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Parabola dei vignaioli omicidi — Matteo 21,33-46

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Parabola dei vignaioli omicidi

33-46
Greco33 Ἄλλην παραβολὴν ἀκούσατε. ⸀Ἄνθρωπος ἦν οἰκοδεσπότης ὅστις ἐφύτευσεν ἀμπελῶνα καὶ φραγμὸν αὐτῷ περιέθηκεν καὶ ὤρυξεν ἐν αὐτῷ ληνὸν καὶ ᾠκοδόμησεν πύργον, καὶ ἐξέδετο αὐτὸν γεωργοῖς, καὶ ἀπεδήμησεν. 34 ὅτε δὲ ἤγγισεν ὁ καιρὸς τῶν καρπῶν, ἀπέστειλεν τοὺς δούλους αὐτοῦ πρὸς τοὺς γεωργοὺς λαβεῖν τοὺς καρποὺς αὐτοῦ. 35 καὶ λαβόντες οἱ γεωργοὶ τοὺς δούλους αὐτοῦ ὃν μὲν ἔδειραν, ὃν δὲ ἀπέκτειναν, ὃν δὲ ἐλιθοβόλησαν. 36 πάλιν ἀπέστειλεν ἄλλους δούλους πλείονας τῶν πρώτων, καὶ ἐποίησαν αὐτοῖς ὡσαύτως. 37 ὕστερον δὲ ἀπέστειλεν πρὸς αὐτοὺς τὸν υἱὸν αὐτοῦ λέγων· Ἐντραπήσονται τὸν υἱόν μου. 38 οἱ δὲ γεωργοὶ ἰδόντες τὸν υἱὸν εἶπον ἐν ἑαυτοῖς· Οὗτός ἐστιν ὁ κληρονόμος· δεῦτε ἀποκτείνωμεν αὐτὸν καὶ ⸀σχῶμεν τὴν κληρονομίαν αὐτοῦ· 39 καὶ λαβόντες αὐτὸν ἐξέβαλον ἔξω τοῦ ἀμπελῶνος καὶ ἀπέκτειναν. 40 ὅταν οὖν ἔλθῃ ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος, τί ποιήσει τοῖς γεωργοῖς ἐκείνοις; 41 λέγουσιν αὐτῷ· Κακοὺς κακῶς ἀπολέσει αὐτούς, καὶ τὸν ἀμπελῶνα ἐκδώσεται ἄλλοις γεωργοῖς, οἵτινες ἀποδώσουσιν αὐτῷ τοὺς καρποὺς ἐν τοῖς καιροῖς αὐτῶν. 42 Λέγει αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Οὐδέποτε ἀνέγνωτε ἐν ταῖς γραφαῖς· Λίθον ὃν ἀπεδοκίμασαν οἱ οἰκοδομοῦντες οὗτος ἐγενήθη εἰς κεφαλὴν γωνίας· παρὰ κυρίου ἐγένετο αὕτη, καὶ ἔστιν θαυμαστὴ ἐν ὀφθαλμοῖς ἡμῶν; 43 διὰ τοῦτο λέγω ὑμῖν ὅτι ἀρθήσεται ἀφ’ ὑμῶν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ καὶ δοθήσεται ἔθνει ποιοῦντι τοὺς καρποὺς αὐτῆς. 44 ⸂Καὶ ὁ πεσὼν ἐπὶ τὸν λίθον τοῦτον συνθλασθήσεται· ἐφ’ ὃν δ’ ἂν πέσῃ λικμήσει αὐτόν.⸃ 45 Καὶ ἀκούσαντες οἱ ἀρχιερεῖς καὶ οἱ Φαρισαῖοι τὰς παραβολὰς αὐτοῦ ἔγνωσαν ὅτι περὶ αὐτῶν λέγει· 46 καὶ ζητοῦντες αὐτὸν κρατῆσαι ἐφοβήθησαν τοὺς ὄχλους, ⸂ἐπεὶ εἰς⸃ προφήτην αὐτὸν εἶχον.
Lettura Ortodossa33 Ascoltate un'altra parabola: un uomo ⓘ, la diede in affitto a ⓘ e ⓘ. 34 Al tempo dei frutti ⓘ ai contadini a ⓘ. 35 Ma i contadini ⓘ. 36 Ne mandò altri, più numerosi: lo stesso. 37 ⓘ mandò loro il ⓘ: «Rispetteranno mio figlio». 38 Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l'ⓘ: uccidiamolo e avremo noi l'eredità». 39 ⓘ. 40 «Quando verrà il ⓘ, che farà a quei contadini?». 41 Gli rispondono: «ⓘ che gli diano i frutti a tempo». 42 Gesù dice loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: ⓘ? Questo è avvenuto ⓘ ed è meraviglia ai nostri occhi? 43 Perciò vi dico: ⓘ sarà tolto il regno di Dio e dato a ⓘ. 44 ⓘ». 45 Udite le sue parabole, gli ⓘ e i ⓘ ⓘ. 46 ⓘ, ma temettero ⓘ, perché lo ⓘ.
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-46) è pronunciata nel Tempio di Gerusalemme, durante la settimana pasquale dell'anno 30 circa, in un contesto di tensione crescente tra Gesù e l'oligarchia sacerdotale (archiereîs) di orientamento sadduceo. Il sistema dell'affitto agricolo con pagamento in natura era struttura economica diffusa nella Galilea del I secolo: i grandi proprietari assenteisti affidavano le terre a coloni locali, creando tensioni documentate anche da Giuseppe Flavio (Ant. XX). La vigna come figura di Israele appartiene al repertorio profetico canonico (Is 5,1-7; Sal 80,9-17; Ez 19,10-14). L'immagine dei profeti perseguitati richiama episodi storici precisi: la lapidazione del profeta Zaccaria figlio di Ioiada (2Cr 24,21) e l'ostinata resistenza del popolo ai messaggeri divini (Ger 7,25-26). I destinatari immediati sono i «capi dei sacerdoti e i farisei» (v. 45), distinti dalla folla (óchlos), gli am ha-aretz che riconoscono Gesù come profeta.

