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Ipocrisia degli scribi e dei farisei — Matteo 23,1-12

Testo parallelo dei Vangeli: greco (SBLGNT) · lettura ortodossa

567 pericopi

Ipocrisia degli scribi e dei farisei

Mt 23,1-12·NA28·112/135·// Mc 12,38-39·Lc 11,43-46 / 20,45-46
Μωϋσέως καθέδρας=cattedra di Mosheh (qatedra de-Moshe)קַתֶּדְרָא דְמֹשֶׁהφορτία βαρέα=pesi gravosi (masa'ot vs giogo leggero)מַשָּׂאוֹת masa'otφυλακτήρια=tefillin (Dt 6,8 Menachot 3,7)תְּפִלִּין tefillinκράσπεδα=tzitzit (Nm 15,38)צִיצִית tzitzitῬαββί=Rabbi (un solo Maestro)רַבִּי rabbiεἷς ὁ Πατὴρ=uno il Padre (Ml 2,10)אָב אֶחָד av echad
XXXI domenica T.O. — anno A
1-12
Greco1 Τότε ὁ Ἰησοῦς ἐλάλησεν τοῖς ὄχλοις καὶ τοῖς μαθηταῖς αὐτοῦ 2 λέγων· Ἐπὶ τῆς Μωϋσέως καθέδρας ἐκάθισαν οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ Φαρισαῖοι. 3 πάντα οὖν ὅσα ⸀ἐὰν εἴπωσιν ὑμῖν ⸂ποιήσατε καὶ τηρεῖτε⸃, κατὰ δὲ τὰ ἔργα αὐτῶν μὴ ποιεῖτε, λέγουσιν γὰρ καὶ οὐ ποιοῦσιν. 4 δεσμεύουσιν ⸀δὲ φορτία ⸀βαρέα καὶ ἐπιτιθέασιν ἐπὶ τοὺς ὤμους τῶν ἀνθρώπων, ⸂αὐτοὶ δὲ τῷ⸃ δακτύλῳ αὐτῶν οὐ θέλουσιν κινῆσαι αὐτά. 5 πάντα δὲ τὰ ἔργα αὐτῶν ποιοῦσιν πρὸς τὸ θεαθῆναι τοῖς ἀνθρώποις· πλατύνουσι ⸀γὰρ τὰ φυλακτήρια αὐτῶν καὶ μεγαλύνουσι τὰ ⸀κράσπεδα, 6 φιλοῦσι ⸀δὲ τὴν πρωτοκλισίαν ἐν τοῖς δείπνοις καὶ τὰς πρωτοκαθεδρίας ἐν ταῖς συναγωγαῖς 7 καὶ τοὺς ἀσπασμοὺς ἐν ταῖς ἀγοραῖς καὶ καλεῖσθαι ὑπὸ τῶν ἀνθρώπων· ⸀Ῥαββί. 8 ὑμεῖς δὲ μὴ κληθῆτε· Ῥαββί, εἷς γάρ ἐστιν ὑμῶν ὁ ⸀διδάσκαλος, πάντες δὲ ὑμεῖς ἀδελφοί ἐστε· 9 καὶ πατέρα μὴ καλέσητε ὑμῶν ἐπὶ τῆς γῆς, εἷς γάρ ἐστιν ⸂ὑμῶν ὁ πατὴρ⸃ ὁ ⸀οὐράνιος· 10 μηδὲ κληθῆτε καθηγηταί, ⸂ὅτι καθηγητὴς ὑμῶν ἐστιν εἷς⸃ ὁ χριστός· 11 ὁ δὲ μείζων ὑμῶν ἔσται ὑμῶν διάκονος. 12 ὅστις δὲ ὑψώσει ἑαυτὸν ταπεινωθήσεται, καὶ ὅστις ταπεινώσει ἑαυτὸν ⸀ὑψωθήσεται.
Lettura Ortodossa1 Gesù si rivolse alla folla ⓘ e ai suoi discepoli ⓘ: 2 «Sulla cattedra di Mosè, l'autorità di insegnare la ⓘ, si sono seduti gli scribi (soferim) ⓘ e i farisei (perushim, osservanti) ⓘ. 3 ⓘ, ma non agite secondo le loro opere: dicono e non fanno. 4 Legano ⓘ e non li muovono con un dito. 5 Tutto fanno per ⓘ: allargano i loro filattèri (tefillin) ⓘ e allungano le frange (tzitzit) ⓘ. 6 Amano il ⓘ e i primi seggi nelle sinagoghe (batei knesset) ⓘ, 7 i saluti nelle piazze e il ⓘ. 8 Voi non fatevi chiamare rabbì: ⓘ, e siete tutti ⓘ. 9 Non chiamate nessuno ⓘ: uno solo è il Padre celeste. 10 Né fatevi chiamare ⓘ: una sola è la vostra Guida, il ⓘ (ha-Mašìaḥ). 11 Il ⓘ. 12 ⓘ».
Approfondimento storico-halakhico

