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Insegnamento sul divorzio — Marco 10,1-12

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Insegnamento sul divorzio

Mc 10,1-12·NA28·51/96·// Mt 19,1-9·Lc 16,18
βιβλίον ἀποστασίου=libello di ripudio (get Dt 24,1)גֵּט getσκληροκαρδίαν=durezza del cuore (Dt 10,16)קְשִׁיּוּת לֵב qeshiyut levἀπ᾽ ἀρχῆς κτίσεως=dall'inizio della creazione (Gn 1,27)σάρκα μίαν=una sola carne (Gn 2,24)בָּשָׂר אֶחָד basar echadὃ οὖν ὁ θεὸς συνέζευξεν=Dio ha accoppiato (b.Sotah 2a bat qol)זִוֵּג zivvegμοιχᾶται ἐπ᾽ αὐτήν=adulterio contro di lei (simmetria)
XXVII domenica T.O. — anno B
1-12
Greco1 Καὶ ἐκεῖθεν ἀναστὰς ἔρχεται εἰς τὰ ὅρια τῆς Ἰουδαίας ⸀καὶ πέραν τοῦ Ἰορδάνου, καὶ συμπορεύονται πάλιν ὄχλοι πρὸς αὐτόν, καὶ ὡς εἰώθει πάλιν ἐδίδασκεν αὐτούς. 2 ⸀Καὶ ⸀ἐπηρώτων αὐτὸν εἰ ἔξεστιν ἀνδρὶ γυναῖκα ἀπολῦσαι, πειράζοντες αὐτόν. 3 ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν αὐτοῖς· Τί ὑμῖν ἐνετείλατο Μωϋσῆς; 4 οἱ δὲ εἶπαν· ⸂Ἐπέτρεψεν Μωϋσῆς⸃ βιβλίον ἀποστασίου γράψαι καὶ ἀπολῦσαι. 5 ⸂ὁ δὲ⸃ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Πρὸς τὴν σκληροκαρδίαν ὑμῶν ἔγραψεν ὑμῖν τὴν ἐντολὴν ταύτην· 6 ἀπὸ δὲ ἀρχῆς κτίσεως ἄρσεν καὶ θῆλυ ἐποίησεν ⸀αὐτούς· 7 ἕνεκεν τούτου καταλείψει ἄνθρωπος τὸν πατέρα αὐτοῦ καὶ τὴν μητέρα ⸂καὶ προσκολληθήσεται πρὸς τὴν γυναῖκα αὐτοῦ⸃, 8 καὶ ἔσονται οἱ δύο εἰς σάρκα μίαν· ὥστε οὐκέτι εἰσὶν δύο ἀλλὰ μία σάρξ· 9 ὃ οὖν ὁ θεὸς συνέζευξεν ἄνθρωπος μὴ χωριζέτω. 10 Καὶ ⸂εἰς τὴν οἰκίαν⸃ πάλιν οἱ μαθηταὶ ⸂περὶ τούτου⸃ ⸀ἐπηρώτων αὐτόν. 11 καὶ λέγει αὐτοῖς· Ὃς ⸀ἂν ἀπολύσῃ τὴν γυναῖκα αὐτοῦ καὶ γαμήσῃ ἄλλην μοιχᾶται ἐπ’ αὐτήν, 12 καὶ ἐὰν ⸂αὐτὴ ἀπολύσασα τὸν ἄνδρα αὐτῆς γαμήσῃ ἄλλον⸃ μοιχᾶται.
Lettura Ortodossa1 Venne nella Giudea, oltre il Giordano, e la ⓘ accorse, ed egli ⓘ. 2 I ⓘ, per ⓘ: «È lecito a un marito ⓘ?». 3 «Cosa vi ⓘ?». 4 «ⓘ di scrivere un ⓘ». 5 «Per la ⓘ scrisse per voi questa ⓘ. 6 Ma ⓘ, 7 per questo l'uomo ⓘ il padre e la madre e si ⓘ. 9 ⓘ». 10 E ⓘ di nuovo lo ⓘ. 11 «Chi ripudia la moglie e ne sposa un'altra ⓘ verso di lei; 12 e ⓘ, ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 10,1-12 colloca l'episodio nella Perea, territorio di Erode Antipa, durante un viaggio verso Gerusalemme (I sec. d.C.). I Pharisaîoi — i perushim, osservanti fedeli alla Torah scritta e orale — sottopongono a Gesù una questione halakhica attiva nel dibattito del tempo: la legittimità del divorzio. La disputa riflette il conflitto tra la scuola di Shammai (divorzio ammesso solo per davar erva, «cosa indecente» in senso grave) e quella di Hillel (ammesso anche per motivi minori), documentato in m.Gittin 9,10. Il v. 12, che contempla la donna che ripudia il marito, riflette il diritto greco-romano — attestato anche nel caso di Erodiade (Mc 6,17-18) — segnalando che Marco scrive per un uditorio misto, giudaico e greco-romano. Flavio Giuseppe (Ant. XV,259; XVIII,136) documenta sia la prassi del get sia casi eccezionali di donne che avviarono la separazione in ambienti erodiani.

