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Guarigione di un ragazzo posseduto da uno spirito muto — Marco 9,14-29

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Guarigione di un ragazzo posseduto da uno spirito muto

Mc 9,14-29·NA28·46/96·// Mt 17,14-21·Lc 9,37-43
οὐκ ἴσχυσαν=non ebbero forza (fallimento dei discepoli)γενεὰ ἄπιστος=generazione incredula (Dt 32,5.20)Πιστεύω· βοήθει μου τῇ ἀπιστίᾳ=Credo; aiuta la mia incredulitàאמונה emunahἤγειρεν=lo risuscitò (linguaggio di risurrezione)ἐν προσευχῇ=nella preghiera (NA28; TR aggiunge 'e digiuno')
14-29
Greco14 Καὶ ⸂ἐλθόντες πρὸς τοὺς μαθητὰς εἶδον⸃ ὄχλον πολὺν περὶ αὐτοὺς καὶ γραμματεῖς συζητοῦντας ⸂πρὸς αὐτούς⸃. 15 καὶ ⸀εὐθὺς πᾶς ὁ ὄχλος ⸂ἰδόντες αὐτὸν ἐξεθαμβήθησαν⸃, καὶ προστρέχοντες ἠσπάζοντο αὐτόν. 16 καὶ ἐπηρώτησεν ⸀αὐτούς· Τί συζητεῖτε πρὸς ⸀αὑτούς; 17 καὶ ⸂ἀπεκρίθη αὐτῷ εἷς ἐκ τοῦ ὄχλου⸃· Διδάσκαλε, ἤνεγκα τὸν υἱόν μου πρὸς σέ, ἔχοντα πνεῦμα ἄλαλον· 18 καὶ ὅπου ⸀ἐὰν αὐτὸν καταλάβῃ ῥήσσει αὐτόν, καὶ ἀφρίζει καὶ τρίζει τοὺς ⸀ὀδόντας καὶ ξηραίνεται· καὶ εἶπα τοῖς μαθηταῖς σου ἵνα αὐτὸ ἐκβάλωσιν, καὶ οὐκ ἴσχυσαν. 19 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς ⸀αὐτοῖς λέγει· Ὦ γενεὰ ἄπιστος, ἕως πότε πρὸς ὑμᾶς ἔσομαι; ἕως πότε ἀνέξομαι ὑμῶν; φέρετε αὐτὸν πρός με. 20 καὶ ἤνεγκαν αὐτὸν πρὸς αὐτόν. καὶ ἰδὼν αὐτὸν ⸂τὸ πνεῦμα εὐθὺς⸃ ⸀συνεσπάραξεν αὐτόν, καὶ πεσὼν ἐπὶ τῆς γῆς ἐκυλίετο ἀφρίζων. 21 καὶ ἐπηρώτησεν τὸν πατέρα αὐτοῦ· Πόσος χρόνος ἐστὶν ὡς τοῦτο γέγονεν αὐτῷ; ὁ δὲ εἶπεν· ⸀Ἐκ παιδιόθεν· 22 καὶ πολλάκις ⸂καὶ εἰς πῦρ αὐτὸν⸃ ἔβαλεν καὶ εἰς ὕδατα ἵνα ἀπολέσῃ αὐτόν· ἀλλ’ εἴ τι ⸀δύνῃ, βοήθησον ἡμῖν σπλαγχνισθεὶς ἐφ’ ἡμᾶς. 23 ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτῷ· Τὸ Εἰ ⸀δύνῃ, πάντα δυνατὰ τῷ πιστεύοντι. 24 ⸀εὐθὺς κράξας ὁ πατὴρ τοῦ ⸀παιδίου ἔλεγεν· ⸀Πιστεύω· βοήθει μου τῇ ἀπιστίᾳ. 25 ἰδὼν δὲ ὁ Ἰησοῦς ὅτι ἐπισυντρέχει ὄχλος ἐπετίμησεν τῷ πνεύματι τῷ ἀκαθάρτῳ λέγων αὐτῷ· Τὸ ⸂ἄλαλον καὶ κωφὸν πνεῦμα⸃, ἐγὼ ⸂ἐπιτάσσω σοι⸃, ἔξελθε ἐξ αὐτοῦ καὶ μηκέτι εἰσέλθῃς εἰς αὐτόν. 26 καὶ ⸂κράξας καὶ πολλὰ σπαράξας⸃ ἐξῆλθεν· καὶ ἐγένετο ὡσεὶ νεκρὸς ὥστε ⸀τοὺς πολλοὺς λέγειν ὅτι ἀπέθανεν. 27 ὁ δὲ Ἰησοῦς κρατήσας ⸂τῆς χειρὸς αὐτοῦ⸃ ἤγειρεν αὐτόν, καὶ ἀνέστη. 28 καὶ ⸂εἰσελθόντος αὐτοῦ⸃ εἰς οἶκον οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ ⸂κατ’ ἰδίαν ἐπηρώτων αὐτόν⸃· Ὅτι ἡμεῖς οὐκ ἠδυνήθημεν ἐκβαλεῖν αὐτό; 29 καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Τοῦτο τὸ γένος ἐν οὐδενὶ δύναται ἐξελθεῖν εἰ μὴ ἐν ⸀προσευχῇ.
Lettura Ortodossa14 Arrivati presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla di am ha-aretz (la gente comune non vincolata al rigore dei haverim) ⓘ e gli scribi (soferim) che ⓘ. 15 E subito ⓘ, e accorrendo lo salutavano. 16 E domandò loro: «Di che cosa disputate con loro?». 17 E gli rispose uno della folla: «Maestro (rav), ho ⓘ a te mio figlio, che ha uno ⓘ. 18 E dovunque lo afferra, lo ⓘ, ed egli ⓘ. E ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma ⓘ». 19 Ed egli, rispondendo, dice loro: «ⓘ, fino a quando sarò con voi? ⓘ? Portatelo da me». 20 E glielo portarono. E ⓘ, e caduto a terra si rotolava ⓘ. 21 E domandò al padre: «Quanto tempo è che gli accade questo?». E quegli disse: «ⓘ; 22 e spesso ⓘ per ⓘ. Ma se qualcosa puoi, abbi ⓘ di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «ⓘ! ⓘ». 24 ⓘ il padre del bambino, gridando, diceva: «ⓘ!». 25 Vedendo Gesù che accorreva folla, ⓘ lo spirito di impurità (ruach ha-tumah), la potenza che induce tum'ah ⓘ, dicendogli: «ⓘ, io ⓘ, esci da lui e non rientrare più in lui». 26 E gridando e scuotendolo molto uscì; e divenne come ⓘ, tanto che molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo ⓘ, ed egli si alzò. 28 Ed entrato lui in casa, i ⓘ ⓘ lo interrogavano: «Perché noi non potemmo scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «ⓘ non può uscire ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 9,14-29 si colloca nella Galilea del I secolo, in un contesto di intense controversie halakhiche pubbliche. I grammateîs (soferim, copisti-interpreti della Torah) ingaggiano una machloket pubblica con i discepoli di Gesù, dibattito tecnico su un caso di fallimento esorcistico. Flavio Giuseppe attesta che nel giudaismo del Secondo Tempio gli esorcismi erano pratica diffusa e giuridicamente categorizzata (Ant. VIII,2,5), e che le dispute tra scuole su casi limite erano la norma nelle assemblee pubbliche. Il contesto immediato è la discesa dal monte della Trasfigurazione (vv. precedenti), donde la reazione di sgomento sacro (exethambḗthēsan) della folla all'apparire di Gesù. La patologia descritta — crisi convulsive, mutismo, sordità — rientra nella categoria halakhica del nikhpe (epilettico cronico), ampiamente trattata in m.Bekhorot 7,5 e b.Bekhorot 44b. Il padre appartiene all'am ha-aretz, il popolino non tenuto alla stretta osservanza halakhica.

