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Il giovane ricco e i pericoli della ricchezza — Matteo 19,16-30

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Il giovane ricco e i pericoli della ricchezza

Mt 19,16-30·NA28·97/135·// Mc 10,17-31·Lc 18,18-30
ζωὴν αἰώνιον=vita eterna (chayyei olam ha-ba)חַיֵּי הָעוֹלָם הַבָּאεἷς ἐστιν ὁ ἀγαθός=uno solo è il Buono (Sal 118,1)כִּי טוֹב ki tovτήρησον τὰς ἐντολάς=custodisci i comandi (primato ma'aseh)θησαυρὸν ἐν οὐρανοῖς=tesoro nei cieli (b.Bava Batra 11a Monobaz)אוֹצָר בַּשָּׁמַיִם otzar ba-shamayimκάμηλον διὰ τρυπήματος=cammello-cruna (b.Berakhot 55b elefante)παλιγγενεσίᾳ=rigenerazione (chiddush ha-olam Is 65,17)חִדּוּשׁ הָעוֹלָם
Lunedì XX settimana T.O. (anno II)
16-30
Greco16 Καὶ ἰδοὺ εἷς προσελθὼν ⸂αὐτῷ εἶπεν⸃· ⸀Διδάσκαλε, τί ἀγαθὸν ποιήσω ἵνα ⸀σχῶ ζωὴν αἰώνιον; 17 ὁ δὲ εἶπεν αὐτῷ· Τί με ⸂ἐρωτᾷς περὶ τοῦ ἀγαθοῦ; εἷς ἐστιν ὁ ἀγαθός⸃· εἰ δὲ θέλεις ⸂εἰς τὴν ζωὴν εἰσελθεῖν⸃, ⸀τήρησον τὰς ἐντολάς. 18 λέγει αὐτῷ· Ποίας; ὁ δὲ Ἰησοῦς ⸀εἶπεν· Τὸ Οὐ φονεύσεις, Οὐ μοιχεύσεις, Οὐ κλέψεις, Οὐ ψευδομαρτυρήσεις, 19 Τίμα τὸν πατέρα καὶ τὴν μητέρα, καὶ Ἀγαπήσεις τὸν πλησίον σου ὡς σεαυτόν. 20 λέγει αὐτῷ ὁ νεανίσκος· ⸂Πάντα ταῦτα⸃ ⸀ἐφύλαξα· τί ἔτι ὑστερῶ; 21 ἔφη αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς· Εἰ θέλεις τέλειος εἶναι, ὕπαγε πώλησόν σου τὰ ὑπάρχοντα καὶ ⸀δὸς πτωχοῖς, καὶ ἕξεις θησαυρὸν ἐν ⸀οὐρανοῖς, καὶ δεῦρο ἀκολούθει μοι. 22 ἀκούσας δὲ ὁ νεανίσκος τὸν ⸀λόγον ἀπῆλθεν λυπούμενος, ἦν γὰρ ἔχων κτήματα πολλά. 23 Ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ· Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι ⸂πλούσιος δυσκόλως⸃ εἰσελεύσεται εἰς τὴν βασιλείαν τῶν οὐρανῶν· 24 πάλιν δὲ λέγω ὑμῖν, εὐκοπώτερόν ἐστιν κάμηλον διὰ ⸀τρυπήματος ῥαφίδος ⸀εἰσελθεῖν ἢ πλούσιον ⸂εἰς τὴν βασιλείαν τοῦ θεοῦ⸃. 