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Parabola dei vignaioli omicidi — Marco 12,1-12

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Parabola dei vignaioli omicidi

1-12
Greco1 Καὶ ἤρξατο αὐτοῖς ἐν παραβολαῖς ⸀λαλεῖν· Ἀμπελῶνα ⸂ἄνθρωπος ἐφύτευσεν⸃, καὶ περιέθηκεν φραγμὸν καὶ ὤρυξεν ὑπολήνιον καὶ ᾠκοδόμησεν πύργον, καὶ ἐξέδετο αὐτὸν γεωργοῖς, καὶ ἀπεδήμησεν. 2 καὶ ἀπέστειλεν πρὸς τοὺς γεωργοὺς τῷ καιρῷ δοῦλον, ἵνα παρὰ τῶν γεωργῶν λάβῃ ἀπὸ ⸂τῶν καρπῶν⸃ τοῦ ἀμπελῶνος· 3 ⸀καὶ λαβόντες αὐτὸν ἔδειραν καὶ ἀπέστειλαν κενόν. 4 καὶ πάλιν ἀπέστειλεν πρὸς αὐτοὺς ἄλλον δοῦλον· ⸀κἀκεῖνον ⸀ἐκεφαλίωσαν καὶ ⸀ἠτίμασαν. 5 ⸀καὶ ἄλλον ἀπέστειλεν· κἀκεῖνον ἀπέκτειναν, καὶ πολλοὺς ἄλλους, ⸂οὓς μὲν δέροντες οὓς δὲ ἀποκτέννοντες⸃. 6 ἔτι ⸂ἕνα εἶχεν, υἱὸν ἀγαπητόν· ἀπέστειλεν⸃ αὐτὸν ⸂ἔσχατον πρὸς αὐτοὺς⸃ λέγων ὅτι Ἐντραπήσονται τὸν υἱόν μου. 7 ἐκεῖνοι δὲ οἱ γεωργοὶ ⸂πρὸς ἑαυτοὺς εἶπαν⸃ ὅτι Οὗτός ἐστιν ὁ κληρονόμος· δεῦτε ἀποκτείνωμεν αὐτόν, καὶ ἡμῶν ἔσται ἡ κληρονομία. 8 καὶ λαβόντες ⸂ἀπέκτειναν αὐτόν, καὶ ἐξέβαλον αὐτὸν⸃ ἔξω τοῦ ἀμπελῶνος. 9 ⸀τί ποιήσει ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος; ἐλεύσεται καὶ ἀπολέσει τοὺς γεωργούς, καὶ δώσει τὸν ἀμπελῶνα ἄλλοις. 10 οὐδὲ τὴν γραφὴν ταύτην ἀνέγνωτε· Λίθον ὃν ἀπεδοκίμασαν οἱ οἰκοδομοῦντες, οὗτος ἐγενήθη εἰς κεφαλὴν γωνίας· 11 παρὰ κυρίου ἐγένετο αὕτη, καὶ ἔστιν θαυμαστὴ ἐν ὀφθαλμοῖς ἡμῶν; 12 Καὶ ἐζήτουν αὐτὸν κρατῆσαι, καὶ ἐφοβήθησαν τὸν ὄχλον, ἔγνωσαν γὰρ ὅτι πρὸς αὐτοὺς τὴν παραβολὴν εἶπεν. καὶ ἀφέντες αὐτὸν ἀπῆλθον.
Lettura Ortodossa1 Cominciò a parlare loro ⓘ: «Un uomo ⓘ, vi mise attorno una ⓘ, scavò il ⓘ e costruì una ⓘ, e la affidò a ⓘ, e ⓘ. 2 Al ⓘ mandò ai vignaioli un ⓘ, perché ricevesse dai vignaioli dei frutti della vigna. 3 Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. 4 Di nuovo mandò loro un altro servo: lo ⓘ e lo oltraggiarono. 5 Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; e molti altri, alcuni bastonandoli, altri uccidendoli — schema deuteronomistico di rifiuto reiterato dei profeti (2Cr 36,15-16; Ne 9,26). 6 Ne aveva ancora uno, un ⓘ; lo inviò loro per ultimo, dicendo: «ⓘ di mio figlio». 7 Ma quei vignaioli dissero tra loro: «Costui è l'ⓘ; venite, uccidiamolo, e l'ⓘ sarà nostra». 8 E lo presero, lo uccisero, e lo gettarono ⓘ. 9 Che cosa farà allora il ⓘ? Verrà e farà perire quei vignaioli, e ⓘ. 10 Non avete letto neppure questa Scrittura: «La ⓘ, essa è divenuta ⓘ: 11 ⓘ è stato fatto questo, ed è ⓘ?». 12 E ⓘ, i ⓘ, gli ⓘ e gli ⓘ, ma temettero la folla — ⓘ che aveva detto la parabola contro di loro. E ⓘ, se ne andarono.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Marco 12,1-12 si colloca nel Tempio di Gerusalemme durante la settimana pasquale (ca. 30 EC), quando la città accoglieva circa 200.000 pellegrini (Flavio Giuseppe, Bellum Judaicum 6.9.3). L'interlocuzione avviene con i rappresentanti del Sinedrio (archiereîs, grammateîs, presbýteroi, Mc 11,27), ovvero l'oligarchia templare sadducea guidata dalla famiglia di Caifa, non con il popolo (laos). L'immagine della vigna apparteneva al repertorio iconografico condiviso: la torre di guardia (migdal) è documentata archeologicamente a Ramat Rachel nelle vigne giudaiche del Secondo Tempio. Il regime fondiario della arisut/hakhirut — affitto con divisione dei frutti — era prassi giuridica regolata da m.Bava Metzia 9. Il mashal parabolico era genere profetico-giudiziario riconoscibile per ogni ascoltatore ebreo, non allegoria criptica.