Analisi lessicale

Il vocabolo grammateîs syzētoûntas (v. 14) designa i soferim, copisti-interpreti della Torah; il verbo syzētéō indica un dibattito halakhico tecnico, non una contesa banale. Exethambḗthēsan (v. 15), da ekthambéō, indica sgomento sacro, impiego raro in Marco (cf. 14,33 nel Getsemani), segnalando un'esperienza di awe davanti al sacro. Pneûma álalon (v. 17) traduce il sostrato ebraico ruach: lo spirito è forza personale, non entità platonica impersonale; álalos (privo di parola) rimanda al cheresh halakhico (sordomuto, Tos. Terumot 1,1). Splanchnistheìs (v. 22) rende l'ebraico rachamim, la misericordia viscerale di YHWH (Es 34,6). Emunah è il sostrato del greco pisteúonti (v. 23): non fede intellettuale ma fedeltà fiduciosa al Dio fedele. Epitimáō (v. 25) è il verbo dell'esorcismo come ingiunzione autoritativa, eco di Zc 3,2 dove YHWH «sgrida» (ya'ar) il Satan. Ēgeiren (v. 27), il verbo della risurrezione, connota la guarigione come segno pasquale anticipatorio. Proseuchê (v. 29) rende l'ebraico tefillah: preghiera come relazione, non formula tecnica.