25 ἀκούσαντες δὲ οἱ ⸀μαθηταὶ ἐξεπλήσσοντο σφόδρα λέγοντες· Τίς ἄρα δύναται σωθῆναι; 26 ἐμβλέψας δὲ ὁ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Παρὰ ἀνθρώποις τοῦτο ἀδύνατόν ἐστιν, παρὰ δὲ θεῷ πάντα δυνατά. 27 Τότε ἀποκριθεὶς ὁ Πέτρος εἶπεν αὐτῷ· Ἰδοὺ ἡμεῖς ἀφήκαμεν πάντα καὶ ἠκολουθήσαμέν σοι· τί ἄρα ἔσται ἡμῖν; 28 ὁ δὲ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτοῖς· Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι ὑμεῖς οἱ ἀκολουθήσαντές μοι ἐν τῇ παλιγγενεσίᾳ, ὅταν καθίσῃ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ἐπὶ θρόνου δόξης αὐτοῦ, ⸀καθήσεσθε καὶ ⸀ὑμεῖς ἐπὶ δώδεκα θρόνους κρίνοντες τὰς δώδεκα φυλὰς τοῦ Ἰσραήλ. 29 καὶ πᾶς ⸀ὅστις ἀφῆκεν ⸂οἰκίας ἢ⸃ ἀδελφοὺς ἢ ἀδελφὰς ἢ πατέρα ἢ μητέρα ἢ ⸂γυναῖκα ἢ⸃ τέκνα ἢ ⸀ἀγροὺς ἕνεκεν τοῦ ⸂ὀνόματός μου⸃, ⸀ἑκατονταπλασίονα λήμψεται καὶ ζωὴν αἰώνιον κληρονομήσει. 30 πολλοὶ δὲ ἔσονται πρῶτοι ἔσχατοι καὶ ἔσχατοι πρῶτοι.
Lettura Ortodossa16 Uno gli chiese: «ⓘ, che cosa devo fare di buono per avere la ⓘ?». 17 «Perché mi interroghi sul buono? ⓘ. Se vuoi ⓘ». 18 «Quali?». «ⓘ, 19 onora il padre e la madre, e ⓘ». 20 «Tutto questo l'ho osservato; cosa mi manca?». 21 «Se vuoi essere ⓘ, vendi i tuoi beni, dàlli ai poveri — avrai un ⓘ — poi seguimi». 22 Il giovane se ne andò triste: aveva molti beni. 23 Gesù: «Difficilmente un ricco entra nel regno. 24 È più facile che un ⓘ che un ricco entri nel regno». 25 I discepoli: «Chi può salvarsi?». 26 «ⓘ». 27 Pietro: «Noi abbiamo lasciato tutto; che ne avremo?». 28 «Nella ⓘ, quando il Figlio dell'uomo siederà sul trono di gloria, anche voi ⓘ. 29 Chi avrà lasciato case, fratelli, padre, madre, figli o campi per il mio nome ⓘ. 30 Molti ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