Analisi lessicale

Il v. 33 riproduce quasi verbatim la LXX di Isaia 5,2: ampelôna ... phragmòn ... lēnòn ... pýrgon (vigna, siepe, torchio, torre), segnale intertestuale immediatamente riconoscibile per l'ascoltatore ebreo. Il verbo apedḗmēsen («andò all'estero») sottolinea l'assenza del padrone e la piena responsabilità degli affittuari. Apésteilen toùs doúlous («mandò i suoi servi») usa la radice di apostéllō, che rimanda alla figura giuridica ebraica dello shaliach (mandatario): i servi-profeti sono inviati ufficiali del padrone. La triade verbale édeiran / apékteinan / elithobólēsan (bastonarono / uccisero / lapidarono) scala in violenza crescente. Al v. 43 il termine decisivo è éthnei (dativo singolare di éthnos, senza articolo): «a un popolo», non tà éthnē («i pagani») né ekklēsía («la Chiesa»). Il sostrato aramaico suggerisce umma (comunità/nazione) o am (popolo), entrambi semanticamente aperti. Il criterio esplicito è poioûnti toùs karpoús («che produca i frutti»), non l'appartenenza etnica. Kephalḕn gōnías («pietra d'angolo», Sal 118,22) in ebraico è rosh pinnah: il Salmo appartiene all'Hallel pasquale, cantato nei pellegrinaggi al Tempio.