Fonti ebraiche

L'esclamazione «O generazione incredula» (Ô geneà ápistos, v. 19) richiama direttamente il Cantico di Mosè (Dt 32,5.20: «generazione perversa, figli infedeli»): è un idioma profetico interno al popolo, non un'accusa antigiudaica, e pone Gesù nella posizione di Mosè che rimprovera Israele nel deserto. L'eco si prolunga in Nm 14,27 LXX, dove YHWH «sopporta» (anéchomai) il popolo ribelle, corrispondente al héōs póte anéxomai hymôn del v. 19. Il fallimento dei discepoli richiama 2Re 4,31, dove il bastone di Giezi non opera a distanza: il discepolo senza il maestro è insufficiente. Il demone che getta il ragazzo nel fuoco e nelle acque evoca Sal 65[66],12: «siamo passati per il fuoco e per l'acqua». La confessione del padre al v. 24 — «Credo; aiuta la mia incredulità» — trova parallelo nella preghiera dei Salmi che si aggrappa a Dio nella debolezza (Sal 21[22],3-6). La gerarchia dei demòni e la diversa intensità di alcuni casi è attestata in 1Enoch 15-16 e nel Testamento di Salomone, letteratura intertestamentale che classifica gli spiriti per categoria (génos, v. 29). La tradizione tannaitica sulla preghiera quotidiana (m.Berakhot 4,3-4) e patristica (Tertulliano, De oratione 29; Origene, De oratione 27,12) leggono la conclusione del v. 29 come primato dell'orazione sul carisma tecnico.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico dominante nella pericope è che la potenza sui demòni non è una competenza giuridica trasferibile per shlichut automatica, ma un dono che scaturisce dalla relazione orante con Dio, inaccessibile per mera delega tecnica.

Sul piano giuridico-pratico, emergono strumenti categoriali precisi. Il nikhpe (epilettico cronico) è trattato in m.Bekhorot 7,5 e b.Bekhorot 44b come caso di choleh (malato cronico), con implicazioni per la sua partecipazione al culto e alla vita comunitaria. Il cheresh (sordomuto, Tos. Terumot 1,1) indica una condizione halakhica di limitata capacità giuridica: il ragazzo del racconto cumula le due categorie. Lo spirito impuro (pneûma akátharton) è fonte di tum'ah (impurità rituale, Lv 5,2-3; m.Kelim 1,1-4), che separa dalla comunità e dal culto templare; la liberazione è dunque anche reintegrazione nell'alleanza. L'autorità esorcistica conferita ai discepoli (Mc 6,7) è strutturata come shlichut (mandato del shaliach: «sheliaḥ adam kemoto», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), ma il fallimento del v. 18 segnala che il mandato non opera in assenza della relazione orante con il mandante. La tefillah come strumento primario (v. 29) richiama la struttura delle Diciotto Benedizioni (m.Berakhot 4,3-4), dove la preghiera è obbligo giuridico quotidiano, non solo devozione facoltativa.

Lettura non sostitutiva

Il rimprovero «O generazione incredula» è idioma profetico interno a Israele, mutuato dal Cantico di Mosè: Gesù si pone nella successione di Mosè, non contro di essa. Il popolo (laos) che assiste è distinto dalle autorità in disputa (grammateîs): nessuna condanna collettiva emerge dal testo. La emunah invocata al v. 23 non è una categoria nuova che sostituisce la fede di Israele, bensì il suo compimento: la fiducia al Dio fedele che agisce nella storia, attestata dai Salmi e dai profeti. La guarigione del ragazzo — figlio dell'alleanza, colpito da un male che lo esclude dalla comunità — è reintegrazione nell'alleanza di Israele, non fondazione di un culto sostitutivo. Il verbo ēgeiren (v. 27) connota la guarigione come segno che anticipa la risurrezione promessa a Israele, non come superamento dell'esperienza ebraica del divino. La preghiera (tefillah) come via d'accesso alla potenza di Dio è pratica ebraica radicata, non innovazione esclusiva: il testo ne conferma la centralità nel solco della tradizione tannaitica.

