Torna alle Fonti

Getsemani: la preghiera dell'Abbà e l'arresto — Marco 14,32-52

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Getsemani: la preghiera dell'Abbà e l'arresto

32
GrecoΚαὶ ἔρχονται εἰς χωρίον οὗ τὸ ὄνομα Γεθσημανί, καὶ λέγει τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ· Καθίσατε ὧδε ἕως προσεύξωμαι.
Lettura OrtodossaGiunsero a un podere il cui nome era ⓘ, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».
33
Grecoκαὶ παραλαμβάνει τὸν Πέτρον καὶ Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην μετ' αὐτοῦ, καὶ ἤρξατο ἐκθαμβεῖσθαι καὶ ἀδημονεῖν,
Lettura OrtodossaE prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò a ⓘ,
34
Grecoκαὶ λέγει αὐτοῖς· Περίλυπός ἐστιν ἡ ψυχή μου ἕως θανάτου· μείνατε ὧδε καὶ γρηγορεῖτε.
Lettura Ortodossae disse loro: «La mia ⓘ è triste fino alla morte; restate qui e vegliate».
35
Grecoκαὶ προελθὼν μικρὸν ἔπιπτεν ἐπὶ τῆς γῆς, καὶ προσηύχετο ἵνα εἰ δυνατόν ἐστιν παρέλθῃ ἀπ' αὐτοῦ ἡ ὥρα,
Lettura OrtodossaE andato un po' avanti, ⓘ e pregava, nella tefillah supplichevole del giusto sofferente, che, se fosse possibile, ⓘ,
36
Grecoκαὶ ἔλεγεν· Αββα ὁ πατήρ, πάντα δυνατά σοι· παρένεγκε τὸ ποτήριον τοῦτο ἀπ' ἐμοῦ· ἀλλ' οὐ τί ἐγὼ θέλω ἀλλὰ τί σύ.
Lettura Ortodossae diceva: «ⓘ! Tutto è a te possibile: ⓘ! ⓘ».
37
Grecoκαὶ ἔρχεται καὶ εὑρίσκει αὐτοὺς καθεύδοντας, καὶ λέγει τῷ Πέτρῳ· Σίμων, καθεύδεις; οὐκ ἴσχυσας μίαν ὥραν γρηγορῆσαι;
Lettura OrtodossaE venne e li ⓘ, e disse a ⓘ, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora?
38
Grecoγρηγορεῖτε καὶ προσεύχεσθε, ἵνα μὴ ἔλθητε εἰς πειρασμόν· τὸ μὲν πνεῦμα πρόθυμον ἡ δὲ σὰρξ ἀσθενής.
Lettura OrtodossaVegliate e pregate, perché non ⓘ. ⓘ».
39
Grecoκαὶ πάλιν ἀπελθὼν προσηύξατο τὸν αὐτὸν λόγον εἰπών.
Lettura OrtodossaE di nuovo, andato via, pregò dicendo la stessa parola.
40
Grecoκαὶ πάλιν ἐλθὼν εὗρεν αὐτοὺς καθεύδοντας, ἦσαν γὰρ αὐτῶν οἱ ὀφθαλμοὶ καταβαρυνόμενοι, καὶ οὐκ ᾔδεισαν τί ἀποκριθῶσιν αὐτῷ.
Lettura OrtodossaE di nuovo venne e li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
41
Grecoκαὶ ἔρχεται τὸ τρίτον καὶ λέγει αὐτοῖς· Καθεύδετε τὸ λοιπὸν καὶ ἀναπαύεσθε· ἀπέχει· ἦλθεν ἡ ὥρα, ἰδοὺ παραδίδοται ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου εἰς τὰς χεῖρας τῶν ἁμαρτωλῶν.
Lettura OrtodossaE venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta! È venuta l'ora: ecco, il ⓘ.
42
Grecoἐγείρεσθε ἄγωμεν· ἰδοὺ ὁ παραδιδούς με ἤγγικεν.
Lettura OrtodossaAlzatevi, andiamo: ecco, colui che mi consegna è vicino».
43
GrecoΚαὶ εὐθὺς ἔτι αὐτοῦ λαλοῦντος παραγίνεται Ἰούδας εἷς τῶν δώδεκα καὶ μετ' αὐτοῦ ὄχλος μετὰ μαχαιρῶν καὶ ξύλων παρὰ τῶν ἀρχιερέων καὶ τῶν γραμματέων καὶ τῶν πρεσβυτέρων.
Lettura OrtodossaE subito, mentre ancora egli parlava, sopraggiunse ⓘ, e con lui una ⓘ con spade e bastoni, mandata dai ⓘ, dai ⓘ e dagli ⓘ, i tre corpi del Sanhedrin gerosolimitano.
44
Grecoδεδώκει δὲ ὁ παραδιδοὺς αὐτὸν σύσσημον αὐτοῖς λέγων· Ὃν ἂν φιλήσω αὐτός ἐστιν· κρατήσατε αὐτὸν καὶ ἀπάγετε ἀσφαλῶς.
Lettura OrtodossaIl ⓘ aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che ⓘ, è lui; arrestatelo e portatelo via sotto sicura scorta».
45
Grecoκαὶ ἐλθὼν εὐθὺς προσελθὼν αὐτῷ λέγει· Ῥαββί, καὶ κατεφίλησεν αὐτόν.
Lettura OrtodossaE giunto, subito gli si accostò e disse: «ⓘ!», e lo ⓘ.
46
Grecoοἱ δὲ ἐπέβαλαν τὰς χεῖρας αὐτῷ καὶ ἐκράτησαν αὐτόν.
Lettura OrtodossaQuelli misero le mani addosso a lui e lo arrestarono.
47
Grecoεἷς δέ τις τῶν παρεστηκότων σπασάμενος τὴν μάχαιραν ἔπαισεν τὸν δοῦλον τοῦ ἀρχιερέως καὶ ἀφεῖλεν αὐτοῦ τὸ ὠτάριον.
Lettura OrtodossaUno dei presenti, sguainata la spada (la ⓘ), colpì il ⓘ e gli staccò l'orecchio.
48
Grecoκαὶ ἀποκριθεὶς ὁ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Ὡς ἐπὶ λῃστὴν ἐξήλθατε μετὰ μαχαιρῶν καὶ ξύλων συλλαβεῖν με;
Lettura OrtodossaE rispondendo Gesù disse loro: «Come contro un ⓘ siete usciti con spade e bastoni a catturarmi?
49
Grecoκαθ' ἡμέραν ἤμην πρὸς ὑμᾶς ἐν τῷ ἱερῷ διδάσκων καὶ οὐκ ἐκρατήσατέ με· ἀλλ' ἵνα πληρωθῶσιν αἱ γραφαί.
Lettura OrtodossaOgni giorno ero presso di voi nel ⓘ insegnando e non mi avete arrestato; ma ⓘ».
50
Grecoκαὶ ἀφέντες αὐτὸν ἔφυγον πάντες.
Lettura OrtodossaE ⓘ.
51
GrecoΚαὶ νεανίσκος τις συνηκολούθει αὐτῷ περιβεβλημένος σινδόνα ἐπὶ γυμνοῦ, καὶ κρατοῦσιν αὐτόν,
Lettura OrtodossaE un ⓘ lo seguiva, avvolto di un lenzuolo sulla pelle nuda, e lo afferrarono.
52
Grecoὁ δὲ καταλιπὼν τὴν σινδόνα γυμνὸς ἔφυγεν.
Lettura OrtodossaMa egli, ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