Analisi lessicale

Il termine centrale è apolýein (v. 2: gynaîka apolŷsai), «sciogliere il vincolo», corrispondente alla consegna del get (sefer keritut, Dt 24,1). Al v. 4 i perushim usano eneteílato («comandò»), ma Gesù corregge al v. 5 con epétrepsen («permise», concessione): la distinzione tra comando e concessione è operazione halakhica sulla gerarchia normativa della Torah. La sklērokardía (v. 5, «durezza del cuore», ebraico qeshi lev) giustifica la concessione mosaica come adattamento alla fragilità umana, non come norma ideale. Al v. 8 eis sárka mían traduce levasar eḥad (Gn 2,24): sárx va ancorato all'ebraico basar (corpo vivente, realtà carnale concreta) e non letto in chiave platonica come «materia inferiore». Al v. 9 synzeúgnymi («aggiogare insieme», synézeuxen) evoca l'immagine del giogo comune, vincolo corporeo e giuridico simultaneamente. Il peirázontes (v. 2) indica un approccio ostile, non una ricerca sincera.

Fonti ebraiche

Il fondamento scritturistico è duplice. Genesi 1,27 («maschio e femmina li creò», ârren kaì thêly) e Genesi 2,24 («i due saranno una sola carne») sono citati da Gesù come testi più fondamentali rispetto alla concessione di Deuteronomio 24,1: il principio ermeneutico è che l'intenzione originaria del Creatore prevale sulla norma adattiva successiva. Questo ragionamento — risalire al testo più antico e programmatico — è procedimento midrashico attestato nella letteratura tannaitica. Deuteronomio 24,1-4 non impone il divorzio ma ne regola la procedura attraverso il sefer keritut (l'atto scritto di ripudio), limitando abusi e tutelando la donna da un secondo abbandono dopo nuovo matrimonio. La disputa tra Shammai e Hillel sull'interpretazione di davar erva (m.Gittin 9,10) costituisce lo sfondo immediato della domanda dei perushim. Il Targum Onqelos su Gn 2,24 sottolinea la permanenza del vincolo coniugale come realtà istituita dal Creatore. La categoria di sklērokardía trova paralleli nella letteratura profetica (Ez 3,7; Ger 9,13) dove la durezza del cuore designa la resistenza alla volontà divina.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio operativo della pericope è che tra norme di diversa origine e gerarchia scritturistica prevale quella più prossima all'intenzione creazionale: un procedimento riconoscibile come gezerah shavah applicata diacronicamente. Sul piano giuridico concreto, il get (sefer keritut) era un documento formale redatto da un sofer (scriba) su mandato del marito e consegnato alla moglie davanti a testimoni, secondo le norme codificate in m.Gittin. La validità del get richiedeva che fosse scritto specificamente per quella donna (m.Gittin 3,1) e consegnato liberamente (m.Gittin 6,1-2): qualsiasi coercizione lo invalidava. Il principio dello shaliach — «sheliaḥ adam kemoto», l'inviato è come colui che lo manda (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — regolava la delega nella consegna del documento. Gesù non abolisce la procedura mosaica ma ne ridefinisce il peso normativo rispetto all'ordine creazionale: il matrimonio come «una sola carne» (Gn 2,24) non è dissolubile per arbitrio unilaterale. Il caso del v. 12 (donna che ripudia) non ha corrispondente nella halakhah standard del I secolo, dove il get era prerogativa maschile (m.Yevamot 14,1), ma riflette adattamenti del diritto ellenistico-romano applicati in ambienti ebraici diasporici o regali.