La pericope di Matteo 19,16-30 si colloca nel quadro del giudaismo del Secondo Tempio, dove la domanda «cosa fare per avere la vita del mondo a venire (olam ha-ba)» era tipicamente rabbinica, documentata nelle discussioni delle scuole tannaite attorno alla questione della retribuzione escatologica. Gesù risponde in modo del tutto ebraico — «osserva i comandamenti» — richiamando Deuteronomio 30,15-19 («ho posto davanti a te la vita e la morte») come fondamento scritturistico della Torah come «via della vita». Il contesto geografico è la Transgiordania (v. 1), regione attraversata da Gesù nel percorso verso Gerusalemme; l'interlocutore è un individuo benestante, figura sociale plausibile nell'ambiente rurale palestinese del I secolo. Flavio Giuseppe attesta l'importanza della ricchezza fondiaria nell'aristocrazia giudaica, distinta però dall'oligarchia sacerdotale (archiereîs). La promessa dei «dodici troni» riprende l'attesa della restaurazione delle dodici tribù, tema presente già in Isaia 65,17 e nei testi di Qumran (4Q164; Regola della Comunità, 1QS VIII).

Analisi lessicale

Il termine zōḕn aiṓnion (v. 16) traduce l'ebraico chayei olam, la vita del mondo a venire (olam ha-ba): aiṓnios non va inteso come «eterno» nel senso platonico di atemporalità, ma come «dell'aion», pertinente all'era escatologica futura, concreta e attesa. L'esclamazione «heîs estin ho agathós» (v. 17, «buono è uno solo») echeggia la confessione monoteista dello Shema (Dt 6,4) senza citarla verbatim: è affermazione della bontà assoluta di Dio, non relativizzazione della persona di Gesù. Il verbo tḗrēson (imperativo aoristo di tēréō) ha valore puntuale-ingressivo: «mettiti a osservare», ingresso in una prassi stabile. Téleios (v. 21) corrisponde all'ebraico tamim («integro, senza riserve», cf. Gn 6,9; Sal 119,1), non a perfezione morale astratta. Paliggenesía (v. 28) è il rinnovamento escatologico del mondo, parallelo a Isaia 65,17 (bereshit chadasha). Il verbo krínō (v. 28) corrisponde all'ebraico shafat («governare», come i giudici d'Israele), non implica condanna giudiziale.

Fonti ebraiche

La domanda sull'olam ha-ba (vv. 16-17) è strutturalmente analoga a quella posta a Rabbi Eliezer e Rabbi Yehoshua nei testi tannaiti sul merito e la vita futura. L'elenco dei comandamenti citati da Gesù (vv. 18-19) combina il decalogo (Es 20) con il comando «amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lv 19,18), che Rabbi Aqiva definirà «kelal gadol ba-Torah», il grande principio della Torah (Sifra Qedoshim 4,12; cf. b. Shabbat 31a per la formulazione hillelliana della regola aurea). Deuteronomio 30,15-19 costituisce il fondamento biblico della Torah come «via della vita», richiamato implicitamente dalla risposta di Gesù. L'iperbole del «cammello per la cruna dell'ago» (v. 24) ha paralleli rabbinici nell'immagine dell'impossibile: il Talmud babilonese usa immagini analoghe per indicare l'assurdo logico (b. Berakhot 55b menziona l'elefante che passa per la cruna, parallelo strutturale). La «porta Cruna» medievale è leggenda priva di fondamento esegetico. La promessa dei dodici troni (v. 28) riprende Isaia 65,17 e l'attesa profetica della restaurazione delle dodici tribù, tema presente anche in Ezechiele 37,15-28 e nei testi di Qumran.

Halakhah e dimensione pratica

Il piano giuridico-pratico della pericope si articola su più livelli halakhici distinti, che la risposta di Gesù mette in sequenza deliberata. Il principio fondante è che l'ingresso nella vita passa attraverso l'osservanza concreta dei comandamenti (tḗrēson tàs entolás), coerente con il principio tannaitico che la Torah è data per essere ve-chai bahem, «vissuta in essi» (Lv 18,5; b. Yoma 85b), non come ideale astratto.

Sul piano delle mitzvot specifiche, Gesù cita il nucleo del decalogo relativo ai rapporti interpersonali (Es 20,13-16; Dt 5,17-20) — non uccidere, non adulterare, non rubare, non testimoniare il falso — insieme al precetto dell'amore del prossimo (Lv 19,18), che nella discussione halakhica delimita chi è il «prossimo» (re'a) e quali obblighi concreti ne derivano (cf. m. Sanhedrin 4,1 sull'inviolabilità della vita umana, «chiunque distrugge una sola vita è come se avesse distrutto un mondo intero»). La chiamata a vendere i beni e distribuirli ai poveri (anawim, v. 21) è inquadrabile nell'obbligo di tzedaqah (giustizia-carità), categoria giuridica precisa nella halakhah, non mera pietà spontanea. Il detto finale sui «primi e ultimi» (v. 30) richiama il principio che il calcolo del merito sfugge al controllo umano, coerente con il divieto di presunzione nella propria giustizia (m. Avot 2,4).

Lettura non sostitutiva

Matteo 19,16-30 è uno dei testi evangelici più esplicitamente anti-anomici: alla domanda sulla vita, la risposta è «osserva i comandamenti», con citazione diretta della Torah. L'osservanza non è presentata come superata o provvisoria; la chiamata al discepolato radicale (v. 21) è un di più rispetto alla via dei comandamenti, non una sua negazione. Il giovane è già nella via giusta; ciò che gli manca non è la Torah, ma il distacco dalla ricchezza come ostacolo contingente.

