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La figlia di Giairo e l'emorroissa — Marco 5,21-43

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

La figlia di Giairo e l'emorroissa

Mc 5,21-43·NA28·27/96·// Mt 9,18-26·Lc 8,40-56
ἀρχισυνάγωγος=arconte di sinagogaרֹאשׁ הַכְּנֶסֶת rosh ha-knessetἐπιθῇς τὰς χεῖρας=imponi le mani (semikhah)סְמִיכָה semikhahῥύσει αἵματος=flusso di sangue (zavah Lv 15)זָבָה zavahπίστις σου σέσωκέν σε=la tua fede ti ha salvataאֱמוּנָה emunahΤαλιθὰ κούμ=bambina, alzati (aramaico)καθεύδει=dorme (eufemismo morte Dn 12,2)
XIII domenica del Tempo Ordinario — anno B
21-43
Greco21 Καὶ διαπεράσαντος τοῦ Ἰησοῦ ἐν τῷ πλοίῳ πάλιν εἰς τὸ πέραν συνήχθη ὄχλος πολὺς ἐπ’ αὐτόν, καὶ ἦν παρὰ τὴν θάλασσαν. 22 ⸀καὶ ἔρχεται εἷς τῶν ἀρχισυναγώγων, ὀνόματι Ἰάϊρος, καὶ ἰδὼν αὐτὸν πίπτει πρὸς τοὺς πόδας αὐτοῦ 23 καὶ ⸀παρακαλεῖ αὐτὸν πολλὰ λέγων ὅτι Τὸ θυγάτριόν μου ἐσχάτως ἔχει, ἵνα ἐλθὼν ἐπιθῇς ⸂τὰς χεῖρας αὐτῇ⸃ ⸀ἵνα σωθῇ καὶ ⸀ζήσῃ. 24 καὶ ἀπῆλθεν μετ’ αὐτοῦ. Καὶ ἠκολούθει αὐτῷ ὄχλος πολύς, καὶ συνέθλιβον αὐτόν. 25 καὶ ⸀γυνὴ οὖσα ἐν ῥύσει αἵματος ⸂δώδεκα ἔτη⸃ 26 καὶ πολλὰ παθοῦσα ὑπὸ πολλῶν ἰατρῶν καὶ δαπανήσασα τὰ παρ’ αὐτῆς πάντα καὶ μηδὲν ὠφεληθεῖσα ἀλλὰ μᾶλλον εἰς τὸ χεῖρον ἐλθοῦσα, 27 ⸀ἀκούσασα περὶ τοῦ Ἰησοῦ, ἐλθοῦσα ἐν τῷ ὄχλῳ ὄπισθεν ἥψατο τοῦ ἱματίου αὐτοῦ· 28 ἔλεγεν γὰρ ὅτι ⸂Ἐὰν ἅψωμαι κἂν τῶν ἱματίων αὐτοῦ⸃ σωθήσομαι. 29 καὶ ⸀εὐθὺς ἐξηράνθη ἡ πηγὴ τοῦ αἵματος αὐτῆς, καὶ ἔγνω τῷ σώματι ὅτι ἴαται ἀπὸ τῆς μάστιγος. 30 καὶ ⸀εὐθὺς ὁ Ἰησοῦς ἐπιγνοὺς ἐν ἑαυτῷ τὴν ἐξ αὐτοῦ δύναμιν ἐξελθοῦσαν ἐπιστραφεὶς ἐν τῷ ὄχλῳ ἔλεγεν· Τίς μου ἥψατο τῶν ἱματίων; 31 καὶ ἔλεγον αὐτῷ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ· Βλέπεις τὸν ὄχλον συνθλίβοντά σε, καὶ λέγεις· Τίς μου ἥψατο; 32 καὶ περιεβλέπετο ἰδεῖν τὴν τοῦτο ποιήσασαν. 33 ἡ δὲ γυνὴ φοβηθεῖσα καὶ τρέμουσα, εἰδυῖα ὃ γέγονεν ⸀αὐτῇ, ἦλθεν καὶ προσέπεσεν αὐτῷ καὶ εἶπεν αὐτῷ πᾶσαν τὴν ἀλήθειαν. 34 ὁ δὲ εἶπεν αὐτῇ· ⸀Θυγάτηρ, ἡ πίστις σου σέσωκέν σε· ὕπαγε εἰς εἰρήνην, καὶ ἴσθι ὑγιὴς ἀπὸ τῆς μάστιγός σου. 35 Ἔτι αὐτοῦ λαλοῦντος ἔρχονται ἀπὸ τοῦ ἀρχισυναγώγου λέγοντες ὅτι Ἡ θυγάτηρ σου ἀπέθανεν· τί ἔτι σκύλλεις τὸν διδάσκαλον; 36 ὁ δὲ Ἰησοῦς ⸀παρακούσας τὸν λόγον λαλούμενον λέγει τῷ ἀρχισυναγώγῳ· Μὴ φοβοῦ, μόνον πίστευε. 37 καὶ οὐκ ἀφῆκεν οὐδένα ⸂μετ’ αὐτοῦ⸃ συνακολουθῆσαι εἰ μὴ ⸀τὸν Πέτρον καὶ Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν Ἰακώβου. 38 καὶ ⸀ἔρχονται εἰς τὸν οἶκον τοῦ ἀρχισυναγώγου, καὶ θεωρεῖ θόρυβον ⸀καὶ κλαίοντας καὶ ἀλαλάζοντας πολλά, 39 καὶ εἰσελθὼν λέγει αὐτοῖς· Τί θορυβεῖσθε καὶ κλαίετε; τὸ παιδίον οὐκ ἀπέθανεν ἀλλὰ καθεύδει. 40 καὶ κατεγέλων αὐτοῦ. ⸀αὐτὸς δὲ ἐκβαλὼν πάντας παραλαμβάνει τὸν πατέρα τοῦ παιδίου καὶ τὴν μητέρα καὶ τοὺς μετ’ αὐτοῦ, καὶ εἰσπορεύεται ὅπου ἦν τὸ ⸀παιδίον· 41 καὶ κρατήσας τῆς χειρὸς τοῦ παιδίου λέγει αὐτῇ· Ταλιθα ⸀κουμ, ὅ ἐστιν μεθερμηνευόμενον· Τὸ κοράσιον, σοὶ λέγω, ⸀ἔγειρε. 42 καὶ ⸀εὐθὺς ἀνέστη τὸ κοράσιον καὶ περιεπάτει, ἦν γὰρ ἐτῶν δώδεκα. καὶ ἐξέστησαν ⸁εὐθὺς ἐκστάσει μεγάλῃ. 43 καὶ διεστείλατο αὐτοῖς πολλὰ ἵνα μηδεὶς γνοῖ τοῦτο, καὶ εἶπεν δοθῆναι αὐτῇ φαγεῖν.