Contesto storico

Matteo 23,1-12 si colloca nella Gerusalemme del primo secolo, nel contesto del culto al Tempio e della vita sinagogale del periodo del Secondo Tempio. La «cattedra di Mosè» (kathedra) era un seggio fisico nelle sinagoghe da cui il maestro esercitava l'autorità di trasmettere la Torah: esemplari archeologici ne confermano l'esistenza concreta. Scribi (grammateîs, soferim) e farisei (Pharisaîoi, perushim) rappresentavano le figure centrali del magistero non-sacerdotale, distinte dall'oligarchia templare sadducea (archiereîs). I filattèri (phylaktḗria, tefillin) e le frange (kráspeda, tzitzit) erano segni d'osservanza halakhica corrente, comandati rispettivamente in Dt 6,8 e Nm 15,38. Flavio Giuseppe attesta l'importanza sociale dei maestri della Torah nel quadro del giudaismo del Secondo Tempio; i Rotoli di Qumran documentano sensibilità analoghe contro l'ostentazione della pietà.

Analisi lessicale

Il sintagma kathedra Mōüséōs (v. 2) designa non un semplice seggio fisico ma la funzione di trasmissione magistrale: sedervi equivale a esercitare l'autorità della catena Mosè–Torah–insegnamento. L'imperativo aoristo poiḗsate kaì tēreîte (v. 3, «praticate e osservate») ha valore enfatico e conferma piena dell'autorità dell'insegnamento: la critica è sull'agire, non sul dire. Phylaktḗria è calco greco di tefillin, derivato dall'aramaico tefilla (preghiera); kráspeda traduce tzitzit (Nm 15,38; Dt 22,12). Il verbo theathênai toîs anthrṓpois (v. 5, «essere visti dagli uomini») è l'esibizione pubblica della pietà, non la pietà stessa. I titoli Rabbí (v. 8), patḗr (v. 9), kathēgētḗs (v. 10) sono titoli d'onore gerarchico: la critica colpisce il culto della persona, non l'insegnamento o la paternità in sé (cf. Es 20,12). Diákonos (v. 11) sottende il sostrato ebraico mesharét (servitore), mentre il passivum divinum tapeinōthḗsetai / hypsōthḗsetai (v. 12) indica l'azione di Dio che abbassa e innalza (eco di 1Sam 2,7; Ez 21,31).

Fonti ebraiche

L'ipotesto scritturistico più diretto è Nm 15,38 (tzitzit) e Dt 6,8 (tefillin), entrambi comandi della Torah scritta recepiti nell'osservanza corrente. La logica del rovesciamento sapienziale al v. 11-12 («il più grande sia servo») rispecchia Pr 29,23 («l'orgoglio dell'uomo lo abbassa, ma chi è umile di spirito ottiene onore»). Il passivum divinum di v. 12 richiama 1Sam 2,7 (il Signore abbassa e innalza) e Ez 21,31. L'immagine dei «fardelli pesanti» (phortía baréa, v. 4) trova parallelo nel dibattito tannaitico sull'eccessiva severità delle gezerot (decreti rabbinici di protezione), attestato nella letteratura mishnaica. La catena magistrale Mosè–trasmissione–insegnamento è tematizzata in m.Avot 1,1 («Mosè ricevette la Torah dal Sinai e la trasmise a Giosuè...»), che costituisce lo sfondo concettuale della kathedra Mōüséōs. L'esortazione a non cercare titoli d'onore risuona con la tradizione dei Tannaim che valorizzano l'umiltà del saggio (cf. la figura del saggio che non si fa onorare: m.Avot 4,1).

Halakhah e dimensione pratica

Il principio halakhico sottostante è che l'autorità di insegnare la Torah si esercita in forza di un mandato trasmesso (shlichut), non del prestigio personale: l'insegnante è sheliaḥ della tradizione, non arbitro autonomo. Secondo m.Berakhot 5,5 e Qiddushin 43a, «l'inviato di una persona è come la persona stessa» (sheliaḥ adam kemoto), principio che fonda sia l'autorità del maestro sia la responsabilità del discepolo. La Mishnah Sanhedrin 4,1 norma la composizione dei tribunali e la trasmissione dell'autorità giudicante mediante imposizione delle mani; il Talmud Yerushalmi Sanhedrin 1,2 (19a) documenta che l'ordinazione rabbinica conferiva il titolo «Rabbi» e l'autorizzazione a giudicare. I tefillin (Dt 6,8) e gli tzitzit (Nm 15,38) sono mitzvot della Torah scritta: ampliarli ostensibilmente per farsi notare trasforma un precetto in strumento di auto-promozione, contraddicendo la finalità stessa della mitzvah (lishma, «per il suo nome»). L'ammonimento sui posti d'onore ai banchetti (prōtoklisía) e nei batei knesset tocca la prassi sociale codificata che riservava i posti di rilievo alle figure di autorità riconosciuta: anteporre l'onore personale al servizio distorce la funzione del maestro nella comunità.