Lettura non sostitutiva

L'argomentazione di Gesù in Mc 10,1-12 si svolge interamente dentro la Torah: il riferimento è a Genesi e Deuteronomio, non a una legge nuova che sostituisce quella mosaica. Il metodo — stabilire una gerarchia tra testi normativi della Torah stessa — è halakhico, non abolizionista. I perushim non sono bersaglio di condanna morale collettiva: pongono una domanda legittima su una questione aperta nel dibattito rabbinico del tempo, e Gesù risponde sul medesimo terreno esegetico. La distinzione tra eneteílato (comandò) ed epétrepsen (permise) è un'analisi interna alla Torah che nessun ascoltatore ebraico del I secolo avrebbe trovato estranea. Israele non è né sostituito né condannato: la parola è rivolta al popolo (óchloi, i pellegrini) e ai talmidim (discepoli) come insegnamento dentro la tradizione, non contro di essa. L'appello all'ordine della creazione (Gn 1-2) è un richiamo alla fonte più antica e condivisa della rivelazione, accessibile a tutto Israele.

Note testuali

  • v. 2 — peirázontes: con intento ostile, non per apprendere; gynaîka apolŷsai: apolýein, sciogliere il vincolo con il get; la disputa halakhica riflette m.Gittin 9,10 (Shammai/Hillel).
  • v. 3 — eneteílato Mōüsês: «comandò Mosè», verbo dell'ingiunzione normativa.
  • v. 4-5 — biblíon apostasíou: sefer keritut, il documento formale di ripudio (Dt 24,1); Epétrepsen Mōüsês: concessione, non comando; sklērokardían: durezza del cuore, adattamento alla fragilità umana.
  • v. 6-8 — árren kaì thêly: Gn 1,27, maschio e femmina; eis sárka mían: levasar eḥad (Gn 2,24) — sárx = basar, corpo vivente concreto, non «materia» in senso platonico.
  • v. 9 — hò ho theòs synézeuxen: synzeúgnymi, «aggiogare insieme», vincolo corporeo e giuridico.
  • v. 11 — moichâtai: viola il patto coniugale; forma assoluta, senza la clausola d'eccezione di Mt 19,9 — i due testi non vanno armonizzati.
  • v. 12 — eàn autḕ apolýsasa tòn ándra: la donna che ripudia il marito; riflette il diritto greco-romano (cf. Erodiade, Mc 6,17), prevalentemente estraneo alla halakhah standard del I secolo (m.Yevamot 14,1); segnala il pubblico misto di Marco.

Domande Frequenti

Perché Gesù cita Genesi invece di commentare direttamente Deuteronomio 24?

Il metodo è halakhico: quando due norme della Torah sono in tensione, prevale quella più antica e più prossima all'intenzione creazionale. Gn 1,27 e 2,24 precedono qualsiasi concessione mosaica; Dt 24,1 è adattamento alla sklērokardía, non norma ideale. Procedimento riconoscibile nella tradizione tannaitica.

La disputa con i farisei riguardava il se o il come del divorzio?

Il come e il quando: la questione era su quali motivi rendessero valido il get. La scuola di Shammai lo ammetteva solo per grave trasgressione (davar erva), quella di Hillel anche per motivi minori (m.Gittin 9,10). I perushim pongono una domanda legittima nel dibattito halakhico del tempo.

Il versetto 12 (la donna che ripudia) era applicabile in un contesto ebraico?

Nel diritto ebraico standard del I secolo solo il marito consegnava il get (m.Yevamot 14,1). Il v. 12 riflette il diritto greco-romano applicabile nel mondo in cui Marco scrive. Casi eccezionali in ambienti regali erodiani — come Erodiade (Mc 6,17) — mostrano che la prassi non era del tutto ignota.

La forma assoluta di Marco (senza clausola d'eccezione) contraddice Matteo 19,9?

I due testi vanno letti come tradizioni distinte, non armonizzate. Marco mantiene il rigore assoluto dell'insegnamento di Gesù; Matteo aggiunge la clausola porneia per il suo uditorio giudeo-cristiano. La differenza è redazionale e riflette contesti comunitari diversi, non errore testuale.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.