Lettura Ortodossa21 Gesù ⓘ sulla barca, e una grande folla si raccolse attorno a lui presso il mare. 22 Venne uno dei capi della sinagoga (un archisynagṓgos), del ⓘ, di nome ⓘ e, vedendolo, ⓘ 23 e lo supplicava insistentemente: «La mia ⓘ: vieni, ⓘ perché ⓘ». 24 Andò con lui. Lo seguiva una grande folla di am ha-aretz (i ⓘ), e lo premevano. 25 Ed ecco una donna in ⓘ, 26 che aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutto e peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne in mezzo alla folla di am ha-aretz (i ⓘ) alle spalle e ⓘ. 28 Diceva infatti: «Se ⓘ, ⓘ». 29 E subito si ⓘ, e capì nel corpo di essere ⓘ. 30 E subito Gesù, ⓘ, voltatosi nella folla di am ha-aretz, diceva: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31 I suoi ⓘ dicevano: «Vedi la folla che ti preme e dici: chi mi ha toccato?». 32 Si guardava intorno per vedere chi l'avesse fatto. 33 La donna, ⓘ, sapendo ciò che le era avvenuto, venne, gli si ⓘ e gli disse tutta la verità. 34 Ed egli le disse: «ⓘ, la tua ⓘ ti ha salvata; va' in ⓘ, e sii sana dal tuo flagello». 35 Mentre ancora parlava, vennero dalla casa del capo della sinagoga (l’archisynagṓgos, il ⓘ) dicendo: «Tua figlia ⓘ: perché ancora disturbi il ⓘ?». 36 Ma Gesù, ⓘ la parola detta, dice al capo della sinagoga: «Non temere, ⓘ». 37 E non permise a nessuno di seguirlo, se non a Pietro, Giacomo e Giovanni, il fratello di Giacomo. 38 Giunsero alla casa del capo della sinagoga, e vede ⓘ. 39 Entrato disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma ⓘ». 40 E lo ⓘ. Egli, cacciati tutti fuori, prende con sé il padre della bambina e la madre e quelli con lui, ed entra dove era la bambina; 41 e, ⓘ, le dice: «ⓘ», che tradotto è: «Fanciulla, a te dico, ⓘ». 42 E subito la fanciulla si alzò e camminava: aveva infatti ⓘ. E furono presi da grande stupore. 43 Raccomandò loro insistentemente che ⓘ, e disse di ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 5,21-43 si svolge sulla riva occidentale del lago di Galilea, territorio ebraico, immediatamente dopo il ritorno dalla regione dei Gerasèni: il movimento geografico (diaperásantos eis tò péran) segnala il passaggio dal mondo pagano-impuro alla sfera d'Israele. Siamo nel periodo del Secondo Tempio, Galilea romana del I secolo, dove le sinagoghe fungono da centri amministrativi e liturgici locali, presiedute dall'archisynágōgos — autorità non sacerdotale responsabile del culto e della custodia dei rotoli (cf. m.Yoma 7,1; m.Sotah 7,7-8). Flavio Giuseppe attesta la vivacità delle comunità galilee e il ruolo dei notabili locali nella mediazione col potere romano. La folla (óchlos polýs) rappresenta l'am ha-aretz, ceto popolare con osservanza della purità inferiore a quella dei haverim. Il contesto della zavah — donna in impurità cronica per emorragia — è legislativamente regolato da Lv 15,25-30, con prescrizione di miqveh e offerta di purificazione dopo ogni contatto.