Lettura non sostitutiva

Il discorso di Mt 23,1-12 è critica interna al giudaismo del Secondo Tempio, non rifiuto della Torah né polemica anti-ebraica. Gesù conferma esplicitamente la legittimità del magistero dei soferim e dei perushim: «praticate e osservate tutto ciò che vi dicono» (v. 3). Il compimento di Mt 5,17 («non sono venuto ad abolire ma a portare a compimento») permane come chiave ermeneutica: la critica all'ostentazione si inscrive nella linea profetica veterotestamentaria (Is 1,11-17; Am 5,21-24; Mi 6,8) che denuncia il ritualismo svuotato di intenzionalità. I farisei non sono un monolite di ipocriti: la letteratura tannaitica conosce essa stessa la distinzione tra il perush autentico e il perush ostentato (b.Sotah 22b distingue tipi di farisei). Israele non è sostituito da una nuova comunità: i discepoli (mathetaí, talmidim) sono convocati a vivere la Torah con coerenza interiore, non a costituire un'entità separata. L'unica paternità e il solo magistero di Dio (vv. 9-10) non aboliscono la paternità umana né l'insegnamento, ma ne relativizzano ogni pretesa assoluta.

Note testuali

  • v. 2 — kathedra Mōüséōs: il seggio magistrale della trasmissione della Torah; l'autorità è reale e riconosciuta, non ironica.
  • v. 3 — poiḗsate kaì tēreîte: imperativo aoristo con valore enfatico; conferma piena dell'autorità d'insegnamento; la critica è sull'agire (praxis), non sul dire (logos).
  • v. 4 — phortía baréa: «fardelli pesanti»; richiama il dibattito sulle gezerot eccessive; kinêsai autá («muoverli»): rifiuto anche del minimo sforzo d'aiuto.
  • v. 5 — phylaktḗria = tefillin (Dt 6,8); kráspeda = tzitzit (Nm 15,38); theathênai: infinito finale, la finalità è l'esibizione; Gesù stesso portava le frange (Mt 9,20; 14,36).
  • v. 6-7 — prōtoklisía: giaciglio d'onore; prōtokathedral: seggi di rilievo nei batei knesset; Rabbí: «mio maestro», titolo onorifico.
  • v. 8-10 — heîs ... ho didáskalos: unicità del maestro autentico; patéra mḕ kalésēte: contro il titolo d'onore, non la paternità (cf. Es 20,12); kathēgētaí: guide-direttrici.
  • v. 11-12 — ho meízōn ... diákonos: il maggiore si fa mesharét; tapeinōthḗsetai / hypsōthḗsetai: passivum divinum (1Sam 2,7; Ez 21,31); eco di Pr 29,23.

Domande Frequenti

Perché Gesù invita a obbedire agli scribi e ai farisei se poi li critica?

La logica è interna alla Torah: l'autorità magistrale della kathedra Mōüséōs è legittima (m.Avot 1,1). La critica colpisce l'incoerenza tra insegnamento e condotta, non il magistero in sé. È la stessa logica profetica di Mi 6,8: osservare ciò che è giusto, non chi lo dice.

La critica ai tefillin e agli tzitzit implica che Gesù li rifiutasse?

No. Gesù stesso portava le frange (tzitzit, Mt 9,20; 14,36), segno che le mitzvot di Dt 6,8 e Nm 15,38 sono date per scontate. La censura riguarda esclusivamente l'ingrandimento ostentato pros to theathênai — la pietà trasformata in spettacolo di sé.

«Non chiamatevi rabbi/padre/guida» vieta i titoli nelle comunità?

Il contesto punta al culto della persona (patēr, kathēgētḗs come titoli assoluti), non ai ruoli funzionali. La Torah comanda di onorare padre e madre (Es 20,12); il principio sheliaḥ adam kemoto (m.Berakhot 5,5; Qiddushin 43a) presuppone figure di autorità delegata, non la loro abolizione.

Il passivum divinum di v. 12 ha radici nell'Antico Testamento?

Sì. Tapeinōthḗsetai / hypsōthḗsetai rispecchia 1Sam 2,7 («il Signore abbassa e innalza») ed Ez 21,31; il rovesciamento sapienziale richiama Pr 29,23. È Dio il soggetto implicito dell'abbassamento e dell'esaltazione, non una dinamica sociale autonoma.

Riferimenti biblici

Testo greco: The Greek New Testament: SBL Edition, © 2010 Society of Biblical Literature and Logos Bible Software, CC BY 4.0.