσομαι. 22 ὁ δὲ Ἰησοῦς ⸀στραφεὶς καὶ ἰδὼν αὐτὴν εἶπεν· Θάρσει, θύγατερ· ἡ πίστις σου σέσωκέν σε. καὶ ἐσώθη ἡ γυνὴ ἀπὸ τῆς ὥρας ἐκείνης. 23 καὶ ἐλθὼν ὁ Ἰησοῦς εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἄρχοντος καὶ ἰδὼν τοὺς αὐλητὰς καὶ τὸν ὄχλον θορυβούμενον 24 ⸀ἔλεγεν· Ἀναχωρεῖτε, οὐ γὰρ ἀπέθανεν τὸ κοράσιον ἀλλὰ καθεύδει· καὶ κατεγέλων αὐτοῦ. 25 ὅτε δὲ ἐξεβλήθη ὁ ὄχλος, εἰσελθὼν ἐκράτησεν τῆς χειρὸς αὐτῆς, καὶ ἠγέρθη τὸ κοράσιον. 26 καὶ ἐξῆλθεν ἡ φήμη αὕτη εἰς ὅλην τὴν γῆν ἐκείνην.
Lettura Ortodossa18 Mentre parlava loro queste cose, ecco un ⓘ venne, si ⓘ dinanzi a lui dicendo: «Mia figlia ⓘ; ma vieni, ⓘ su di lei e vivrà». 19 E Gesù si ⓘ con i suoi discepoli ⓘ. 20 Ed ecco una donna in ⓘ da dodici anni gli si avvicinò ⓘ e toccò il ⓘ del suo mantello. 21 Diceva infatti tra sé: «Se solo tocco il suo mantello, ⓘ». 22 Gesù si voltò e, vedutala, disse: «Coraggio, ⓘ». E ⓘ la donna fu salvata. 23 Giunto Gesù nella casa del capo, vide i ⓘ e la folla in ⓘ, 24 e diceva: «ⓘ, la ⓘ». E lo ⓘ. 25 Ma quando la ⓘ fu mandata fuori, egli entrò, le ⓘ e la fanciulla si ⓘ. 26 E ⓘ in tutta quella regione.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope si colloca in Galilea, nella prima metà del I secolo, in un contesto sociale dove la distinzione tra purità e impurità rituale strutturava la vita quotidiana. L'árchōn della sinagoga — responsabile dell'assemblea e figura di rilievo civico-religioso, identificato in Marco 5,22 e Luca 8,41 come archisynagōgos — si prostra davanti a Gesù, gesto che denota riconoscimento di autorità superiore. La donna con emorragia cronica era classificata come zavah secondo Levitico 15,25-30: una condizione di impurità trasmissibile al contatto che l'escludeva dalla vita cultuale e sociale. Flavio Giuseppe attesta la rilevanza della purità corporea nel giudaismo del Secondo Tempio (Antichità Giudaiche III,11,3). Le prefiche e i flautisti del lutto erano una prassi halakhica obbligatoria: la Mishnah prescrive almeno due flauti e una prefica anche per il più povero in Israele (m.Ketubot 4,4), confermando l'autenticità dell'ambientazione.

Analisi lessicale

Il termine árchōn (v.18) indica un notabile di rango; l'atto di prosekynéō è prostrazione fino a terra, gesto di supplica formale. L'espressione epíthes tḕn cheîrá sou richiama la semikhah, l'imposizione delle mani che trasmette benedizione e guarigione, attestata in Numeri 27,18 per la trasmissione di autorità. Al v.20, gynḕ haimorrooûsa identifica la donna come zavah; kraspédou è lo tzitzit, la frangia annodata prescritta da Numeri 15,38-39 e Deuteronomio 22,12 come memoriale dei comandamenti — non un generico «lembo». Il verbo sṓzō (v.22) abbraccia simultaneamente il piano fisico (guarire) e quello escatologico (salvare); il perfetto sésōken esprime un'azione compiuta con effetti perduranti nel presente. Al v.24, katheúdei descrive la morte come sonno reversibile; egeírō (v.25), usato per il rialzarsi della fanciulla, è il verbo tecnico della risurrezione nella tradizione neotestamentaria, che affonda nel sostrato ebraico del tehiyyat ha-metim.

Fonti ebraiche

La condizione della zavah è definita con precisione in Levitico 15,25-30: la donna affetta da flusso di sangue oltre il ciclo normale è impura, e la sua impurità si trasmette per contatto a persone e oggetti. Il ritorno alla purità richiederebbe la tevilah, l'immersione rituale dopo sette giorni netti dalla cessazione del flusso. Il tzitzit come memoriale dei comandamenti trova fondamento in Numeri 15,38-40, dove il filo di tekhelet ricorda all'Israelita l'intera Torah. La metafora della morte come sonno è presente nel testo ebraico biblico: Daniele 12,2 parla di coloro che «dormono nella polvere della terra» e si risveglieranno. La tradizione targumico-rabbinica associa il contatto con il lembo del mantello del maestro alla trasmissione di potere e santità; la letteratura intertestamentale attesta la figura del profeta-guaritore che agisce mediante contatto fisico (cf. 2Re 13,21, dove un morto risuscita al contatto con le ossa di Eliseo). L'imposizione della mano come gesto di trasmissione di potenza vitale è documentata in Numeri 27,18 e nel rituale della semikhah dei sacrifici (Lv 1,4).