L'episodio si colloca al Getsemani (v.32), dall'aramaico gat-shemanim (גַּת שְׁמָנִים), "frantoio dell'olio": un podere alle pendici occidentali del Monte degli Ulivi. Il nome evoca la pressione che spreme le olive, immagine concreta di oppressione che la tradizione lega anticipatamente al servo sofferente di Is 53,5. La scena precede l'arresto e mette in moto le istituzioni del Tempio di Gerusalemme. Chi giunge per catturare Gesù (v.43) è una óchlos, banda armata al servizio del Tempio, non il laós, il popolo dei fedeli: la distinzione narrativa è cruciale per non attribuire l'azione al popolo ebraico nel suo insieme. A muoversi sono i tre corpi del Sinedrio gerosolimitano — sommi sacerdoti (archiereîs), scribi (grammateîs) e anziani (presbýteroi, v.43) — un'istituzionalità ristretta e localizzata, non l'intero Israele. Gesù osserva di essere stato arrestato come un lēistḗs (v.48), termine tecnico che designa il brigante-insorto armato (l'ebraico biryon, בִּרְיוֹן, attestato anche in Giuseppe Flavio): pur essendo un maestro non-violento, viene trattato con la prassi repressiva riservata ai sediziosi politici dell'occupazione romana.

Analisi lessicale

Al v.33 la coppia verbale ekthambeîsthai + adēmoneîn esprime un'intensità emotiva massima: "essere atterrito da sgomento sacro" e "angosciarsi nel disorientamento". È un dato realistico sulle emozioni di Gesù, non simulate. Al v.34 "triste fino alla morte" (perílypós héōs thanátou) cita il Sal 42-43 LXX. La psychḗ qui traduce l'ebraico nefesh (נֶפֶשׁ): non l'anima platonica immortale, ma la persona intera nella sua vitalità. Al v.36 Abbâ ho patḗr conserva l'aramaico originale Abbà affiancato al greco: vocativo filiale intimo dell'adulto, non balbettio infantile. Il potḗrion ("calice", ebraico kos, כּוֹס) è il calice profetico dell'ira divina sul peccato (Ger 25,15-17; Is 51,17.22; Ez 23,32-34 LXX), non una generica metafora di dolore. Al v.38 peirasmós rende nisayon (נִסָּיוֹן), la grande prova escatologica, mentre pneûma/sárx traduce ruach/basar (רוּחַ/בָּשָׂר), antropologia unitaria semitica, non dualismo. Al v.45 Rhabbí (rav, רַב) e il verbo intensivo kataphiléō ("baciare ripetutamente") mostrano il gesto discepolare trasformato in segnale di consegna.