Analisi lessicale

Il nome Iáïros traslittera l'ebraico Ya'ir (יאיר, «egli illumina/risplende», cf. Nm 32,41). Il termine archisynágōgos designa il responsabile liturgico-amministrativo della comunità, ceto notabile osservante non sacerdotale. Il diminutivo thygátrion («figlioletta») esprime affetto, mentre eschátōs échei è locuzione tecnica medica per stato terminale. I verbi sōthêi kaì zḗsēi (v.23) accostano guarigione fisica (sōzō) e vita (zaō). La locuzione en rhýsei haímatos designa la zavah di Lv 15,25. Il termine himátion («mantello») al v.27 è significativamente diverso da kráspedon («frangia/tzitzit») di Mt 9,20 e Lc 8,44: Marco enfatizza il contatto con la veste in quanto tale. La formula pēgḕ toû haímatos («fonte del sangue», v.29) echeggia Lv 12,7 LXX, attestata anche in t.Niddah. Il termine dýnamis (v.30) indica potenza narrativa che «esce» — non meccanismo magico. Pístis (v.34) rende l'ebraico 'emunah, fedeltà-fiducia vissuta, non assenso intellettuale. Eirḗnēn (v.34) rende lo shalom ebraico. Il sostrato aramaico affiora con massima chiarezza al v.41: Talitha koum (talyetha + qum, «ragazzina/agnella, àlzati»), parole conservate nella lingua originale e poi tradotte da Marco per i lettori greci — testimonianza diretta della lingua quotidiana di Gesù in Galilea, confermata dal Targum Onkelos e Pseudo-Jonathan. L'imperativo égeire («àlzati», v.41) è lo stesso verbo della risurrezione (Mc 16,6: egēgértai).