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico sotteso alla pericope è che l'impurità si trasmette per contatto, ma la santità — intesa come potenza di vita — opera in direzione inversa, risanando anziché essere contaminata; questo capovolgimento non abroga la Legge, ma ne rivela la telos nella guarigione integrale della persona.

Sul piano giuridico-pratico, la condizione della zavah comportava conseguenze concrete: esclusione dal contatto con oggetti sacri, impossibilità di partecipare ai pasti cultuali, obbligo di dichiarare la propria impurità per non trasmetterla ad altri (Lv 15,25-28). Il gesto di avvicinarsi ópisthen — di nascosto, da dietro — rivela la consapevolezza della donna del proprio status halakhico: toccare apertamente avrebbe reso impuro il maestro. La tevilah prescritta per la purificazione della zavah richiedeva un iter preciso (m.Miqwaot, passim). L'imposizione della mano (semikhah) da parte dell'árchōn richiesto come gesto guaritore richiama il medesimo atto con cui Mosè trasmette autorità a Giosuè (Nm 27,18). Le prefiche obbligatorie per il lutto (m.Ketubot 4,4) confermano che la famiglia del capo aveva già avviato il rito funebre, rendendo giuridicamente rilevante la dichiarazione di Gesù sul «sonno» della fanciulla. Il contatto fisico di Gesù con la mano della ragazza — ekrátēsen tês cheiròs autês — avrebbe normalmente trasmesso impurità da cadavere (Nm 19,11); qui, invece, ridona vita.

Lettura non sostitutiva

La pericope non configura alcuna abrogazione della Torah: Gesù porta lo tzitzit comandato da Numeri 15,38, adempiendo la Legge che prescrive le frange come memoriale. La potenza che emana da lui non dissolve le categorie levitichedell'impurità, ma le attraversa e le compie nel senso di Matteo 5,17: «Non sono venuto ad abolire, ma a compiere». La guarigione della zavah non dichiara superflua la purità rituale, ma rivela che in Gesù la vita sovrasta l'impurità anziché esserne sopraffatta — un compimento che lascia intatta la struttura dell'alleanza. Il popolo (laos) che apprende il miracolo non è contrapposto a Israele: è Israele, in attesa della risurrezione promessa. I perushim non compaiono qui come avversari; la derisione viene dalla folla generica (ho óchlos) presente al lutto. Nessun elemento della pericope sostiene una lettura di sostituzione: l'alleanza con Israele rimane il suolo in cui germoglia il compimento.

Note testuali

  • v.18 — árchōn: notabile/capo; in Mc 5,22 e Lc 8,41 specificato come archisynagōgos; prosekynéō: prostrazione formale di supplica; epíthes tḕn cheîrá sou: semikhah, imposizione delle mani come gesto di benedizione e guarigione (cf. Nm 27,18).
  • v.20 — gynḕ haimorrooûsa: la zavah, in stato di impurità permanente per emorragia (Lv 15,25); kraspédou: lo tzitzit, la frangia rituale prescritta da Nm 15,38-39 e Dt 22,12; ópisthen: di nascosto, per non trasmettere impurità.
  • v.21-22 — sōthḗsomai: «sarò guarita/salvata», doppio piano fisico-escatologico; hē pístis sou sésōkén se: il perfetto sésōken indica salvezza compiuta e perdurante; apò tês hṓras ekeínēs: guarigione immediata e puntuale.
  • v.23-24 — aulētás: flautisti del lutto funebre; óchlon thoryboúmenon: calca in agitazione rumorosa; katheúdei: dorme — la morte presentata come sonno reversibile, nella tradizione biblica del tehiyyat ha-metim; anachōreîte: ritiratevi.
  • v.25 — ekrátēsen tês cheiròs autês: prese la sua mano — contatto che, anziché trasmettere impurità da cadavere (Nm 19,11), ridona vita; ēgérthē: si destò/egeírō, verbo tecnico della risurrezione.
  • v.26 — exêlthen hē phḗmē: la notizia si diffuse, attestando l'impatto pubblico dell'evento nella comunità locale.

Domande Frequenti

Perché la donna tocca il mantello di nascosto invece di chiedere apertamente la guarigione?

Come zavah (Lv 15,25), la donna era in impurità trasmissibile: avvicinarsi ópisthen evitava di rendere impuro il maestro e gli altri presenti. Il gesto di nascosto rispetta la halakhah pur manifestando fiducia piena nella potenza di Gesù.

Cosa significa esattamente che Gesù portava il kraspédon?

Il kraspédon è lo tzitzit, la frangia rituale prescritta da Numeri 15,38-39 e Deuteronomio 22,12. Il fatto che Gesù la porti conferma la sua osservanza della Torah, contraddicendo qualsiasi lettura che lo presenti come trasgressore della Legge.

La dichiarazione «la fanciulla dorme» nega la morte reale?

No. La folla ride proprio perché sa che la fanciulla è morta (kategélōn, imperfetto di scherno continuato). «Dorme» (katheúdei) qualifica la morte come stato da cui Dio può destare, nella tradizione di Daniele 12,2; il verbo egeírō usato per il suo alzarsi rimanda al lessico della risurrezione.

La guarigione della zavah abroga le norme di purità levitica?

Il testo non contiene tale implicazione. La potenza di vita in Gesù capovolge la direzione del contagio — risana anziché essere contaminata — senza dichiarare superflue le categorie levitichedell'impurità. È compimento della Torah (Mt 5,17), non sua abrogazione.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.