La promessa dei «dodici troni» (v. 28) per governare le dodici tribù d'Israele (krínontes tàs dṓdeka phylàs toû Israḗl) è restaurazione, non sostituzione: Israele rimane il referente della promessa escatologica. Il verbo krínō nel senso di shafat indica guida e governo, come i giudici-liberatori del libro dei Giudici, non condanna. La paliggenesía (il rinnovamento del mondo, cf. Is 65,17) è il compimento dell'attesa profetica d'Israele, non la sua cancellazione. «Molti primi saranno ultimi» (v. 30) rovescia ogni calcolo di merito acquisito, ma non reindirizza la promessa verso un altro popolo.

Note testuali

  • v. 16-17 — zōḕn aiṓnion: chayei olam, la vita del mondo a venire (olam ha-ba); heîs estin ho agathós: eco della confessione monoteista (cf. Shema, Dt 6,4), non citazione verbatim.
  • v. 17-19 — tḗrēson tàs entolás: Gesù addita la Torah come via alla vita (Dt 30,15-19); decalogo (Es 20) + Lv 19,18 (Rabbi Aqiva: «grande principio della Torah», kelal gadol ba-Torah).
  • v. 21 — téleios: tamim (integro, senza riserve): discepolato radicale, un di più rispetto all'osservanza, non un disprezzo della Legge; thēsauròn en ouranoîs: tesoro nei cieli, espressione della retribuzione escatologica.
  • v. 24 — kámēlon ... trypḗmatos rhaphídos: cammello per la cruna dell'ago, iperbole dell'impossibile (cf. b. Berakhot 55b); la cosiddetta «porta Cruna» è leggenda medievale priva di fondamento.
  • v. 26 — parà theô pánta dynatá: «a Dio tutto è possibile» (cf. Gn 18,14, risposta divina a Sara).
  • v. 28 — paliggenesíai: rinnovamento escatologico (cf. Is 65,17); krínontes tàs dṓdeka phylàs toû Israḗl: krínō = governare (shafat), restaurazione delle dodici tribù, non sostituzione d'Israele.
  • v. 29-30 — hekatontaplasíona: «cento volte tanto», ricompensa escatologica; prôtoi éschatoi / éschatoi prôtoi: rovesciamento del calcolo del merito.

Domande Frequenti

Perché Gesù elenca solo alcuni comandamenti e non tutti i 613?

La selezione rispecchia la prassi rabbinica di identificare il nucleo etico della Torah. Rabbi Aqiva indicava Lv 19,18 come «grande principio»; Hillel condensava la Torah nella regola aurea. Gesù cita il decalogo relazionale e l'amore del prossimo come asse portante, coerentemente con le discussioni tannaite sul kelal gadol.

Il termine 'perfetto' (téleios) implica un secondo livello di salvezza riservato a pochi?

No. Téleios corrisponde a tamim (integro, senza riserve), termine usato per Noè (Gn 6,9) e per l'offerta senza difetto. È un invito all'integrità radicale nel discepolato, non una categoria soteriologica superiore distinta dall'osservanza ordinaria dei comandamenti.

L'iperbole del cammello e della cruna ha paralleli ebraici?

Sì. Il Talmud babilonese (b. Berakhot 55b) usa immagini analoghe per esprimere l'assurdo logico. La tradizione rabbinica ricorre sistematicamente all'iperbole per illustrare l'impossibile; la lettura di una piccola porta chiamata 'Cruna' è un'interpolazione medievale priva di qualsiasi attestazione antica.

I 'dodici troni' significano che Israele viene sostituito da una nuova comunità?

No. Il testo usa esplicitamente «le dodici tribù d'Israele» come referente della promessa. Krínō ha il senso di shafat (governare-guidare, come i giudici biblici), e la paliggenesía è il rinnovamento escatologico di Is 65,17: restaurazione del popolo, non sua sostituzione.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.