Fonti ebraiche

Il regime giuridico della zavah è definito da Lv 15,25-30: flusso ematico cronico non mestruale genera impurità rituale trasmissibile per contatto, con obbligo di miqveh e offerta di purificazione. La logica levitica prevede che l'impurità passi a chi viene toccato; nella pericope avviene l'inverso: la purezza-vita del maestro risana la donna. La formula lekh le-shalom del v.34 (hýpage eis eirḗnēn) riprende il congedo benedicente attestato in 1Sam 1,17 e 20,42; b.Berakhot 64a ne documenta l'uso rabbinico come formula di congedo che porta benedizione. Il motivo del sonno come eufemismo per la morte è attestato in Dn 12,2; b.Berakhot 18b afferma che «i giusti anche da morti sono chiamati viventi». Il lamento rituale (thórybon kaì klaíontas kaì alalázontas, v.38) è prescritto dalla halakhah funeraria: m.Ketubot 4,4 stabilisce almeno due flautisti e una prefica persino per il più povero. Il numero dodici è un sandwich marciano (intercalazione): la donna malata da dodici anni (v.25) e la bambina di dodici anni (v.42) sono legate da una sola lettura della vita restituita. Il gesto dell'imposizione delle mani (epithêis tàs cheîras, v.23) richiama Gn 48,14, benedizione patriarcale con trasmissione di vita. Il nome Ya'ir rimanda a Nm 32,41, dove il personaggio omonimo presiede città della Transgiordania.

Halakhah e dimensione pratica

La pericope è percorsa da una tensione halakhica strutturale: ogni azione di Gesù interseca norme precise della purità rituale, e in ciascun caso la direzione del contagio è rovesciata rispetto alla norma levita.

La donna (zavah, Lv 15,25-30) trasmette impurità per contatto diretto; toccando il himátion avrebbe reso Gesù impuro, con obbligo di immersione nel miqveh e attesa fino alla sera (Lv 15,27). Qui la potenza di vita inverte il flusso: la guarigione sostituisce la trasmissione d'impurità. Il congedo «va' in pace» (hýpage eis eirḗnēn) equivale al lekh le-shalom (1Sam 1,17), formula che certifica anche la fine dell'impurità sociale della donna, la sua reintegrazione nella comunità.

Gesù prende la mano della bambina morta (v.41): il contatto con un cadavere genera la massima impurità (tum'at met, Nm 19,11), che si trasmette per sette giorni e richiede l'acqua lustrale (mei niddah, Nm 19,17-19). Gesù lo sceglie deliberatamente. Il gesto dell'imposizione della mano richiama la benedizione patriarcale (Gn 48,14) e, nell'orizzonte del principio dello sheliaḥ — «il mandatario di un uomo è come lui stesso» (m.Berakhot 5,5; b.Qiddushin 43a) — indica un'autorità trasmessa e operante in nome di chi ha inviato. L'archisynágōgos Giàiro si prostra supplice (m.Sanhedrin 4,1 conosce la prostrazione come gesto di petizione formale) riconoscendo nell'interlocutore un'autorità superiore alla propria. La prova conclusiva di corporeità reale è il comando di darle da mangiare (v.43): la risurrezione non è un'apparenza, la fanciulla mangia.

Lettura non sostitutiva

La pericope si svolge interamente all'interno della vita d'Israele: un notabile osservante, una donna ebraica soggetta alla normativa levitica, parole aramaiche, formule di benedizione bibliche. Non vi è alcun gesto di sostituzione dell'alleanza né condanna di una categoria: i perushim/farisei non compaiono, e i presenti nella casa — inclusi coloro che deridono (kategélōn, v.40) — sono semplicemente persone che non comprendono ancora. La distinzione rilevante è tra l'oligarchia templare (archiereîs), assente qui, e il laos, il popolo fedele rappresentato da Giàiro e dalla folla. Gesù non abroga la Torah: la zavah è reale, l'impurità da cadavere è reale, la logica di Lv 15 e Nm 19 è il presupposto che rende leggibile l'azione. Il compimento (Mt 5,17) consiste nel fatto che la potenza di vita supera l'impurità senza cancellarla come categoria: la norma non è abolita, ma attraversata e trascesa. Israele non è sostituito: le due donne guarite sono figlie d'Israele reintegrate nella pienezza della vita comunitaria.