Fonti ebraiche

Il Cantico della vigna di Isaia 5,1-7 costituisce l'ipotesto esplicito: «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele» (Is 5,7). La parabola ne riprende tutti e quattro gli elementi strutturali (vigna, siepe, torchio, torre) e ne rovescia l'esito: là la vigna è devastata, qui è ri-affidata. Il motivo dei profeti perseguitati attraversa l'intera letteratura profetica: Ger 7,25-26 («ho inviato tutti i miei servi i profeti... non mi hanno ascoltato»); 2Cr 24,21 (lapidazione di Zaccaria); Ne 9,26 («uccisero i tuoi profeti»). Ezechiele 34 fornisce il paradigma dei «cattivi pastori» (re'im ra'im) che sfruttano il gregge anziché custodirlo, e la promessa che Dio stesso si sostituirà a loro come pastore. Il Salmo 118,22-23 (líthon hòn apedokímasan) appartiene all'Hallel ed era recitato durante la festa di Sukkot e a Pesach: il tema del «rifiutato esaltato da Dio» è radicato nella teologia deuteronomistica. La tradizione targum (Tg. Is 5,1-7) interpreta la vigna come il santuario e i frutti come le opere di giustizia, avvicinandosi alla lettura matteana del «portare frutto».

Halakhah e dimensione pratica

La parabola opera su un piano giuridico-contrattuale preciso: il contratto di affitto agricolo (arisut) prevedeva che l'affittuario consegnasse al proprietario una quota stabilita del raccolto; l'inadempienza ripetuta costituiva causa di rescissione e di sostituzione del conduttore (cf. m.Bava Metzia 9,1-2, sulle obbligazioni dell'affittuario). Il principio dello shaliach — «il mandatario di un uomo è come l'uomo stesso» (sheliaḥ adam kemoto, m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) — qualifica i servi-profeti come rappresentanti giuridici del padrone-YHWH: aggredire il mandatario equivale ad aggredire il mandante. Il versetto 41 applica una logica di din (giudizio): la risposta è proporzionata all'infedeltà — i custodi malvagi (kakoùs kakôs) sono rimossi, non il fondo. Secondo m.Sanhedrin 4,1, il giudizio su cause capitali richiede testimonianza e procedura; la parabola descrive invece un'autocondanna («dissero: li farà perire malamente», v. 41) — i capi pronunciano il verdetto su se stessi. Il trasferimento della vigna «ad altri contadini» non implica abolizione dell'alleanza, ma sostituzione dei gestori infedeli, come accade nella prassi del rinnovo contrattuale documentata nella halakhah agraria.

Lettura non sostitutiva

La struttura narrativa della parabola esclude una lettura di rigetto collettivo d'Israele. La vigna — figura canonica di Israele (Is 5,7; Sal 80) — non è distrutta né ceduta a un nuovo soggetto etnico: è «ri-affidata ad altri contadini» (v. 41), con un cambiamento di gestione, non di proprietà né di identità del fondo. Il giudizio cade su un gruppo storicamente determinato: «i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro» (v. 45) — non di «Israele» come collettività, non del popolo ebraico nelle generazioni successive. L'éthnos del v. 43 resta grammaticalmente indeterminato: il testo non identifica questo «popolo» con la Chiesa dei gentili né con una nuova entità che sostituisce Israele. Il criterio — portare frutto — è etico-halakhico, non etnico: richiama la teshuvah e la giustizia attese dai profeti. La citazione del Salmo 118,22-23 conferma la logica del compimento: il rifiutato è esaltato da Dio, non al posto di Israele ma come sua pietra d'angolo. Nella linea di Mt 5,17 («non sono venuto ad abolire, ma a portare a compimento»), la parabola critica i custodi infedeli dall'interno della tradizione profetica, senza implicare abrogazione dell'alleanza.

