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Ultima Cena — Marco 14,12-26

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Ultima Cena

12-26
Greco12 Καὶ τῇ πρώτῃ ἡμέρᾳ τῶν ἀζύμων, ὅτε τὸ πάσχα ἔθυον, λέγουσιν αὐτῷ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ· Ποῦ θέλεις ἀπελθόντες ἑτοιμάσωμεν ἵνα φάγῃς τὸ πάσχα; 13 καὶ ἀποστέλλει δύο τῶν μαθητῶν αὐτοῦ καὶ λέγει αὐτοῖς· Ὑπάγετε εἰς τὴν πόλιν, καὶ ἀπαντήσει ὑμῖν ἄνθρωπος κεράμιον ὕδατος βαστάζων· ἀκολουθήσατε αὐτῷ, 14 καὶ ὅπου ⸀ἐὰν εἰσέλθῃ εἴπατε τῷ οἰκοδεσπότῃ ὅτι Ὁ διδάσκαλος λέγει· Ποῦ ἐστιν τὸ κατάλυμά ⸀μου ὅπου τὸ πάσχα μετὰ τῶν μαθητῶν μου φάγω; 15 καὶ αὐτὸς ὑμῖν δείξει ἀνάγαιον μέγα ἐστρωμένον ἕτοιμον· ⸀καὶ ἐκεῖ ἑτοιμάσατε ἡμῖν. 16 καὶ ἐξῆλθον οἱ ⸀μαθηταὶ καὶ ἦλθον εἰς τὴν πόλιν καὶ εὗρον καθὼς εἶπεν αὐτοῖς, καὶ ἡτοίμασαν τὸ πάσχα. 17 Καὶ ὀψίας γενομένης ἔρχεται μετὰ τῶν δώδεκα. 18 καὶ ἀνακειμένων αὐτῶν καὶ ἐσθιόντων ⸂ὁ Ἰησοῦς εἶπεν⸃· Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι εἷς ἐξ ὑμῶν παραδώσει με ὁ ἐσθίων μετ’ ἐμοῦ. 19 ⸀ἤρξαντο λυπεῖσθαι καὶ λέγειν αὐτῷ εἷς κατὰ εἷς· Μήτι ⸀ἐγώ; 20 ὁ ⸀δὲ εἶπεν αὐτοῖς· ⸀Εἷς τῶν δώδεκα, ὁ ἐμβαπτόμενος μετ’ ἐμοῦ εἰς ⸀τὸ τρύβλιον· 21 ⸀ὅτι ὁ μὲν υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ὑπάγει καθὼς γέγραπται περὶ αὐτοῦ, οὐαὶ δὲ τῷ ἀνθρώπῳ ἐκείνῳ δι’ οὗ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου παραδίδοται· ⸀καλὸν αὐτῷ εἰ οὐκ ἐγεννήθη ὁ ἄνθρωπος ἐκεῖνος. 22 Καὶ ἐσθιόντων αὐτῶν ⸀λαβὼν ἄρτον εὐλογήσας ἔκλασεν καὶ ἔδωκεν αὐτοῖς καὶ εἶπεν· ⸀Λάβετε, τοῦτό ἐστιν τὸ σῶμά μου. 23 καὶ ⸀λαβὼν ποτήριον εὐχαριστήσας ἔδωκεν αὐτοῖς, καὶ ἔπιον ἐξ αὐτοῦ πάντες. 24 καὶ εἶπεν αὐτοῖς· Τοῦτό ἐστιν τὸ αἷμά μου ⸀τῆς διαθήκης τὸ ⸂ἐκχυννόμενον ὑπὲρ πολλῶν⸃. 25 ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι οὐκέτι οὐ μὴ πίω ἐκ τοῦ γενήματος τῆς ἀμπέλου ἕως τῆς ἡμέρας ἐκείνης ὅταν αὐτὸ πίνω καινὸν ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ θεοῦ. 26 Καὶ ὑμνήσαντες ἐξῆλθον εἰς τὸ Ὄρος τῶν Ἐλαιῶν.
Lettura Ortodossa12 E il primo giorno degli ⓘ, quando si immolava la ⓘ, i suoi ⓘ gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare il ⓘ?». 13 E manda due dei suoi discepoli e dice loro: «Andate nella città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo. 14 E là dove entrerà, dite al padrone di casa: Il ⓘ dice: Dov'è la mia ⓘ, dove possa mangiare il Pesach con i miei discepoli? 15 Ed egli vi mostrerà al piano di sopra una grande sala ⓘ e pronta; e lì preparate per noi». 16 E i discepoli uscirono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro, e prepararono la Pasqua. 17 E, fattasi sera, viene con i ⓘ. 18 E, mentre stavano ⓘ e mangiavano, Gesù disse: «ⓘ, io vi dico che uno di voi mi consegnerà, ⓘ». 19 Cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno per uno: «Sono forse io?». 20 Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel ⓘ. 21 Poiché il ⓘ se ne va, ⓘ di lui; ma ⓘ a quell'uomo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo è ⓘ! Meglio per lui se quell'uomo non fosse nato». 22 E, mentre mangiavano, prese del pane e, pronunciata la ⓘ, lo spezzò e lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 E, preso un calice, ⓘ, lo diede loro, e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: «Questo è il mio ⓘ, che è versato per ⓘ. 25 ⓘ, io vi dico che non berrò più del ⓘ fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel ⓘ». 26 E, cantato l'ⓘ, uscirono verso il ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 14,12-26 si svolge a Gerusalemme il 14 di Nisan, vigilia della Pasqua del Secondo Tempio: nel Tempio erodiano si immolava l'agnello pasquale (tò páscha), poi consumato la sera con pane azzimo ed erbe amare secondo l'ordine rituale del séder. Flavio Giuseppe attesta l'imponenza del pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua (Bellum Iudaicum VI,422-425), con una folla che rendeva necessari segnali discreti di riconoscimento. Il segno dell'uomo con la brocca d'acqua (katályma, stanza degli ospiti) era immediatamente identificabile: portare l'acqua era compito femminile, sicché un uomo riconoscibile nella folla dei pellegrini fungeva da segnale convenuto. I Dodici (hoi dṓdeka) partecipano al pasto reclinati (anakeiménōn), postura dei liberi nel séder, a evocare l'uscita dall'Egitto. Il documento di Damasco e le Regole della Comunità qumranica attestano il termine ha-rabbim («i Molti») come designazione tecnica dell'assemblea plenaria degli iniziati — stesso riferimento lessicale evocato nelle parole di Gesù sul calice.