Analisi lessicale

L'apertura (en parabolaîs, dativo pl. di parabolḗ) è calco LXX del termine ebraico mashal (Nm 23,7; Is 5): genere narrativo-giudiziario profetico, non «similitudine» decorativa. La sequenza di cinque aoristi nel v. 1 (ampelôna ephýteusen, periéthēken phragmón, ōrýxen hypolḗnion, ōkodómēsen pýrgon) ricalca verbatim Is 5,2 LXX — il Cantico della Vigna — instaurando un'intertestualità immediata per l'ascoltatore. La siepe (phragmón, ebr. gader), il torchio (hypolḗnion, ebr. yeqev) e la torre (pýrgon, ebr. migdal) compongono il repertorio di Is 5,2. Il servo (doûlon, ebr. 'eved) rimanda alla formula profetica 'avdai ha-nevi'im (Ger 7,25; Am 3,7). Il hapax ekephalíōsan (v. 4, «ferire al capo», da kephalióō) anticipa le percosse sul capo del Figlio nella Passione (Mc 15,17-19). Il figlio amato (hyiòn agapētón) NON equivale a «unigenito» (monogenḗs): richiama verbatim Mc 1,11 (Battesimo) e Mc 9,7 (Trasfigurazione), nonché Gen 22,2 LXX su Isacco (ton hyión sou ton agapētón), aprendo la tipologia dell'Aqedah. Il futuro entrapḗsontai («avranno riguardo», v. 6) è semitismo greco (yare/kavod) con ironia tragica. Al v. 9, állois è indeterminato e deliberatamente privo di qualifica etnica o ecclesiale. La pietra scartata (líthon hòn apedokímasan) usa apodokimázō, termine tecnico edilizio «respingere dopo esame»; kephalḕn gōnías (ebr. rosh pinnah) indica la pietra cardine che lega due muri perpendicolari.