Fonti ebraiche

Il gesto reiterato di prostrazione "a terra" (épipten epì tês gês, v.35, imperfetto durativo) appartiene al repertorio del giusto sofferente che prega prostrato, riconoscibile nella tradizione talmudica della preghiera dei pii (cf. b.Berakhot 34b). L'invocazione Abbà è attestata come vox originaria di Gesù e ripresa da Paolo (Rm 8,15; Gal 4,6), che la conserva in aramaico anche scrivendo a comunità greche, segno della sua autenticità liturgica. Il termine hamartōloí (v.41), "peccatori", nel lessico giudaico ricorre spesso per indicare i goyim/Gentili (cf. Gal 2,15): qui designa i Romani che eseguiranno la condanna, non gli ebrei in blocco.

Halakhah e dimensione pratica

La preghiera al v.36 esprime una sottomissione reale: "non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu" (ou tí egō thélō allà tí sý). La volontà umana di Gesù è distinta e si allinea liberamente a quella del Padre. Sul piano pratico, l'esortazione "vegliate e pregate per non entrare nella prova" (v.38) traduce la vigilanza orante in disciplina concreta davanti al nisayon escatologico. Il riconoscimento del limite umano — "lo spirito è pronto, ma la carne è debole" — non è condanna ma accoglienza empatica della fragilità dei discepoli, modello di un giudizio misericordioso sul limite altrui.

Lettura non sostitutiva

Il testo va difeso da ogni uso anti-giudaico. Chi arresta Gesù è una banda armata (óchlos, v.43), non il popolo (laós); ad agire sono le sole autorità del Tempio (v.43), non Israele. La consegna del Figlio è espressa al v.41 con un passivum divinum: è Dio che consegna il Figlio (cf. Rm 8,32), non Giuda come causa prima. I hamartōloí del v.41 sono i Gentili esecutori della condanna. Ogni lettura che trasformi questo episodio in accusa collettiva contro il popolo ebraico tradisce la precisione narrativa del testo, che individua responsabilità istituzionali ristrette e iscrive l'intera vicenda nel disegno di Dio.

Note testuali

Il verbo ekthambeîsthai è caratteristico di questo vangelo (cf. 9,15; 16,5-6), dove segnala lo sgomento sacro davanti al mistero. Ai vv.51-52 compare il neanískos, giovane che fugge nudo abbandonando il lenzuolo (sindṓn): hapax narrativo che istituisce una rete lessicale interna — il medesimo sindṓn avvolgerà il corpo nel sepolcro (15,46) e una veste bianca rivestirà il giovane presso la tomba vuota (16,5). La fuga "abbandonando tutto" (aphéntes éphygon pántes, v.50) segna l'abbandono totale dei discepoli. Il doûlos toû archieréōs (v.47) è l'ufficiale-servo del sommo sacerdote (kohen gadol, כֹּהֵן גָּדוֹל); il hierón (v.49) è il Beit ha-Miqdash (בֵּית הַמִּקְדָּשׁ) e le graphaí sono i Ketuvim, le Scritture che si compiono.

Domande Frequenti

Perché Gesù chiama Dio "Abbà" e cosa significa?

Abbà (v.36) è l'aramaico originale conservato accanto al greco patḗr. Non è un "papà" infantile, come correggono gli studi recenti, ma il vocativo intimo del figlio adulto verso il padre. La sua autenticità è confermata da Paolo, che lo conserva in aramaico anche scrivendo a comunità di lingua greca (Rm 8,15; Gal 4,6).

Che cosa indica il "calice" che Gesù chiede di allontanare?

Il potḗrion (v.36) traduce l'ebraico kos, il calice profetico dell'ira di Dio sul peccato presente nei profeti (Ger 25,15-17; Is 51,17.22; Ez 23,32-34 LXX). Non è una metafora generica di sofferenza: il Figlio assume su di sé la collera divina contro il male.

Chi arresta Gesù secondo questo testo?

Una óchlos (v.43), cioè una banda armata al servizio del Tempio, non il popolo dei fedeli (laós). Ad agire sono i tre corpi del Sinedrio gerosolimitano — sommi sacerdoti, scribi e anziani —, un'autorità istituzionale ristretta e localizzata, non il popolo ebraico nel suo insieme.

Le emozioni di Gesù al Getsemani sono reali?

Sì. La coppia verbale ekthambeîsthai e adēmoneîn (v.33) esprime un'angoscia di intensità massima, e la richiesta "non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu" (v.36) mostra una volontà umana reale che si sottomette liberamente. Il testo presenta emozioni autentiche, non simulate.

Riferimenti biblici