Analisi lessicale

Il v. 12 introduce tò páscha ἔθυον: il verbo all'imperfetto iterativo indica la prassi annuale di immolazione dell'agnello. Al v. 22 eulogḗsas (εὐλογήσας) è la berakhah ha-motzi, benedizione ebraica sul pane; al v. 23 eucharistḗsas (εὐχαριστήσας) è la berakhah sul calice di vino, una delle quattro coppe del séder. Entrambi i termini greci traducono il sostrato ebraico barakh e rimandano alla prassi liturgica della tavola, non a un rito nuovo. Al v. 24 diathḗkē (διαθήκη) rende l'ebraico berit (alleanza): la traduzione «testamento» è fuorviante, poiché la berit è un patto bilaterale vincolante, non un lascito unilaterale. Hypèr pollôn (ὑπὲρ πολλῶν) richiama ha-rabbim (הָרַבִּים), «i Molti» del quarto canto del Servo (Is 53,12): l'espressione non è generica ma tecnica. Al v. 26 hymnḗsantes (ὑμνήσαντες) designa il canto dell'Hallel pasquale (Sal 113-118). Il verbo paradídotai (v. 21, «è consegnato») è un passivum divinum: la passione si compie come adempimento scritturistico (kathṑs gégraptai), non come destino subìto passivamente.

Fonti ebraiche

Il fondamento scritturistico della scena è pluristratificato. L'eco del Salmo 41,10 — «anche l'amico di cui mi fidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato contro di me il suo calcagno» — informa l'annuncio del tradimento al v. 18 (ho esthíōn met' emoû). L'espressione dam ha-berit («sangue dell'alleanza») al v. 24 riprende direttamente Esodo 24,8: Mosè asperse il popolo col sangue dei vitelli dicendo «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi»; il gesto al Sinai costituisce l'ipotesto primario dell'intera scena. Il «per molti» rinvia al quarto canto del Servo sofferente (Is 53,11-12), dove il Servo «giustifica i molti» e «porta il peccato dei molti». La formula Figlio dell'uomo (Bar Enash, Dn 7,13) al v. 21 àncora la teologia della passione alla tradizione apocalittica danielica. L'Hallel (Sal 113-118) chiudeva il séder secondo la prassi mishnaica attestata nella tradizione delle berakhot; i Salmi 115-118 dell'Hallel grande includevano la lode escatologica che proiettava il banchetto pasquale verso il compimento.

Halakhah e dimensione pratica

Il séder pasquale struttura giuridicamente l'intera sequenza: ogni azione di Gesù si inscrive in obblighi halakhici precisi, non in riti autonomi. La benedizione sul pane (berakhah ha-motzi lechem min ha-aretz) e la benedizione sul calice di vino (bore peri ha-gafen) erano prescrizioni liturgiche codificate dalla tradizione delle berakhot; la loro omissione avrebbe invalidato il pasto rituale. Il principio dello sheliaḥ (שָׁלִיחַ) è centrale: secondo il principio sheliaḥ adam kemoto («il mandatario di un uomo è come lui stesso», m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), i Dodici sono inviati con piena autorità rappresentativa del maestro. L'immolazione dell'agnello nel Tempio il 14 di Nisan era regolata da precise norme di purità cultuale (m.Pesahim 5,1-10): l'agnello doveva essere offerto in stato di purità rituale, la carne consumata entro la notte, non si poteva spezzare un osso. La formula «sangue dell'alleanza» attiva il dispositivo giuridico della berit: un'alleanza sigillata col sangue è irrevocabile secondo il diritto biblico (Zc 9,11). Il v. 21 con kathṑs gégraptai richiama il principio halakhico che la Scrittura norma il comportamento presente: l'adempimento non è pietismo ma obbligazione giuridica.