Fonti ebraiche

Il v. 1 riproduce quasi alla lettera Is 5,1-2 LXX (phragmós, prolḗnion, pýrgos), dove «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele» (Is 5,7): l'ascoltatore ebreo riconosceva immediatamente la cornice. I servi perseguitati richiamano i profeti inviati a Israele (2Cr 24,21; Ger 7,25-26; Am 3,7). La tipologia del figlio amato eco-riggia l'Aqedah di Gen 22,2. Il versare sangue fuori della vigna (v. 8: éxō toû ampelônos) rimanda alla tzaqah di Gen 4,10 (sangue di Abele che grida) e tipologicamente all'esecuzione extra muros (Eb 13,12: éxō tês pýlēs). La citazione del Salmo 118,22-23 (even ma'asu ha-bonim) appartiene all'Hallel pasquale (Sal 113–118), cantato nel seder di Pesach (m.Pesachim 10,5-7): gli stessi uditori conoscevano il salmo. La lettura messianica del rosh pinnah è già tannaitica: Targum Tehillim 118,22 e Pesiqta Rabbati 37 applicano il versetto al re-messia respinto e poi esaltato. La linea critica ai «cattivi pastori» prosegue Ez 34, matrice profetica della parabola.

Halakhah e dimensione pratica

Il principio di fondo è che la responsabilità giuridica ricade su chi esercita concretamente il mandato affidatogli, non sull'intera comunità che non ha ricevuto né la delega né i frutti: così m.Sanhedrin 4,1 richiede responsabilità personale e deliberata (retzichah be-meizid).

Strumenti giuridici concreti attestati nella pericope: (1) Il contratto di arisut/hakhirut (m.Bava Metzia 9) regolava la divisione dei frutti tra proprietario e affittuari (arisim); il rifiuto di consegnare la parte del proprietario costituisce inadempimento contrattuale grave. (2) Il kairós del v. 2 corrisponde a be-itto, il quarto/quinto anno dopo l'impianto, quando il kerem diventa halakhicamente fruibile secondo Lv 19,23-25 e m.'Orlah 1: il padrone agisce nel tempo giuridicamente corretto. (3) L'erede (klēronómos, ebr. yoresh): secondo m.Bava Batra 8, uccidere il yoresh senza altri legittimari fa ricadere il possesso ai maḥaziqim, i possessori di fatto — esattamente il ragionamento dei geōrgoi al v. 7. (4) Tale omicidio doloso (retzichah be-meizid, m.Sanhedrin 9,1) autocondanna i responsabili. (5) Il principio dello shaliach («sheliaḥ adam kemoto», m.Berakhot 5,5; b.Qiddushin 43a) implica che il mandatario risponde del mandante: maltrattare il servo/profeta inviato equivale a rigettare chi lo ha inviato.

Lettura non sostitutiva

In Marco la parabola è, tra i sinottici, la formulazione meno esposta a una lettura sostituzionista: il padrone «darà la vigna ad altri» (dṓsei tòn ampelôna állois, v. 9), dove állois è deliberatamente indeterminato — non «ai pagani», non «alla Chiesa». Marco non ha l'espressione matteana «popolo/nazione che ne produca i frutti» (Mt 21,43). La vigna — identificata con Israele da Is 5,7 — non è distrutta né trasferita: cambiano gli arisim infedeli (i capi); il kerem resta intatto. Il giudizio colpisce i contadini omicidi, che l'evangelista stesso identifica con i capi («capirono che la parabola era detta contro di loro», v. 12: soggetto = archiereîs-grammateîs-presbýteroi di Mc 11,27), nella linea della critica profetica ai cattivi pastori (Ez 34). Leggere «la Chiesa sostituisce Israele» va oltre ciò che il testo autorizza; ma conviene anche non riempire in senso opposto il termine állois, che Marco lascia volutamente aperto. La citazione del Salmo 118,22-23 afferma che il rifiutato è esaltato da Dio — dinamica di compimento, non di sostituzione. Come attesta Paolo in Rm 11,29: ametamélēta gàr tà charísmata, i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili.