Note testuali

  • v. 14 — óchlon polýn: óchlos = am ha-aretz, il popolino della terra, spettatore della disputa; grammateîs syzētoûntas: soferim in dibattito halakhico tecnico (machloket), non blocco monolitico di nemici.
  • v. 15 — exethambḗthēsan: sgomento sacro (ekthambéō), verbo raro (cf. Mc 14,33); reazione di awe all'apparire di Gesù dopo la Trasfigurazione.
  • v. 17 — pneûma álalon: ruach (ebraico) + álalos (privo di parola); rimanda al cheresh halakhico (Tos. Terumot 1,1).
  • v. 18 — aphrízei kaì trízei toùs odóntas kaì xēraínetai: descrizione clinica del nikhpe, cf. b.Bekhorot 44b; ouk íschysan: eco del fallimento di Giezi (2Re 4,31).
  • v. 19 — Ô geneà ápistos: eco del Cantico di Mosè (Dt 32,5.20), idioma profetico interno a Israele; héōs póte anéxomai hymôn: eco di Nm 14,27 LXX.
  • v. 20 — synespáraxen: syn-sparássō, «sbatté insieme»; reazione conflittuale tipica degli esorcismi marciani (cf. Mc 1,26; 5,7).
  • v. 22 — splanchnistheìs: rachamim, misericordia viscerale di YHWH (Es 34,6); kaì eis pŷr… kaì eis hýdata: cf. Sal 65[66],12.
  • v. 23 — pánta dynatà tô pisteúonti: emunah biblica, fede-fedeltà al Dio fedele; non onnipotenza magica.
  • v. 24 — Pisteúō; boḗthei mou tê apistíai: fede reale e imperfetta; cf. Sal 21[22],3-6; modello patristico (Origene, Hom. in Lc; Crisostomo, In Mt hom. 57).
  • v. 25 — epetímēsen: epitimáō, ingiunzione autoritativa dell'esorcismo, eco di Zc 3,2; pneûma tò akátharton: tame, fonte di tum'ah (Lv 5,2-3).
  • v. 25 — tò álalon kaì kōphòn pneûma: Marco aggiunge kōphón (sordo); cheresh come anti-discepolo che non ascolta (Dt 6,4; Is 6,10).
  • v. 27 — ēgeiren: verbo della risurrezione; la guarigione come segno pasquale anticipatorio (cf. Mc 1,31).
  • v. 29 — en proseuchê: tefillah; SBLGNT e NA28 omettono «e il digiuno» (aggiunta del testo Bizantino, assente in א* B): glossa patristica ascetica tardiva.

Domande Frequenti

Perché i discepoli non riescono a liberare il ragazzo, se Gesù li aveva già inviati con autorità sugli spiriti impuri?

L'autorità conferita (Mc 6,7) funziona come shlichut (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), ma il mandato non opera disgiunto dalla relazione orante con il mandante. Il v. 29 specifica che questa categoria di spirito richiede la tefillah: la potenza è dono, non competenza tecnica acquisita e trasferibile autonomamente.

La confessione «Credo; aiuta la mia incredulità» è un paradosso o un modello di preghiera?

È un modello di fede biblica: pístis e apistía coabitano nella stessa preghiera, come nei Salmi (Sal 21[22],3-6) dove il credente si aggrappa a Dio nella debolezza. Non illuminismo cartesiano («credo perché ho visto»), ma emunah ebraica che si affida al Dio fedele anche nella fragilità propria.

L'espressione «O generazione incredula» è un'accusa antigiudaica di Gesù contro il suo popolo?

No. Riprende il Cantico di Mosè (Dt 32,5.20: «generazione perversa, figli infedeli») ed è idioma profetico interno a Israele. Gesù si pone nella linea di Mosè che rimprovera il popolo nel deserto (Nm 14,27 LXX): nessuna rottura con Israele, né condanna collettiva etnica o religiosa.

Perché NA28 omette «e il digiuno» al v. 29?

I manoscritti più antichi e affidabili (א* B, testo Alessandrino) attestano solo proseuchê (tefillah). L'aggiunta «e il digiuno» è glossa del testo Bizantino tardo, assente in SBLGNT e NA28, e riflette la prassi ascetica patristica successiva piuttosto che la tradizione testuale originaria.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.