Note testuali

  • v.22 — Iáïros: traslittera l'ebraico Ya'ir (יאיר, «egli illumina», Nm 32,41); archisynágōgos: responsabile liturgico-amministrativo della sinagoga, non sacerdote (cf. m.Yoma 7,1).
  • v.23 — epithêis tàs cheîras autêi: imposizione delle mani, gesto di benedizione e trasmissione di vita (Gn 48,14); sōthêi kaì zḗsēi: guarigione fisica (sōzō) e vita (zaō) accostate.
  • v.25-27 — en rhýsei haímatos: la donna è la zavah di Lv 15,25; himátion: mantello generico, non kráspedon/tzitzit di Mt 9,20 e Lc 8,44 — scelta redazionale significativa di Marco.
  • v.29 — pēgḕ toû haímatos: «fonte del sangue», formula che echeggia Lv 12,7 LXX, attestata in t.Niddah.
  • v.34 — pístis: 'emunah, fedeltà-fiducia vissuta; hýpage eis eirḗnēn: lekh le-shalom (1Sam 1,17; b.Berakhot 64a), formula di reintegrazione comunitaria.
  • v.38 — klaíontas kaì alalázontas: lamento funebre rituale prescritto dalla halakhah (m.Ketubot 4,4: almeno due flautisti e una prefica).
  • v.41 — Talitha koum: aramaico originale conservato da Marco (talyetha + qum); lingua quotidiana della Galilea del I secolo (cf. Targum Onkelos); égeire: stesso imperativo della risurrezione (Mc 16,6).
  • v.42 — etôn dṓdeka: dodici anni ripetono il numero della donna del v.25 — intercalazione marciana che unisce le due figure in una lettura unitaria della vita restituita.
  • v.43 — dothênai autêi phageîn: mangiare come prova di corporeità reale, motivo anti-doceta (cf. Lc 24,41-43).

Domande Frequenti

Perché Marco non menziona la frangia (tzitzit) come Matteo e Luca?

Marco usa himátion (mantello generico), mentre Mt 9,20 e Lc 8,44 specificano kráspedon/tzitzit. È una scelta redazionale: Marco enfatizza il contatto fisico con la veste in sé, non con l'oggetto rituale della frangia, rendendo il paradosso halakhico più immediato per lettori non familiari con la prassi farisaica.

Che impatto giuridico aveva per Gesù toccare la mano della bambina morta?

Secondo Nm 19,11, il contatto con un cadavere genera tum'at met, la massima impurità rituale, trasmissibile per sette giorni e sanabile solo con l'acqua lustrale (mei niddah). Gesù lo sceglie deliberatamente: il gesto fisico è enfatizzato da Marco (kratḗsas tês cheiròs) proprio perché viola la norma e la supera.

Cosa significa 'Talitha koum' e perché Marco lo conserva in aramaico?

Talyetha qum (aramaico: «ragazzina/agnella, àlzati») è conservato nella lingua originale di Gesù, confermata dai Targum galilee. Marco traduce per i lettori greci, ma mantiene la forma originale come testimonianza della radice semitica e storica dell'evento: nessun mito atemporale, ma parole concrete di un maestro galileo.

Il numero dodici che accomuna la donna e la bambina è casuale?

No: è l'intercalazione (sandwich) tipica di Marco. La donna malata da dodici anni e la bambina di dodici anni sono legate narrativamente e halakhicamente — entrambe in condizione di esclusione dalla pienezza della vita comunitaria (impurità cronica / morte), entrambe restituite alla vita e alla comunità d'Israele nello stesso racconto.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.