Lettura non sostitutiva

La cena narrata in Marco 14,12-26 non inaugura una religione nuova estranea a Israele: ogni elemento — la Pasqua, le berakhot, il sangue dell'alleanza, l'Hallel — è radicato nel patto sinaitico e nella liturgia ebraica. L'«alleanza» (berit) evocata da Gesù al v. 24 non abroga l'alleanza di Mosè: la esprime in modo pieno, come il sangue del Sinai (Es 24,8) aveva espresso visibilmente il legame tra il Signore e il popolo. Il «per molti» (ha-rabbim) riprende il Servo di Isaia senza identificare «i Molti» con un popolo sostitutivo di Israele: la categoria è inclusiva, non esclusiva. I talmidim sono israeliti che compiono il séder prescritto dalla Torah; l'uscita verso il monte degli Ulivi dopo l'Hallel è gesto di fedeltà alla prassi pasquale. Nessun elemento della pericope autorizza una lettura di condanna collettiva del popolo ebraico: il tradimento è atto individuale, e il «guai» (ouaí) è pronunciato su chi compie la consegna, non su una collettività. Il corpo e il sangue sono reali, materiali — l'opposto di ogni salvezza disincarnata di matrice gnostica.

Note testuali

  • v. 12 — tò páscha: il Pesach, l'agnello sacrificato nel Tempio il 14 di Nisan; katályma: stanza degli ospiti, non «albergo»; chag ha-matzot: la festa del pane non lievitato dal 15 di Nisan (Es 12,15).
  • v. 14 — ho didáskalos: il Maestro, rav; katályma: sala ospiti già apparecchiata (estrōménon: stesa di tappeti e cuscini per reclinare).
  • v. 17 — hoi dṓdeka: i Dodici, eco delle dodici tribù d'Israele.
  • v. 18 — ho esthíōn met' emoû: chi mangia alla stessa mensa — eco del Sal 41,10; anakeiménōn: reclinati, postura dei liberi nel séder.
  • v. 19 — ameín (אָמֵן): formula solenne di garanzia, non semplice affermazione.
  • v. 20 — trýblion: la ciotola comune del séder, per il charoset e le erbe amare.
  • v. 21 — ho hyiòs toû anthrṓpou: Bar Enash (בַּר אֱנָשׁ), Dn 7,13; paradídotai: passivum divinum; kathṑs gégraptai: adempimento scritturistico; ouaí: esclamazione profetica di giudizio.
  • v. 22 — eulogḗsas: berakhah ha-motzi sul pane («Benedetto sei tu… che fai uscire il pane dalla terra»).
  • v. 23 — eucharistḗsas: berakhah sul vino (bore peri ha-gafen), una delle quattro coppe del séder.
  • v. 24 — diathḗkē: berit, alleanza (non «testamento»); dam ha-berit: eco di Es 24,8; hypèr pollôn: ha-rabbim (הָרַבִּים), Is 53,12.
  • v. 25 — génēma tês ampélou: formula della benedizione rituale sul vino; basileíai toû theoû: la Malkhut, sovranità di Dio, banchetto messianico.
  • v. 26 — hymnḗsantes: l'Hallel pasquale (Sal 113-118), conclusione del séder; tò Óros tôn Elaiôn: Har ha-Zeitim, a oriente di Gerusalemme.

Domande Frequenti

Perché Gesù usa un uomo con una brocca d'acqua come segnale?

Portare acqua era compito femminile nella Palestina del I secolo: un uomo con una brocca risultava immediatamente visibile nella folla dei pellegrini pasquali a Gerusalemme. Il segnale era discreto ma inequivocabile, funzionale a garantire riservatezza sul luogo del séder.

Che differenza c'è tra eulogḗsas ed eucharistḗsas in Marco 14,22-23?

Entrambi traducono il verbo ebraico barakh e rimandano alle berakhot ebraiche del pasto rituale: eulogḗsas è la berakhah ha-motzi sul pane spezzato; eucharistḗsas è la benedizione sul calice di vino. Non designano riti nuovi ma le preghiere prescritte dal séder pasquale.

Perché diathḗkē va tradotto «alleanza» e non «testamento»?

La berit biblica è un patto bilaterale vincolante, sigillato con sangue (Es 24,8): comporta obblighi reciproci tra le parti. «Testamento» implica una disposizione unilaterale post mortem; la categoria giuridica ebraica della berit è strutturalmente diversa e non ammette sostituzione.

Chi sono «i Molti» (ha-rabbim) di Marco 14,24?

L'espressione ha-rabbim (Is 53,12) è termine tecnico per «i Molti» del quarto canto del Servo sofferente: indica una collettività beneficiaria, non un popolo sostitutivo. Nella letteratura di Qumran lo stesso termine designa l'assemblea plenaria della comunità, attestando l'uso tecnico del lemma nel giudaismo del Secondo Tempio.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.