Note testuali

  • v. 1 — ampelôna ephýteusen / phragmón / hypolḗnion / pýrgon: cinque aoristi che citano verbatim Is 5,2 LXX; vigna (kerem) = Israele (Is 5,7); geōrgoîs (arisim) = affittuari, non Israele intero.
  • v. 2 — tô kairô: be-itto, il tempo halakhicamente corretto (Lv 19,23-25; m.'Orlah 1); doûlon ('eved) = terminologia profetica (Ger 7,25; Am 3,7).
  • v. 4 — ekephalíōsan: hapax NT, «ferire al capo»; anticipa Mc 15,17-19 (Passione).
  • v. 6 — hyiòn agapētón: figlio amato, NON monogenḗs; riprende verbatim Mc 1,11; 9,7 e Gen 22,2 LXX (tipologia Aqedah); entrapḗsontai = semitismo yare/kavod, ironia tragica.
  • v. 7 — klēronómos (yoresh): erede legale; il calcolo giuridico dei geōrgoi rispecchia m.Bava Batra 8 sui maḥaziqim.
  • v. 8 — éxō toû ampelônos: doppia marcatura locativa (ekbalón + éxō); richiama tzaqah di Gen 4,10 (Abele) e l'esecuzione extra muros (Eb 13,12).
  • v. 9 — ho kýrios toû ampelônos: ba'al ha-kerem, kýrios rende il Tetragramma YHWH di Is 5,7; állois: indeterminato, non «gentili» né «Chiesa» — cambiano gli arisim infedeli, il kerem resta.
  • vv. 10-11 — líthon hòn apedokímasan hoi oikodomoûntes: Sal 117,22 LXX (= TM 118,22); apodokimázō = termine tecnico edilizio; kephalḕn gōnías (rosh pinnah) = lettura messianica già tannaitica (Targum Tehillim 118,22; Pesiqta Rabbati 37); parà kyríou rende me-et YHWH (Sal 118,23 TM); l'Hallel era cantato nel seder di Pesach (m.Pesachim 10,5-7).
  • v. 12 — ezḗtoun autòn kratêsai: imperfetto conativo, «cercavano ripetutamente»; soggetto = archiereîs-grammateîs-presbýteroi (Mc 11,27), non «i Giudei»; égnōsan: riconoscimento immediato — sono i capi, non Israele, l'oggetto del giudizio; la procedura pubblica di hatra'ah era impossibile per la folla pasquale (Josephus, BJ 6.9.3), donde l'arresto notturno irregolare di Mc 14,1-2.

Domande Frequenti

Chi sono i «vignaioli» nella parabola? Riguarda tutto il popolo ebraico?

I geōrgoi (arisim) identificano gli affittuari infedeli, che lo stesso evangelista associa ai capi (archiereîs, grammateîs, presbýteroi, Mc 11,27; v. 12), non a Israele nel suo insieme. La vigna — identificata con Israele in Is 5,7 — non è distrutta né trasferita al popolo, ma ri-affidata ad altri affittuari indeterminati.

Cosa significa «darà la vigna ad altri» (v. 9)? È un trasferimento della salvezza ai gentili?

Il termine állois è deliberatamente indeterminato in Marco, assente della qualifica matteana «un popolo/nazione» (Mt 21,43). Cambiano gli arisim (affittuari-capi) infedeli, non il kerem (Israele), che resta intatto. Rm 11,29 conferma che i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (ametamélēta).

Qual è il significato della «pietra scartata» (Sal 118,22)?

La citazione appartiene all'Hallel pasquale (Sal 113–118), cantato nel seder di Pesach (m.Pesachim 10,5-7): gli uditori conoscevano il testo. Il rosh pinnah (pietra cardine) aveva già lettura messianica tannaitica (Targum Tehillim 118,22; Pesiqta Rabbati 37): il rifiutato è esaltato da YHWH, dinamica di compimento non sostituzione.

Perché i capi non arrestano immediatamente Gesù dopo la parabola?

L'imperfetto conativo ezḗtoun kratêsai (v. 12) indica tentativi ripetuti e falliti. La procedura pubblica di hatra'ah era impraticabile durante la folla pasquale (Josephus, BJ 6.9.3), con circa 200.000 pellegrini nel Tempio. Questo spiega il ricorso all'arresto notturno irregolare, preannunciato in Mc 14,1-2.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.