Note testuali

  • v. 33 — ephýteusen ampelôna ... phragmòn ... lēnòn ... pýrgon: citazione quasi verbatim della LXX di Is 5,2; la vigna è «la casa d'Israele» (Is 5,7); i servi perseguitati rimandano ai profeti (cf. 2Cr 24,21; Ger 7,25-26).
  • v. 34 — apésteilen toùs doúlous: «mandò i suoi servi»; la radice di apostéllō richiama lo shaliach; labeîn toùs karpoús: «ritirare i suoi frutti», la risposta di fedeltà dovuta all'alleanza.
  • v. 35 — édeiran / apékteinan / elithobólēsan: triade ascendente di violenza; la lapidazione (lithobolia) è la sorte tradizionalmente associata ai profeti rifiutati.
  • v. 37 — tòn hyión ... klēronómos: il figlio-erede, inviato in clausola dopo la serie dei servi-profeti; klēronómos (erede) richiama la klēronomía, l'eredità/terra promessa.
  • v. 39 — labóntes ... exébalon éxō ... apékteinan: l'espulsione «fuori dalla vigna» fa eco alla morte «fuori dalla città».
  • v. 41 — ekdṓsetai állois geōrgoîs: «darà ad altri contadini»; cambia gli affittuari, non la vigna; giudizio sui custodi infedeli nella linea di Ez 34.
  • v. 42 — líthon hòn apedokímasan hoi oikodomoûntes ... eis kephalḕn gōnías: Sal 118(117),22-23, Hallel pasquale; rosh pinnah in ebraico; il rifiutato è posto a fondamento da YHWH (parà kyríou).
  • v. 43 — aph' hymôn: «da voi» — i capi (v. 45), non Israele come popolo; éthnei poioûnti toùs karpoùs: éthnos singolare senza articolo ≠ éthnē (pagani) ≠ ekklēsía; criterio = il frutto; identità etnica lasciata aperta.
  • v. 44 — ho pesṑn ... synthlasthḗsetai ... likmḗsei autón: versetto conservato da NA28 tra doppie parentesi quadre per attestazione incerta in alcuni testimoni antichi.
  • v. 45 — archiereîs: vertice dell'aristocrazia sacerdotale, in larga parte legata ai tzedukim (sadducei); hoi Pharisaîoi: i perushim, avversari dialettici, non «ipocriti»; égnōsan hóti perì autôn légei: i capi, non «Israele», sono i destinatari del giudizio.
  • v. 46 — toùs óchlous: la folla degli am ha-aretz, contrapposta ai capi; eis prophḗtēn autòn eîchon: lo collocavano nella linea dei profeti d'Israele.

Domande Frequenti

Il v. 43 («sarà dato a un popolo che ne produca i frutti») afferma la sostituzione di Israele con la Chiesa?

No. Il greco usa éthnos al singolare senza articolo («un popolo»), non éthnē («i pagani») né ekklēsía. Il criterio esplicito è «portare frutto», non l'appartenenza etnica. L'identità del «popolo» è grammaticalmente lasciata aperta; leggere qui una sostituzione etnica va oltre ciò che il testo afferma.

A chi si riferisce «a voi» del v. 43: a Israele o ai capi?

L'evangelista stesso risponde al v. 45: «i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro». Il «voi» destinatario del giudizio sono i custodi infedeli — l'oligarchia templare sadducea e i leader presenti — non il popolo ebraico né le generazioni successive.

Perché la vigna non viene distrutta, a differenza di quanto avviene nella parabola seguente (22,7)?

Perché il giudizio della parabola colpisce i geōrgoí (i custodi/affittuari), non il fondo. La vigna è ri-affidata (v. 41: ekdṓsetai állois geōrgoîs), segnale che cambia la gestione, non l'esistenza del popolo-vigna, nella linea della critica profetica di Ez 34 ai cattivi pastori.

Qual è la funzione giuridica dei «servi» inviati dal padrone?

Operano come sheliaḥim (mandatari): secondo il principio halakhico sheliaḥ adam kemoto (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a), il mandatario è giuridicamente equivalente al mandante. Aggredire i servi-profeti equivale pertanto a rifiutare direttamente il padrone-YHWH che li ha inviati.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.